26 giugno 2007

I consiglieri provinciali deplorano, il patrocinio della Provincia di Catania alla presentazione del libro "La Fiamma e la Celtica"

Dieci consiglieri provinciali di Catania deplorano con una presa di posizione ufficiale indirizzata al Presidente Raffaele Lombardo il patrocinio della Provincia di Catania al Convegno del 5 giugno di presentazione del libro “ La Fiamma e la Celtica”

Al Sig. Presidente della Provincia Reg.le
On. Raffaele Lombardo
E p.c. All’ Assessore alle Attività Culturali
Dott.ssa Serafina Perra

Oggetto: Convegno sul libro “La fiamma e la celtica” del 05 Giugno 2007, tenutosi nel plesso “Le Ciminiere”.

Sig. Presidente,

avendo apprezzato la scelta, a suo tempo fatta, da parte della Provincia, di intitolare un’aula prestigiosa dell’ Ente alla memoria del prof. Carmelo Salanitro, martire antifascista, nostro conterraneo, non riusciamo a spiegarci la decisione recente dell’ Amministrazione di finanziare un convegno su un libro che, lungi da rappresentare una discussione “sull’evoluzione della destra politica in Italia” (per come espresso nella delibera di giunta n.109 del 14/04/2007), sembra, invece, che, nella sostanza, faccia una cronistoria di avvenimenti, senza una benché minima autocritica su fatti, anche gravi, della nostra storia repubblicana (come ad esempio, il tentato golpe di Borghese)?

Spero che la nostra impressione sia dovuta ad un frettoloso esame del testo, e che magari, Lei, o l’assessore Perra (che “intendeva partecipare alla realizzazione del Convegno”, come da delibera citata), nell’elaborato, avrete trovato delle argomentazioni e degli spunti sul ripudio della dittatura, la tolleranza nei rapporti politici, l’esaltazione dei valori democratici, una dura contrapposizione ai fenomeni terroristici ed a suoi esponenti.

Ma come interpretare, invece, i seguenti brani?

“La nascita del MSI nel 1946, Ordine Nuovo, il golpe Borghese, Nar, Sambabilini e Terza Posizione: i fili neri della storia del neofascismo italiano si intersecano, si incrociano, si annodano o si sciolgono. Ma non si spezzano mai” (frontespizio interno alla copertina).

“Roma, il centro di Roma, nall’anno di grazia 2006, a 60 anni dalla fine del fascismo, in un periodo storico dominato dal pensiero debole e caratterizzato dalla morte delle ideologie, ha appena assistito ad una cerimonia fuori del tempo (Il funerale di un camerata)….Una cerimonia che ha visto fianco a fianco ministri (siamo al 30 marzo 2006!), parlamentari ed ex terroristi. E ha riunito giovani militanti di Alleanza Nazionale e ultrà dello stadio. Facendo abbracciare e piangere persone come Stefano Delle Chiaie,…Giano Accade e Gianni Alemanno,….; Tutto si intreccia e tutto si incrocia nel mondo neofascista. Passano gli anni, passano i decenni, ma alla fine i padri si ritrovano con i figli dei loro antichi camerati. In una sorta di rito ciclico e misterioso. E oggi sono tutti qui. Chiamati a raccolta da una persona… che per tanti di loro incarnava un’idea. L’idea di mantenere in vita il fascismo nonostante la fine del regime”. (Dal primo capitolo).

“…Sembra quasi che il neofascismo non voglia arrendersi alla storia. E che cerchi continui riferimenti a cui aggrapparsi per rimanere vivo, appropriandosi di gesti, stili e comportamenti che, dopo averlo allontanato dall’idea di partenza, lo riportano misteriosamente sulla strada originaria.

…In nessun Paese che ha conosciuto un proprio fascismo, c’è stato per 60 anni un fiorire di iniziative, attività e movimenti, un numero così elevato di uomini, intellettuali, autori, politici, militanti, persino terroristi, che si siano dichiarati fascisti….; chissà se quella mattina di marzo del 1919 un socialista massimalista in rotta con il suo vecchio mondo immaginava che avrebbe dato vita a una idea che dopo quasi 90 anni avrebbe continuato ad affascinare centinaia di migliaia di suoi connazionali” (Dalle conclusioni).

Signor Presidente, pertanto, nel condividere la posizione assunta dall’ ANPI di Catania, Le rassegniamo, con estrema franchezza, che non sono soltanto le 2.500 euro stanziate che debbono fare riflettere, ma è ancora più grave il fatto che la Provincia (Ente pubblico che rappresenta più di un milione di cittadini e che ha avuto tante vittime dalla dittatura nazifascista) abbia deciso di patrocinare, con il proprio logo inserito nei manifesti, una manifestazione su un libro che, nella sostanza, rappresenta il ricordo nostalgico di un regime che ha causato tanti drammi al nostro Paese.

Distinti saluti
I Consiglieri della Sinistra Unita: Bellomo Giuseppe, Caruso Giovanni, Furnari Giuseppe, Giancona Calogero
I Consiglieri DS: Pignataro Giuseppe, Roccuzzo Fabio, Germanà Giovanni , Garozzo Nunzio
I Consiglieri della Margherita: Calogero Ernesto, Rizzo Antonio

25 giugno 2007

G8 Genova, Lorenzo Guadagnucci: "Mi dispiace ma non ci sto"

La lettera aperta. Dopo l'annuncio della sostituzione del capo della polizia Gianni De Gennaro con Antonio Manganelli, riceviamo e pubblichiamo la reazione di una delle vittime del blitz alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, il giornalista Lorenzo Guadagnucci, tra i promotori del "Comitato Verità e Giustizia per Genova"

di Lorenzo Guadagnucci
- Comitato Verità e Giustizia per Genova -

Mi dispiace ma non ci sto. Non dite che la questione G8 sta arrivando a conclusione, perché non è così. Gianni De Gennaro esce di scena, ma le ferite di Genova sanguinano ancora, forse più di prima. Se qualcuno pensa che la nomina di Antonio Manganelli sia un punto di svolta definitivo, si sbaglia di grosso. L'avvicendamento al vertice della polizia, per come è stato gestito e per ciò che rappresenta, non ricompone affatto la frattura che si consumò nel luglio del 2001 fra forze di polizia e cittadinanza. Non sana la lesione che fu inferta all'ordinamento democratico, non riscatta le istituzioni, che si rivelarono incapaci di impedire la sospensione dello stato di diritto.

Potrei parlare di tutto il G8, di quanto accaduto nelle strade di Genova, in piazza Alimonda, nella caserma di Bolzaneto, ma voglio limitarmi alla notte della Diaz, il 21 luglio 2001, perché ero dentro la scuola e ne uscii (con altri 92) con le ossa rotte, oltre che in stato d'arresto. Quella notte mi sentii letteralmente un cittadino senza Costituzione. Gli agenti delle forze di polizia del mio paese mi pestavano a sangue senza alcun motivo e mi privavano della libertà senza nemmeno premurarsi di comunicarmene il motivo. Non c'era piu' legge, non c'erano garanzie. La Diaz era un buco nero senza democrazia.

Sono uscito da quella scuola con due obiettivi: recuperare fiducia nelle forze di polizia e nello stato democratico; ottenere giustizia in tribunale. Sotto quest'ultimo aspetto, che reputo il meno importante, è in corso un processo che dovrebbe chiudersi in primo grado entro il 2007, ma che difficilmente arriverà al terzo grado di giudizio prima che scatti la prescrizione. La lentezza della giustizia è un male italiano molto noto e questo caso non sfugge alla regola.

Ma è il primo obiettivo quello che più mi sta a cuore. Dopo i due giorni trascorsi in ospedale piantonato, e una volta recuperata piena serenità di giudizio, mi sono ripromesso di dare un contributo alla ricerca di una via d'uscita, sotto il profilo etico e politico, all'eclissi di democrazia che avevo sperimentato sulla mia pelle. Nel mio piccolo, ho scritto un libro su quanto accaduto alla Diaz, ho contribuito a fondare il Comitato Verità e Giustizia per Genova, ho partecipato a centinaia d'incontri e dibattiti in tutta Italia, ho cercato il dialogo con sindacalisti della polizia di Stato. Mi aspettavo, data l'enormità di quanto avevo vissuto, un forte moto d'indignazione fra la gente e fra gli uomini delle istituzioni. Credevo che i miei diritti di cittadino e le mie aspettative di riscatto morale sarebbero stati accolti e valorizzati. In questi sei anni, a parte il sostegno e l'affetto di migliaia di persone, ho raccolto invece ben poco, specie dalle istituzioni.

Da cittadino convinto che la Costituzione venga prima di tutto e che ogni funzionario debba esserle fedele, mi sarei aspettato nei giorni e nei mesi seguiti al G8 una serie di cose: una denuncia pubblica, da parte del potere politico, che abusi del genere sono intollerabili; un'ammissione di colpa da parte della polizia, con l'avvio di una rigorosa inchiesta interna e le dimissioni del massimo responsabile del corpo; la sospensione immediata dei dirigenti coinvolti nell'operazione; un messaggio di scuse alle vittime delle violenze; la massima collaborazione con la magistratura; l'avvio, da parte del parlamento, di una commissione d'inchiesta sull'intera gestione dell'ordine pubblico durante il G8. E' quanto avverrebbe in un paese autenticamente democratico, rispettoso delle leggi e della sua Costituzione.

In questi anni, è accaduto invece questo: la polizia ha mentito nel riferire la dinamica del blitz (la resistenza degli occupanti, le ferite pregresse); ha costruito prove false per giustificare gli arresti (le bombe molotov); non ha sospeso i responsabili dell'operazione, che sono anzi stati promossi; non ha chiesto scusa di alcunché; ha ostacolato l'azione della magistratura (gli elenchi incompleti degli agenti impegnati nel blitz, l'invio di foto inutilizzabili per i riconoscimenti, la scomparsa delle bombe molotov ricevute in custodia). Gli imputati, non paghi delle promozioni ricevute, hanno tenuto un comportamento processuale assolutamente inadeguato per funzionari dello Stato: hanno disertato tutte le udienze e solo due (Canterini e Fournier) su 29 hanno accettato di rispondere alle domande di pm e avvocati.

Il potere politico ha avallato questa condotta. All'epoca del centrodestra c'è stata una legittimazione piena, con le promozioni degli imputati, il rifiuto di una commissione d'inchiesta, la conferma del capo della polizia. All'epoca del centrosinistra la politica delle promozioni è proseguita e il capo della polizia viene sostituito "per fine naturale del mandato", proprio nei giorni in cui viene indagato per istigazione alla falsa testimonianza e a ridosso del clamore suscitato dalla deposizione di Michelangelo Fournier sulla "macelleria messicana".

Come si vede, ci vorrebbe ben altro che l'ambiguo avvicendamento deciso dal governo Prodi. Non siamo di fronte ad alcuna svolta. Il governo in carica non ha denunciato gli abusi commessi alla Diaz per quello che sono, una "macelleria italiana"; non ha revocato le promozioni (anzi ne ha concessa una); non ha chiesto scusa alle vittime; non ha istituito una commissione d'inchiesta; non ha rimosso De Gennaro in quanto oggettivo responsabile, come capo della polizia, di quanto accaduto a Genova e delle coperture successive; ha scelto la strada della continuità anziché avviare quell'operazione di pulizia e trasparenza che sarebbe necessaria per ripristinare un clima di fiducia fra cittadinanza e forze dell'ordine.

Sono passati sei anni e la sensazione d'essere un cittadino senza Costituzione è ancora intatta. Almeno, vi prego, non prendeteci in giro, e rispondete, se potete, a queste semplici domande: chi controlla davvero le forze di polizia? Chi garantisce la effettiva preminenza dei diritti costituzionali?

24 giugno 2007

Che fine hanno fatto i vagoni all'amianto?

ACA SICILIA
Via Landolina, 41
95131Catania

CATANIA: CHE FINE HANNO FATTO I VAGONI ALL'AMIANTO POSTEGGIATI IN ZONA ZIA LISA? QUANTE PERSONE E QUANTO TERRITORIO HANNO NEGLI ANNI CONTAMINATO? MENTRE LE AUTORITA' LOCALI CONTINUANO A PRENDERE POCO SUL SERIO TALE DENUNCIA

CATANIA - L'ACA SICILIA chiede, più che preoccupata, alle Autorità locali: dove sono andati a finire i numerosi vagoni all'amianto per anni posteggiati in un binario morto in zona Zia Lisa - Librino? Ed, inoltre, tali vagoni all'amianto hanno contaminato persone e territorio visto l'abbandono a se stessi e a cielo aperto? Secondo le Ferrovie spa, almeno per quello che abbiamo potuto sapere, adesso cioè da qualche settimana, (ovvero da quando un giornalista, Condorelli, di un piccolo giornale locale, denuncià tale gravissima situazione) tali vagoni sarebbero stati sistemati nel deposito di piazza Europa, significa in pieno centro abitato, per essere, almeno così dicono le Ferrovie, ricoperti da un isolante per poi essere definitivamente sistemati non si sa dove.

Eppure tali vagoni per anni abbandonati a se stessi e, presumibilmente, alterati dagli eventi climatici avrebbero, ma speriamo di no ovviamente, disperso parte del loro carico di morte che qualcuno, ovvero l’Autorità Sanitaria in primo luogo, dovrebbe verificare direttamente nel luogo oltre a fare un esteso screening alla popolazione della zona, cosa che non ci risulta fino ad oggi attuata. Il tutto, purtroppo, con il silenzio delle Autorità locali che non sembra abbiano preso sul serio tale denuncia.

Il Presidente
ACA SICILIA
Alfio Lisi