20 gennaio 2007

Basi militari: Sì, No, forse

>Vicenza, c'è una moltitudine di gente, in lotta e che si organizza e fa sentire la sua voce: contro il nuovo insediamento militare

L'altra Vicenza

anche con una petizione:

Petizione online

Altrove invece... Nella splendida isola della MADDALENA la questione si è chiusa.

>LA Maddalena CHIUDE IL 29 FEBBRAIO 2008 CAGLIARI

La base appoggio per sottomarini a propulsione e armamento nucleare della Marina militare statunitense della Maddalena chiuderà il 29 febbraio 2008. La notizia, col crisma dell'ufficialità, è stata comunicata ieri ai dipendenti civili della base dal vicecomandante. La nave appoggio Uss Emory Land leverà, invece, gli ormeggi il primo ottobre prossimo. La data, anticipata da alcuni quotidiani sardi, è stata confermata stamani dall'ufficio stampa dell'Us Naval Support Office della Maddalena.

Il primo annuncio della smobilitazione della base appoggio statunitense, creata in piena guerra fredda nella rada di Santo Stefano nel 1972 in seguito ad un accordo segreto tra il governo Usa e quello italiano, era stato dato nel novembre del 2005, e aveva suscitato reazioni contrastanti. Da un lato l'entusiasmo degli ambientalisti e dei pacifisti, accanto al presidente della Giunta regionale Renato Soru nel confronto con il governo nazionale per ridurre la presenza militare nell'isola. Dall'altro le
preoccupazioni dei dipendenti civili della base americana e quello degli amministratori sul futuro economico dell'arcipelago, che per 35 anni si è basato prevalentemente sulla presenza del personale della Marina statunitense.

Tra i progetti di riconversione previsti alla Maddalena, di cui si è parlato senza, finora, alcuna concretizzazione, un cantiere nautico di manutenzione e riparazione per traghetti e mega yacht, mentre si sarebbe studiata la destinazione degli alloggi usati attualmente dai marinai americani al mercato turistico. Lista delle rete Vialebasi

http://www.vialebasi.net

>A Lentini (Siracusa): c’è chi vuole far costruire una nuova città per gli alloggi dei militari della base americana di Sigonella, e chi no. In Sicilia se ne parla e si comincia a coordinarsi

Il caso di contrada Xirumi

18 gennaio 2007

Ministro Amato, la mafia continua a vincere?

Mancato scioglimento dell'amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto: Ministro Amato, la mafia continua a vincere?

Ormai da molti mesi la procedura di scioglimento dell'amministrazione comunale di Barcellona P.G. per infiltrazioni mafiose vive una condizione di sospensione. Già ad agosto scorso la Gazzetta del Sud aveva reso noto che la commissione ispettiva aveva, nel precedente mese di luglio, completato i suoi lavori di accertamento e consegnato al Ministro dell'Interno una corposa relazione che concludeva, lapidariamente, per la necessità dell'azzeramento dell'amministrazione. L'articolo non incontrò smentita.

Pochi giorni dopo, un articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia aveva comunicato ai cittadini che il Ministro dell'Interno aveva già predisposto il decreto di scioglimento da far approvare al Consiglio dei Ministri. Anche quest'articolo non incontrò smentita. Da quel momento sono iniziati, ad opera del Sindaco di Barcellona P.G. e di altre personalità politiche a lui
vicine, i tentativi di ottenere un incontro con il Ministro. Lo stesso Sindaco Nania diede notizia, attraverso ripetute interviste rilasciate a varie testate, del fatto di essere stato ricevuto da alti
funzionari del Viminale e di avere dimostrato agli stessi l'insussistenza, a suo dire, dei presupposti per lo scioglimento dell'amministrazione comunale da lui guidata: come se fosse normale che il responsabile di un'amministrazione sulla quale piovono pesanti addebiti di mafiosità abbia titolo per interloquire ( e sia di fatto ammesso a farlo) sull'adozione di
un provvedimento che presuppone il suo allontanamento per la cessazione del controllo mafioso sull'attività amministrativa. Per l'ennesima volta, non giunsero smentite alle dichiarazioni del Sindaco.

Ancora, il settimanale Centonove, a più riprese (l'ultima appena una settimana fa), ha riferito che la procedura di scioglimento dell'amministrazione comunale di Barcellona P.G. sarebbe stata sacrificata sull'altare di un accordo sottobanco fra esponenti vicini a quell'amministrazione e importanti esponenti dell'attuale maggioranza parlamentare. Nemmeno al riguardo sono giunte smentite. Da ultimo, il senatore Nania, nel corso di un comizio tenuto domenica pomeriggio (14/1/07) in piazza a Barcellona P.G., ha affermato di aver ricevuto personalmente dal Ministro dell'Interno confidenze secondo le quali il Ministro stesso non reputa sussistere i presupposti per lo scioglimento dell'amministrazione comunale ma che non è detto che egli riesca a respingere le poderose pressioni che gli vengono rivolte da personaggi che ambirebbero allo scioglimento per bieche convenienze politiche.


Nemmeno in quest'occasione si sono ascoltate smentite. Ora, le ragioni che imporrebbero lo scioglimento per mafia dell'amministrazione comunale di Barcellona P.G. sono note a tutti coloro
che conoscono le condizioni di quella città. A Barcellona P.G. si è ormai arrivati, perfino, all'impraticabilità dell'ordinaria vita democratica, come dimostrato dalla turbativa violenta posta in essere dai facinorosi, dichiaratamente vicini all'amministrazione comunale ed al circolo Corda
Fratres, intervenuti violentemente in occasione di una conferenza tenutasi l'8 gennaio scorso in ricordo di Beppe Alfano, per il 14° anniversario dell'uccisione del giornalista.

Ciò che desta sgomento, piuttosto, è che i provvedimenti che dovrebbero garantire la legalità democratica e porre fine alle infiltrazioni mafiose nei pubblici poteri soggiacciano ad un'ingiustificabile e intollerabile lentezza, che da sola fornisce sorprendente conferma alle indiscrezioni pubblicate dalla stampa. Certo è che, da oggi, ogni ulteriore giorno di ritardo nella definizione della procedura avviata nella primavera scorsa sarà considerato come inequivocabile segno che il Governo ha rinunciato alle promesse fatte in campagna elettorale circa l'adozione di politiche ferme e rigorose a tutela della legalità e a consolidamento della lotta alla criminalità mafiosa.



- Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso a Barcellona P.G.
l'8 gennaio 1993);

- Angela Gentile e Gioacchino Manca (genitori di Attilio Manca, medico
barcellonese ucciso il 12 febbraio 2004);

- Giuseppe Geraci (figlio del sindacalista Domenico Geraci ucciso a Caccamo );

- Fabio Repici (avvocato dei familiari di Beppe Alfano, Attilio Manca e
Graziella Campagna);

- ANTIMAFIADuemila (periodico di informazione antimafia);

- Associazione Rita Atria - Milazzo;

- A67 Gruppo musicale di Scampia - Napoli;

- Movimento studentesco "contro 'o sistema" - Napoli;

- Elena Fava (Presidente della Fondazione Giuseppe Fava);

- Fondazione Antonino Caponnetto

- Terrelibere.it (sito web di informazione antimafia);



16 gennaio 2007

Pinelli suicidato e Calabresi uomo di stato...

Le polemiche a distanza di anni ancora continuano, giustamente, visto che non è ancora stata fatta piena luce. Riproponiamo un vecchio documentario, un pò polveroso, ma che permette di cogliere retroscena, documenti e sfumature su quei fatti che nessuna ricostruzione storica oggi (da qualsiasi parte politica possa venire) riuscirebbe a far oggi; dopo il tanto... troppo tempo trascorso. Buona visione.

Parte I



Parte II



N.B. Molte di quelle domande, poste dagli attori, restano ancora oggi senza risposta...

Solidarietà, al dr. Genchi, dirigente del servizio Tutela dall'inquinamento

GIORNO 18 GENNAIO CONSIGLIO COMUNALE ITALCEMENTI

Il Comitato Cittadino Isola Pulita esprime la propria solidarietà al dr. Genchi Gioacchino, dirigente del servizio Tutela dall'inquinamento atmosferico delle emissioni, che è stato destinato "IMPROVVISAMENTE" ad altro incarico.
Il dr. Genchi già in passato è stato fatto oggetto di siffatti provvedimenti. La ragione è forse da ricercare nella professionalità e senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto il Dirigente nella richiesta dell'applicazione delle regole e del rispetto delle leggi.

In particolare i Cittadini di Isola riconoscono l'operato del dr. Genchi nella vicenda legata all'uso della sostanza tossica Pet-coke da parte della Italcementi. La solidarietà nei confronti del dr. Genchi i cittadini di Isola delle Femmine la esprimono contrastando lo sciagurato progetto che la Italcementi intende perseguire nel nostro paese volto a realizzare il nuovo progetto della costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri.

Già in passato il Comitato Cittadino Isola Pulita aveva fatto presente che prima di parlare di nuovi progetti, intendiamo: indagare, sapere, conoscere capire i danni ambientali che la Italcementi nell'esercizio della sua attività produttiva può aver arrecato al territorio alle acque e alle persone di Isola.

Quindi ancora una volta Il Comitato Cittadino Isola Pulita propone l'istituzione di una tavolo di concertazione aperto alle Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, alle maestranze della Italcementi, A.S.I. Sindaci dell'Unione dei Comuni, Italcementi con il compito di discutere confrontarsi e avanzare proposte sulle tematiche del lavoro, della salute dell'ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.

Inoltre il Comitato Cittadino Isola Pulita rilancia la proposta di istituire una commissione medica con il compito di monitorare e verificare le eventuali connessioni tra ciò che hanno evidenziato i rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine.

Invitiamo i componenti TUTTI del Consiglio Comunale che il giorno 18 gennaio terrà la sua seduta proprio sul tema della proposta Italcementi, ad assumersi la RESPONSABILITA' dando UNA RISPOSTA che salvaguardi i cittadini di Isola in tema di salute e che non spenga le ormai sopite speranze di un futuro economico, Turistico e sociale dei Cittadini di Isola delle Femmine.

IL CONSIGLIO COMUNALE SAPPIA VALUTARE CHE L'ATTUALE POSIZIONE FISICA DELLA ITALCEMENTI POSIZIONATA DIRETTAMENTE NEL CENTRO ABITATO DEL PAESE, FORSE VA RIVISTO A SALVAGUARDIA DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI. DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI SITUATI NELLE ZONE ABITATE E CHE A CAUSA DELLA LORO ATTIVITA' LAVORATIVA ARRECANO DANNO ALL'AMBIENTE E ALLA SALUTE UMANA (art.216 testo unico delle leggi sanitarie e allegato D.M. 5 settembre 1994 di cui all'art. 216)

Comitato Cittadino Isola Pulita
del Coordinamento Comitati Cittadini Regione Sicilia
www.isolapulita.it
Labels: AMBIENTE ITALCEMENTI ISTITUZIONI

15 gennaio 2007

Il Ponte sullo Stretto

Su proposta del presidente, della regione Sicilia, Cuffaro è stato preparato e sottoposto al pubblico un sondaggio: "Il ponte sullo Stretto di Messina SI o NO?". E' possibile votarlo online sul sito ufficiale della Regione Sicilia.

Il Governatore, forse convinto che i sì sarebbero stati la maggioranza, si dovrà ricredere.

Se volete potete andare a vedere e votare anche voi.


14 gennaio 2007

Caso Aldrovandi, rinvio a giudizio per omicidio colposo nel silenzio dei media

Rinviati a giudizio per omicidio colposo per i quattro poliziotti del Caso Aldrovandi. La notizia è di quattro giorni fa, ma la notizia è completamente ignorata dai media.

di Gennaro Carotenuto

Apprendo con sorpresa dal blog del giornalista RAI Pino Scaccia a sua volta informato dal blog della madre di Federico Aldrovandi, per la morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo di Ferrara massacrato di botte un anno e mezzo fa, ci sarà un processo. Quattro poliziotti, Paolo Forlani (1961), Enzo Pontani (1965), Luca Pollastri (1970) e Monica Segatto (1964) sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. Sono imputati del p. e p. dagli art. 113, 51, 55, 40 cpv 589 c.p. perché, in cooperazione tra loro e consapevoli ciascuno della condotta altrui, in qualità di agenti componenti le volanti alpha 2 e alpha 3, intervenuti in via Ippodromo a seguito di chiamate di privati cittadini che avevano segnalato la condotta molesta e di disturbo di un giovane (successivamente identificato in Federico Aldrovandi), con colpa consistita nell’eccedere i limiti dell’adempimento di un dovere di un dovere. In chiusura di queste righe si possono leggere i dettagli che hanno motivato il rinvio a giudizio.

Circa un anno fa, sul silenzio totale per questa vicenda, scrissi questo articolo intitolato "Il paese dei conformisti" che tanto più mi sembra attuale oggi. Denunciavo l'indifferenza dell'opinione pubblica, anche e soprattutto di quella democratica, per un caso così grave ma anche scomodo. Era un silenzio insofferente, indifferente, che preferiva far finta che non fosse possibile che in una tranquilla provincia del nord Italia un ragazzino incensurato potesse essere ammazzato di botte in strada dalla polizia.

Oggi devo aggravare il mio giudizio ma parlare anche di "indifferenza indotta". A un anno e mezzo dalla morte imperdonabile di Federico noto che se la giustizia sta facendo il proprio corso non è certo per merito dei giornali.
Infatti la notizia del rinvio a giudizio è infatti vecchia di cinque giorni (9 gennaio) ma, almeno se andate a cercarla in Google News, scoprite che non se n'è occupato nessuno a parte un sito internet locale, estense.com. Sarei ben felice di essere smentito, ma per i grandi quotidiani, La Repubblica, Il Corriere della Sera, ma anche per la RAI, il rinvio a giudizio di quattro poliziotti per omicidio colposo non merita neanche una breve.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

In particolare i quattro poliziotti sono stati rinviati a giudizio per:

1) nell’avere omesso di richiedere immediatamente l’intervento di personale sanitario per le necessarie prestazioni mediche a favore di Federico Aldrovandi descritto dagli stessi agenti in stato di evidente agitazione psicomotoria;
2) nell’avere in maniera imprudente ingaggiato una colluttazione con Federico Aldrovandi al fine di vincerne la resistenza eccedendo i limiti del legittimo intervento; in particolare, pur trovandosi in evidente superiorità numerica, percuotevano Federico Aldrovandi in diverse parti del corpo facendo uso di manganelli (due dei quali andavano rotti) e continuando in tale condotta anche dopo l’immobilazione a terra in posizione prona;
3) nell’avere omesso di prestare le prime cure pur in presenza di richiesta espressa da parte di Aldrovandi che in più occasioni aveva invocato “aiuto” chiedendo altresì di interrompere l’azione violenta con la significativa parola “basta”, mantenendo al contrario lo stesso Federico Aldrovandi, ormai agonizzante, in posizione prona ammanettato, così rendendone più difficoltosa la respirazione;
4) cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso di Federico Aldrovandi determinato da insufficienza cardiaca conseguente a difetto di ossigenazione correlato sia dallo sforzo posto in essere dal giovane per resistere alle percosse sia alla posizione prona con polsi ammanettati che ne ha reso maggiormente difficoltosa la respirazione in Ferrara il 25 settembre 2005

http://www.gennarocarotenuto.it

Approfondimenti:
Ultimo servizio di "Radio24" (TESTO E AUDIO)

Con la mafia Barcellona vive sotto una cappa opprimente

L'8 gennaio 2007, anniversario dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano, la madre dell'urologo Attilio Manca, barbaramente assassinato a Viterbo l'11 febbraio 2004, ha invitato i giovani di Barcellona Pozzo di Gotto a ribellarsi contro le organizzazioni politico-mafiose che opprimono la vita sociale e democratica della città siciliana

di Angela Gentile Manca
da: terrelibere.org

Con la mafia Barcellona vive sotto una cappa opprimente

Non si può comprendere, se non si è provato personalmente, la rabbia che c’è, oltre al dolore, nelle persone che hanno subito un lutto a causa della mafia. Ve lo posso dire io che provo la stessa rabbia, la stessa indignazione, lo stesso sdegno che prova Sonia Alfano, una donna coraggiosa, nel vedere la passività delle istituzioni, che invece ci dovrebbero essere vicine.

Per Beppe Alfano c’è stato un processo, è stata emessa una sentenza, ci sono delle condanne, si sa con certezza che è un delitto di mafia, eppure, nonostante ciò, c’è ancora qualcuno che continua a fare illazioni, dicendo che non è morto per mafia.

La stessa cosa avviene per mio figlio Attilio.

Credo che la maggior parte di voi conosca il caso di mio figlio, ucciso a Viterbo con due iniezioni letali. Ucciso come avviene negli Stati Uniti per i pluriomicidi. Solo che negli Stati Uniti, quando avvengono queste esecuzioni, ci sono proteste, manifestazioni e grande indignazione da parte dei cittadini.

Mio figlio Attilio era una persona onesta, sensibile, che si stava costruendo con le sue sole capacità in una splendida carriera, sicuramente non era un mafioso, ma è stato ucciso in modo crudele e spietato come un pluriomicida.

Quando i mezzi di comunicazione diffondono la notizia che qualcuno viene giustiziato con una iniezione letale, voi non potete immaginare cosa provo! Qualche tempo fa il TG diceva che è un metodo crudele perché l’agonia è lunga e le sofferenze sono atroci. Eppure nessuno si è indignato per la morte di Attilio, né le istituzioni, né la cittadinanza. Anzi, alcune persone, dopo averci ingannato, dicendoci che era morto all’istante per aneurisma, hanno cominciato a diffondere la notizia che era morto per overdose.

Sono delle belve, che prima uccidono e poi dilaniano le carni delle loro prede!

Noi genitori, dopo qualche giorno, abbiamo capito che si trattava di omicidio dall’atteggiamento di alcune persone e ci siamo resi conto che c’entrava la mafia di Barcellona. Alcuni personaggi si sono adoperati, sin dal primo istante, ad insabbiare e a depistare per non farci capire che si trattava di omicidio. Dicevano in giro che noi stavamo infangando la città di Barcellona, perché la mafia a Barcellona non esiste.

Qualcuno, addirittura, ha detto: “Cerchiamo di salvare il salvabile”. La stessa frase che è in uso nel linguaggio mafioso: “I morti non si difendono”.

Che cosa vuol dire “salvare il salvabile”? Forse è la stessa cosa che voleva dire l’ex Ministro Lunardi: “Bisogna saper convivere con la mafia”.

All’inizio non abbiamo capito che motivo avevano per uccidere un ragazzo serio, onesto come Attilio. Però il 20 febbraio 2005, esattamente un anno dopo, il giornale “Gazzetta del Sud” riportava la notizia che Bernardo Provenzano aveva avuto un tumore alla prostata ed era stato visitato in uno dei suoi rifugi da un urologo siciliano.

Stranamente Pastoia, il pentito che ha riferito ciò, si è suicidato!

In quell’istante abbiamo capito perché nostro figlio era stato ucciso: aveva visitato provengano. Altri pentiti hanno parlato di un urologo, ma fino ad oggi non si è trovato, o pere lo meno, nessuno ha fatto dlele indagini serie per cercare di capire chi è questo urologo.

La Procura di Viterbo, non so se per superficialità, per incompetenza o per altro, non si è mai voluta occupare seriamente di questo caso. Non ha neanche trovato l’ultima telefonata di Attilio, né quelle fatte a noi dalla Costa Azzurra.

Provenzano ha soggiornato a Barcellona e di questo si sente parlare da diverso tempo e con molta probabilità è stato pure a Tonnarella (comune di Furnari), ma nessuno parla, logicamente, di ciò. Tutto viene messo a tacere. Provenzano è stato anche a Messina dal boss Michelangelo Alfano, dove si è presentato vestito da vescovo. Anche Michelangelo Alfano si è suicidato; morto come mio figlio, Pastoia e come tanti altri!

È ridicolo come i giornalisti ci hanno descritto la vita condotta da Provenzano durante la sua latitanza. Ci hanno fatto un quadretto bucolico: abitava in un casolare, accudito da un pastore, cibandosi di ricotta e cicoria. Ciò è un’offesa per l’intelligenza dei cittadini onesti.

Provenzano si è quasi sicuramente consegnato perché si doveva curare. Non ha vissuto durante la sua latitanza, in un casolare, ma in ville superprotette, con telecamere e guardie del corpo che lo proteggevano. Quindi, non era un povero contadino come ci è stato fatto credere, ma un grosso mafioso sanguinario, protetto dai politici corrotti, magistrati compiacenti, forze dell’ordine deviate. Nonostante ciò, non è mai venuto fuori il nome di un politico né per Riina né per Provenzano, né per altri latitanti o boss.

Come è possibile vivere quarant’anni da latitante senza avere grosse protezioni?

E poi, come mai proprio il figlio di Provenzano ha ottenuto l’insegnamento in Germania, quando tanti ragazzi meritevoli incontrano notevoli difficoltà per trovare un’occupazione? Come mai i mafiosi e i loro parenti fanno rapide carriere ed occupano posti di prestigio?

A Barcellona tutti o quasi tutti i commercianti pagano il “pizzo”, ma la vergogna più grande è quella che alcuni di loro oltre a pagare il pizzo partecipano alle riunioni conviviali con i mafiosi.

Come abbiamo letto nell’ultimo numero di dicembre 2006 nel settimanale “Centonove” c’è stata una riunione conviviale nell’“Azienda Salamita”. A questa riunione oltre ai mafiosi hanno preso parte alcuni insospettabili commercianti di Barcellona e altre persone di cui, non so per quale motivo, il giornalista non ha fatto menzione. Quindi, non solo a Barcellona si paga il pizzo, ma addirittura alcuni commercianti siedono a tavola con i mafiosi. Pertanto, io mi rivolgo soprattutto a voi giovani, cercate di non accettare passivamente questa situazione! State attenti quando andate a votare, valutate attentamente i candidati che sono presenti nelle liste.

La parola “candidato” deriva dal latino “Candidatus” che vuol dire vestito di bianco poiché i candidati romani indossavano una toga bianca in segno di purezza morale.

Quanti dei nostri politici potrebbero indossare una toga bianca?

Quindi, uniamo le nostre forze, lanciamo un forte segnale a “Cosa nostra”, reagiamo a questa schiavitù, ribelliamoci a questi delinquenti, che fanno vivere la città sotto una cappa opprimente.

Ricordatevi che dove non c’è libertà, non c’è sicurezza e prospettiva di futuro.

Barcellona Pozzo di Gotto, 8 gennaio 2007