2 novembre 2007

Zapruder ringrazia

L'intervista è quella fatta nel 1983 al giornalista Giuseppe FAVA , ucciso perchè denunciò con coraggio i rapporti fra politica-mafia-banche, a distanza di oltre 30 anni quelle parole sono ancora tristemente attuali.

Il video, postato su youtube 3 mesi fa, ha registrato una ippennata di visite e commenti. Segno che certi documenti e argomenti, interessano il pubblico.

Ringraziamenti "speciali" a youtube e beppegrillo.it che hanno permesso al documento una visibilità insperata.

Zapruder

1 novembre 2007

La legge 30 condannata anche dall’Onu

"Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego...". Da Precari News 26.10.07 La legge 30 condannata anche dall’Onu

di Letizia Tassinari
da http://www.girodivite.it/

L’Agenzia per il lavoro (Ilo) convoca l’Italia per discuterne: le forme di precarietà esistenti da noi sono contro la Convenzione 122 Vittorio Longhi

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di uno a 25.

Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti». Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International labour organisation, Ilo, agenzia delle Nazioni unite per i diritti del lavoro, che ha preso in esame il caso italiano.

È passata quasi inosservata la notizia che il nostro governo, tramite il ministro Damiano, è stato convocato in un’audizione speciale nel corso della 96° Conferenza internazionale del lavoro, a giugno a Ginevra, per discutere della situazione in Italia e degli effetti della legge 30, che ha suscitato non poche perplessità nella comunità internazionale. L’Ilo, lo ricordiamo, ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso», Decent work, contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale.

Dai verbali dell’audizione italiana, emerge con chiarezza «l’incompatibilità» delle riforme del governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122 sulle politiche del lavoro. La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».

Invece, secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro».

Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122.

In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso una concertazione che vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita, e non solo delle imprese. Inoltre, sono da affrontare con urgenza i problemi del lavoro irregolare, le persistenti disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione e, come indicato dal sindacato, la questione dell’età pensionabile, non risolvibile con scaloni più o meno alti, ma con forme migliori di flessibilità in entrata e in uscita.

Il governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto. Tuttavia, a parte un’effettiva ripresa del dialogo sociale, non sembra che il Protocollo sul welfare sia in linea con le osservazioni dell’Ilo riguardo alle modifiche radicali della legge 30, che poi coincidono con le posizioni iniziali del sindacato e della sinistra, tutta, ai tempi del governo Berlusconi. «Anche se le indicazioni non vanno nel dettaglio degli strumenti da adottare, con il Protocollo siamo ancora molto lontani dalle raccomandazioni che la Commissione di esperti ha dato», conferma Leopoldo Tartaglia del dipartimento internazionale Cgil e delegato del sindacato confederale alla Conferenza, coerente con i contenuti della piattaforma sindacale Cgil, Cisl e Uil di giugno.

È interessante notare che «i rappresentanti della Confindustria presenti a Ginevra non hanno fatto commenti sulla descrizione della situazione italiana - racconta Tartaglia -, anzi hanno detto di apprezzare le intenzioni del governo attuale di combattere il lavoro precario e irregolare».

All’audizione dell’Ilo non ha partecipato il ministro Damiano, seppure convocato formalmente, ma Lea Battistoni, che al ministero è direttore generale del mercato del Lavoro. Dopo avere premesso che il nuovo esecutivo è in carica da troppo poco tempo per mostrare già i risultati delle proprie politiche, Battistoni ha rassicurato la Commissione spiegando che le richieste dei sindacati erano state prese in considerazione e che non c’è motivo di preoccuparsi per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali da parte dell’Italia: «Questa discussione – ha detto – sembra appartenere al passato, a un altro governo».

Ma è di questi giorni una bella notizia, e arriva dalla Sicilia: Anche per gli Outbound ccnl da subordinati.

"Quante cose da imparare dalla Sicilia...e poi si dice che più si scende al Sud e più la situazione peggiora. E’ sufficiente confrontare quest’ultima notizia con la relativa situazione di Datacontact per rendersi conto del contrario!

Stabilizzazione per tutti i 600 lavoratori del call center “4U” servizi spa, che ha sede a Palermo in via Ugo La Malfa. L’accordo e’ stato siglato alla presenza di Cgil, Cisl e Uil, dei sindacati di categoria e dei rappresentanti dell’azienda. Presenti i rappresentanti nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Com Uil Alessandro Genovesi, Raffaella Di Rodi e Giorgio Serao, e le categorie del commercio Filcams, Fisascat e Uiltucs.

Il call center, che svolge attivita’ di teleselling in outsourcing e che occupa piu’ di 600 lavoratori, di cui 127 dipendenti da poco assunti a tempo indeterminato e altri 510 Lap, con l’ipotesi di accordo sottoscritta si impegna ad avviare un processo di trasformazione dei contratti di lavoro a progetto in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato in un arco di tempo che va dal primo quadrimestre del 2008 al secondo del 2009.

L’accordo prevede che a partire dal primo gennaio 2008 ogni quadrimestre verra’ assunto uno scaglione pari al 20 per cento dei lavoratori. Il secondo gruppo sara’ stabilizzato nel secondo quadrimestre 2008 e via cosi’ fino all’ultimo gruppo di lavoratori, che saranno assunti nel secondo quadrimestre del 2009.

“E’ un accordo importantissimo, perche’ segna un passo in avanti per il superamento della precarieta’ - dice Maurizio Cala’, segretario generale della Cgil di Palermo - il sindacato sta facendo di tutto per superare le condizioni di precarieta’ anche se il governo deve intervenire sulle leggi che regolano il mercato del lavoro con una riforma che abolisca le forme improprie di lavoro precario.

E’ necessario continuare sul fronte del riordino del settore dei call center, dove ci sono ancora troppe aree di ‘lavoro grigio’”. “Saranno stabilizzati tutti i lavoratori in blocco, al di la’ del fatto di essere inbound o outbound, secondo criteri oggettivi come l’anzianita’ di disoccupazione - aggiunge Vito Ciulla, della segreteria Cgil di Palermo - i Lap del call center provengono dalla categoria del commercio e saranno inquadrati nel settore delle telecomunicazioni”.

Per Rosario Faraone, segretario della Slc Cgil di Palermo, “l’accordo ha una forte rilevanza perche’ consente di avviare la stabilizzazione nel secondo call center per importanza della citta’ dopo quello Cos del gruppo Almaviva. Si tratta tra l’altro di un call center in crescita, che ha di recente acquisito una nuova commessa Wind”.



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Genova G8, Amnesty International: "La più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale"

Infiltrati e black bloc



Carlo Giuliani, dateci la verità!

Haidi Giuliani: "Ho forti dubbi che sia stato Placanica a sparare a Carlo"




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30 ottobre 2007

Genova, pene severe a senso unico

dal Blog - Noi della Diaz -
di Lorenzo Guadagnucci

I giornali titolano “225 anni di carcere per i 25 manifestanti”: è la pena richiesta dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani al processo per devastazione e saccheggio seguito al G8 di Genova del 2001. Canciani in aula ha parlato esplicitamente di “pene severe” da infliggere affinché non accada più niente di simile, sostenendo che altrettanto dovrà avvenire per il processo in corso contro 29 poliziotti accusati del “massacro alla Diaz” (anche queste parole di Canciani, che a leggere le notizie di agenzia non ha citato Bolzaneto). E’ in sostanza il classico concetto di sentenza esemplare.

Due domande. Una sentenza non dovrebbe prima di tutto essere giusta, cioè equa? Stiamo parlando della vita, concretissima e attuale, di 25 persone. I pm hanno chiesto praticamente il massimo della pena prevista, e stiamo parlando di pene severissime, dai 6 ai 16 anni, come avviene quando si tratta di stupri e omicidi. Sarebbe bene ricordare che gli imputati, se anche fossero colpevoli, non hanno colpito o danneggiato nessuna persona, solo cose inanimate. Non è un dettaglio.

La seconda domanda è veramente terra terra. Se danno dai sei ai sedici anni a chi ha rotto qualche vetrina e rovesciato qualche automobile (cose, per carità, che non vanno fatte), quanto dovrebbero dare a chi ha picchiato selvaggiamente, con un manganello usato a rovescia, delle persone inermi, poi arrestate e accusate di reati enormi sulla base di prove false? E’ la mia esperienza personale, e ho anche la sensazione di avere rischiato qualcosa: gli squarci che avevo sulle braccia, al punto che si vedeva l’osso, potevano colpire la testa, se non avessi avuto la prontezza e la forza di ripararmi… I picchiatori, in aggiunta, erano uomini in divisa, e questa è un’aggravante non da poco.

I pm Canepa e Canciani - gli stessi che m’interrogarono in ospedale, in stato d’arresto, quando anch’io ero accusato di essere un black bloc - parlano di sentenze esemplari da infliggere in tutti i processi scaturiti dal G8. Non sono d’accordo, ma se anche lo fossi, vorrei che si dicesse tutto, senza fingere equanimità: i poliziotti non rischiano quasi nulla. Non sono andati né andranno in galera, e la prescrizione, quasi certamente, salverà tutti.

Una volta di più, il “dopo Genova”, per la nostra democrazia, si rivela peggiore delle tragiche giornate del luglio 2001.

29 ottobre 2007

Palermo, crolla palazzina, i cittadini si mobilitano

da

http://www.abitarepalermo.blogspot.com/

Ieri mattina, nel quartiere popolare del Capo, è crollata una palazzina. Un ragazzo di 28 anni è morto. Dieci famiglie, residenti nella palazzina crollata e in quella limitrofa sono state sgomberate e alcune di loro hanno trovato alloggio in una palazzina nelle vicinanze di proprietà dell'ACLI che hanno accettato l'occupazione.

Si riporta di seguito il comunicato stilato dal Comitato

CROLLANO I PALAZZI DI PALERMO, MA NON QUELLI DEL POTERE

Il comitato cittadino per la giusizia sociale, in assemblea permanente a Palazzo delle Aquile ormai da 8 giorni, vuole esprimere un sincero sentimento di cordoglio alla famiglia Troia.
Siamo vicini al loro dolore considerato che anche tra le famiglie oggi "senza casa" diversi hanno abitato in aloggi fatiscenti, rischiando la propria vita qotidianamente.
La morte annunciata di Antonino è la conferma del disinteresse dell'amministrazione: mentre la città crolla sotto il peso di vecchie e nuove tragedie umane, nei palazzi del potere arrivano solo gli echi dei disperati mentre si apparecchia l'ennesimo banchetto sulla pelle dei bisognosi.

LETTERA DI SOLIDARIETA' DI ALEX ZANOTELLI




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28 ottobre 2007

Il commento di Salvatore Borsellino sul caso de Magistris

da http://www.antimafiaduemila.it/
di Salvatore Borsellino

La notizia dell'avocazione da parte della Procura Generale dell'inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris e' di quelle che lascia senza fiato. Solo un'altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d'animo. Era il 19 Luglio del 1992 ed avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell'attentato il cui scopo non era altro che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all'origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strada. Morto Paolo Borsellino l'ignobile patto avviato tra lo Stato Italiano e la criminalita' mafiosa aveva potuto seguire il suo corso ed oggi vediamo le conseguenze del degrado morale a cui questo scellerato patto ha portato. Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che, da soli, combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si e' sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.

Oggi non serve piu' neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli "intoccabili", perche' tutto continui a procedere come stabilito. Perche' questa casta ormai completamente avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se purtroppo colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che considera ormai di propria esclusiva proprieta' Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del governo, forse coinvolto negli stessi suoi luridi traffici, minacciando una crisi di governo, perche' tutta una classe politica faccia quadrato intorno al suo degno rappresentante e si esercitino in conseguenza chissa' quale tipo di pressioni sui vertici molli della magistratura per ottenere l'avocazione di un'indagine e quindi l'inoffensivita' di un giudice sensa neanche bisogno del tritolo come era stato necessario per Paolo Borsellino.Siamo giunti alla fine della Repubblica Italiana e dello Stato di Diritto.In un paese civile il ministro Mastella non avrebbe potuto chiedere il trasferimento del Dott. De Magistris titolare dell'inchiesta in cui e' indagato il suo stesso capo di governo e lo stesso ministro. Se la decisione del Procuratore Generale non verrà immediatamente annullata dal CSM, saremo di fronte alla fine dell'indipendenza della magistratura e in conseguenza dello stesso Stato di Diritto.

Il Presidente Giorgio Napolitano, nonostante sia stato più volte sollecitato, continua a tacere su queste nefandezze dimostrando che la retorica dello Stato e della figura istituzionale di garante della Costituzione Repubblicana non sono diventate, in questa disgraziata Italia, altro che vuote parole. Quaranta anni fa sono andato via dalla Sicilia perche' ritenevo impossibile di vivere la mia vita in un paese in cui la legalita' era solo una parola del vocabolario, ora non ritengo piu' che sia una vita degna di chiamarsi con questo nome e quindi una vita degna quella di vivere in un paese dove l'illegalita' e' diventata la legge dello Stato

Andando sulla url sottostante è possibile ascoltare la prima parte dell'intervista di radio Padania a Salvatore Borsellino.
http://lucania.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1660111


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Italia: Cosa sta accadendo ad alcuni blogger

Dal blog di Lameduck un ottimo post che informa su cosa sta accadendo ad alcuni blogger italiani. Più che una "notizia invisibile" può considerarsi una vera e propria inchiesta in chiave webjournalism sul mondo dei blogger italiani. Consiglio vivamente di leggerlo, perchè la libertà di esprimere il proprio pensiero riguarda tutti/e i cittadini non riguarda solo i blogger.

ART. 21 Della Costituzione italiana:
...Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...

Dal blog di Lameduck:

Vogliono chiuderci la bocca?

Sono rimasta profondamente turbata, questa settimana, da tre fatti, tre notizie che secondo me avrebbero dovuto farci riflettere molto più di quanto non abbiamo fatto finora.
Se ne è parlato si, ma troppo poco, nei circoli ristretti dei blog coinvolti e dei loro lettori aficionados, tra amici insomma, quando invece avrebbero dovuto scattare gli allarmi di coloro che ancora hanno a cuore la libertà, cioè potenzialmente di tutti. Continua a leggere