6 dicembre 2007

La verità fa male

di Alessandro Ambrosin
da http://www.alternativamente.info/

Sono bastate alcune risposte di Fausto Bertinotti, presidente della Camera, ad innescare una serie di interventi da parte di esponenti politici della maggioranza che gridano allo scandalo, tirando in ballo le responsabilità del caso.

L’intervista rilasciata da Bertinotti al quotidiano La Repubblica ha suscitato un profondo malumore nel mondo politico. Ma non in quello della destra, bensì in quello della sinistra. Quello dell’attuale maggioranza, quello dalle tante promesse mai mantenute, quello che senza remore ha ancora il coraggio di irritarsi di fronte all’evidenza dei fatti.

E’ la traduzione del sentire diffuso nel popolo della sinistra, della base sociale, quello che Bertinotti esprime. E se a denunciarlo è la terza carica dello Stato, questo significa che il leader indiscusso della sinistra è ancora lui, oppure c’è una strategia che ancora non conosciamo nei dettagli e che la rende molto più difficile da captare.

Sono parole dai toni forti quelle pronunciate da Bertinotti, durante questa intervista che non lascia adito a dubbi. La sinistra dell’Unione è in uno stato di agonia profonda. Ma erano necessarie veramente le parole del Presidente, spogliato momentaneamente delle vesti istituzionali, a denunciare questo stato fallimentare in cui versa l’Unione? Giammai! Ha destato più inquietudine ai parolai della politica rispetto ai più attenti e interessati cittadini, che se lo ripetono da troppo tempo. Ma quando c’è in ballo, quella che Bertinotti definisce autonomia politica allora emerge in tutta chiarezza l’assenza espressiva di questa lacerata sinistra e la paura di rimanere esclusi.

Altro che strategia e tattica leninista. Se la prima muta la propria azione da una svolta incisiva verso un determinato obiettivo generale e la seconda viene influenzata dai flussi delle forze in campo, possiamo affermare che siamo nell’immobilismo totale.

Quelle che non si sono mai fermate, sono le “attrazioni politiche di mantenimento”, dove l’opportunismo prima delle intenzioni politiche regna sovrano. Le, ahimè, palesate connivenze con i poteri forti economici, i grandi temi sociali elusi, quali: diritti sul lavoro, redistribuzione del redditto, lo stato sociale e dell’ambiente sono gli argomenti che non hanno trovato una benchè minima azione di trasformazione. Fosse solo un’ispirazione della politica pre-elettrale dell’Unione, senza la quale alcuni parlamentari non sarebbero mai stati votati col consenso popolare.

L’unica metamorfosi alla quale assistiamo è quella della nascita del Partito Popolare e della Cosa Rossa, ancora lontana dalla concretezza dei fatti. La sola certezza è che a dettarne le direttive saranno sempre le leadership partitiche, dove l’unico intento che traspare è quello di allargare la partecipazione, ma con cautela. Pena, la squalifica o peggio ancora il ricambio.

I movimenti, le associazioni altermondialiste, che formano quel bacino sociale di autoconsapevolezza e autorganizzazione hanno svoltato a sinistra già dal primo incrocio di questa tortuoso cammino dell’Unione, ignorati dalla stragrande maggioranza delle forze politiche. Sì, perché la percezione cognitiva cambia. Non certo per il popolo, che stentava prima e dopo ai limiti della sopportazione. Ma per coloro che hanno volutamente perso quella visione della realtà, alla quale non è seguito il contraccambiato riconoscimento popolare.

Il 20 ottobre, forse ne è uno degli esempi più indicativi. Peccato che il giorno successivo tutti, ma proprio tutti, se n’erano dimenticati.

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