29 dicembre 2007

Grazia a Contrada. Dichiarazione di Rita Borsellino

Palermo, 28 dicembre 2007. “Ho apprezzato i chiarimenti arrivati in questi giorni dal Capo dello Stato. Napolitano ha chiarito che non c’è alcuna accelerazione sulla concessione di grazia a Bruno Contrada

da http://www.ritaborsellino.it/

Nel rispetto delle prerogative del Presidente e dell’iter istituzionale, resto convinta che concedere la grazia a chi è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa rappresenta un precedente pericoloso per il nostro Paese.

L’ordinamento giudiziario italiano, inoltre, prevede misure alternative per venire incontro alle condizioni di salute dell’ex numero tre del Sisde e alle richieste della sua famiglia”. Lo dice Rita Borsellino che ha ribadito la sua posizione anche in un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica.

27 dicembre 2007

APPELLO: No alla "grazia" per Bruno Contrada

[per aderire invia un e-mail a nograzia@genovaweb.org con cognome-nome e città]
da http://www.genovaweb.org/index.htm

Sconfiggere le mafie è un obiettivo imprescindibile, una priorità nazionale. Le mafie inquinano il nostro territorio, negano i nostri diritti, cancellano libertà e dignità, impediscono lo sviluppo di intere regioni e condizionano il mercato in ogni regione del Paese, uccidono. Non basta combatterle, condannarle a parole, con manifestazioni o slogan altisonanti, bisogna sconfiggerle! Non bisogna aspettare nuovi morti e non bisogna dimenticare che per sconfiggerle occorre l'azione comune della società civile, della magistratura e delle Istituzioni tutte. Occorre affrontare questa “guerra”, con oltre 2650 morti ammazzati, iniziando dal rompere il silenzio e l'omertà, l'indifferenza e la connivenza, che avvolgono, proteggono e rafforzano la presenza e l'attività mafiosa, al Sud come al Nord. Nessuno può chiamarsi fuori.

Sappiamo che le mafie possono contare su connivenze e complicità di pezzi dello Stato. Inseriscono uomini nelle Istituzioni, locali come nazionali, o trattano e usano uomini delle Istituzioni, locali e nazionali. Attraverso segmenti della massoneria, attraverso l'intreccio perverso mafia-politica-affari, impongono scelte al Potere cosiddetto legale, piegando l'interesse pubblico. La stagione stragista, come gli omicidi eccellenti commessi dalla mafia, le latitanze dei boss come l'azione di riciclaggio ed infiltrazione negli appalti pubblici, hanno messo in luce questo legame perverso tra Potere cosiddetto legale e Potere criminale. Solo spezzando questo legame, solo colpendo questa rete di protezione e complicità, e solamente aggredendo i patrimoni frutto del crimine mafioso e della corruzione, si potrà rompere questo equilibrio perverso.

Ci sono uomini e donne straordinarie, nelle forze dell'ordine, nella magistratura, nell'amministrazione della cosa pubblica come nelle Istituzioni che si oppongono strenuamente alla prepotenza mafiosa ed ai volti di quei “professionisti” dal colletto bianco che agiscono per conto dei mammassantissima di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorre. Uomini e donne preparati che non hanno mezzi ma fanno l'impossibile per sconfiggere e non solo combattere le mafie. Ci sono uomini e donne, ragazzi e ragazze, straordinari che nelle scuole o sul territorio operano per contrastare la cultura mafiosa e far comprendere quanto la Legalità sia utile per tutti e che i Diritti devono essere garantiti dallo Stato e non elargiti dal boss di turno in cambio di sudditanza. Ci sono organizzazioni di impegno civile e sociale che operano per rendere evidente che la mafia può essere colpita e che i beni confiscati a queste possono divenire occasione di riscatto.

Un opera straordinaria che rischia ogni giorno di infrangersi e che ogni giorno, sempre di più, viene mortificata e umiliata da pezzi delle Istituzioni che non vogliono sconfiggere le mafie. Provvedimenti che limitano le risorse ed i mezzi a disposizione dei reparti investigativi, cavilli e contraddizioni legislative che di fatto rendono vana l'azione giudiziaria. Normative e gestioni che disincentivano la scelta dei cittadini di aiutare lo Stato, con Testimoni di Giustizia condannati a non-vivere per sopravvivere e con Collaboratori di Giustizia che vedono cadere i propri parenti morti ammazzati per la loro scelta di pentimento. Beni confiscati con fatica che restano in mano ai boss o che rimangono inutilizzati, quando - addirittura – non finiscono in mano alle banche. Attacchi, delegittimazioni e accuse infamanti ai magistrati che hanno la schiena dritta e non accettano di chiudere gli occhi davanti alle collusioni ed alle complicità del Potere con le mafie e con la rete di corruzione, clientela e illegalità che sottrae risorse alla collettività. Continua a leggere

APPROFONDIMENTI:
http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=205


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24 dicembre 2007

"La Memoria ha un Costo" (1a parte)

da http://www.la7.it/




















Le altre parti puoi rivederle qui:


http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=eventi&video=7018

Malarazza: i nuovi caporali nelle campagne siciliane

di Rosa Maria Di Natale
da http://www.rainews24.rai.it/

Vedi il: video

In Sicilia esiste una nuova forma di caporalato nelle campagne, spesso interfaccia della criminalità organizzata. L'inchiesta "Malarazza", realizzata da Rosa Maria Di Natale e dal cineoperatore Francesco Caudullo, indaga sulle moderne forme di sfruttamento nei campi a danno di braccianti italiani e stranieri.

Il nuovo caporale siciliano ha il volto della cooperativa agricola che fornisce manodopera agli imprenditori.

I braccianti vengono coinvolti in un meccanismo di vera e propria "transumanza" (cioè trasportati ogni giorno in pessime condizioni di sicurezza in giro per la Sicilia, per centinaia e centinaia di chilometri) di lavoro nero e malretribuito, di cooptazione casuale e, qualche volta, al limite del ricatto, di buste paga fasulle o mai corrispondenti al compenso effettivamente percepito. I guadagni ? Non più di 45 euro lorde al giorno per dieci, dodici ore di lavoro quotidiano. E non per tutto l'anno.

Oltre il danno, c'è pure la beffa. Molte cooperative nascono e muoiono nel giro di pochi anni; molti braccianti onesti scoprono troppo tardi di non aver avuto versati i contributi pensionistici e non hanno neppure diritto al trattamento di disoccupazione, proprio perché "fuoriusciti" da cooperative fasulle che hanno danneggiato l'Inps e lo Stato.

"Focolaio" del fenomeno che nel giro di cinque anni ha interessato praticamente tutta l'Isola, è la provincia di Catania, in particolare il comune di Adrano.

Molte immagini e interviste sono state riprese in piena notte nella provincia etnea e in quella siracusana; la giornalista è anche riuscita ad intervistare un "responsabile" di una cooperativa che ha preferito non sottrarsi alle telecamere.

L'inchiesta ha raccolto anche interviste istituzionali nel mondo dell'Inps, del sindacato, della magistratura e del volontariato, ed evidenzia alcune storie esemplari di umiliazione e sfruttamento.

Verona: Intimidazioni fasciste al quotidiano l’Arena

da http://www.osservatoriorepressione.org/

Intimidazioni al quotidiano l’Arena, l’Ordine dei giornalisti del Veneto definisce “inquietante” e di “estrema gravità” il progetto di “invadere la redazione” del quotidiano l’Arena svelato a un giornalista del quotidiano veronese dal consigliere comunale della Lista Tosi ed esponente di Fiamma Tricolore, Andrea Miglioranzi.

L’episodio è stato svelato oggi da un comunicato del Cdr dell’Arena nel quale i giornalisti veronesi raccontano che Miglioranzi avrebbe detto a uno di loro “di aver fatto fatica a fermare un gruppo di ‘suoi’ che voleva irrompere al giornale per contestare alcuni articoli”.

L’Ordine regionale nell’esprimere “solidarietà ai colleghi dell’Arena” e invitando la Procura ad avviare tutti gli accertamenti del caso, parla di preoccupante attacco alla libertà di stampa e chiede un immediato chiarimento al Sindaco.

Verona: Nuova aggressione fascista

23 dicembre 2007

"Danneggiata l´automobile all´avvocato di Conticello"

VIDEO: TG1 - Cronaca, condannati gli estorsori dell'imprenditore siciliano Vincenzo Conticello

video

DA LA REPUBBLICA EDIZIONE PALERMO 17 DICEMBRE 2007
Del MARTEDÌ, 18 DICEMBRE 2007 Pagina IX - Palermo

L´ALLARME

È il secondo episodio in poche settimane. Il legale era stato minacciato da un familiare di Spadaro. Danneggiata l´automobile all´avvocato di Conticello. Coro di solidarietà per Stefano Giordano La vittima: "Strategia per intimidirmi"

la vigilanza mobile disposta dopo i primi atti intimidatori non è bastata. Se c´è qualcuno che vuole fare paura all´avvocato Stefano Giordano, difensore di parte civile dell´imprenditore Vincenzo Conticello nel processo che ha portato alla condanna dei suoi estortori, non si lascia scoraggiare dalla sorveglianza. E così, ad un mese dalla sentenza, il legale ha trovato nuovamente bucate tutte e quattro le ruote della sua auto e di quella della sorella, due Smart posteggiate sotto casa in via Garzilli. Lo stesso identico segnale che, qualche settimana prima della deposizione di Conticello in aula, aveva indotto il comitato ordine e sicurezza a disporre un servizio di controllo davanti all´abitazione e allo studio dell´avvocato. E pochi giorni dopo minacce verbali erano arrivate da un familiare di Francolino Spadaro, il figlio del boss della Kalsa, poi condannato a 16 anni di carcere insieme con Lorenzo D´Aleo (10 anni) e Giovanni Di Salvo (13 e 6 mesi). Quest´ultimo è stato poi arrestato nuovamente, la settimana scorsa, in un´operazione dei carabinieri, che hanno sgominato un traffico di stupefacenti.

Condanne sulle quali ha sicuramente pesato la puntuale testimonianza dell´imprenditore vittima del pizzo che, nonostante l´avvertimento subito proprio la sera prima, ha avuto il coraggio di riconoscere in aula la persona che si era presentata nel suo locale per conto della famiglia mafiosa della Kalsa.

«La sentenza contro Spadaro e gli altri - ha detto ieri Stefano Giordano - era stata emessa il 16 novembre: esattamente un mese dopo qualcuno ha forse voluto ricordarmelo. Non so se sia questa la spiegazione, però la situazione comincia a diventare pesante e non solo per me. È una strategia adottata da queste persone che vogliono intimidirmi, creando ansia e paura. Ma io continuo ad andare avanti, certo non nascondo di avere paura».

Un´interpellanza parlamentare per chiedere l´intervento urgente del ministro dell´Interno Amato a tutela dell´avvocato Giordano è stata annunciata da Leoluca Orlando e Fabio Giambrone dell´Italia dei Valori. Solidarietà al legale è stata espressa da più parti, dal presidente della commissione antimafia Francesco Forgione al vicepresidente Giuseppe Lumia, dal senatore di Forza Italia Carlo Vizzini al presidente della Regione Salvatore Cuffaro, dai rappresentanti di An alla Camera di Commercio.
a.z.