20 ottobre 2007

Il bavaglio a Internet

Allarme censura. Il Governo ad agosto vara un disegno di legge sull'editoria. Nel silenzio generale, esso è approvato formalmente dal Consiglio dei Ministri n. 69 del 12 ottobre 2007. La norma prevede l'iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione a tutti coloro che operano nel campo dell'informazione, sia editoriale e non, sia profit e non, sia professionale e non

di Antonio Giangrande
(Presidente "Associazione contro tutte le mafie")
da http://www.aprileonline.info/

In Italia è disatteso l'art. 21 della Costituzione. La censura del Potere, in modi subdoli, attacca questa fondamentale libertà. Non si possono denunciare pubblicamente illegalità, per non essere perseguiti per diffamazione, o per non perdere le provvidenze statali, o per non avere l'appoggio della propria parte politica.

Lo spauracchio della legge sulla Privacy incide sulla libertà di manifestare il proprio pensiero, perché è impedito ogni riferimento a dati e situazioni personali.

Ingiustamente "LE IENE" sono state condannate, per aver leso sua maestà "LA CASTA". Nessun nome di parlamentare drogato è stato fatto, ma l'avviso è "SUBISCI E TACI".
Il Governo ad agosto vara un disegno di legge sull'editoria. Nel silenzio generale, esso è approvato formalmente dal Consiglio dei Ministri n. 69 del 12 ottobre 2007.
La norma prevede l'iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione a tutti coloro che operano nel campo dell'informazione, sia editoriale e non, sia profit e non, sia professionale e non.

Si cerca di mettere un bavaglio, o comunque ostacolare la libera manifestazione del pensiero o del dissenso, che corre attraverso internet. Tutti i siti, compresi i blog saranno sottoposti a catalogazione. La Registrazione porta con sé burocrazia e procedure. La disciplina prevista dal disegno di legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria avrebbe per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.

La dicitura "EDITORIA" trae in inganno. Si palesa l'inghippo al momento della definizione di prodotto editoriale: "Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1).

Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale: "Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico".

Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell'articolo 2, il terzo comma, che recita: La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi. Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano "diffusi unitamente al prodotto editoriale principale".

Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l'intero articolo 5: "Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative".

Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai "prodotti" non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni. E imporre procedure burocratiche per l'apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l'internet Italiana".

A questo punto nasce spontanea una considerazione. Un governo e un parlamento dedito all'immobilismo, meglio che non faccia nulla, se nel fare compie danni.

Nota: Raccolte online, in 24h, oltre 20.000 firme numero riferito alla somma delle petizioni più diffuse nel web

APPROFONDIMENTI:

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092327&p=1

http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr.html#trackbacks

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092327&p=1

17 ottobre 2007

Liberare Catania, la sinistra contro il saccheggio della città

di Cesare Piccitto

"Vista una lunga serie di fatti, serve un atto politico forte, la commissione antimafia deve convocare Mario Ciancio". L’intervento è di Claudio Fava, durante l’assemblea pubblica svoltasi a Catania presso la facoltà di lettere e filosofia. Insieme associazioni, politici e il presidente della commissione antimafia Francesco Forgione.

Maria Giovanna Italia presidente dell’ARCI, ha fatto gli onori di casa, introducendo gli ospiti e facendo una quadro generale sulla gestione amministrativa di Catania. A seguire l’intervento di Claudio Fava, che ha toccato i nodi essenziali per risollevare le sorti della città. L’eurodeputato Individua, nell’azione della magistratura e nell’informazione data ai cittadini, i cardini principali per poter “liberare Catania”. Fava: "Le ultime risultati della magistratura sono importanti ma non aiutano realmente la città, bisogna operare, su diversi livelli per poterlo fare. Catania va liberata innanzitutto dai “comitati d’affare” in cui la mafia spesso è presente. Sono quelli che oggi possiedono, governano e saccheggiano la città. Per far ciò bisogna avere strumenti di analisi e di vigilanza".

La giustizia a Catania risulta debole, secondo l’euro deputato, perché tra l’altro da quasi un anno nessuno ricopre il posto di procuratore della repubblica del tribunale della città. Nel momento in cui si svolgono delle indagini così importanti tale mancanza diventa debolezza della giustizia.

Dal punto di vista economico, segnala, l’enorme numero di supermercati e ipermercati presenti nel territorio ben al di là di ogni limite stabilito dalle direttive regionali e nazionali. Sottolineando che il numero di centri commerciali presenti e previsti nel territorio cittadino in proporzione alla popolazione, non è paragonabile a nessun altra città del mondo.

Evidenziando le grandi speculazioni edilizie che coinvolgono i “comitati d’affare” a Catania, Fava disamina anche il grande conflitto d’interesse intercorrente tra le imprese coinvolte e il mondo dell’informazione. Spesso chi controlla tutta l’informazione a Catania è anche direttamente o indirettamente coinvolto in appalti “poco chiari”. Fava : “Mario Ciancio, che è il padrone dell’informazione a Catania, è anche il padrone di quei terreni che diventeranno un grande centro commerciale. Ciancio è anche il padrone per conto proprio, o con parti della propria famiglia o in società con la famiglia Virlinzi (altra nota famiglia imprenditoriale catanese), delle due SPA che gestiranno i due parcheggi recentemente sequestrati dalla magistratura”.

Continua Fava con l’elencazioni di altre e varie opere pubbliche, che sono contraddistinte da una notevole lentezza nella realizzazione, in un inutile e infruttuosa spesa del denaro pubblico e da una ancor più forte presenza di “mala politica” e “mala affare” spesso contigua a fenomeni di natura mafiosa, citando fonti giudiziarie.

Sull’informazione negata ai cittadini, citando diversi avvenimenti della storia catanese, Fava sottolinea come spesso certi episodi e certe inchieste della magistratura vengono letteralmente nascosti all’opinione pubblica o trattate in modo immeritatamente secondario. Prosegue con un esempio: "Guardate quello che è avvenuto sull’iniziativa in corso. Viene a Catania il presidente della commissione antimafia, ma siccome è accompagnato da certi parlamentari, sulle colonne del giornale locale il suo nome e questo appuntamento non ci sono. Al massimo c’è una cosa minuscola, generica… purché i nomi dei politici presenti non si facciano. In questa città il signor Mario Ciancio, che è parte integrante di questi comitati d’affare, attua una censura mafiosa e chirurgica nei miei confronti da molti anni. Forse perché io, come altri deputati, ci permettiamo ogni tanto di parlare dei suoi affari “poco chiari”.
Dopo l’analisi di Fava e l’intervento delle associazioni, tenta di dare delle risposte l’onorevole Francesco Forgiane.

Forgione: "La commissione antimafia può fare ma non può far tutto, se non c’è la collaborazioni di tutte le parti della società civile. Deve esserci l’unione della politica, delle associazioni, e soprattutto il coinvolgimento delle istituzioni come chiesa e scuola. Se non partecipano tutte le parti non ce la facciamo a sconfiggere la mafia e i suoi interessi".

La commissione antimafia, vuole provare a centralizzare la sua azione, sui patrimoni della mafia. ancora Forgione: "Come commissione vogliamo analizzare e colpire soprattutto i beni della mafia, aumentando le confische e il riutilizzo. Riprendere le tesi ed il percorso tracciato anni fa da Pio La Torre riportare tutta l’antimafia a quel tipo di lavoro e di vigilanza".

Sull’informazione Forgione sottolinea “l’arretramento” di tutti i media, molto spesso dovuta anche “all’adeguamento” dei giornalisti. Il sistema mediatico si adegua non producendo ne proponendo più il giornalismo d’inchiesta ma bensì trattando la mafia solo in termini di cronaca criminosa, il giornalismo d’inchiesta viene relegato alla storia. Trand, secondo forgione, che deve cambiare.

Conclude, sulla necessità di rivedere la legislazione sullo scioglimento delle amministrazioni per infiltrazione mafiosa: "Devono essere modificati i parametri, quando c’è uno scioglimento all’interno di un comune tutti i vertici di quella amministrazione devono essere azzerati, per poter bloccare tutti gli appalti anche quelli in corso d’opera".

In conclusione Forgione raccoglie simbolicamente tutte le denuncie pubbliche della serata fatte dai politici e dalle associazioni con la promessa, dopo averle riportate a Roma in commissione, di lottare per avere delle risposte e delle azione di risposta politiche precise per Catania. Vista l’affluenza e la partecipazione di tutti gli intervenuti e da parte dei relatori, emerge l’intenzione di ripetere a breve l’iniziativa allargandola ad altre istituzioni territoriali.

Ascolta audio da Radioradicale.it, intervento Claudio Fava

Giuseppe Fava (1983): "Bisogna colpire i patrimoni della mafia"

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15 ottobre 2007

Contro il Partito Democratico

Sta nascendo il Partito Democratico. PD. Prodi-D’Alema.

da http://www.danieleluttazzi.it/

L’ostetrico Fassino, liquidando una volta per tutte l’eredità comunista, lo ha definito “un partito che deve stare in sintonia con la società”. Ma il comunismo nacque come critica del modo di produzione capitalista: una critica di cui c’è oggi ancora bisogno, alla luce della nuova proletarizzazione ( precariato ) decisa ferocemente dal blocco industriale-politico-mediatico che governa il nostro Paese. ( E il mondo. ) Col partito democratico, sparisce la critica. Resta la gestione dell’esistente. Grazie a tutti. Avete fatto quel che potevate.

Come se non bastasse, nel pantheon del PD, Fassino ha inserito Craxi! Ripudiando Berlinguer! Già tre anni fa, nel libro “Per passione”, Fassino aveva condannato il “passatismo” di Berlinguer per esaltare la “modernità” di Craxi. Lessi quelle pagine ancora calde di stampa ai 5000 spettatori del mio monologo al Palamazda di Milano, Festa Provinciale dell’Unità. Ammutolirono. Ricordai che Berlinguer, col suo passatismo, pose per primo il problema dell’etica pubblica e della questione morale; mentre la modernità di Craxi aveva portato a tangentopoli, al pizzo sui singoli appalti e all’ultimo frutto avvelenato, Berlusconi. Cinque minuti di applausi. Al termine, nel silenzio, qualcuno urlò:-Ecco perché non ti vogliono in tv!- E io:-Mi sa che hai ragione.-

Ma c’è una logica nella follia. Chi scrive i discorsi di Fassino? Il suo amico Sebastiano Maffettone, filosofo socialista, già autore dei discorsi di Craxi. In pratica, quando i DS applaudono Fassino, da anni senza saperlo stanno applaudendo un discorso di Craxi.

Berlusconi ha commentato:-Se questo che descrive Fassino è il Partito Democratico, quasi quasi mi iscrivo anch’io.- Perchè no, in effetti? La cosa divertente è che ne sarebbe capacissimo.

Quella del partito democratico è una inevitabile stronzata. Inevitabile perché il blocco di potere industriale-politico-mediatico spinge in questa direzione ormai da anni dappertutto.

Stronzata perché manda in soffitta la lotta contro le disuguaglianze che è da sempre la vera artefice del progresso, nonchè l’eredità più nobile di una storia politica liquidata con una fretta commendevole.

Se non altro, si è fatta chiarezza. Da anni i DS si erano trasformati in un “partito di amministratori” ( definizione di Fassino ). E col placet dalemiano prima ai bombardamenti in Kosovo e poi alla guerra in Afghanistan era diventata prassi una realpolitik che di sinistra non aveva più nulla.

Chi sarà il capo del Partito Democratico? A questo punto potrà essere chiunque, incluso lo strangolatore di Boston.

*Immagine da http://www.edoardobaraldi.it/

14 ottobre 2007

Trani: Il Mucchio ritirato dall'edicole!

da http://www.ilmucchio.it/

Il Pretore di Trani ha ritirato le copie del mensile "Il Mucchio" dalle edicole per "oltraggio alla religione". L'accusa è di aver creato un fotomontaggio (Ratzinger che tiene tra le mani la testa mozzata di Veltroni) che sta a significare, oltre la sostanziale inutilità della Primarie del nascente Partito Democratico, il vincitore unico: sarà, infatti, sempre il Vaticano a tenere le fila della politica e della società italiana.

Strano che il Pretore non abbia avuto nulla da ridire su una copertina molto più forte di qualche mese fa che, a sostegno di un articolo sugli scandali pedofili della Chiesa di Roma, metteva in copertina un prete in un evidente stato di erezione sotto la tonaca. Ma lì, in effetti, c'era poco da arrabbiarsi visto che numerose sono ormai le notizie su presunti abusi sessuali da parte del clero.

Per la copertina in oggetto più che di "oltraggio alla religione" (perché in effetti il Vaticano fa solo il suo sporco lavoro di sempre, ovvero interferire nelle cose umane con la pretesa di un'autorità conferita da Dio) si potrebbe parlare di oltraggio a Veltroni e al nascente Partito Democratico, e in questo caso avremmo anche capito le ire del Pretore di Trani. A meno che questa non sia una strada obliqua per colpire un giornale che da sempre fa dell'indipendenza la sua bandiera.

Resta il fatto che questo episodio rappresenta un attacco alla libertà di stampa, proprio in un momento in cui la Finanziaria si appresta a dei tagli all'editoria cooperativa. Fino a prova contraria l'articolo 21 della Costituzione garantisce il diritto a "manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Evidentemente al Pretore di Trani (o chi per lui) questa cosa non va giù.

Chi sono i Black Block

«Sono giovani del tutto normali» I giovani d'oggi non sono più propensi alla violenza rispetto al passato, sostiene il sociologo Kurt Imhof. Gli atti di vandalismo sono dei riti di passaggio.

da http://www.swissinfo.ch/ita/index.html
Intervista di Corinne Buchser
(traduzione: Luigi Jorio)

I Black Block individuano i loro nemici nei gruppi di estrema destra e nell'Unione democratica di centro, il partito nazional conservatore che associano a schieramenti nazisti.

Dopo i disordini avvenuti il 6 ottobre a Berna a margine della manifestazione pacifica dell'Unione democratica di centro (UDC) - alla quale hanno partecipato alcune migliaia di persone - i Black Block sono nuovamente al centro delle discussioni.

Con Kurt Imhof, sociologo all'Università di Zurigo, tentiamo di capire chi sono questi giovani incappucciati che frantumano tutto ciò che incontrano sul loro cammino.


swissinfo: Questi manifestanti violenti seguono un'ideologia ben definita?

Kurt Imhof: La base ideologica è molto sottile. Si rifà ad una comprensione specifica della critica fondamentale che affonda le proprie radici nel marxismo, peraltro poco capito. Per i giovani si tratta di un sistema carico di significato: il vandalismo è l'espressione concreta delle loro convinzioni marxiste radicali. I giovani hanno la sensazione di compiere qualcosa di significativo. I giovani tra i 17 e i 25 anni sono particolarmente soggetti a valori di stampo religioso o politico. Un fenomeno vecchio quanto la modernità.

swissinfo: Chi sono questi giovani?

K.I.: Si tratta di un gruppo piuttosto eterogeneo, formato da apprendisti, liceali, studenti e da ragazzi della seconda generazione. Sono giovani del tutto normali, che a volte tornano a casa con un mazzo di fiori per la mamma. Conducono semplicemente una doppia esistenza, come fanno molte persone alla loro età.

swissinfo: Gli studenti non dovrebbero mostrare una maggiore conoscenza politica?

K.I.: In generale, la comprensione della politica è piuttosto limitata, anche tra quei giovani che si sentono molto politicizzati. Una situazione che trova origine anche nel peggioramento dell'insegnamento scolastico in materia di educazione civica e storia. Dalla seconda metà degli anni '90, i giovani manifestano una consapevolezza politica poco sviluppata. Si lasciano coinvolgere solamente da una politica radicalmente polarizzata, specialmente se questa è accompagnata da un pizzico di avventura, come possono essere gli atti vandalici.

swissinfo: Qual è l'influsso su questi giovani esercitato dall'UDC, un partito cha ha decisamente polarizzato la politica elvetica?

K.I.: L'estrema polarizzazione e l'inasprimento della campagna elettorale dell'UDC sul tema degli stranieri corrisponde esattamente all'immagine che questi giovani si fanno della Svizzera. Un'immagine secondo cui l'elite elvetica sta trasformando il paese in uno Stato xenofobo e repressivo. Agli occhi di questi giovani, il messaggio veicolato dall'UDC conferma che la Confederazione è una piazza finanziaria che spalanca le porte al denaro sporco e ai ricchi, ma le chiude in faccia ai rifugiati.

swissinfo: L'UDC raccoglie quindi ciò che ha seminato...

K.I.: Sì, ma non in termini negativi. I sostenitori dell'UDC sono ben desiderosi di raccogliere quello che hanno seminato. La reazione violenta alla manifestazione di Berna tornerà loro utile. Questi giovani sono molto prevedibili e quindi possono essere sfruttati a fini politici. Una manovra che ha funzionato alla perfezione: adesso tutti difendono la libertà di espressione dell'UDC e i democentristi sono ancora una volta al centro dell'attenzione.

swissinfo: L'UDC ha strumentalizzato gli estremisti di sinistra?

K.I.: "Strumentalizzare" è una parola forte. L'UDC aveva ciò nonostante considerato che la sua manifestazione avrebbe potuto suscitare una reazione vandalica. Era pure consapevole che l'attenzione mediatica sarebbe stata grande e che avrebbero potuto approfittarne in vista delle elezioni.

swissinfo: I disordini di Berna non sono forse stati anche l'espressione di una collera contro l'impotenza degli altri partiti di fronte alle campagne del ministro Christoph Blocher e dell'UDC?

K.I.: È evidente che questi giovani non prendono troppo sul serio gli altri partiti. I loro nemici sono l'UDC, uno schieramento politico che associano a gruooi nazisti, e i gruppi di estrema destra, peraltro presenti tra i partecipanti al corteo svoltosi nella capitale.

swissinfo: Si sente spesso dire che i giovani sono più violenti di una volta...

K.I.: Si sta esagerando, sebbene sia un'opinione comprensibile, in particolare quando la polizia viene attaccata. Oggi siamo di fronte ad una ritualizzazione marcata della violenza, sia da parte dei giovani di estrema destra che di estrema sinistra. Se però si considera la propensione alla violenza nel corso della storia, non si constata alcun deterioramento. Negli anni '30 si è assistito a intense ondate di violenza da parte dell'estrema destra. Nemmeno la gioventù del '68 e i movimenti giovanili degli anni '80 sono scesi nelle strade con intenzioni pacifiche...