17 maggio 2007

Il processo all'antimafia continua

A quanto pare non è bastato neanche il processo giudiziario perché la verità si affermasse: una fiction televisiva ripropone i teoremi sul covo di Riina "ripulito". Tra gli autori Claudio Fava, europarlamentare e figlio di Pippo Fava, il giornalista ucciso nel 1984 dalla mafia a Catania

di Alessio Di Florio

"E' il mondo rovesciato di Palermo" scrisse una volta il giornalista Pino Corrias. E viene da credergli visto come la vicenda, sempre più assurda, si sta evolvendo. Ancora una volta ci ritroviamo a dover scrivere di una situazione, chiusa prima ancora di aprirsi, che continua ad infangare coloro che scrissero "una pagina fulgida e lucente dell'Antimafia"(sono parole del pm Antonino Ingroia, il grande accusatore, alla fine del processo). Cadono le braccia nel leggere, sul Corriere online (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/05_Maggio/03/il_capo_dei_capi.shtml), che è in produzione una fiction su Totò Riina, in cui "restano i dubbi sulla cattura".

Lo sceneggiato televisivo, che andrà in onda su Canale 5, è ispirato al libro-inchiesta di Giuseppe D'Avanzo e Attilio Bolzoni, i giornalisti di Repubblica che tra i primi parlarono di trattative tra mafia e Stato, i primi ad accusare Ultimo di aver comprato Riina dalla cupola e non di averlo arrestato al termine di un'operazione difficile e dura. 14 anni dopo, nonostante un processo giudiziario che ha pienamente assolto Ultimo e Mario Mori, il generale che con lui coordinava il Crimor, e ha smontato le tesi complottistiche dobbiamo ancora vederle riemergere incredibilmente. Dichiara Claudio Fava: "Raccontiamo i dubbi che esistono ma senza risolverli, così come non lo sono tuttora. E cioè se la cattura sia stata frutto di un'efficacia azione di intelligence o se vi sia dietro Provenzano e un suo possibile patto di non belligeranza con lo Stato". Qualcuno dovrebbe ricordare a Fava, se mai l'ha saputo, che non c'è bisogno di una fiction televisiva di cui lui da Strasburgo è coautore, per risolvere alcunché.

C'è stato un processo, un processo che ha avuto uno svolgersi e un finale inequivocabili, senza possibili fraintendimenti o dubbi. Lo stesso Fava, nell'articolo del Corriere, afferma qualche riga prima che "ci siamo concessi una licenza: abbiamo inventato il personaggio di Biagio Schirò". Negativo, dottor Fava. Le licenze sono due. E se su quella dichiarata nulla da eccepire, esigenze di copione televisivo l'avranno probabilmente giustificata, sull'altra molto c'è da scrivere. Perché gli sceneggiatori, tra cui l'europarlamentare, primeggia, si sono anche permessi di omettere, di non citare minimamente, di cancellare totalmente il processo contro Mori ed Ultimo, la loro assoluzione e il totale scioglimento di ogni dubbio su come i fatti siano potuti andare.

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