12 ottobre 2007

Storace insulta, perché nessuno difende la Montalcini?

Furio Colombo
da http://www.unita.it/

Qualcosa sta accadendo nella nostra Repubblica, qualcosa di ben più grave delle storie che ci raccontano negli identici talk show di ogni sera, qualcosa che testimonia di una trasformazione intollerabile che si rivela quasi all’improvviso, sconvolge ogni cosa che credevamo dell’Italia fino a un momento prima, persino nei momenti di pessimismo. Qualcosa di cui le persone colpite, per quanto illustri, si difendono da sole, perché vengono aggredite, umiliate, insultate in pubblico nel silenzio di tutti.

Ecco ciò che sta accadendo: i fascisti stanno tornando fascisti, come ai tempi del peggiore squadrismo e non se ne vergognano.

Parlo di Rita Levi Montalcini, la coraggiosa senatrice a vita di questa Repubblica.

Premio Nobel per la Medicina celebre e onorata nel mondo, che siede con l’onore ma anche il diritto di senatore a vita (l’onore dell’Italia a lei e di lei all’Italia, il diritto pieno della Costituzione) e viene ogni giorno insultata nella cosidetta “Camera Alta” italiana da quasi tutta l’opposizione.

Le urlano insulti in faccia a pochi metri di distanza - evidentemente in scrupolosa obbedienza a squallidi ordini ricevuti - ogni volta che Rita Levi Montalcini (qualche volta con gli altri senatori a vita ma spesso da sola) mette il voto di cui ha diritto a sostegno del governo.

Era ed è stato finora un fatto ignobile. Ma adesso il più fascista di ciò che resta del fascismo in Italia, quel Francesco Storace che, dopo avere liberamente amministrato da presidente la Regione Lazio e poi, da ministro, un settore che gli è caro, quello della Sanità, siede adesso in Senato, ha deciso una esemplare spedizione punitiva contro la novantasettenne senatrice italiana colpevole di essere democratica, antifascista e ebrea.

Ecco il testo che potete leggere in rete, opera dei “giovani” de “La destra”, nuova formazione politica fondata da Storace (video di lancio del nuovo partito dove si parla di "fiamme che bruceranno") che - evidentemente - non ne può più della logorante finzione democratica.

Il testo comincia con queste parole: «L’indirizzo lo conosciamo. Vogliamo consegnarle un bel paio di stampelle a domicilio». Scrive Alessandra Longo (La Repubblica, 10 ottobre): «Loro sono fieri, fierissimi della trovata. Il loro capo, Storace, presenta a Palazzo Madama un disegno di legge per abolire i detestati vegliardi “non più vecchi saggi ma gente organica alla maggioranza”. Intanto i ragazzi del movimento, guidati da Fabio Sabbatani Schiuma (già noto perché è parte delle stesse inchieste e processo che riguardano il capo) studiano l’idea-immagine». Domanda la giornalista a Sabbatani-Schiuma: «Tutto ciò non le pare di di uno straordinario pessimo gusto?». Risposta da squadrista: «Loro, i senatori a vita, sono le stampelle di questo governo, sì o no? E poi sono vecchi, se ne stiano a casa!».

Alle timide e educate proteste del centro-sinistra che parla, cauto cauto, di «una iniziativa ai limiti della intimidazione» (mostrando di avere una vasta e tollerante nozione di “limiti” e di “intimidazione”), Storace non ha difficoltà a rispondere (cito da Dagospia): «Che si vengano a leggere le e-mail che arrivano al mio sito. La gente non ne può più di questo governo tenuto in piedi dai novantenni». E poi precisa: «Ma quali fascisti? So’ ragazzi!». Mostrando che finalmente, con lui, il fascismo ritrova un volto. Cito ancora da Dagospia: «Capisci che l’idea di consegnare le stampelle è partita dai “moderati” del gruppo. Circola online, fra simpatizzanti e militanti, un linguaggio ben peggiore: «La Montalcini è vecchia, ha i miliardi da parte e rompe pure i cosidetti. È irritante. Di profilo è ancora più odiosa».

Ecco il debutto del fascismo che torna, spregevole e virulento come la notte di razzia nel Ghetto di Roma, i 1000 italiani ebrei, uomini, donne, ragazzi, bambini, neonati, “vecchi” certamente trattati dagli sgherri con lo stesso disprezzo dei “ragazzi” di Storace, mentre li issavano su camion militari legati alle sedie, la notte del 16 ottobre 1943. È stato, ci dicono i documenti, un rastrellamento accurato condotto da soldati nazisti guidati da mappe, liste di nomi e indirizzi forniti da complici italiani, e con la partecipazione di poliziotti fascisti. A quel tempo un certo Almirante si occupava della rivista di caccia agli ebrei intitolata La difesa della razza.

Bella, nobile, la risposta di Rita Levi Montalcini sulla prima pagina de La Repubblica. «Io sottoscritta Rita Levi Montalcini, in pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, continuo la mia attività scientifica e sociale, del tutto indifferente agli ignobili attacchi rivoltimi da alcuni settori del Parlamento. In qualità di senatore a vita e in base all’articolo 59 della Costituzione italiana, espleterò le mie funzioni di voto fino a che il Parlamento non deciderà di apporre modifiche. Peraltro esercito tale diritto secondo piena coscienza e coerenza».

Ma perché, in un Paese così esuberante nel dichiarare di tutto su tutto, Rita Levi Montalcini, che non solo è senatore a vita che vota “a sinistra”, ma è anche “miliardaria” e con “il profilo odioso”, come vuole il più rigoroso antisemitismo fascista, perché deve difendersi da sola, salvo poche frasi educate udite e trascritte qua e là senza cogliere il segno che è: il fascismo si sente libero di mostrare la faccia del 1943?

Il problema è grave e urgente per il Senato, tutto il Senato, prima di tutto coloro che - nell’opposizione - non sono fascisti (gli abbiamo creduto al tempo della svolta di Fiuggi) ma fino a un momento fa sono stati con e accanto a Storace.

Ci spieghino, e gli crederemo. Ma si uniscano nell’impedire non solo l’orrore dei “ragazzi” di Storace, ma anche gli insulti quotidiani rivolti ogni giorno a Rita Leve Montalcini, che disonorano il Parlamento.

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