8 dicembre 2007

Editoria: così ti ammazzo i giornali antimafia

Quanti sono? Quaranta, cinquanta, forse più. Dove sono? Ovunque, annidati nelle città, nei quartieri,nei piccoli paesi della Sicilia, della Puglia, della Calabria. Come vivono? Male, malissimo: ma vivono, sostenuti dal sacrificio di cento, mille volontari. Chi li aiuta? Nessuno

di Roberto Scardova
da http://liberainformazione.org/

Sono i giornali, le testate antimafia. Dichiaratamente, programmaticamente votati a denunciare la condizione di illegalità cui tanta parte della popolazione è costretta a sottostare. Periodici a stampa, giornali elettronici, anche emittenti radiofoniche e piccole televisioni locali. Messi insieme, hanno migliaia di lettori ed ascoltatori. Diffusi in modo militante da giovani dalle più diverse estrazioni. Qualcuno arriva anche nelle edicole: non più rifiutati, per fortuna, perchè un numero sempre crescente di lettori li chiede,li compra, li apprezza.

Ma il loro rimane uno spazio marginale, ancora. Sopraffatti da un monopolio informativo di tutt'altro segno,dalle grandi imprese editoriali che - è il caso di Catania – appaiono legate a filo doppio con interessi politici e finanziari ben lontani dalle istanze di democrazia, partecipazione e pulizia di cui è animata la società civile.

E' possibile determinare condizioni diverse per l'informazione che nasce invece “dal basso”, dalle condizioni reali della gente, dalla miseria dei quartieri abbandonati a se stessi, dalle piccole imprese vessate dalla criminalità, dai giovani disoccupati, dalla scuola fatiscente? Attorno a questo interrogativo si è tenuto a Catania, presso la locale Università, un seminario (significativamente intitolato “Sbavaglio”) cui hanno preso parte i redattori di numerosi periodici ed emittenti attivi nelle regioni meridionali. Molti giovani, parecchi giovanissimi, ed alcuni che giovani non sono più: gli amici ed i collaboratori di Giuseppe Fava, il collega assassinato ormai ventiquattro anni fa per le incisive e coraggiose inchieste pubblicate dalla sua indimenticata rivista “I Siciliani”.

L'eredità lasciata da Pippo Fava è stata prolifica. Nella sola Catania vedono la luce, fortemente ispirate alle sue battaglie civili, riviste come “Casablanca” diretta da una battagliera Graziella Proto ,fondatrice della società editrice dal nome quanto mai evocativo:“Le Siciliane”. Ed ancora mensili come “ L' Isola possibile” in edicola con Il Manifesto ogni ultimo martedì del mese). Ed il giornale di quartiere “I Cordai”,organo dell'omonimo centro sociale coordinato da Giovanni Caruso, un antico collaboratore di Pippo Fava. E' divenuto cieco, Caruso:ma ciò non gli impedisce di utilizzare con efficacia le moderne tecnologie informatiche,e di produrre un giornale che i ragazzi,i suoi allievi, distribuiscono nei bar, nelle barberie, agli angoli delle strade a dispetto
delle cosche (la famiglia Santapaola, ma non solo quella) che di via dei Cordai vorrebbero fare proprio regno incontrastato.

E si sono aggiunti nuovi adepti. Come i boy scout del rione Librino, zona tristemente nota per il degrado che lo aggredisce senza efficaci contromisure da parte della città. La redazione ha trovato ospitalità in un ufficio della Caritas nel cuore del quartiere,e con il giornale “la Periferica”,in edizione sia on line che a stampa, intende consentire ai cittadini di raccontarsi in prima persona. Sono quarantamila abitanti, ma diventano settantamila coi clandestini: Alle prese con servizi sociali disarmati, stabili e cortili fatiscenti, spaccio e corruzione in ogni dove, e tutt'attorno la speculazione che incombe.

Non ci sono altre voci a descrivere queste realtà. Non ci sono altre testate a contendere a questi ragazzi il privilegio di farsi megafono della gente inascoltata. A Catania, in particolare, la informazione risulta fortemente condizionata da un solo grande quotidiano, da un solo gruppo editoriale: ovviamente legato a filo doppio col governo della città, e con scelte amministrative che nessuno appare in grado di discutere,di contrastare.

“Sbavaglio”, dunque. Sbavagliamo i mezzi di comunicazione, ha chiesto il seminario, diamo voce a chi vuole raccontare e protestare,a chi vuole denunciare, a chi semplicemente vuole far sapere che si può credere in una realtà diversa e migliore anche in Sicilia, anche in Calabria, anche nelle zone ove sembra cancellata la speranza. Per ottenere tale risultato, i redattori dei periodici riuniti a Catania hanno posto sul tappeto il problema di un coordinamento delle varie testate. Problema,appunto: perchè a tale risultato si lavora già da tempo, e non lo si è ancora conseguito nonostante le dichiarate buone volontà. Così che la apprezzabile pluralità delle testate (oltre a quelle citate vanno segnalate ancora Antimafia Duemila,
Censurati.it, Cittanuove Corleone, Girodivite, Cuntrastamu.org, Il Pizzino,
Itacanews, La Barchetta, Le Inchieste, Megaron, Mondonuovo, Napoli Monitor,
L'isola dei cani, Navarra, Radio Archimede, RitaAtria.it, Spartacus, Stept, e la vivacissima televisione locale TeleJato) risulta ancora frutto di sforzi
straordinari ma isolati.

Un contributo significativo, anzi decisivo, può venire - è l'auspicio - dalla nuova legge sull'editoria in discussione al Parlamento. Le cose oggi stanno così: nessuna di queste testate, nessuna di queste piccole ma coraggiose esperienze editoriali è in grado di accedere ai contributi che la legge ora in vigore sembra garantire. Non un centesimo di euro dello Stato allevia i sacrifici, i costi che i gruppi dell'informazione di base debbono affrontare.

Mentre decine di milioni finiscono unvece nei bilanci dei gruppi editoriali già forti, e che forti diverranno ancora di più grazie ai processi di concentrazione ed acquisizione già in atto. Sino a controllare direttamente le reti distributive e persino le edicole: dopo di che potrebbe essere venduto soltanto quanto è di gradimento all'editore capo-fila.

Allarmante a questo proposito la comunicazione al seminario svolta da Giancarlo Aresta de Il Manifesto. Anche le misure a prima vista più favorevoli previste nel nuovo testo di legge non sembrano in grado di soccorrere i piccoli fogli indipendenti. Le forme cooperative dovranno ad esempio dimostrare di essere attive da cinque anni: e questa condizione apparentemente garantista risulta in realtà ostativa
proprio per chi ha pochi mezzi. Nessuna delle testate qui citate è in condizione di sopravvivere per un lustro senza crollare sotto il peso di costi modesti ma sempre crescenti, di debiti pregressi che le banche ovviamente rifiutano di coprire. Aspetto questo non secondario dell'ostilità ambientale, quando essa non si manifesti ancora più drammaticamente.

Riuscirà il Parlamento a correggere quella impostazione, a far sì che i contributi pubblici, la pubblicità istituzionale, giungano anche a chi con poche migliaia di euro può continuare a vivere, a tentare di “sbavagliare” l'informazione?

I parlamentari presenti al seminario di Catania – Lidia Menapace e Santo Liotta di Rifondazione, Orazio Licandro dei Comunisti Italiani, Giovanni Burtone del Partito Democratico – si sono detti favorevoli ad emendamenti volti a creare le condizioni perchè contributi e facilitazioni possano raggiungere anche le testate più deboli. Nei loro messaggi Nando Dalla Chiesa, Giuseppe Giulietti e Giuseppe Lumia

6 dicembre 2007

La verità fa male

di Alessandro Ambrosin
da http://www.alternativamente.info/

Sono bastate alcune risposte di Fausto Bertinotti, presidente della Camera, ad innescare una serie di interventi da parte di esponenti politici della maggioranza che gridano allo scandalo, tirando in ballo le responsabilità del caso.

L’intervista rilasciata da Bertinotti al quotidiano La Repubblica ha suscitato un profondo malumore nel mondo politico. Ma non in quello della destra, bensì in quello della sinistra. Quello dell’attuale maggioranza, quello dalle tante promesse mai mantenute, quello che senza remore ha ancora il coraggio di irritarsi di fronte all’evidenza dei fatti.

E’ la traduzione del sentire diffuso nel popolo della sinistra, della base sociale, quello che Bertinotti esprime. E se a denunciarlo è la terza carica dello Stato, questo significa che il leader indiscusso della sinistra è ancora lui, oppure c’è una strategia che ancora non conosciamo nei dettagli e che la rende molto più difficile da captare.

Sono parole dai toni forti quelle pronunciate da Bertinotti, durante questa intervista che non lascia adito a dubbi. La sinistra dell’Unione è in uno stato di agonia profonda. Ma erano necessarie veramente le parole del Presidente, spogliato momentaneamente delle vesti istituzionali, a denunciare questo stato fallimentare in cui versa l’Unione? Giammai! Ha destato più inquietudine ai parolai della politica rispetto ai più attenti e interessati cittadini, che se lo ripetono da troppo tempo. Ma quando c’è in ballo, quella che Bertinotti definisce autonomia politica allora emerge in tutta chiarezza l’assenza espressiva di questa lacerata sinistra e la paura di rimanere esclusi.

Altro che strategia e tattica leninista. Se la prima muta la propria azione da una svolta incisiva verso un determinato obiettivo generale e la seconda viene influenzata dai flussi delle forze in campo, possiamo affermare che siamo nell’immobilismo totale.

Quelle che non si sono mai fermate, sono le “attrazioni politiche di mantenimento”, dove l’opportunismo prima delle intenzioni politiche regna sovrano. Le, ahimè, palesate connivenze con i poteri forti economici, i grandi temi sociali elusi, quali: diritti sul lavoro, redistribuzione del redditto, lo stato sociale e dell’ambiente sono gli argomenti che non hanno trovato una benchè minima azione di trasformazione. Fosse solo un’ispirazione della politica pre-elettrale dell’Unione, senza la quale alcuni parlamentari non sarebbero mai stati votati col consenso popolare.

L’unica metamorfosi alla quale assistiamo è quella della nascita del Partito Popolare e della Cosa Rossa, ancora lontana dalla concretezza dei fatti. La sola certezza è che a dettarne le direttive saranno sempre le leadership partitiche, dove l’unico intento che traspare è quello di allargare la partecipazione, ma con cautela. Pena, la squalifica o peggio ancora il ricambio.

I movimenti, le associazioni altermondialiste, che formano quel bacino sociale di autoconsapevolezza e autorganizzazione hanno svoltato a sinistra già dal primo incrocio di questa tortuoso cammino dell’Unione, ignorati dalla stragrande maggioranza delle forze politiche. Sì, perché la percezione cognitiva cambia. Non certo per il popolo, che stentava prima e dopo ai limiti della sopportazione. Ma per coloro che hanno volutamente perso quella visione della realtà, alla quale non è seguito il contraccambiato riconoscimento popolare.

Il 20 ottobre, forse ne è uno degli esempi più indicativi. Peccato che il giorno successivo tutti, ma proprio tutti, se n’erano dimenticati.

4 dicembre 2007

3 dicembre 2007

Ilaria Alpi, in attesa della verità

Video: Report - 2003-10-21 - Ilaria Alpi - Gladio - Testimonianza di un ex agente Gladio (RAI3)

Respinta la richiesta di archiviazione. Si indaga ancora

di redazione
del 03/12/2007
da http://www.articolo21.info/index.php

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, Dott. Emanuele Cersosimo, con ordinanza depositata ieri, sciogliendo la riserva formulata nell’udienza del 27 novembre 2007, ha accolto l’opposizione proposta dai genitori di Ilaria Alpi contro la richiesta di archiviazione del procedimento relativo alla individuazione degli eventuali mandanti dell’uccisione della giornalista. L’archiviazione era stata richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma con motivazione riferita alla infruttuosità delle indagini svolte.

I genitori di Ilaria Alpi, assistiti dall’Avv. Domenico d’Amati, avevano invece indicato una serie di indagini tuttora da compiere, utilizzando anche le informazioni raccolte dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Il Gip, nella motivazione del provvedimento, ha affermato che da un’analisi complessiva degli elementi indiziari fino ad oggi raccolti dagli inquirenti la ricostruzione della vicenda più probabile e ragionevole appare essere quella sull’omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portate a conoscenza dell’opinione pubblica italiana.
Il Gip ha pertanto assegnato al Pubblico Ministero il termine di sei mesi per lo svolgimento di numerosi atti di indagine sulla cui portata viene mantenuto il riserbo.

"Accogliamo con enorme soddisfazione la decisione del Gip Cersosimo di non archiviare le indagini volte all'accertamento della verità sul caso Alpi-Rhovatin" così Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, commenta le ultime vicende legate all'inchiesta giudiziaria sulla morte di Ilaria Alpi e Mirhan Rhovatin. "E' importante che le indagini non vengano archiviate affinchè venga riaffermato il principio fondamentale della libertà e della democrazia e venga fatta giustizia. Da parte nosta, Articolo21 continuerà a segire la vicenda con estrema attenzione e farà il possibile affinchè il caso non vada incontro ad un nuovo affossamento".