10 gennaio 2007

IL PREMIO “GIUSEPPE FAVA” ASSEGNATO A FABRIZIO GATTI

Il 5 Gennaio a Catania la premiazione per il giornalismo d’inchiesta, nell’anniversario della morte di Fava. Presenti anche Michele Gambino e Marco Travaglio.

di Salvatore Zuccarello
da http://www.siciliantagonista.org/

Catania - Una serata dedicata alla memoria, quella di ieri, per non scordare che la liberta’ di parola e di conoscenza, a volte in Sicilia, si paga con la vita. Come e’ successo 23 anni fa a Giuseppe “Pippo” Fava, che aveva iniziato a raccontare qualcosa che non si doveva far sapere, che doveva rimanere nel silenzio e nell’omerta’, e che invece e’ stata strappata al buio dei palazzi delle cosche con tutta la passione per il lavoro e per la verita’. Questa e’ l’immagine di Pippo Fava che tutti i siciliani ricordano, quella di un uomo, un giornalista, che ancora non smette di insegnare a giovani e vecchi una grande lezione di vita e di amore.


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All’insegna di questi pensieri si e’ svolta la serata del centro culturale “Zo’ ”, a Catania, e con il proposito di non obliare Pippo Fava si e’ scelto di istituire il premio giornalistico nazionale che porta il suo nome, e che premia ogni anno il giornalismo d’inchiesta. In questa prima edizione il premio e’ stato assegnato a Fabrizio Gatti, per le sue inchieste sui clandestini di Lampedusa e sugli sfruttati nei campi di Puglia. Gatti si e’ mischiato ai clandestini che attraversano il Mediterraneo per inseguire un sogno in Italia, finendo invece nei famigerati e blindati C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea), in condizioni inumane di affollamento e maltrattamenti. Si e’ fatto anche passare per un rumeno, lavorando 16 ore al giorno per pochi euro, sotto la minaccia dei “caporali” che spiegano le regole a suon di bastonate, dormendo in baracche maleodoranti senza acqua, bagni, o letti decenti. Per raccontare quello che a nessuno e’ permesso di raccontare: la verita’. Proprio come amava fare Pippo Fava, che ha rischiato e perso la vita per questo, e come tanti (ma non abbastanza, purtroppo) altri giornalisti che danno tutto per il solo amore di spiegare le cose come stanno, senza gli orpelli e le censure che tanto falsano il lavoro dei cronisti di questi tempi.

Gatti ha spiegato la sua paura nei confronti di una societa’ che sta perdendo gli “anticorpi” necessari allo sviluppo di un sistema di informazione libero ed orizzontale, ma si e’ anche rivelato confortato dalla nascita delle nuove tecnologie che permettono di ovviare alla palese insufficienza (quando non deliberato silenzio) dei grandi media. A tale proposito, e’ doveroso citare il clamoroso “buco” del quotidiano “ La Sicilia”, che in nessuna delle edizioni dei giorni passati ha dato notizia di questo evento, cosi’ importante e doveroso nei confronti della memoria di Fava e di tutte le vittime delle mafie.

A rendere omaggio alla memoria di Fava, e per rappresentare il giornalismo genuino, presenti anche Michele Gambino e Marco Travaglio, ed i loro interventi hanno sottolineato una tragica realta’, quella della mancanza di liberta’ d’informazione; al centro delle osservazioni di Travaglio, la condanna dell’atteggiamento generalizzante nei confronti della mafia e dei suoi nomi, dei suoi legami presenti e passati con lo Stato, delle menzogne giornalistiche e giudiziarie nei processi come quelli ad Andreotti e dell’Utri.
Questa visione viene confermata poi anche dalle parole di Claudio Fava, figlio di Giuseppe, che ha spiegato ai microfoni di Siciliantagonista.org: "La mafia e’ una cultura minoritaria, che e’ gia’ perdente in se’, ma che deve essere comunque combattuta con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione perche’ sono, in ogni caso, presenti una deregulation ed una rassegnazione che permettono alla mafia di vivere e convivere accanto e dentro le istituzioni".

Durante la serata, oltre agli interventi dei convenuti, anche la presenza di Donatella Finocchiaro con alcune letture, estratte da lettere e pensieri di Fava, cariche di drammaticita’, ma attuali e ancora indispensabili nel momento in cui si voglia capire il legame indissolubile che dovrebbe esserci fra il ruolo di giornalista e la liberta’ di espressione e informazione.
Una memoria che si rinnova, quindi, a dimostrazione che la verita’ puo’ ancora essere raccontata, nonostante le censure, la corruzione degli uomini e dei sistemi. Questo sembra essere il sentimento che accomuna i protagonisti ed il pubblico di questa serata catanese, per non scordare e per guardare avanti con la speranza che finche’ ci saranno uomini come Giuseppe Fava, la verita’ avra’ un luogo ed un tempo per esistere. E per resistere.

9 gennaio 2007

ORIGINALE INIZIATIVA DELLA LAV IN PROVINCIA DI CALTANISSETTA

ORIGINALE INIZIATIVA DELLA LAV IN PROVINCIA DI CALTANISSETTA
CHE “BACCHETTA” TRE AMMINISTRATORI LOCALI

“BEFANA ANIMALISTA” ASSEGNA CARBONE A DUE SINDACI ED AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA NISSENA: TROPPO “CATTIVI” CON ANIMALI E AMBIENTE

Tre sacchi pieni di carbone per tre amministratori nisseni: il Presidente della Provincia, Filippo Collura, il Sindaco di Serradifalco Michele Ricotta ed il Sindaco di San Cataldo Raimondo Torregrossa. E’ questo il dono della Befana “animalista” per i tre politici più “eco-cattivi” del 2006 a giudizio della LAV (Lega Anti Vivisezione), che ha promosso questa originale iniziativa. “Un anti-premio per censurare comportamenti ed omissioni contro animali ed ambiente – dichiara Ennio Bonfanti, responsabile provinciale della LAV – dopo un anno di impegno della nostra Associazione a difesa della natura e dei diritti degli animali nella provincia di Caltanissetta. Temi che, evidentemente, sono ancora snobbati o addirittura apertamente osteggiati da alcuni pubblici amministratori e dalla loro arretratezza culturale”.

Ecco le motivazioni per la classifica dei “cattivi” amministratori:

- Presidente della Provincia Filippo Collura: per il costante e deprecabile disinteresse verso la Riserva Naturale del Lago Cuba, affidata in gestione sin dal 2001 alla Provincia, mai decollata ma abbandonata a se stessa. La Provincia è gravemente omissiva perché non ha effettuato nessuno dei compiti affidatigli dalla Regione (individuazione dei confini della riserva, tabellazione, vigilanza, ripristino degli ecosistemi ecc.) ed ha lasciato che il Lago continui ad essere terra di nessuno, tra discariche, reati ambientali, opere abusive ecc. Inoltre la Provincia di Caltanissetta ha avviato una selvaggia campagna di distruzione di alberi lungo strade ed aree demaniali, tagliando migliaia di piante - col pretesto della sicurezza pubblica - che poi diventano prezioso legname per la ditta cui è stata affidata la “strage verde”.

- Sindaco di Serradifalco Michele Ricotta: per la pubblica ed inaccettabile crociata contro i suoi stessi concittadini animalisti, rei di “dare da mangiare a dei cani randagi” consentendo, a suo dire, l’incremento del randagismo. Il Sindaco ignora che persino il Consiglio di Stato ha stabilito come "nessuna norma di legge, né statale, né regionale, faccia divieto di alimentare randagi nel loro habitat" e che il Pretore di Siracusa ha annullato una multa ad una gattara, sostenendo che aiutare i randagi col cibo è "un fatto oggi particolarmente sentito ed espressione di un grado di civiltà evoluta". Viceversa, il Sindaco non ha avviato nessuna campagna di sterilizzazione, come gli impongono le norme nazionali e regionali sul randagismo, ed è omissivo rispetto a numerosi altri obblighi in materia. Come se non bastasse, durante un consiglio comunale il Sindaco ha anche dichiarato, in maniera sibillina, che per “risolvere il problema dei colombi ci sarebbe un altro sistema che non sto qui a dire”. Sconosciamo questi metodi occulti che il Sindaco non ha mai chiarito, ma abbiamo il fortissimo timore che qualche sconsiderato passi dalle parole (irresponsabili) ai fatti delittuosi: poche settimane fa sono stati trovati proprio a Serradifalco alcuni randagi avvelenati…

- Sindaco di San Cataldo Raimondo Torregrossa: per aver costantemente e caparbiamente ignorato gli appelli e le richieste della LAV in materia di protezione degli animali ed applicazione delle norme contro il randagismo. Anche il Sindaco sancataldese, infatti, in tutti questi anni non ha mai avviato la campagna di sterilizzazione obbligatoria secondo le leggi sul randagismo, ed è omissivo rispetto a numerosi altri obblighi in materia; recentemente la LAV lo ha diffidato per un appalto illegittimo che affida ad un mega-canile privato il servizio di cattura e custodia dei cani. Non ha mai risposto agli appelli della LAV che si è dovuta far carico di diversi animali feriti o abbandonati sostenendone le spese veterinarie. Non è intervenuto per frenare i maltrattamenti dei cigni della villa comunale e, fatto più grave, non ha accolto l’invito a trasferire un cigno preso a bastonate, che quindi è morto successivamente! Non ha mantenuto la promessa di liberare dal canile Nerina, cane di quartiere di Pizzo Carano catturata per errore.

La LAV si augura che i tre amministratori sappiano cogliere questa occasione per invertire totalmente la rotta delle loro scelte: “nei prossimi giorni – conclude Ennio Bonfanti – facciano una buona azione per gli animali e la natura per porre rimedio almeno ad una sola delle loro mancanze e farsi così “perdonare”.

05.01.2007

www.lav.it

8 gennaio 2007

CASO GRATTERI, IL NUOVO GOVERNO COME IL PRECEDENTE

E' cambiata la maggioranza di governo ma nulla cambia per gli uomini della polizia imputati ai processi per il G8 di Genova: le carriere proseguono, le promozioni continuano

da COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA

Il dottor Francesco Gratteri, l'imputato di grado più alto dei 28 a giudizio per i pestaggi e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz, continua la sua carriera ai vertici della polizia di stato. Francesco Gratteri questore di Bari, e' stato nominato direttore della Direzione anticrimine.

Dalla nuova maggioranza ci saremmo aspettati qualcos'altro, perché in questo modo non si aiuta la polizia né chi ci lavora, e nemmeno i cittadini che vorrebbero fidarsi di istituzioni pulite e al di sopra di ogni sospetto. Durante il G8 di Genova, come riconoscono ormai tutti gli osservatori indipendenti e in buona fede, ci fu un'autentica sospensione dei siritti costituzionali.

In qualsiasi democrazia, di fronte a una pagina così nera, la politica, per tutelare il buon nome, il prestigio e la credibilità delle forze dell'ordine, avrebbe chiesto almeno ai dirigenti imputati di fare un passo indietro, in attesa delle sentenze. In Italia no. In Italia i dirigenti imputati (Gratteri è solo uno di questi) vengono addirittura promossi.

E' questa la svolta promessa dalla coalizione che pure ha nel suo programma il varo di una commissione parlamentare d'inchiesta sul G8?

Genova, 8 gennaio 2006
www.veritagiustizia.it