23 giugno 2007

Nasce il movimento di Base “Notriv”

È bastato poco per fare credere all’Italia intera che il pericolo delle trivellazioni nel Val di Noto fosse finito. Circa dieci giorni prima della riapertura della cattedrale di Noto, un articolo-appello del famoso scrittore siciliano Camilleri, rilancia il problema della ricerca del petrolio in abito nazionale.Contemporaneamente il noto quotidiano La Repubblica riesce in pochi giorni a raccogliere più di 80 mila firme, consegnate, in seguito, al primo cittadino di Noto.

In occasione della Conferenza stampa che anticipa la riapertura della cattedrale, Totò Cuffaro, sorridente, annuncia che la Panther Oil ha deciso di rinunciare alle concessioni nei siti Unesco e nelle zone di interesse naturalistico-archeologico: abitato di Noto, zona Vendicari e Noto Antica. Il giorno seguente su tutti i giornali nazionali appaiono titoli del tipo “Camilleri salva il Val di Noto”. In realtà la “rinuncia” riguarda il 10 per cento delle concessioni, corrispondenti a zone in cui, anche prima, non sarebbero potuti intervenire.

E’ evidente come questa sia una manovra demagogica e fuorviante. Da questa vicenda, in cui politici, scrittori e giornalisti assumono apparentemente un ruolo di assoluti protagonisti e risolutori di un problema, che con grandi difficoltà è venuto a galla a livello nazionale, chi ne esce sconfitto e indebolito è sicuramente il comitato Notriv e le popolazioni locali.

Il primo, che dopo aver fatto troppo affidamento sulle istituzioni e sui loro rappresentanti si è visto venduto dai suoi stessi “alleati”. Le seconde, per essere state ancora una volta truffate dai soliti giochi di potere politici ed economici.

Il 18 Giugno 2007, in occasione della cerimonia di riapertura della Cattedrale di Noto, una parte del comitato ha dato vita ad un’ azione autonoma, contestando vivamente Cuffaro, presidente della Regione anche ai tempi del rilascio dei permessi di ricerca, Granata (ex assessore ai Beni culturali della Giunta Cuffaro e attuale vice-sindaco di Siracusa ) e Valvo (sindaco di Noto) ; quest’ultimi due, annunciando in conferenza stampa la “vittoria” ottenuta, hanno poi dichiarato superate le istanze del comitato No-triv , definendo "rompipalle" (Valvo), chi ha ancora il coraggio di dire le cose come in realtà stanno.

Siamo convinti che per contrastare i signori del petrolio servano la mobilitazione dal basso e il coinvolgimento sociale ; abbiamo così costituito un nuovo gruppo, aperto a tutti quelli che vogliono lottare con noi per questa causa e che non vogliono sentirsi presi in giro dai politici e dai media.

Blog: http://movnotriv.splinder.com/
email: movnotriv@libero.it

21 giugno 2007

I CENSURATI

Lezioni di giornalismo

di Claudio Fava
http://www.itacanews.it/

CATANIA - Scriveva ieri un quotidiano siciliano: "Naturalmente finirà con la censura ai giornalisti, perché quando il potere politico si chiude in difesa dei propri interessi, più o meno legittimi, a pagare sono sempre gli altri. E' facile prevedere che la prossima invocata legge (...) sarà talmente restrittiva che i giornali praticamente non potranno pubblicare nulla."

Poverini, vien voglia di dire: giornalisti imbavagliati, censurati, costretti a non scrivere dal "potere politico". Poi fai mente locale e t'accorgi che il grido di dolore arriva dal sig. Tony Zermo, cronista della "Sicilia", il giornale di Ciancio. Zermo imbavagliato? Costretto a non scrivere? Direbbe Totò: ma mi faccia il piacere! Anzi: si legga il suo giornale: le notizie che mancano non sono quelle che Zermo e colleghi sono stati costretti a tacere per colpa del potere politico ma quelle che hanno scelto di non scrivere.

Un esempio? Parte una lettera, di contenuti forti e con richieste precise, per il CSM. Si chiede che venga nominato al più presto il Procuratore della Repubblica di Catania (funzione vacante da mesi) e che soprattutto sia una scelta di assoluta qualità, all'altezza dello stato di necessità di una città dove le funzioni di vigilanza hanno perso la loro autonomia e le regole dell'illegalità hanno ormai pervaso ogni luogo del potere istituzionale ed economico. Cosa fa un giornale (non un giornale che si rispetti: semplicemente un giornale) di fronte ad una richiesta così esplicita e a una denunzia così dura che porta in calce centinaia di firme? Per prima cosa manda un suo cronista a capire cosa sta accadendo alla Procura della città, cosa blocca Palazzo dei Marescialli, a cosa si riferisce l'accusa di scarsa autonomia della magistratura locale. Insomma, fa quello che nell'abc del giornalismo si chiama "inchiesta". Non a tesi, di parte, faziosa: un'inchiesta e basta. Ascoltando tutti. Registrando ogni opinione. E riferendo ai catanesi. Com'è che la penna di Zermo su questi argomenti non inciampa mai? Imbavagliato? Censurato? Distratto? Che ne pensa il suo capocronaca De Cristofaro? E il vicedirettore Tempio? Perchè la giustizia di cui quel giornale parla è solo il repertorio dei processi e l'inaugurazione dell'anno giudiziario? Tutta colpa del potere politico che vi impedisce di scrivere?

Vabbè, ammettiamo che non abbiano avuto tempo per occuparsene. Avrebbero potuto decorosamente rimediare pubblicando per intero il comunicato, e magari indicando le firme che attribuiscono a quella denunzia un preciso carattere istituzionale. Per esempio quella dei parlamentari che l'hanno sottoscritta (tra gli altri, Claudio Fava): quale forza del male ha spuntato la penna del cronista di turno? Quale oscura censura di governo gli ha impedito di citare quel nome assieme agli altri? Imbavagliati? Caro Zermo, per cucirvi la bocca non vi serve una leggina del parlamento. Bastate voi. Da soli.

18 giugno 2007

Appello per una trasmissione sul G8, scriviamo ad ANNO ZERO

di Radio Namir

Prima di leggere quanto sotto riportato Vi invitiamo a scrivere una mail a Michele Santoro, ( annozero@rai.it) per chiedere che l'ultima programma della trasmissione sia dedicata ai fatti del G8. Nei processi della Diaz e di Bolzaneto, a fronte di una nuova testimonianza di un poliziotto, è emersa, dopo sei anni la verità.

Le forze dell'ordine fecero un massacro su ragazzi inermi. Non parliamo di un semplice poliziotto, ma del vice questore FOURNIER il primo a dire la verita' ora confermata anche dall'allora questore CANTERINI inviato successivamente fuori dall'italia.

Poi c'è il video di namir ... http://www.namir.it/irradio/giuliani.htm una cosuccia che poteva fare chiunque ma non e' stata mai fatta... abbiamo casualmente schiarito una immagine... e si vede chi spara a CARLO GIULIANI... nel programma della sinistra c'era da organizzare una commissione di inchiesta in merito - almeno per sapere realmente come sono andate le cose visto che il processo di CARLO GIULIANI non e' mai stato fatto ...ed archiviato rapidamente.IL VIDEO DI CHI SPARA ... che non E' PLACANICA - potete vederlo andando in namir che contiene anche l'intervista ad Haidi Giuliani realizzata da Cesare Piccitto.



17 giugno 2007

NON CHIAMATELA VITTORIA DEL VAL DI NOTO E DELLA SUA GENTE!Il VAL DI NOTO E’ IN PERICOLO OGGI PIU’ CHE MAI!

da www.notriv.it

Il Comitato NoTRiv ritiene un insulto e un’offesa vergognosa l’annuncio di Cuffaro, dallo stesso presentato come una vittoria del Governo Regionale, della rinuncia dalla Panther Eureka a trivellare nei siti Unisco della Sicilia Sud Orientale.

Rinunciare all’ 11% del territorio del Val di Noto (equivalente a 86 kmq su 746,37), percentuale che corrisponde ai territori dei centri abitati e delle zone cuscinetto imposte per regolamento dall’Unesco, nonché a zone sotto vincolo totale archeologico e ambientale, come l’area di Noto Antica e la Riserva Naturale di Vendicari, dove comunque mai e poi mai la Panther Eureka avrebbe potuto aprire pozzi gas petroliferi, PER POTER CONTINUARE INDISTURBATI A TRIVELLARE A LATO, appare l’ennesimo atto di violenza amministrativa e politica nei confronti di un intero territorio e della sua gente.

Annunciare questa “pseudo” rinuncia come una vittoria del Val di Noto, è una infamia che i media hanno l’obbligo morale e civile di smentire immediatamente e categoricamente: siamo di fronte ad una totale presa in giro e ad una trappola in cui il Comitato No-triv non cadrà!! Questo miserevole e indegno tentativo di Cuffaro e del Governo regionale, determinati oggi più che mai a difendere gli interessi delle compagnie petrolifere contro gli interessi del popolo siciliano, non sposta di un millimetro la nostra lotta e il nostro obiettivo:

L’ANNULLAMENTO TOTALE E IRREVOCABILE DI TUTTI I PERMESSI DI RICERCA CONCESSI NEL VAL DI NOTO E IN SICILIA!

LA NOSTRA E’ UNA BATTAGLIA PER SALVARE TUTTO IL TERRITORIO NELLA SUA INTEREZZA

NOI LOTTIAMO PER UN MODELLO DI SVILUPPO CHE SALVAGUARDI NON SOLO I MONUMENTI BAROCCHI MA ANCHE LA NATURA, IL PAESAGGIO, LE FALDE ACQUIFERE, L’INTERO HABITAT NATURALE, CULTURALE E SOCIALE CHE RAPPRESENTA IL NOSTRO UNICO GIACIMENTO SFRUTTABILE E LA NOSTRA UNICA RICCHEZZA!

NOI LOTTIAMO PER UN MODELLO DI SVILUPPO INCOMPATIBILE CON QUALSIASI PROGETTO DI RICERCA E COLTIVAZIONE DI IDROCARBURI FOSSILI E DI INDUSTRIALIZZAZIONE DEL TERRITORIO!

FACCIAMO APPELLO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA AFFINCHE’ INTERVENGA A TUTELARE I DIRITTI DEI CITTADINI DEL VAL DI NOTO E DELLA SICILIA TUTTA!


La mezza verità sulla Diaz non basta, e occulta la verità sul G8 di Genova

Sulla Diaz e il G8 sta emergendo una mezza verità fuorviante. Si ammettono le violenze, ma si cancellano le motivazioni che portarono all'irruzione nella scuola. Il vice questore Michelangelo Fournier l'ha chiamata "macelleria messicana", ma non c'era bisogno di attraversare l'Oceano

di Gennaro Carotenuto
http://www.gennarocarotenuto.it

Le immagini del termosifone della Diaz, mostrate dal TG di Sky, con quell'enorme macchia di sangue raggrumato, riportano indietro di sei anni. Riportano all'alba di quella domenica mattina del 2001, quando chi scrive è entrato alla Diaz dopo aver attraversato a piedi Genova deserta. Di quella visita due dettagli mi hanno poi perseguitato per mesi. In primo luogo quel termosifone, con quell'enorme macchia di sangue raggrumato. Ancora adesso faccio fatica a credere che la persona che ebbe la testa fracassata contro quel termosifone sia sopravvissuta. Il vicequestore Michelangelo Fournier racconta di una ragazza che perdeva sangue così copiosamente da pensare impossibile che sopravvivesse, racconta di quello che a lui sembrava materiale cerebrale. Racconta le stesse cose che ricordo io, e decine o centinaia di altre persone. Ma doveva dirlo lui, un vicequestore, perché bucasse, anche se solo per un istante, il muro di omertà elevato dai media e dalla classe politica tutta sui fatti di Genova.

Genova 2001 - I diritti negati - parte 1:



La verità di Fournier racconta i fatti, quelli che decine di testimoni avevano già raccontato senza essere creduti, ma non li spiega. La verità di Fournier può ancora collocare la Diaz nella categoria della frustrazione, della tensione sfogata, dello scoppio d'ira, della vendetta -che quando è compiuta dalle forze dell'ordine va ascritta alla categoria di rappresaglia- ma tutto sommato può essere archiviata come sbagliata, immotivata, irrazionale, estemporanea, casuale, non programmata, non avente alcun obbiettivo pratico. Davvero la violentissima irruzione alla Diaz, dove erano noto che fossero ospitati un centinaio di pacifici attivisti della comunicazione fu casuale?

LE PROVE DEL GSF La riapparizione di quel termosifone inondato di sangue dalla penombra della memoria è stata uno choc. Non lo fotografai, forse perché era così vivo da non essercene bisogno. In tutti questi anni non era in altro luogo che nella mia mente, ho perfino cercato di convincermi di averlo immaginato. Rivederlo per la prima volta in un TG è stato come un secchio di acqua gelata, come il pezzo di un puzzle che chiama un altro pezzo per completare il quadro.

Recupero un mio articolo, scritto all'epoca per il settimanale uruguayano Brecha, del quale ero inviato, dividendomi tra il G8 ufficiale e il Genoa Social Forum (GSF) che aveva il centro stampa proprio alla Diaz: "i locali, che fino a poche ore prima ospitavano il nostro lavoro, sono completamente distrutti. Il pavimento è un tappeto di macerie, sacchi a pelo, libri, quaderni, creme solari, assorbenti femminili, medicine, e sangue. Sangue da tutte le parti, sulle pareti, sul pavimento, tra i vestiti ammontonati, nelle scale, sui termosifoni. Siamo di fronte ad un luogo dove la democrazia è stata sospesa. [...] Ci descrivono la distruzione metodica dei computer, il sequestro dei dischi rigidi, ci raccontano la ricerca feroce di qualunque cosa che sembrasse una pellicola di foto o di video. Sono le prove che il GSF aveva promesso per testimoniare le violenze subite nei giorni anteriori".

E allora ricordo, ricordo perfettamente una parete della palestra dove più macerie erano accumulate, più vestiti, più oggetti personali insanguinati, ma soprattutto erano buttati lì decine e decine di rollini, oramai esposti alla luce e resi inservibili. Non posso più rimuovere. La violenza della Polizia che per sei anni è stata negata e adesso viene spiegata come irrazionale, dovuta all'esuberanza di pochi agenti particolarmente stressati, con catene di comando interrotte per salvare i veri responsabili, non lo fu affatto.

Ci fu la Diaz, perché c'era stata Genova. E dentro la Diaz c'erano decine di migliaia di foto, video e documenti sulle violenze dei due giorni anteriori che i presunti "terroristi" avevano interesse a diffondere e le forze dell'ordine, invece di sequestrare, distrussero perché non volevano fossero diffuse.

Alla Diaz alcuni poliziotti commisero le violenze sulle persone, 70 feriti e 92 arrestati, poi torturati a Bolzaneto. Ma ci furono soprattutto (e restano ancora totalmente nell’ombra) quelli che entrarono per distruggere le prove delle violenze del venerdì e del sabato. E' questo il vero motivo dell'irruzione alla Diaz nella notte tra sabato e domenica, altrimenti totalmente immotivata, o motivata con bugie dalle gambe corte.

Certo non tutti i poliziotti che infierirono su ragazze e ragazzi indifesi erano coscienti del perché erano lì. Ma un gruppo di loro, ben più addentro, aizzò e usò i colleghi per poter agire, distruggere metodicamente computer, esporre alla luce decine e decine di rollini, in nessun luogo concentrati come alla Diaz quella notte, già che il GSF, sbagliando, aveva chiesto che lì si concentrassero le prove delle violenze. Per quello l’assalto fu alla Diaz e non al Gaslini o alla Sciorba o in altri luoghi dove si concentravano militanti in qualche caso meno pacifici di quelli della Diaz. Fosse stato per vendetta, sarebbero andati a cercare i Disobbedienti, o i Black Block. Ma non interessavano.

A Genova successero molte cose. Un movimento forte, plurale e rigoglioso, si stava saldando e doveva essere messo in un angolo. Per farlo fu usato il terrore. La Diaz servì a distruggere le prove e ammettere quella violenza ma solo per farla passare come casuale ci allontana dalla verità.