29 marzo 2007

Boia chi molla

La nostra Costituzione afferma: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Dal 1952 le norme attuative prevedono il crimine di "apologia del fascismo". La legge del 1952, prevede la diffusione a mezzo stampa (oggi Internet) come aggravante.

di Gennaro Carotenuto

Se in Italia l'azione penale è ancora obbligatoria allora perché non è stato ancora perseguito penalmente chi tiene in linea il sito del nuovo Partito Fascista Repubblicano. che si richiama apertamente alla cosiddetta repubblica di Salò di Benito Mussolini.

Su Aprile online si legge che è in arrivo un'interrogazione parlamentare sul tema. Credo non ce ne sia bisogno, basta che la magistratura sia informata del crimine e proceda.

L'interrogazione parlamentare invece ci vorrebbe sul fatto che da anni ci siamo abituati a convivere con un'organizzazione presente in tutto il territorio come Forza Nuova, ci siamo abituati a considerare amore parentale l'esaltazione della buonanima da parte di sua nipote, e che la base e qualche colonnello di Alleanza Nazionale non ci pensi proprio a "mollare". Allora la rivoluzione necessaria è quella che ridiffonda i valori e la centralità dell'antifascismo che oramai, dai media alle scuole è presentato su di un piano di parità con il fascismo stesso. Alcuni contributi sulla caduta dell'antifascismo sono disponibili qui e qui.

Direte voi... è una paginetta. No, è una notizia di reato, e un attentato alla Costituzione e alla nostra convivenza civile, con un programma qualunquista sul quale si ritroverebbero purtroppo milioni di italiani. Si va dal rimpatrio immediato per gli stranieri, all'introduzione dei lavori forzati, al riconoscimento del servizio militare prestato dai repubblichini e con il ristabilimento, alla "chiusura di tutti i cosiddetti 'centri sociali' italiani finanziati, difesi e sostenuti dai partiti di estrazione comunista", alla chiusura delle discoteche all'una, a misure talebane sull'uso di alcool alla proclamazione come religione di Stato di quella Cattolica Apostolica Romana.

Eppure i neorepubblichini sanno essere anche autoironici. Da una parte esigono l'abolizione della lingua inglese (sic!), dall'altra parlano testualmente di "over 21", laddove Dante direbbe semplicemente "maggiori di 21 anni". Signora mia... non esistono più i fascisti di una volta.

27 marzo 2007

Casablanca nel mirino: "Sono morti anche perché noi non siamo stati abbastanza vivi"

da www.ritaatria.it

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Il testo è disponibile sul sito www.ritaatria.it

“Sono morti anche perché noi non siamo stati abbastanza vivi”. Con queste parole Giancarlo Caselli si chiedeva se alla fine anche noi non siamo responsabili dei troppi morti per mafia.
La notte tra il 18 ed il 19 marzo ladri troppo educati e poco ingordi sono entrati nella sede del mensile «Casablanca» e hanno rubato il computer centrale (compreso il mouse)… senza alcun segno di scasso.

Potevano prendere molto altro ed invece si sono limitati ad un solo computer: casualmente quello con tutti i dati. Ma chi sapeva che quella notte Riccardo Orioles non avrebbe dormito in sede? Chi sapeva che in quel computer c’erano tutti i dati del giornale? (benedette copie di backup). Molto interessante come segnale… Abbiamo aspettato qualche giorno per vedere quale reazione avrebbero avuto istituzioni e amanti della legalità: tanta solidarietà a parole, quasi a voler ripetere il rito meno macabro delle condoglianze e poter dire: “io c’ero”.

Con estrema durezza noi vogliamo essere VIVI e dire che la vera solidarietà istituzionale e politica dovrebbe indagare sul fatto che certi poteri negano al direttore di «Casablanca» persino l’apertura di un conto corrente postale (facendo costare la spedizione delle copie in abbonamento il doppio). Graziella Proto e Riccardo Orioles erano nella redazione de «I Siciliani» di Pippo Fava. Da allora non hanno mai mollato: Graziella, il presidente della cooperativa editrice de «I Siciliani», per oltre 15 anni ha pagato le conseguenze di quella morte in termini non solo personali dei sentimenti, ma anche economici, visto che dopo la morte di Pippo Fava la grande solidarietà non è servita per pagare le bollette della luce e del telefono facendo sì che «I Siciliani» fallissero.

Quel 5 gennaio del 1984 Pippo è stato ucciso due volte: dalla mafia e dalla solidarietà perbenista che non ha impedito il fallimento della rivista. Un anno fa, in occasione della candidatura di Rita Borsellino alla presidenza della regione, quei “giovani” de «I Siciliani» hanno sentito forte la necessità di tornare a crederci. Così hanno fondato «Casablanca», un giornale che la smette di lagnarsi e autocommiserarsi per il fatto che «La Sicilia» di Ciancio e i vari tabloid dei poteri non danno spazio alla libera informazione. Si sono rimboccati le maniche e sono ripartiti.
Visto che a volte siamo troppo storditi dalle sirene mediatiche ci siamo permessi, da umile e insignificante Associazione Antimafia, di fare un comunicato in cui avvertiamo che stanno “uccidendo” «Casablanca».

Perché uccidere non significa solo eliminare fisicamente una persona, uccidere significa delegittimare, impedire l’apertura di un conto corrente postale, fare leggi ad hoc per permettere che un magistrato non si presenti ad un concorso, significa riabilitare i ladri del quartierino, significa ingenerare tanto e tale sdegno da far chiedere il prepensionamento di un magistrato che negli anni ha “solo” smascherato un’associazione “particolare” come la P2 o “solo” scoperto una vergogna italiana come tangentopoli.

“Sono morti anche perché noi non siamo stati abbastanza vivi”. Vi chiediamo di essere VIVI e di permettere ad una voce libera della SICILIA di continuare a vivere. Abbonatevi a «Casablanca», leggete le altre storie, le verità scomode, senza riverenze ai poteri di qualsiasi colore. Partecipate anche voi alle storie di «Casablanca» e, per una volta, potremo dire di essere arrivati in tempo.

Associazione Antimafia “Rita Atria”

Per sostenere «Casablanca»
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26 marzo 2007

Rahmatullah torturato, il governo italiano deve agire: appello della Presidente di Emergency

da EMERGENCY SIRACUSA
emergency.siracusa@libero.it
http://emergencysiracusa.dotcoma.org

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani.

Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto perchè lo stanno interrogando e torturando con i cavi elettrici.

Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.

Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.

Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l'immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che lo avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

Teresa Sarti Strada
Presidente di Emergency

25 marzo 2007

Sigonella e Xirumi: Arrivano "Le Iene"

Strani movimenti attorno alla base Nato di Sigonella. Puntuali arrivano "Le Iene"

Il servizio è andato in onda in TV.

Puoi rivederlo qui:



In data 27.02.07, anche a seguito di quanto emerso nella trasmissione televisiva le IENE, è stata deposita a firma dell’onorevole Massimo Ennio Fundarò - deputato dei Verdi alla Camera, interrogazione al Ministero della Difesa e al Ministero dell’Ambiente relativa alla variante al P.R.G deliberata dal Consiglio Comunale di Lentini.