28 aprile 2007

Libera fa paura alla 'ndrangheta

In provincia di Gioia Tauro una coop dell'associazione di don Ciotti, che coltiva la terra sottratta alle cosche locali, è stata devastata

di Nuccio Iovene
da http://www.aprileonline.info/

Un atto criminale che testimonia come la malavita organizzata tema la battaglia di legalità condotta da tanti giovani, anche a livello simbolico

Colpire una cooperativa agricola che lavora sfruttando i terreni che sono stati confiscati alle cosche mafiose significa voler ostacolare quella speranza di rinascita della legalità che anima i progetti di quanti credono che, per sconfiggerla, bisogna agire non solo sul piano poliziesco, ma anche culturale e simbolico.

La terra è da sempre, per antonomasia, metafora privilegiata della cultura umana, espressione simbolica di un progetto di vita che si alimenta del sole e delle piogge, capace di partorire dal seme il frutto. Una genesi che necessita dell'impegno umano, del suo sacrificio e della sua pazienza. Con questo valore è nata l'attività che da anni Libera dalle mafie, l'associazione fondata da Don Ciotti, porta avanti su tutto il territorio italiano, sfruttando in particolare le aree agricole sottratte al controllo della criminalità organizzata e restituite alla collettività per far nascere, da quella terra eticamente brulla, una speranza di ritrovata legalità. Un impegno che viene affidato quotidianamente a ragazzi e ragazze che, insieme al seme dei frutti, piantano anche quelli di una diversa coscienza sociale e giuridica.


Soltanto muovendo da questa prospettiva è possibile allora comprendere l'altrettanto valore simbolico che sottende il gesto criminale di questa notte, quando è stata devastata la sede della coop di Valle del Marro, a Ponte Vecchio di Gioia Tauro. Questa realtà agricola è infatti sorta nel 2005 su una porzione di territorio un tempo appartenuto alle cosche ‘ndrine dei Piromalli e Mammoliti, 30 ettari di terreno che lo Stato ha sottratto loro per affidarli all'attività dei giovani di Libera che qui, guidati da don Pino De Masi, hanno piantato e fatto crescere oliveti e agrumeti, producendo olio e miele secondo i principi dell'agricoltura biologica. Un lavoro importante e impegnativo che è nato nel 2004 e che già nel dicembre scorso è stato oggetto di sabotaggio da parte di "qualcuno" che non sembra disposto a riconoscere il valore di questa iniziativa che, oltre ad una prospettiva di legalità, cerca anche di agire su piano sociale creando una possibilità di occupazione e di reddito in una terra di grandi potenzialità, ma di poche risorse, come è appunto la Calabria. Dunque, giustizia contro mafia, spirito cooperativistico contro individualismo economico, occupazione contro povertà: esiste questa fitta trama di obiettivi dietro il progetto di Valle del Marro, e proprio questa fitta trama di obiettivi è ciò che non piace alla ‘ndrangheta. Una rabbiosa reazione all'impegno dei giovani, delle istituzioni locali e della società civile per il riscatto della loro terra, che ha avuto il suo momento più intenso nella grandissima manifestazione di Polistena, a marzo scorso, quando migliaia di persone sono scese in piazza per testimoniare lo stato di isolamento in cui deve essere confiscata la mafia con un messaggio chiaro: "stare nella legalità non solo è giusto, ma conviene". Lo stesso messaggio che anima l'iniziativa agricola di Libera, la quale offrendo ai giovani la prospettiva di un impiego e di una retribuzione destabilizza il luogo comune secondo cui, in certe realtà, soltanto il clientelismo mafioso è ciò che paga in termine pratici.

Ora la parola passa allo Stato, alla Regione Calabria e a tutte le istituzioni affinché non solo ripaghino i danni provocati dall'aggressione di questa notte facendo ripartire al più presto le attività della cooperativa, ma perché procedano a garantire la sicurezza ed il lavoro dei giovani e delle giovani che in questi anni hanno combattuto una battaglia di legalità, costituendo un vero e proprio avamposto democratico nelle terre dei clan. Dietro di loro, infatti, c'è lo sforzo e l'appoggio di tutto un Paese che è stanco di vedere l'infiltrazione delle mafie e il loro tentativo di corrodere diritto e democrazia. E' questo il messaggio di cui lo Stato deve farsi portavoce con la criminalità organizzata, senza tentennamenti.

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