10 novembre 2007

Caltagirone: La sinistra ottiene riduzione prezzo del pane

Comunicato del coordinamento

CARO PANE GRAZIE ALLA NOSTRA DENUNCIA PRIMI SEGNALI POSITIVI

Il Coordinamento per la Sinistra Unita di Caltagirone, formato da Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e Comunisti Italiani, esprime soddisfazione per la riduzione del prezzo del pane di 10/20 centesimi annunciato a seguito dell’ultimo incontro tra i panificatori e l’Amministrazione Comunale.

Aumento che da noi per primi era stato denunciato ritenendolo ingiustificato, figlio di un cartello in barba alle regole della concorrenza, e evidentemente sproporzionato rispetto al reale aumento del prezzo della materia prima. Costatiamo positivamente che l’intervento dell’Amministrazione, da noi sollecitato, si è rivelato proficuo.

Nella speranza che il tavolo tecnico costituito dall’Ass. Foti porti ad una definitiva soluzione del problema le nostre forze politiche continueranno a monitorare la situazione contro l’inarrestabile aumento dei prezzi e per la difesa del potere d’acquisto dei salari.

Il Coordinamento per
la Sinistra Unita di Caltagirone

9 novembre 2007

Bregantini, uno strano trasferimento

La decisione di spostare il vescovo di Locri, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, alla diocesi di Campobasso non è una buona notizia né per la Chiesa calabrese né per i cittadini. Quali possono essere le motivazioni?

di Nuccio Iovene
da http://www.aprileonline.info/

Il trasferimento di Monsignor Bregantini dalla diocesi di Locri a quella di Campobasso non è una buona notizia né per la Chiesa calabrese né per i cittadini calabresi.

Vescovo in un territorio di frontiera, dal 1994 Bregantini è riuscito a diventare concreto punto di riferimento non solo per il popolo dei fedeli. La sua è stata la testimonianza forte di una Chiesa vicina al territorio ed ai suoi bisogni, ma netta nelle scelte di campo contro la mafia e la sua cultura pervasiva, così come contro i ritardi e le ingiustizie di cui la Calabria ha storicamente sofferto. Leggi tutto

8 novembre 2007

Manifestazione per Aldo, organizza il "Comitato verità per Aldo Bianzino"

da http://sbenedetto.net/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

Manifestazione per Aldo a Perugia il 10 novembre.

E’ morto tra le mura di un carcere, dov’era finito perché possedeva due piantine di marijuana per uso personale. È questa la sorte toccata ad Aldo Bianzino, morto in una cella del carcere di Capanne, a Perugia, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre scorsi. Nessuna traccia apparente di violenza sul suo corpo, ma «lesioni compatibili con l’omicidio» dice l’autopsia, che rivela quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte.

I segni di un pestaggio.

La Comunità di San Benedetto al Porto di Genova aderisce e sarà presente all'iniziativa.

Segnaliamo UN CONTO CORRENTE PER LA FAMIGLIA DI ALDO. Un'iniziativa di alcuni amici di famiglia e dei radicali umbri dell’associazione antiproibizionista che fa capo a Tommaso Ciacca.
Hanno provveduto ad attivare un conto Banco posta (cc n.27113620) su cui è possibile sottoscrivere donazioni per Roberta Radici e il figlioletto Rudra rimasti senza il sostegno del compagno e del padre.

I FATTI

Aldo Branzino, un falegname che non fa politica, 44 anni, viene trovato morto domenica 14 ottobre, nella sua cella di isolamento all’interno del carcere di Capanne a Perugia;
- Aldo viene arrestato venerdì 12 ottobre a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove deve restare in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando incontrerà il giudice titolare dell’inchiesta;
- sabato 13 ottobre alle ore 14 il legale d’ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute;
- domenica 14 ottobre, al mattino, la famiglia viene informata che Aldo è morto;
- subito viene diffusa la notizia (vi è un primo referto medico redatto dal personale del carcere?) che Aldo sarebbe morto per malattie cardiache e non presenterebbe segni esterni di violenza;
- conoscendo Aldo come persona sana, la famiglia non ci crede e chiede l’autopsia;
- l’autopsia viene affidata al dott. Lalli, un medico legale noto per essere eticamente irreprensibile e dal cui esame risulta che Aldo è morto per cause non accidentali e che il suo cadavere presenta chiari segni di lesioni traumatiche: 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate.
- il giudice Petrazzini (lo stesso che aveva condotto l’inchiesta sulla coltivazione e detenzione di canapa indiana) apre formalmente una indagine per omicidio volontario.

Per approfondimenti:

http://veritaperaldo.noblogs.org

Articoli di stampa sulla vicenda di Aldo Bianzino

Così il carcere ha ucciso mio marito

Ucciso in carcere dal proibizionismo


Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

7 novembre 2007

L'ultima intervista a Enzo Biagi

Tg1 ore 8, 6 novembre 2007. Grazie mille a piero79 per la segnalazione.




Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

No dal Molin: Iniziati i blocchi

da http://www.nodalmolin.eu/
Vicenza

INIZIATI BLOCCHI AL DAL MOLIN
Appello alla mobilitazione

Nella serata di martedì sono iniziati i blocchi dell’aeroporto Dal Molin all’interno del quale, da alcune settimane, sono iniziate le bonifiche belliche propedeutiche alla realizzazione della nuova base Usa.

Centinaia di persone partite dal Presidio Permanente hanno allestito due blocchi, uno all’ingresso militare e l’altro a quello civile, con l’obiettivo di impedire l’ingresso a coloro che devono realizzare la bonifica.

Il blocco dei lavori per la realizzazione della nuova base Usa è iniziato. Abbiamo acceso i fuochi e stiamo trascorrendo la prima notte all’aperto, con coperte e sacchi a pelo. Siamo determinati a dimostrare la volontà di tanti vicentini ad impedire la realizzazione della nuova base di guerra.

In questi mesi il sostegno di tante donne e tanti uomini da tutta Italia è stato per noi fondamentale: sapere che intorno a noi c’è una grande rete di solidarietà ci ha dato forza e determinazione. Ora vi chiediamo ancora una volta di mobilitarvi, costruendo iniziative nei vostri territori, presidi davanti alle prefetture e alle basi militari.

Il futuro è nelle nostre mani!

Vi terremo informati sull’andamento dei blocchi.

Presidio Permanente, Vicenza 7 novembre 2007

Presidio Permanente contro
la costruzione della nuova base Usa a Vicenza
Via Ponte Marchese Vicenza
comunicazione@nodalmolin.it

BASE USA VICENZA, BLOCCHI AL DAL MOLIN.
Tentato omicidio contro manifestante Leggi tutto

6 novembre 2007

Salvatore Borsellino: << Sosteniamo "Casablanca"!>>

Milano, 4 Novembre 2007
da http://www.antimafiaduemila.com/index.php

Appello del 19 ottobre 2007 Aiutiamo Casablanca

Ho ricevuto in questi giorni diversi mail e sms di giovani sinceramente disperati perche' Casablanca, un giornale che e' la continuazione ideale dei "Siciliani" di Pippo Fava, un giornale che faticosamente combatte a Catania contro l'indifferenza dei tanti e contro l'impero dei Ciancio, un giornale che combatte in trincea e non come noi dalle retrovie, sta per essere ucciso.

Ve ne riporto solo alcuni.
Il primo e' un sms di una amica, appartenente a un gruppo di uomini, donne e ragazzi che non si arrenderanno mai, che ho avuto la fortuna di incontrare sulla rete nella mia incesssante ricerca di persone che vogliano combattere al mio fianco la mia ultima battaglia e che, dopo di me, possano continuare a combatterla.

Mi scrive :
"Amico, sono abbattuta stasera. Casablanca e' in agonia. Se chiude… Pippo Fava viene ucciso di nuovo. Mi sento impotente, cosa posso fare?
Dammi un consiglio perche' ho solo voglia di piangere…"

Voglio molto bene a questa amica dal volto sconosciuto perche' so che lottera' con me sino all'ultimo, e a questo nome e' ispirato il suo gruppo, e perche' spesso fa iniziare la mia giornata con un sms pieno di colori e di speranza, ma ho rimproverato anche lei perche' anche a lei ho gridato che non e' tempo di lacrime, e' tempo solo di lotta, le lacrime dovremo conservarcele, e saranno di gioia non di disperazione, per quando andremo da Paolo a dirgli che a tutti i morti e gli oppressi dalla mafia e dalla illegalita' avremo reso giustizia.

La seconda e' una email di cui riporto solo alcuni passi :
"… Graziella mi dice che casablanca è in edicola, e non lo compra neanche chi in teoria dovrebbe fare antimafia, non lo compra nessuno delle associazioni antimafia, non lo comprano i vecchi compagni di partito, non lo comprano nemmeno gli amici e 3000 euro al mese d'affitto e di spese continuano a uscire… aiutatemi a trovare un pubblicitario, perchè se muore casablanca, è come aver lasciato morire Graziella, indebitatasi PER NOI, perchè casablanca non produce utili di alcun genere, ….cercasi qualcuno che vende spazi pubblicitari, con massima urgenza … chiunque ascolti, risponda all'appello disperato,… ne va della vita dell'antimafia vera, se vogliamo produrre sul serio, serve una mano, per favore, aiutateci ……"

La terza mi parla di Graziella Rapisarda, che insieme a Riccardo Orioles faceva parte della redazione dei "Siciliani" e che ora combatte insieme a lui una disperata battaglia perche' Casbalanca possa continuare a vivere, e dice tra l'altro :
"… ha aperto un mutuo sulla sua casa per pagare le spese di affitto, della redazione, le bollete della luce, ma adesso non ce la fa piu' a pagare le rate e la sua casa rischia di essere venduta all'asta. ……"

Ora dobbiamo decidere, se anche noi mescolarci ai tanti che fanno antimafia solo a parole, a quelli che aspettano che ci siano altri, giudici, magistati, poliziotti, giornalisti costretti anche per colpa nostra a diventare degli eroi, o se vogliamo fare anche noi quel poco che ciascuno di noi puo' fare per combattere insieme a loro.
Ci sono tante altre cose che possiamo e che dovremo fare, ci sarenno tante battaglie piu' dure e piu' difficili da combattere e questa che adesso vi chiedo e' solo una delle piu' semplici.
Corriamo tutti ad aiutare chi sta per cadere, andiamo a fargli scudo con il nostro corpo.
Non materialmente, le vere guerre non si combattono piu' cosi', e neanche facendo un obolo, una donazione di cui poi ci dimenticheremmo, perche' allora non avremo davvero fatto quello che potevamo e dovevamo fare.

No, quello che possiamo e che dobbiamo fare e' leggere quello che questi combattenti in trincea scrivono e, con grande fatica, riescono a pubblicare, impegniamoci.
E' dovere di ciascuno di noi comprare leggere e far leggere agli altri questo giornale, permettere che queste persone persono possano continuare a lottare anche per noi e insieme a noi..
Io non sono certo ricco, vivo del mio lavoro, continuo a lavorare anche se potrei gia' andare in pensione, e posseggo solo la casa in cui abito, ma siccome so di stare meglio di tanti altri che con il loro stipendio non arrivano alla fine del mese, non staro' certo a pensare a cosa dovro' rinunziare per fare la mia parte.
Pensero' invece a cosa dovrei rinunziare se non la facessi, alla mia liberta'.
Io comincero' quindi per primo, perche' e' mio dovere farlo anche per il nome che porto, a versare sul conto che vi indico in fondo 1500 euro per trenta abbonamenti come sostenitore di Casablanca.

A ciascuno di voi chiedo di fare un semplice abbonamento per voi stessi, sono solo 30 euro, e di non pensare se per questo dovrete rinunziare ad un cinema o ad una pizza, avrete pero' anche voi acquistato uno spicchio di liberta'.
So che ci sono anche alcuni di voi per i quali anche questo sacrificio potrebbe essere troppo, che non riescono nemmeno una volta al mese ad andare a mangiare una pizza o ad andare a cinema, scrivetemelo e vi mandero' una delle copie di Casablanca che mi arriveranno con il mio abbonamento e se non basteranno cerchero' di farne degli altri, ma Casablanca non deve, non puo' morire.
Pippo Fava non puo', non deve, essere ucciso ancora.

Ci sono due modalita' per sostenere «Casablanca», per fare il vostro dovere, la prima e' tramite un bonifico bancario alle coordinate indicate di seguito
Abbonamento ordinario 30,00
Abbonamento Sostenitore 50,00
Bonifico Bancario
Graziella Rapisarda
Banca Popolare Italiana Catania
Cc: 183088 ABI: 5164 CAB: 16903 CIN: M
La seconda, tramite carta di credito, e' quella attraverso il sito di seguito indicato
http://www.ritaatria.it/Donazione_Casablanca.aspx

Ancora un grazie a tutti voi per non avermi
lasciato da solo in questa lotta per la giustizia.
Salvatore Borsellino



Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Enzo Biagi (1920 - 2007)

In occasioni come queste ogni parola rischia di diventare retorica. Il miglior modo di ricordare e apprezzare un grande giornalista è ascoltare, guardare e leggere le sue parole. I filmati, qui di seguito, sono parte del giornalismo di Enzo Biagi. Giornalismo che è diventato, già da tempo, parte intengrante della storia contemporanea d'Italia.

Video:

Enzo Biagi intervista Daniele Luttazzi - 30/04/07 -

Le iene - enzo biagi

Il ritorno di Enzo Biagi su Rai 3

Blob: Enzo Biagi-lettera a Berlusconi

Enzo Biagi: la parcondicio

Berlusconi - Enzo Biagi - E' l'ora del dilettante

Benigni commenta la "discesa in campo" del Berlusca da Biagi

Giovanni Falcone - Documentario

Pasolini - I Medium di Massa

Biagi intervista Giuseppe Fava


Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

5 novembre 2007

Diplomazia e Denaro dei nuovi Boss

di Lirio Abbate
da http://www.articolo21.info/index.php

Troppe volte, anzi spesso, si è delegato solo alla magistratura il compito di “gestire”, perché ne ha il potere, la legalità. Ma non solo quello, si è delegato ai giudici il compito di indicare se una persona è “pulita” oppure se è onesta. Ma quando vivi in Sicilia non occorre attendere una sentenza per sapere chi è colluso o mafioso, perché è la vita di ogni giorno che te lo indica. Ma ciò non basta per la giustizia. Potrebbe bastare per selezionare le classi dirigenti o quelle politiche. Nelle aule di tribunale ci vogliono le prove per condannare. Si parla di legalitarismo in caso di persone o gruppi che fanno della legalità il proprio principio-guida.

E così si è andati avanti prendendo spunto dalle sentenze o dai provvedimenti di archiviazione per indicare se si è puliti moralmente. Ma ciò non basta. Spesso accade che quello che è socialmente rilevante per l’informazione e per la società, non è penalmente rilevante per i giudici. Da qui le assoluzioni. Squallidi episodi o fatti documentalmente provabili che riguardano amministratori pubblici o politici da far venire il mal di pancia, spesso non rientrano fra le “notizie di reato”. Per processare una persona ci vogliono prove, se si tratta di un politico ci vogliono una montagna di prove.

Questo concetto lo spiegava benissimo nel 1999 il procuratore Paolo Borsellino, video: http://www.youtube.com/watch?v=lM2IDXOn07o

«Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse solo del problema della mafia [...]. E c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!».

Ma la politica, oggi più di prima, rivendica il suo primato. I partiti, in emorragia costante d’iscritti, non tollerano “intrusioni” da parte dei giudici o dei media. Ma i politici moralmente scorretti, perché magari vanno a pranzo o a cena con i mafiosi, o si incontrano nei retrobottega dei negozi per concordare affari finanziati con soldi pubblici, o in salette riservate di un hotel in cui si abbracciano e si baciano per poi discutere di commesse da affidare a imprese amiche o a posti di lavoro da assegnare ai “picciotti”, non si creano problemi: le segreterie dei partiti continuano a candidarli, anche se indagati, e la gente a votarli. Nessuno guarda il lato etico della vicenda, ma solo quello del profitto che arriva da ambienti illegali.

L’11 aprile 2006 è stato arrestato nelle campagne di Corleone Bernardo Provenzano. Sono convinto che questa lunghissima latitanza sia stata resa possibile dalla vasta, intricata, resistente ma invisibile rete di protezione che si era creata attorno a lui. Una rete composta in buona parte da persone insospettabili, politici, imprenditori, professionisti. E siccome durante questi 43 anni tanti di coloro che aiutarono all’inizio la latitanza del padrino corleonese devono essere morti di vecchiaia, ne consegue che la protezione del boss è stata lasciata in eredità a figli, nipoti, parenti, amici, soci. Voglio dire che due generazioni di insospettabili sono stati Complici diretti o indiretti di Provenzano. È questa la vastità del male, anzi, di una parte del male. E non credo d’azzardare troppo dicendo che oltre a essere insospettabili alcuni dei protettori forse erano (e sono) anche difficilmente “toccabili”. E fino a che questa gente resterà a piede libero corriamo il rischio di tornare a sporcarci.

E poi vorrei che tutti ci ricordassimo che la mafia, da tempo, non è solo (o forse non è più) Provenzano. Perché contrariamente al detto comune «morto un papa se ne fa un altro», nella mafia, appena il papa s’ammala, se ne fa subito un altro.

Già, i complici. Cosa Nostra senza la politica, senza le coperture istituzionali, senza il controllo ferreo del voto e delle gare di appalto, è solo un’arcaica banda di assassini ed estorsori destinata a essere cancellata dal tempo e dalla storia. Ma la mafia è mafia perché ha i contatti con la politica.

Qui sta la grande vittoria di Provenzano: essere riuscito, con la complicità di tutti, politici, media, istituzioni, a farlo dimenticare.

In molti vogliono dimenticare. Perché intanto non vogliono ricordare i mali provocati dalla mafia, un’organizzazione segreta che è stata capace di far la guerra allo Stato e uccidere magistrati, uomini delle forze dell’ordine, politici, sindacalisti e giornalisti. Ancora oggi è viva e vegeta. E nel silenzio è diventata forte più di prima. E se al ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due eroi italiani, assassinati quindici anni fa assieme alle donne e agli uomini che stavano loro accanto, molti credono ancora nell’antimafia, qualcuno delle istituzioni vorrebbe invece cancellarli. Perché non aiutano lo sviluppo turistico della Sicilia (sic!). Un politico s i è scusato della "frase infelice", l'ha "ritirata” solo dopo tre giorni dal momento in cui l’ha pronunciata. Ma una frase, però, non si può ritirare e rimettere in tasca come fosse un pizzino: quando è detta è detta. In pubblico, davanti a molte persone: è detta. Che il presidente del parlamento siciliano, Gianfranco Miccichè trovi negativo "per l'immagine della Sicilia" vedere scritto il nome di Falcone e Borsellino all’aeroporto ogni volta che atterra a Palermo non è condivisibile, soprattutto se arriva da una carica politica così alta per i siciliani. E’ dunque il ricordo che fa male. Cancellare i nomi di chi nella guerra alla mafia ci è morto può portare a dire: niente nomi niente guerra. Niente targhe niente mafia. La memoria è labile, alimentiamola piuttosto di sagre folkloristiche, di fiere per moto e barche e con i festini.

Oggi le analisi della Confcommercio dicono che il fatturato delle mafie in Italia è di 90 miliardi di euro, circa il 6% del prodotto interno lordo. Uno degli elementi che emerge con maggiore evidenza, dal Rapporto 2007 di SoS Impresa, è l’estendersi di quell’area, che potremmo chiamare della collusione partecipata e che investe il Ghota della grande impresa italiana, impegnata nei grandi lavori pubblici, e che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti. In questi casi il binomio paura-pagamento del “pizzo” non ha giustificazione. Non ci troviamo di fronte un banchetto di verdura alla Vucciria di Palermo, o ad una piccola bottega della periferia di Napoli, parliamo di aziende quotate in borsa, con sedi a Ravenna, Milano e Torino, con amministratori delegati che mai avranno contatti con i malavitosi e, tra l’altro, con relazioni personali ed istituzionali che possono garantire la più ampia sicurezza. Imprese che dovrebbero dare l’esempio di legalità. “Eppure queste imprese pagano”, e la Confcommercio spiega perchè: “Non c’è altra risposta convincente: perché conviene così!” Il Censis, dopo aver consultato settecento imprese, aggiunge che senza «lo zavorramento mafioso annuo» le regioni del Mezzogiorno sarebbero sviluppate come quelle del Nord.

Ma un dato narra meglio di ogni altra indagine quello che sta accadendo: nella più moderna clinica di tutta l’isola, la Santa Teresa di Bagheria, di proprietà di un presunto prestanome di Provenzano, la Regione Siciliana versava per ogni ciclo completo di terapia antitumorale alla prostata 136 mila euro. Ora, dopo il sequestro da parte della procura, lo stesso ciclo costa 8.093 euro. Ci sono 127 mila euro di differenza che finiscono, per l’accusa, nelle tasche di Cosa nostra. E’ una somma che se moltiplicata per le centinaia di pazienti curati ogni anno porta a incassi milionari per i boss. E allora diventa chiaro che Cosa nostra non conviene, che gli amministratori pubblici, collusi o distratti, vanno emarginati non per moralismo, ma per un semplice calcolo economico. I soldi che gestiscono sono nostri. E non della mafia.

La mafia però per qualcuno non esiste. Ormai è solo ricotta e qualche vecchia lupara. Chi può pensare che un contadino come Provenzano stringa patti con uomini eleganti, dai buoni studi e dalle raffinate letture? Nessuno.

L’informazione libera e indipendente serve proprio a questo, a far aprire gli occhi ai cittadini, a far in modo che possano tornare a riflettere, ad analizzare. Ma tutto ciò non piace a chi gestisce questa nuova Cosa nostra, formata da capimafia che sono ben inseriti nel sociale, nei salotti bene delle città.

Negli ultimi dieci anni i capimafia arrestati sono risultati medici, primari, avvocati, aspiranti parlamentari, professionisti, ingegneri e politici. Tutti con una laurea in tasca. Tutti con un grado di istruzione superiore ai vecchi boss corleonesi che preferivano utilizzare la lupara per concludere gli affari. I nuovi boss utilizzano la diplomazia e gli agganci con la politica e alla manovalanza affidano attentati e omicidi.

E’ per questo che la parola e la cultura mette loro paura. E’ per questo che tentano di imbavagliare l’informazione, o tentano di avvicinare i giornalisti. E quando non ci riescono passano alle vie di fatto, alle intimidazioni.

4 novembre 2007

Palermo, musica a sostegno del "comitato per la casa"

PALERMO - Protesta anche a suon di rap. Guardate un po', il video di cristian della Gente Strana Posse durante il sit.in di sabato scorso. Musica rap "sugnu palermitanu" di GSP durante l'occupazione di Palazzo delle Aquile dei senzatetto del Comitato 12 luglio a Palermo




Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!