20 maggio 2007

L'estorsione della Pummarola

Articolo uscito oggi 18 maggio sul quotidiano Liberazione, che riassume l'assurda vicenda processuale che ha visto un ulteriore puntata, con la richiesta del PM a 6 anni di carcere

di Francesco Caruso
(parlamentare indipendente PRC)

Nell'autunno del 2004, centinaia di attivisti dei centri sociali, del sindacalismo di base e dei movimenti dei disoccupati organizzano una manifestazione contro il carovita all'Ipercoop di Afragola. Striscioni, megafoni, volantini per dire basta all'impotenza e alla solitudine del carrello vuoto della spesa davanti agli scaffali sfavillanti dei supermercati, con i prezzi che crescono sempre e i redditi che non aumentano mai. Vogliamo sconti e prezzi calmierati, è questa la rivendicazione sociale per contrastare il carovita, un'istanza che decliniamo in conflitto e autorganizzazione, così semplice e condivisibile che forse proprio per questo da reprimere senza esitazioni.

Alla fine siamo in 9 denunciati, colpevoli in quel dato contesto solo di essere tra i volti noti del conflitto sociale. La digos ci denuncia spesso e volentieri ma fin qui, nulla di nuovo. E' il capo di accusa che ci lascia interdetti: "Estorsione Aggravata". La direzione dell'Ipercoop, durante l'iniziativa, ha scelto di sua iniziativa di fare una donazione di un quintale di pasta e di altri beni di prima necessità, poi da noi distribuiti all'esterno dell'ipermercato. Quest'atto di generosità ci ha letteralmente "inguaiati": il pm ha chiesto sei anni di carcere per tre di noi, compreso il sottoscritto che ha scelto di rinunciare all'immunità parlamentare per una precisa scelta politica di non differenzazione dagli altri attivisti imputati, e 3 anni e mezzo per gli altri perchè "estorcevano i suddetti beni attraverso la minaccia di manifestare e rallentare così l'attività commerciale".

Non bisogna scomodare parallelismi storici tra il blocco fordista della catena di montaggio e i blocchi post-moderni della catena commerciale, per comprendere la gravità di queste accuse.
Nel caso in cui passasse questo teorema, anche gli scioperi per gli aumenti salariali potrebbero configurarsi come un reato di estorsione. A questo punto potremmo inquisire anche i vertici di Cgil-Cisl-Uil, perchè proprio in questi giorni, attraverso la "minaccia" dello sciopero generale degli statali, tentano di estorcere il rinnovo del contratto. Per non parlare degli abitanti di Serre o dei tanti percorsi di autorganizzazione che in questi anni hanno strappato con la lotta
un infinità di vertenze, diritti, spazi sociali.

Il carattere intimidatorio, cioè di sanzionare e liquidare come problema criminale i tentativi di prefigurazione di nuove forme di sindacalismo metropolitano e di contrattazione sociale, è il cuore della questione: del resto l'assurdità di questo teorema è dimostrato dai eventi successivi, che hanno visto gli stessi inquisiti aprire con l'Ipercoop una Vertenza Prezzi attraverso la
formalizzazione di un tavolo di confronto con i Comitati della Quarta Settimana. Per questo motivo mercoledì 23 alle ore 11 torneremo in presidio all'ipercoop di Afragola per "estorcere" la solidarietà da parte dei movimenti, delle forze politiche e sociali, delle soggettività sinceramente democratiche, perchè non passi sotto silenzio questo processo e più in generale questa trama di repressione e criminalizzazione delle lotte sociali che investe il destino e il futuro di oltre 9.000 attivisti che dovranno rispondere nelle aule dei tribunali dei loro bisogni e dei loro desideri di un mondo migliore.

Torneremo all'Ipercoop perchè l'indulto è stato un primo passo, necessario ma non sufficiente, ora dobbiamo "estorcere" un provvedimento di amnistia. Torneremo all'Ipercoop perchè i motivi della protesta di allora sono ancor oggi di estrema attualità. Torneremo all'Ipercoop perchè non possiamo accettare di subire passivamente un'accusa così infamante, la stessa accusa che la Corte d'Appello di Milano nella stessa giornata confermava per Marcello Dell'Utri, condannato a 2 anni di carcere per tentata estorsione. Non parliamo di alcune decine di pacchi di pasta, ma di un paio di miliardi che l'illustre dirigente politico di Forza Italia tentò di estorcere ad un imprenditore siciliano. Lui ruba e intasca tangenti, noi manifestiamo contro il carovita, la precarietà, la difficoltà di arrivare a fine mese. La domanda sorge
spontanea: ma chi è il vero criminale?