7 settembre 2007

Videoclip: Manu Chao - Rainin' in Paradize -

RAININ'IN PARADISE - MANU CHAO - Piove In Paradiso

Welcome to paradise (2x)
Today it's raining (4x) (Welcome to paradise)
Today It's raining (Welcome to paradise) (4x)

In Zaire, Was no good place to be
Free world go crazy, it’s an atrocity

In Congo, Still no good place to be
They killed Mibali, it’s a calamity

Go Maasai go Maasai be mellow, Go Maasai
go Maasai be sharp (2x)

In Monrovia, this no good place to be
Weapon go crazy, it’s an atrocity

In Palestina, too much hypocricy
This world go crazy, it's no fatality

Go Maasai go Maasai be mellow, Go Maasai
go Maasai be sharp (2x)

Today it’s raining (4x), in paradise
Today it’s raining (4x)

In Baghdad, it's no democracy
That’s just because, it’s a US Country

In Fallujah, too much calamity
This world go crazy, it's no fatality

Go Maasai go Maasai be mellow, Go Maasai
go Maasai be sharp (2x)

Today it’s raining (4x)

In Jerusalem, in Monrovia, Guinea-Bissau,
today it's raining (3x)

Welcome to paradise, Come to the fairy lies
Welcome to paradise
Today it's raining (4x) fade out


Traduzione: Piove In Paradiso

Benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo

lo Zaire non è un buon posto dove stare
questo mondo sta impazzendo, è un'atrocità

nemmeno il Congo è un buon posto dove stare
lì mi uccidono, amico, è una calamità

và a Masai, và a Masai
sii generoso
và a Masai, và a Masai
sii intelligente
và a Masai, và a Masai
sii generoso
và a Masai, và a Masai
sii intelligente

la Monrovia non è un buon posto dove stare
le armi impazziscono, è un'atrocità

in Palestina c'è troppa ipocrisia
questo mondo impazzisce, non è una fatalità

và a Masai, và a Masai
sii generoso
và a Masai, và a Masai
sii intelligente

oggi sta piovendo in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo

a Bagdad non c'è democrazia
solo perchè è una nazione che
appartiene agli Stati Uniti

a Fallujah c'è troppa calamità
questo mondo impazzisce, non è una fatalità

và a Masai, và a Masai
sii generoso
và a Masai, và a Masai
sii intelligente

oggi sta piovendo (x4)

a Gerusalemme
in Monrovia
nella Guinea-Bissau
oggi sta piovendo (x3)

benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo
benvenuto in Paradiso
oggi sta piovendo

6 settembre 2007

Giornalismo imbavagliato: Lirio Abbate e gli altri

Video integrativo: http://www.youtube.com/watch?v=j2ban-iVjS4

di Bruna Iacopino
http://www.articolo21.info/index.php
Sbavagliare la Sicilia - Carta del 2.12.2006 -

Giornalisti imbavagliati, giornalisti sotto scorta, giornalisti cui viene negato il diritto più elementare, quello che li fa essere tali: la libertà di espressione. È di ieri l’ultima rivelazione riguardante Lirio Abbate, corrispondente Ansa e giornalista della Stampa da Palermo. La notte di sabato due loschi figuri hanno cercato di posizionare un ordigno esplosivo sotto la sua vettura. Gli uomini della scorta che lo seguono dal maggio di quest’anno hanno fortunatamente sventato la tragedia, i due però sono fuggiti facendo perdere le loro tracce: dopo le intimidazioni, si è passati ai fatti. Lirio è colpevole di aver condotto diverse inchieste svelando le connessioni tra mafia e potere, poi riportate abilmente nel libro “I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento” scritto in collaborazione con Peter Gomez. Lirio era presente al momento dell’arresto di Bernardo Provenzano, aveva ricostruito tutte le fasi del bliz, ha continuato a seguire in Sicilia tutti i maggiori processi di mafia, si è occupato di indagare i traffici illegali della criminalittà organizzata e ha relaizzato reportage sugli sbarchi di calndestini in Sicilia.

Un giornalistia coraggioso, non c’è che dire, un giornalista che, nel momento in cui denuncia la trasformazione di cosa nostra, che dopo aver abbandonato la doppietta ha scelto di indossare il doppiopetto, con la complicità silente e colpevole delle istituzioni e dei media, risulta scomodo, perché parla troppo. Anche ultimamente, Lirio era tornato a parlare a Cinisi, denunciando l’assurda pratica di nominare, all’interno delle pubbliche amministrazioni, indagati per mafia come a Palermo. Dopo un soggiorno di alcuni mesi a Roma, alla redazione centrale, il giornalista decide di fare ritorno in Sicilia e immediate tornano le minacce: il messaggio è chiaro, non vogliono che continui ad occuparsi di certi affari. Del resto è anche vero, come sottolinea lui stesso in un’intervista rilasciata a Repubblica, che un giornalista sotto scorta non può più fare il lavoro che faceva prima, allo stesso modo, nessuno sarà più disposto a “fornirgli informazioni”, dovrà attenersi alle fonti ufficiali…
Lo sconforto e la sensazione di impotenza si fanno sentire prepotenti in quello che dice, quando da parte della società civile e da parte di coloro che fanno il tuo stesso lavoro dentro la stessa città si continua a non voler vedere e non voler guardare: allora c’è il dramma dell’uomo isolato che ha messo a rischio se stesso e la propria famiglia, per cosa? (si chiede lui)

La stessa sorte è toccata a Dino Paternostro, che ha visto la sua macchina incendiata a gennaio dello scorso anno, anche lui impegnato in una seria azione di lotta e di denuncia contro la mafia, anche per lui c’era stata la necessità di una scorta.
E non bisogna dimenticare l’esempio di Roberto Saviano, che in seguito alla pubblicazione di Gomorra vive totalmente blindato, con la paura costante che la ritorsione possa colpire una persona cara.

Accanto a loro, c’è poi anche chi, in nome della libertà di informazione ha immolato la propria vita pagando a caro prezzo il coraggio*:

-Cosimo Cristina, collaboratore de "L'Ora"di Palermo, ucciso il 5 maggio 1960, inizialmente archiviato come suicidio: Cristina aveva ricostruito un delitto di mafia avvenuto a Termini Imerese.

- Mauro De Mauro, anch’egli collaboratore de L’Ora di Palermo, scomparso il 16 settembre 1970, aveva pubblicato un’interessante inchiesta sui rapporti tra mafia e gruppi eversivi. Il cadavere non venne mai ritrovato.

- Giovanni Spampinato, ucciso il 27 ottobre 1972, collaboratore de "L'Ora" e "L'Unità" impegnato ad indagare l'intreccio di affari, trame neofasciste e malavita nella città di Ragusa.

- Peppino Impastato, il cui corpo venne ritrovato il 9 maggio del 1978, aveva più volte denunciato la mafia di Cinisi attraverso la radio da lui fondata, Radio Out.

- Mario Francese, ucciso il 26 gennaio 1979, cronista giudiziario de "Il Giornale di Sicilia. Il primo a denunciare la pericolosità dei corleonesi di Totò Riina.

- Giuseppe Fava, assassinato il 5 gennaio 1984. Aveva fondato "I Siciliani", giornale che aggrediva i grandi gestori degli appalti di Catania, collusi con la mafia.

- Giancarlo Siani, ucciso il 25 settembre 1985 dai sicari della Camorra. Corrispondente de "Il Mattino" di Napoli aveva denunciato alcuni traffici di Torre Annunziata.

- Mauro Rostagno ucciso il 26 settembre 1988: attraverso un’emittenete privata nel trapanese aveva urtato la sensibilità di non pochi esponenti di cosa nostra.

- Beppe Alfano, ucciso l'8 gennaio 1993, corrispondente del quotidiano"La Sicilia". Aveva denunciato apertamente i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell'asse Messina– Palermo.

Parlare di Abbate, Saviano, Paternostro è un conforto, il messaggio di chi li ha preceduti è ancora vivo, e forse altri, un giorno, decideranno di seguirlo allo stesso modo. Noi, al momento, non possiamo far altro che esprimere solidarietà a questi colleghi perché degni rappresentanti di chi fa seriamente e con convinzione questo lavoro, impegnandoci nei nostri limiti, a non dimenticare...

*Si guardi: "Gli insabbiati. Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall'indifferenza"
di Luciano Mirone- Edito da Castelvecchi, Roma, 1999

Intimidazione giornalista Lirio Abbate. Dichiarazione di Rita Borsellino

Palermo, 5 settembre 2007. “Non è la prima volta che Cosa Nostra tenta di intimidire chi utilizza le parole. Da Fava a Francese, a Impastato, sappiamo che questo è accaduto quando si sono riaccese fasi acute di scontro con lo Stato. Oggi, invece, quest’intimidazione arriva dopo l’acuirsi delle scontro con gli imprenditori”. Lo dice Rita Borsellino esprimendo solidarietà al cronista dell’Ansa. Secondo Borsellino “quanto sta accadendo deve farci riflettere e indurre ad un’analisi profonda. Non c’è dubbio che Cosa Nostra ha deciso di abbandonare la strategia della sommersione e di aprire una nuova guerra ma stavolta più che contro lo Stato, contro chi nella società ha iniziato a dire ‘no’ al sistema mafioso e ai suoi interessi”.

4 settembre 2007

Claudio Fava: "A Catania sono tornati i comitati d'affare"

Sequestrati i parcheggi Europa e Lupo Sott'inchiesta il sindaco e D'Urso - di Alfio Sciacca - Dal Corriere della sera del 04/09/2007 -

Ok, per Scapagnini è la terza "chiamata" dei pm nel giro di un paio di anni - di Simone Spina Isola Possibile -

Il quinto cavaliere Affari e opere di Mario Ciancio - Casablanca di Sebastiano Gulisano -

L'inchiesta della magistratura conferma ciò che da anni continuiamo a ripetere: a Catania oggi governano i comitati d'affare. E non vi è scelta amministrativa o urbanistica che non sia piegata al profitto di pochi privati, a danno dell'intera collettività.

"Il gioco delle tre carte" (espressione dei magistrati) con cui il sindaco Scapagnini ha trasformato due parcheggi in altrettanti centri commerciali é solo la punta dell'iceberg. Dietro quei "simulacri di gare d'appalto" (sempre parole dei giudici) c'è l'obbedienza dell'amministrazione comunale di centrodestra agli interessi e ai capricci dei più forti gruppi imprenditoriali della città, quelli che fanno capo al costruttore Ennio Virlinzi e all'editore Mario Ciancio, assegnatari delle concessioni incriminate.

Ancora più grave è che su questa sordida speculazione pesi da mesi il silenzio imposto dal quotidiano di Ciancio, beneficiario dei favori della giunta Scapagnini ma anche padrone dell'informazione nella città. Ai catanesi oggi è negato il diritto di sapere e di giudicare: di questa emergenza democratica è bene che comincino a farsi carico tutti, senza facili deleghe alla magistratura.


L’iniziativa della magistratura catanese e il sequestro dei parcheggi di piazza Europa e piazza Lupo rendono giustizia alle diffuse proteste dei cittadini
- 5 settembre 2007

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Catania

L’iniziativa della magistratura catanese e il sequestro dei parcheggi di piazza Europa e piazza Lupo rendono giustizia alle diffuse proteste dei cittadini ed alla petizione dei comitati civici che contestano la decisione del sindaco di Catania on. Scapagnini. di realizzare 9 mega-parcheggi interrati nel centro della città. Già nello scorso mese di giugno i capigruppo di Rifondazione Comunista in parlamento, insieme alle altre forze della sinistra radicale, avevano chiesto a Prodi di non prorogare la nomina di Scapagnini a commissario delegato al traffico ed alla sicurezza sismica proprio per l’uso spregiudicato che egli aveva fatto dei poteri conferitigli in occasione dell’affidamento dei parcheggi interrati ,sovradimensionati ed in gran parte trasformati in centri commerciali, avvenuta in violazione di tutte le normative urbanistiche e commerciali in vigore.

A maggior ragione adesso si impone la nomina di un alto funzionario di provato prestigio che proceda alla revoca in autotutela degli appalti relativi ai parcheggi interrati ed ai numerosi centri commerciali annessi, e altresì provveda alla rendicontazione delle spese sostenute nei 5 anni di gestione dal commissario delegato al traffico ed alla sicurezza sismica. La drammatica situazione finanziaria in cui versano le casse comunali, l’aumento smisurato delle tasse (ICI, Tarsu ecc.), la incapacità di approvare ancora oggi il bilancio preventivo 2007 e le palesi irregolarità nella gestione della cosa pubblica, che adesso emergono anche dalla iniziativa della magistratura, impongono al sindaco Scapagnini ed alla sua giunta le immediate dimissioni perché la città possa finalmente voltare pagina e si possa ripristinare la piena legalità nelle procedure e nelle scelte amministrative.

Marcello Failla Francesco Manna

2 settembre 2007

Catania: Lo Stato è a fianco del Geom. Antonio Vecchio, Addiopizzo pure

Imprenditori e commercianti: denunciate gli estortori!

Ieri, 31 Agosto, si è verificata la quarta intimidazione nei confronti dell'azienda Cosedil di Catania. Finalmente un uomo, un imprenditore, che afferma a chiare lettere che non intende pagare il pizzo. Lo Stato, nella persona del prefetto e delle forze dell'ordine, si è immolato per garantire tutela, sicurezza e protezione all'imprenditore. Confindustria ha dichiarato di espellere dall'associazione di industriali chi paga il pizzo.

Non c'è mai stato un momento migliore affinchè i commercianti e gli imprenditori catanesi escano allo scoperto e denuncino i loro aguzzini. Perché svendere se stessi e la propria libertà, quando il diritto alla iniziativa economica è un diritto di tutti, senza che nessuno possa accampare prerogative di concessione? La libertà, la legalità non debbono essere parole vacue. Sono espressione di una civiltà sana che crede in un futuro migliore per le proprie generazioni, per i propri figli.

Il comitato Addiopizzo è a fianco del Geom. Vecchio.
Comitato Addiopizzo Catania
Via S.Euplio, 146
95024 Catania
Sito Web: http://www.addiopizzocatania.org
E-mail: comitato@addiopizzocatania.org