9 febbraio 2007

APPELLO ALLA CITTA’ CIVILE

Catania in piazza contro la violenza

di Patrizia Abbate
da il manifesto

Un'assemblea pubblica è stata organizzata per oggi alle 18, in piazza Spedini, il luogo della tragedia, da alcune delle associazioni «storiche» della città, da gruppi giovanili e di volontariato e dalla Cgil, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello «alla Catania democratica e civile» per sottolineare come i tragici fatti di venerdì scorso «sono solo l'ultimo e più inquietante segnale del degrado sociale, culturale e civile» del capoluogo etneo. «Non sia solo una manifestazione, ma anche l'inizio di qualcosa», auspicano gli organizzatori, i quali mettono l'accento sull'«imbarbarimento della società catanese» e proveranno a discuterne andando oltre l'emozione degli ultimi eventi e le «dietrologie» sull'agguato costato la vita a Raciti.

Hanno aderito anche la Provincia, i Ds e ci sarà pure Rita Borsellino, leader dell'Unione al parlamento regionale, per la quale la manifestazione di oggi «è importante non solo perché porta la società civile nello stesso luogo degli scontri, ma perché individua il problema: oggi molti quartieri delle nostre città sono zone franche per la criminalità - spiega la parlamentare siciliana, sorella del magistrato ucciso dalla mafia -, luoghi in cui lo Stato diventa un nemico da combattere. Dobbiamo chiederci perché ciò accade e come intervenire».

E l'identikit del possibile omicida sembrerebbe confermare questa lettura, e far cadere le ipotesi avanzate in questi giorni, di una «vendetta» mirata contro Raciti o i poliziotti, in risposta a una deposizione durante un processo agli ultras o una serie di retate e sequestri di armi e droga in uno dei quartieri-dormitorio di Catania, Librino. Né sembrerebbe un'azione politica di gruppi dell'estrema destra, come nei giorni scorsi ha voluto suggerire il presidente del Copaco Enzo Bianco. L'indagato è un giovane non legato ai clan, o a movimenti politici. Un ragazzo «qualunque» di San Cristoforo, il quartiere «famoso» per aver dato i natali al boss Nitto Santapaola, e inchiodato da decenni a un destino di degrado che progetti di recupero urbanistico abortiti - con fondi europei mai spesi - hanno perpetuato, a dispetto dei proclami di tutti gli amministratori che si sono succeduti.. E come il quartiere, anche i giovani abitanti di quella zona sembrano inchiodati a un destino di illegalità: le percentuali di minori coinvolti in reati, altissime in città, si impennano a San Cristoforo, dove l'occupazione principale è ormai quella della «ristorazione» alla buona: una serie infinita di botteghe trasformate in ristorantini all'aperto, la maggior parte a invadere spazi pubblici concessi senza troppe formalità. Crescere lì può significare dover subito dimostrare di essere «forti».

I fatti del Massimino comunque verranno discussi anche in commissione Antimafia. Lo chiederà il gruppo dell'Ulivo in commissione, come ha spiegato ieri il presidente Giovanni Burtone, per il quale «nello stadio di Catania ci sono anche gruppi che certamente hanno a che fare con la criminalità mafiosa». E questo è un altro dato incontrovertibile, ma non certo nuovo: molti poliziotti, seppur in forma anonima, hanno denunciato in questi giorni di esser sempre stati mandati allo sbaraglio in curva nord, dove gli ultras per anni hanno goduto di una sorta di «extraterritorialità» che nei mesi scorsi, di fronte alla «stretta» del nuovo questore, avevano voluto ribadire attirando in un tranello e massacrando di botte due agenti, ad esempio. Quella volta non ci scappò il morto, un poliziotto ci rimise però la milza.

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