8 novembre 2007

Manifestazione per Aldo, organizza il "Comitato verità per Aldo Bianzino"

da http://sbenedetto.net/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

Manifestazione per Aldo a Perugia il 10 novembre.

E’ morto tra le mura di un carcere, dov’era finito perché possedeva due piantine di marijuana per uso personale. È questa la sorte toccata ad Aldo Bianzino, morto in una cella del carcere di Capanne, a Perugia, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre scorsi. Nessuna traccia apparente di violenza sul suo corpo, ma «lesioni compatibili con l’omicidio» dice l’autopsia, che rivela quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte.

I segni di un pestaggio.

La Comunità di San Benedetto al Porto di Genova aderisce e sarà presente all'iniziativa.

Segnaliamo UN CONTO CORRENTE PER LA FAMIGLIA DI ALDO. Un'iniziativa di alcuni amici di famiglia e dei radicali umbri dell’associazione antiproibizionista che fa capo a Tommaso Ciacca.
Hanno provveduto ad attivare un conto Banco posta (cc n.27113620) su cui è possibile sottoscrivere donazioni per Roberta Radici e il figlioletto Rudra rimasti senza il sostegno del compagno e del padre.

I FATTI

Aldo Branzino, un falegname che non fa politica, 44 anni, viene trovato morto domenica 14 ottobre, nella sua cella di isolamento all’interno del carcere di Capanne a Perugia;
- Aldo viene arrestato venerdì 12 ottobre a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove deve restare in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando incontrerà il giudice titolare dell’inchiesta;
- sabato 13 ottobre alle ore 14 il legale d’ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute;
- domenica 14 ottobre, al mattino, la famiglia viene informata che Aldo è morto;
- subito viene diffusa la notizia (vi è un primo referto medico redatto dal personale del carcere?) che Aldo sarebbe morto per malattie cardiache e non presenterebbe segni esterni di violenza;
- conoscendo Aldo come persona sana, la famiglia non ci crede e chiede l’autopsia;
- l’autopsia viene affidata al dott. Lalli, un medico legale noto per essere eticamente irreprensibile e dal cui esame risulta che Aldo è morto per cause non accidentali e che il suo cadavere presenta chiari segni di lesioni traumatiche: 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate.
- il giudice Petrazzini (lo stesso che aveva condotto l’inchiesta sulla coltivazione e detenzione di canapa indiana) apre formalmente una indagine per omicidio volontario.

Per approfondimenti:

http://veritaperaldo.noblogs.org

Articoli di stampa sulla vicenda di Aldo Bianzino

Così il carcere ha ucciso mio marito

Ucciso in carcere dal proibizionismo


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