22 agosto 2007

"La Repubblica" a Catania non è ancora entrata in vigore

Proviamo a darci da fare: organizziamo uno sciopero dei lettori

da Casablanca
di Aristarco Scannabue

Oddìo: che succede alla Repubblica? Niente: semplicemente, a Catania non è in vigore. A Palermo c’è, a Messina c’è, ma a Catania in buona parte è proibita. Stiamo parlando della Repubblica intesa come quotidiano: a Catania arriva senza le pagine della cronaca regionale, che qui non viene venduta per non far concorrenza all’unico quotidiano locale, quello di Ciancio. La cosa, oltre che ridicola, sta diventando anche un po’ irritante. A questo punto, che ci resta da fare? Forse uno sciopero...

Ma perché non facciamo che ci si mette d’accordo, si decide una data, si fa un bel passaparola e per quel giorno nessuno di noi, ma proprio nessuno nessuno, va in edicola a comprare “La Repubblica”? Non sto mica dicendo di boicottare “La Sicilia”, che è un bene necessario per via dei necrologi e delle farmacie di turno. Dico solo di non comprare, per un giorno almeno, “La Repubblica”: che è un bene superfluo, surrogabile con molti altri quotidiani nazionali e, che tra l’altro, si può pure leggere su Internet. Non dovrebbe essere impossibile, in fondo. Tutto sta a mettersi d’accordo.

Il motivo? Beh, è talmente semplice – e ormai ci siamo talmente abituati – che non ci accorgiamo neanche più dello scandalo. Per chi se lo fosse scordato, “La Repubblica” ha un’edizione siciliana, che si scrive a Palermo ma si stampa a Catania. Quest’edizione tuttavia, a Catania e provincia – come anche a Ragusa e Siracusa – non viene mai distribuita. Ora, la cosa che mi dà più fastidio è che all’editore della “Repubblica” non costerebbe un centesimo distribuire da questa parte della Sicilia un giornale stampato a Catania. Anzi, forse, gli risparmierebbe la fatica di preparare delle copie epurate fatte apposta per noi. Non bisogna pensare che un’idea a prima vista bislacca come lo sciopero dei lettori nasca da chissà quale sofisticato ragionamento politico: il fatto è che io pago “La Repubblica” un euro, esattamente quanto un palermitano o un messinese. E non mi va proprio di farmi fregare il prezzo intero per un prodotto difettoso. Non voglio fare la figura del cretino, tutto qua.

E poi, vorrei che fosse chiaro: a me leggere “La Repubblica” piace pure. E infatti quel giorno probabilmente me l’andrò lo stesso a guardare su Internet. Ma proprio girando su Internet, non ricordo bene dove, ho letto una convincente spiegazione del perché, per l’editore del mio giornale, un lettore di Trapani, Agrigento, Caltanissetta o Enna dovrebbe valere più di me. Continua a leggere