11 febbraio 2008

MAURIZIO SCELLI SVELA I MISTERI SULLA MORTE DI ENZO BALDONI

31/01/2008
di Anna Germoni
da http://www.imgpress.it/index.asp

Sono passati oltre tre anni dalla morte di Enzo Baldoni, ucciso il 26 agosto 2004 dai suoi rapitori del sedicente “Esercito islamico dell’ Iraq” e il suo corpo non è stato ancora recuperato. Inghiottito nel nulla. Tra equivoci e ironie feroci della stampa italiana e la confusa situazione politica italiana. Quel giorno erano da poco passate le 23 quando Al Jazeera comunica di aver ricevuto un video, con le immagini, poi definite agghiaccianti da Giuseppe Buccino, ambasciatore italiano in Qatar, a Doha, che per primo vide l’esecuzione di Enzo Baldoni, sequestrato il 20 agosto in Iraq. Dopo due anni di silenzio stampa sull’accaduto, Maurizio Scelli, all’epoca Commissario straordinario della Croce Rossa in Iraq, decide di rilasciare un intervista in esclusiva a IMG Press.

- Facciamo un po' di chiarezza sulle ultime ore di Enzo Baldoni: Maurizio Scelli, ci dica cosa documentava questo video...

“Non ho mai visto il video e credo che quel che venne mostrato all’Ambasciatore italiano in Quatar, sia stata solo una foto peraltro diffusa anche da un sito islamico su internet”.

- Baldoni era iscritto nell’elenco dei volontari della Croce Rossa?

“Baldoni pur avendo svolto corsi da volontario e iscritto come tale tra i volontari del comitato della CRI a Milano, era presente a Baghdad non in tale veste ma, solo come giornalista free lance e inviato della rivista Diario di Deaglio”.

- Grazie alla Croce Rossa e alla Sua mediazione, il corpo di Fabrizio Quattrocchi, venne ritrovato il 21 maggio 2004, nelle vicinanze del vostro ospedale a Baghdad da un intermediario vicino agli Ulema e si poté far ritornare in Italia, la sua salma. Per Baldoni, Lei attivò gli stessi canali? In questo vicenda, cosa non ha funzionato?

“Tenni personalmente, grazie al determinante aiuto del mio amico medico Dott. Nawar Nazar Yousef, anche a rischio e più volte della nostra stessa vita per operare e dare risposte alle richieste pervenuteci,contatti con i massimi esponenti del gran consiglio degli Ulema. In particolare i fratelli Al Kubaisi, per ottenere la consegna dei resti del corpo di Fabrizio Quattrocchi, ucciso nell’aprile del 2004 subito dopo essere stato sequestrato con i suoi colleghi, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino. Proprio questi rapporti di grandissima collaborazione e stima si rivelarono determinanti per la liberazione, non solo di loro tre, ma anche delle due Simone, e per la restituzione dei resti del corpo di Salvatore Santoro, l’altro sequestrato ucciso in Iraq, e di cui purtroppo in pochi si ricordano. Nella vicenda Baldoni attivammo senza fortuna, probabilmente perché venne ucciso subito dopo il sequestro, gli stessi canali che avevano dato i buoni risultati con la restituzione del corpo di Fabrizio Quattrocchi, la liberazione di Agliana, Cupertino e Stefio. Infatti il famoso bliz americano che restituì loro la libertà avvenne pochi attimi prima che colui che aveva l’incarico di consegnarli agli Ulema e quindi a me e al Dott. Nawar della CRI, li facesse salire, come concordato, su un furgone marca Kia e trasportarli sino al luogo convenuto. Tale circostanza è stata successivamente accertata dal Procuratore Franco Ionta, della Procura della Repubblica di Roma”.

- La famiglia Baldoni sostiene che vennero consegnati, da diversi gruppi terroristici, tre frammenti ossei appartenenti al giornalista ucciso. Lei, è a conoscenza di questo fatto?

“La famiglia Baldoni dice il vero, è stato sempre grazie alla disponibilità degli Ulema ed in particolare del Prof. Al Kubaisi, che a me e al Dott. Nawar ci sono stati consegnati frammenti del corpo di Baldoni che portati in Italia e sottoposti all’esame del DNA da parte del RIS del Carabinieri di Roma, hanno dato esito positivo”.

- Si può affermare con certezza, che il giornalista italiano venne rapito dall’esercito islamico legato ad Al Qaeda?

“No comment! Il motivo almeno per quanto ci riguarda per cui non abbiamo potuto recuperare quel che resta del corpo di Baldoni sta in due ragioni. La prima sta in alcuni articoli di stampa italiana finiti su internet nei quali si attribuivano agli Al Kubaisi, responsabilità dirette nei sequestri degli italiani in Iraq. Può quindi immaginare come persone influenti ed autorevoli quali i nostri interlocutori possano essersi sentiti e cosa ancor più grave guardati con sospetto dalla loro comunità religiosa che non tollera tali azioni. Per tale ragione, dopo aver letto su internet di queste gravissime accuse sollevate dai media italiani, ci è stato detto che per evitare rischi per la loro vita e quella dei loro famigliari era opportuno sospendere ogni ulteriore collaborazione, almeno sino a quando le acque non si sarebbero calmate. E la seconda motivazione è che purtroppo ciò è conciso anche con il ritiro della missione italiana in Iraq, che ha comportato conseguentemente anche l’impossibilità di restarvi per la CRI alla quale, sono venuti a mancare i fondi necessari, stanziati dal Ministero degli Esteri durante il governo Berlusconi. Migliaia di persone soprattutto bambini sono restati senza cure e questo è inaccettabile”.

- Recentemente il quotidiano arabo Al Haiat, ha pubblicato la foto di Saad Erebi al Ubaidy, a capo nell'agosto del 2004 dell'Esercito Islamico che attuò e rivendicò, l'assassinio di Baldoni, seduto accanto al comandante delle Forze Usa in Iraq, il generale David Petraeus e il vice premier iracheno Bahram Saleh. Ci sono gli estremi per aprire un’inchiesta?

“Dubito molto che in Iraq, oggi come oggi si possano fare delle inchieste volte ad accertare chi abbia realmente rapito e ucciso Enzo Baldoni e il suo autista Ghareeb, del quale fece molto male a fidarsi e credo che ne sia il principale responsabile al punto da essere stato eliminato in quanto testimone scomodo”.

- Chi, secondo Lei, è in grado di poter riportare il corpo di Baldoni, in Italia?

“Ho promesso alla famiglia Baldoni di riconsegnare loro quel che resta del corpo di Enzo e non vi ho mai rinunziato. Proprio per questo ho continuato a tenere a tutt’oggi in vita i rapporti con il Prof. Al Kubaisi sempre tramite il Dott. Nawar che vive ormai qui a Roma dove svolge la sua attività di anestesista presso il Policlinico Gemelli. Certo che se vi fosse la possibilità di poter riavviare un rapporto di aiuti e collaborazione con gli Ulema sul piano umanitario, ciò sarebbe più facile, anche se il decorso del tempo lo rende sempre più arduo e difficile”.

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