10 maggio 2007

Sicilia: sessantesimo anniversario statuto specale, festa?

Tra un mese il parlamento siciliano celebrerà il sessantesimo anniversario dello Statuto

Come è noto è stata prevista una spesa di 5 milioni di euro per i festeggiamenti, una cifra superiore a quella che la Francia spese qualche anno fa per l'anniversario della rivoluzione del 1789. Non sarebbe facile trovare un solo storico disposto a negare l'importanza epocale di quell'evento che segnò l'inizio dell'epoca moderna; quanto alla nascita dello statuto speciale della Regione siciliana, dubitiamo che essa abbia comportato conseguenze storiche altrettanto decisive per le sorti del mondo, tali da giustificare una così generosa elargizione di denaro pubblico per la sua celebrazione.

Il punto è che saremmo felici di essere in prima fila a goderci gli spettacoli pirotecnici ma ci chiediamo: cosa c'è da festeggiare? A cosa è servita la specialità siciliana? Ha realizzato anche solo in parte minima gli obiettivi che si erano prefissi i suoi autori? E' stato un fattore di progresso, come sembra di capire visto il fervore celebrativo, o al contrario un limite oggettivo al progresso stesso?

Per rispondere a queste domande, abbiamo attivato questo sito con l'intento di offrire uno spazio di dibattito e di intervento concreto a quanti pensano che viviamo in una regione indebitamente speciale, dove speciale sta per arretrata a causa della distanza da quanto avviene in Italia ed in Europa: il paradosso è che la specialità siciliana, nata sessant'anni fa per arginare il separatismo, è diventata da tempo uno strumento di separazione dal resto del mondo. E questo avviene per una serie di ragioni spesso complesse che attengono a vari campi (giuridico, economico, sociale, culturale) perchè varie sono le ricadute che lo statuto speciale ha avuto e continua ad avere sulla vita della nostra regione. Siamo però convinti che tali ragioni valga la pena indagare senza preconcetti ed ospitando i punti di vista più diversi, per rendersi conto della realtà in cui viviamo e ricercare insieme delle possibili vie d'uscita.

http://www.statutosiciliano.it/
Firma l'appello pubblico >>>> CLICCA QUI

9 maggio 2007

Un pulmann di solidarietà: tutti a Roma con il Prefetto Sodano

LIBERA - Via Dalmazia 1 –
91100 TRAPANI -
Trapani, 9 maggio 2007





Citato per danni dal Presidente D’Alì, dopo la puntata di Anno Zero, “sarà” a Roma il 17 maggio. Non sarà certo una richiesta di risarcimento danni ad impedire al Prefetto Fulvio Sodano di raccontare perché è stato trasferito da Trapani. Anzi, il 17 di maggio, “riferirà” anche davanti al giudice civile di Roma che il Presidente della Provincia Senatore Antonio D’Alì, quello che lo ha citato in giudizio per diffamazione e vuole essere risarcito, è stato l’autore di quel trasferimento.

Già, perché il Prefetto la sua storia l’ha raccontata, per voce di sua moglie, durante la puntata di Anno zero dedicata a Trapani, andata in onda il 5 ottobre 2006. “Lascio il compito di accertare la verità a chi lo deve fare – ripete – ma io sono certo che il mio allontanamento da Trapani è stato voluto da D’Alì”. L’attuale Presidente della Provincia, all’epoca del trasferimento, era sottosegretario agli Interni con delega al personale del Governo Berlusconi.

Il Prefetto però a Roma “non arriverà” da solo. Con lui ci saranno tutte le persone che decideranno di salire sul pulmann che Libera Trapani sta organizzando per seguire anche in tribunale la “battaglia” di Sodano. Nonostante le difficoltà per la malattia l’ex Prefetto continua a chiedere che siano resi chiari e pubblici i motivi del suo trasferimento. Non solo. Si è costituito in giudizio chiedendo lui il risarcimento dei danni perché la sua malattia si è aggravata dopo quel trasferimento.

A Roma andiamo anche per difendere il nostro diritto all’informazione, tenuto conto che , il procedimento civile riguarda la RAI, nonchè i giornalisti Michele Santoro e Stefano Maria Bianchi, citati in giudizio dallo stesso Senatore D’Alì.
Chiediamo di esserci il 17 a Roma e di essere tanti. La storia dell’ingiustizia subita dall’ex Prefetto non è piaciuta a molti trapanesi. Qui le cose
funzionano così: rispetti le regole? Imponi che siano rispettate? Non subisci intimidazioni e non fai favori? Bene, come minimo ti trasferiscono ed è proprio quello che è successo al nostro Prefetto.

Più siamo, più sarà forte il nostro messaggio!! Potrebbe essere l’inizio di una nuova
primavera per la Provincia di Trapani, ma anche per tutto il nostro Paese. Per informazioni e prenotazioni contattare il Coordinamento di Libera Trapani

Per Libera
Margherita Asta
margheritaasta@virgilio.it

8 maggio 2007

NO DAL MOLIN: GLIELE ABBIAMO SUONATE

VICENZA - Volevano mettere in scena una città accondiscendente, che si piega alla volontà statunitense e accoglie con bandierine e sorrisi la nuova base militare al Dal Molin;
avevano preparato tutto con criterio: la banda militare sul palco, le autorità cittadine invitate a sedersi in prima fila, la claque del signor Cattaneo pronta a scattare sull'attenti e applaudire le performances di quella che hanno pomposamente definito "l'orchestra dell'amicizia"

E poi transenne, check point, metal detector e perquisizioni per far si che il pubblico fosse totalmente embedded, come piace a loro.

Ebbene, hanno fatto una figuraccia. Perché i vicentini non hanno accettato la provocazione e hanno disertato l'esibizione; perché l'enorme apparato di sicurezza
messo in piedi ha restituito l'immagine di una banda assediata, costretta ad esibirsi sotto la protezione di cordoni di polizia e transenne; perché i cittadini
contrari al Dal Molin hanno suonato un'altra musica con le proprie pentole, le proprie trombe, i propri tamburi e i propri fischietti. Quella musica che per mesi hanno fatto finta di non sentire, ma che ieri ha rovinato l'iniziativa
propagandistica con la quale comando statunitense ed amministrazione comunale speravano di rifarsi il look.

Il video dell'iniziativa:


L'"Orchestra dell'Altrocomune" ha riscosso l'ennesimo successo; un'esibizione serena, colorata, che ha evidenziato ancor di più il nervosismo degli organizzatori del concerto militare. Un nervosismo evidente quando dalla claque pro-base si sono levati insulti ed ingiurie contro i tanti cittadini che, ancora una volta,
hanno esposto le proprie bandiere per esprimere il proprio dissenso verso la costruzione di una nuova base di guerra.

Volevano fare un regalo alla città? Ebbene, hanno dimostrato ancora una volta la loro arroganza verso la cittadinanza. Perquisizioni e metal detector per poter
accedere ad un concerto: è questo il significato che coloro che vorrebbero imporci la nuova base danno al termine libertà. Ieri sera è stato impedito ai cittadini
vicentini di esprimere, con bandiere e magliette, la propria avversità al progetto statunitense.

Ma, ancora una volta, non ci sono riusciti. Non sono riusciti a costruire un falso palcoscenico con figuranti rigorosamente selezionati; non sono riusciti a costruire una falsa approvazione, un consenso che sanno bene di non avere. Ed il Sindaco, co-organizzatore dell'evento, non se l'è sentita di presentarsi a Piazzale della Vittoria: gli è chiaro, evidentemente, che ovunque vada sarà contestato.

Insomma, la protesta è stata un successo, il concerto della banda militare un fallimento; se ne facciano una ragione coloro che vorrebbero imporci la nuova base: la comunità vicentina non si è affatto arresa e continuerà a battersi per un futuro senza basi di guerra.


Presidio Permanente, Vicenza, 7 maggio 2007

6 maggio 2007

Segreto di Stato: a Genova ci fu un disegno repressivo, prima condanna per la Polizia al G8 del 2001

La censura da parte dei media è stata rigida ed assoluta: della sentenza di Genova non si doveva parlare. Infatti incredibilmente non ne ha scritto neanche il Manifesto e dovrebbe spiegare perché.

di Gennaro Carotenuto

Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001. Eppure la sentenza di Genova è un passaggio capitale per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai 6 anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione.

Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando “non violenza”, quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic!) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block.

Per il giudice Angela Latella invece la selvaggia repressione genovese –e la cortina di menzogne sollevata per coprirle- è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta ciò viene scritto in una sentenza. Non solo, è ben più grave quello che è scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono né iniziative isolate né eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale. Continua a leggere