26 ottobre 2007

Salvato il soldato Lozano

di Claudio Fava
da http://www.aprileonline.info/

Il militare statunitense è stato assolto dalla terza corte d'Assise di Roma con una decisione di "non luogo a procedere". Dunque non verrà mai processato, né giudicato, per l'omicidio di Nicola Calipari

Come dovremo interpretare la decisione della terza corte d'Assise di Roma che si spoglia d'ogni competenza sulla morte di Nicola Calipari lasciando impunito un omicidio e colui che lo ha commesso: un puntiglio da giureconsulti? L'estrema obbedienza alla lettera dei codici? Un mero difetto di giurisdizione? E soprattutto, chi - secondo la corte - dovrebbe provvedere adesso a reclamare giustizia e verità sulla morte del nostro funzionario: un tribunale militare negli Stati Uniti d'America? La giustizia irakena? Il buon Dio?

Atteniamoci ai fatti. Il militare statunitense Mario Lozano è stato assolto con una decisione di "non luogo a procedere". Dunque non verrà mai processato, né giudicato, per quell'omicidio. Il primo fatto é dunque questo: l'assassinio di Nicola Calipari resterà un delitto impunito. Nessun responsabile, nessuna colpa, nessuna pena, nessuna memoria giudiziaria. Punto.

Secondo fatto. La sentenza dei giudici romani si affianca ad altre discutibilissime decisioni, di cifra politica e istituzionale, che in questi ultimi dodici mesi abbiamo collezionato sui rapporti con l'amministrazione degli Stati Uniti. Il guardasigilli Clemente Mastella ha deciso di non chiedere l'estradizione dei ventisette agenti della CIA che sono imputati di sequestro di persona davanti al tribunale di Milano. Il governo ha sollevato un conflitto di attribuzioni con la Procura di Milano chiedendo che quel processo venga fermato. Il presidente del Consiglio Prodi, emulando il suo predecessore Berlusconi, ha rinnovato il vincolo del segreto di Stato sull'intera vicenda del rapimento di Abu Omar pretendendo di sottrarlo al controllo democratico del Parlamento e alle verifiche della magistratura. Il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, imputato al processo di Milano e platealmente colpevole di "intelligenza" con i servizi segreti di un paese straniero nella violazione della sovranità italiana, è stato mantenuto nelle sue funzioni fino alla fine del suo mandato ed infine ricompensato con un incarico di consulenza alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi. E qui ci fermiamo, per carità di patria.

Se mettiamo insieme questi episodi, diversi tra loro per forma ma tutti fortemente discutibili nel merito, dalla sentenza di oggi ai segreti di Stato di ieri, se ne ricava l'impressione che il nostro governo abbia la coda di paglia nei confronti dell'amministrazione Bush. Come se dovessimo farci perdonare, in un modo o nell'altro, lo sgarbo d'aver ritirato le nostre truppe dall'Irak. Diciamo la verità: quando c'è un concorso di funzioni e di responsabilità così articolato, dalla corte d'assise di Roma al ministro della Giustizia al Capo del Governo, siamo ben oltre un'astratta impressione. E' lecito piuttosto parlare di una subalternità culturale e politica che in queste settimane convulse si sta esprimendo negando verità e garantendo impunità. L'impunità del marine Lozano, l'impunità dei capi della CIA, convinti che l'Italia fosse il loro backyard, il cortile di casa dei servizi segreti americani.

Ecco perchè questo verdetto in punta di presunto diritto ci stordisce e ci preoccupa. Perché risente di un clima difficile e omertoso. E perchè rivela una ritrovata tolleranza verso crimini e criminali di un paese alleato in nome di una presunta ragione di Stato. Di cui a noi, semplici cittadini, continua a sfuggire il senso.

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