19 aprile 2008

Ars: Anna Finocchiaro rinuncia, il suo posto a Sonia Alfano

“Sia il vostro parlare sì sì, no no: il di più viene dal maligno”. Prendendo in prestito le parole del Vangelo secondo Matteo, voglio parlare chiaro, senza fronzoli e senza ipocrisie.

da www.antimafiaduemila.com
di Fabio Repici

E anche senza parole inutili, come sarebbero quelle, in realtà introvabili in misura adeguata, per ringraziare Sonia per gli sforzi inumani fatti per permettere ai siciliani di barrare sulla scheda un voto antimafioso per la presidenza della regione.

Voglio parlare di una questione giuridica, che è anche una questione democratica. E posso farlo serenamente perché non rientro fra quegli avvocati che, con ottimi compensi spesso gravanti sui bilanci degli enti locali, sfornano a richiesta, come un juke-box, pareri pro veritate per supportare le pretese giuridicamente più insensate. La legge elettorale siciliana prevede che diventi deputato il candidato (o la candidata) alla presidenza giunto secondo (o seconda). Gli studiosi dei sistemi elettorali lo chiamano diritto di tribuna: serve a garantire la presenza (e con questa l’impegno di oppositore) all’Assemblea regionale del più forte competitore del vincitore. La lettera e lo spirito della legge sono chiarissimi. Ora, pare che Anna Finocchiaro intenda optare per il seggio senatoriale garantitole dalla candidatura paracadute e intenda rifiutare l’impegno all’Ars. Per carità, nessuno la rimpiangerà, visti i danni che la sua sola candidatura ha già fatto alla nostra terra. Il punto è stabilire quale sia la conseguenza dell’eventuale rinuncia. La legge è inequivocabile: quel seggio va assegnato ad uno dei candidati alla presidenza della regione. Se la Finocchiaro non può o non vuole accettarlo, quel seggio spetta al successivo candidato alla presidenza che ha raccolto il maggior numero di voti, ovvero Sonia Alfano. Del resto, la legge è chiara anche su un altro punto: i deputati regionali devono essere novanta e non è pensabile che, a causa della rinuncia della Finocchiaro, l’Assemblea regionale resti minorata nel numero. Né è ipotizzabile l’assegnazione del seggio, spettante per legge al miglior competitore del presidente eletto, a nominativo diverso da quelli che comparivano sulla scheda elettorale.

Anni fa in molti ci indignammo per la legge contra personam, approvata dal parlamento berlusconiano (con qualche complicità a sinistra) per impedire a Giancarlo Caselli di guidare la Procura nazionale antimafia. Ora non vorrei che qualche bontempone, anziché una legge contra personam, si inventasse una abnorme interpretazione contra personam della legge elettorale siciliana, pur di impedire a Sonia, nel caso che la Finocchiaro voglia indossare il laticlavio, di diventare deputato regionale.

Qui la questione diventa politica. Per una volta, in quest’occasione il rispetto della lettera e dello spirito della legge si concilia felicemente con l’etica pubblica e la buona politica. Sarebbe, infatti, cosa gradita che all’Ars entrasse una candidata che non ha sottoscritto il programma politico predisposto da uno come Salvo Andò. Per carità, sono sicuro che l’impegno politico di Sonia Alfano continuerà comunque, con la stessa determinazione e la stessa intransigenza dimostrate fino ad oggi. Quindi, non è determinante per Sonia l’assegnazione a lei dell’eventuale seggio. No, è determinante per il rispetto del principio di legalità. Perché lo spirito legalitario non può funzionare a corrente alternata, secondo le convenienze. E perché non esiste un modo per calpestare la legge a fin di bene. Per questo faccio un appello a tutti, e soprattutto a coloro che si dicono, e intendono essere, sinceramente legalitari e antimafiosi, senza se e senza ma: battetevi perché non ci siano manovre di sistema finalizzate a sottrarre a Sonia il seggio all’Assemblea regionale. Che l’opposizione e la nuova resistenza ripartano da qui.

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