27 aprile 2007

A 25 anni dall'omicidio di Pio La Torre

Il padre del 416 bis. Il 30 aprile del 1982, sotto i colpi di Cosa Nostra, moriva Pio La Torre, storica figura dell’antimafia civile e politica, autore di vere e proprie rivoluzioni legislative. Una vita straordinaria ma poco conosciuta, interamente vissuta da protagonista nella battaglia per il riscatto della Sicilia



di Giuseppe Bascietto
da Narcomafie

La vicenda di Pio La Torre non rappresenta solo un fatto di cronaca. È qualcosa di più. Travalica la cronaca. Investe la società siciliana, sconvolge il Pci, travolge la politica nazionale ed entra di prepotenza nella Storia del nostro Paese. La Torre è stato vittima innocente della mafia, ma prima di tutto è stato un uomo politico e, a conoscerne la storia, a leggerne i discorsi e i saggi, a vederne le fotografie – da quelle di quando viene arrestato a Bisacquino (Pa) per l’occupazione delle terre, a quelle che lo ritraggono sul tavolo dell’obitorio – viene da chiedersi, anche a distanza di 25 anni, cosa ci sia stato dietro la sua uccisione.

Anni Ottanta: uno scenario violento. Sotto il profilo legale il “caso La Torre” è risolto. Ci sono gli esecutori materiali, i mandanti, condannati in tutti i gradi di giudizio. Ma per capire bene bisogna conoscere l’uomo La Torre, spostare l’obbiettivo sullo scenario e il contesto che lo circonda: gli anni Ottanta; la crisi della politica con la fine, in Sicilia, del patto di unità autonomista – sperimentato da Achille Occhetto nella seconda metà degli anni Settanta – e in Italia del Governo di unità nazionale che si era costituito dopo l’omicidio di Aldo Moro; un ambiente, quello palermitano, mafioso e potente; gli omicidi eccellenti di magistrati, poliziotti, politici e giornalisti; l’inizio di una delle guerre di mafia più cruente della storia della Repubblica che fa esplodere gli equilibri interni a Cosa Nostra, in cui la battaglia per l’egemonia viene vinta da un gruppo, quello dei Corleonesi, che ha annientato nel sangue tutti gli avversari.

In questo scenario storico si innesta il progetto per la costruzione della base missilistica di Comiso. La Torre capisce subito che si tratta di un affare che avrebbe spinto la mafia a metterci le mani e, dopo la grande manifestazione di Comiso, ha intenzione di portare a Palermo 100 mila persone contro la mafia. Quella mafia che lo ucciderà il 30 aprile 1982.

Il chiodo fisso dell’antimafia. La convinzione che senza una battaglia aspra contro la mafia non ci può essere alcuna azione politica ha accompagnato La Torre attraverso tutte le fasi della sua vita pubblica e privata. Da quando, giovane dirigente della Cgil a Corleone, stringe la mano al giovane capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, congratulandosi per le indagini svolte per l’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto. Era il 1949.

Politica, soldi e mafia: ecco la santissima trinità che Pio La Torre cercò di profanare. La lotta alla mafia era il chiodo fisso che nel corso degli anni lo porterà a sviluppare tesi, ma soprattutto a creare strumenti di lotta e di contrasto per i magistrati e le forze dell’ordine. L’esempio più conosciuto è la legge che porta il suo nome, accanto a quello di Rognoni, che introduce il reato di associazione mafiosa (art. 416 bis del Codice penale) e permette le indagini patrimoniali.
Ecco perché è necessario ricordare Pio La Torre. Perché incarna la politica che attraverso le leggi diviene realmente strumento al servizio del Paese. E per rendere omaggio, anche se tardivo, al sacrificio di una persona per bene.

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