22 luglio 2007

Sei anni dal g8 del 2001

Ieri 20 luglio sono trascorsi sei anni dall’assassinio di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda, una delle tante occasioni in cui il nostro Stato ha mostrato le sue falle ed il sistema ha attivato le sue morse per schiacciare chi dissente, chi si ribella alle ingiustizie.

Ha dichiarato Amnesty International che nel 2001 a Genova è stata la più grande violazione in occidente del codice dei diritti umani fin dal dopoguerra: percosse, torture psicologiche, ferimenti, come parte di una strategia di violenza finalizzata alla repressione di una mobilitazione delle coscienze contro gli affronti ai meno fortunati di questa terra da parte dei paesi più affermati e potenti; contro il vergognoso squilibrio delle risorse; contro chi ritiene corretto affamare interi popoli pur di condurre una vita lussuosa.

Alcuni componenti delle forze dell’ordine hanno accettato di fare il “lavoro sporco”, e, come forma di ricompensa, hanno fatto e continuano a fare carriera. Solo De Gennaro è stato “silurato”, dovendo lasciare il suo ruolo di capo della polizia, ma solo per salire qualche gradino più in alto (oggi è al gabinetto del ministero degli interni). Lo ha sostituito Manganelli, colui che durante il processo sulle talpe alla Dda, che vede indagato Cuffaro per rivelazione di segreti d’ufficio, ebbe la faccia tosta di elogiare la politica antimafia del nostro “invidiabile” presidente della Regione Sicilia.

A proposito dei fatti di Genova riteniamo, quindi, che sarebbe necessario istituire una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare tutte le responsabilità. È per questi motivi, inoltre, che saremo indipendenti rispetto al mondo istituzionale fino a quando sarà sporcato da determinati meccanismi e collegamenti tra poteri economici e politici che perseguono la concentrazione in poche mani sporche del potere e dei ricavi in danaro, ottenuti calpestando i più deboli.

Sappiamo che una parte della classe politica, sia di destra che di sinistra, non è immune alla collusione e alla conduzione simil-criminale della “cosa pubblica”. Non ci interessa aderire alle correnti partitiche, che finiscono nell’integrarsi negli stessi ingranaggi corrotti, senza cercare di ripararli. Ci sentiamo parte dell’insieme dei movimenti, delle associazioni, dei soggetti singoli e dei gruppi che decidono di impegnarsi politicamente per concretizzare i propri ideali di rispetto, di giustizia sociale, di uguaglianza, senza aspirare a scalare le liste elettorali per entrare in Parlamento, andando semplicemente ad appesantire una barca che in quanto ad onestà e politiche sociali fa acqua da tutte le parti.


Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria

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