28 aprile 2008

Vicenza, vince il movimento. E chi lo ha ascoltato

A metà marzo, avevano presentato la loro lista “Vicenza Libera”. I No dal Molin erano scesi in campo per costruire una città libera «dai disastri naturali, dalla cementificazione, dalle servitù militari, da coloro che vogliono svenderla», insomma una «Vicenza libera di poter costruire da sè il proprio futuro».

da unita.it

A guidare la lista come candidata sindaco c’era Cinzia Bottene, una dei leader del movimento che da oltre un anno si batte contro l’ampliamento dell’aeroporto militare Dal Molin.

Al primo turno avevano raccolto un risultato più che dignitoso, un 5 per cento che aveva marcato a chiare lettere il fatto che a Vicenza la protesta del comitato No Dal Molin ha messo radici. E infatti, in controtendenza con il voto di pancia, il voto di appartenenza e le strumentalizzazioni delle altre campagne elettorali, a Vicenza ha vinto chi ha parlato di contenuti veri.

Achille Variati, vicentino, 55 anni, una laurea in matematica e un lavoro in banca, è in politica dagli anni Ottanta, già sindaco della città dal 1990 al ’95, è diventato consigliere regionale, prima nelle fila del partito Popolare poi in quelle della Margherita, ora del Pd. Vince al ballottaggio con il 50,5%, beneficiando dell’appoggio dei No Dal Molin che hanno riversato su di lui le speranze di vedere lo stop allo sciagurato progetto della base. Ma certo, non si sono ammorbiditi. E cinque minuti dopo la proclamazione di Variati sulla poltrona di primo cittadino, gli mandano un messaggio. Tanti auguri, in sostanza, ma ora si rispettino i patti.

«Se sarò sindaco – precisava Variati a pochi giorni dal ballottaggio – promuoverò in consiglio comunale una delibera di segno opposto a quella che ha dato il via libera al progetto e organizzerò una consultazione popolare per dare alla città la possibilità, fin qui negata, di dire sì o no a questo progetto di costruzione della nuova base militare americana al Dal Molin. E per far sì che questa operazione abbia un senso, chiederò con fermezza allo Stato e alle autorità americane una sospensione nell’esecuzione dei lavori, così da rispettare i tempi – il più possibile brevi – dell’espressione della volontà vicentina». Insomma, un referendum, e il rispetto della volontà popolare.

Ora i No Dal Molin non perdono tempo a ricordargli quelle parole: «La vicenda Dal Molin – scrivono sul www.nodalmolin.it – è stata determinante nel risultato delle elezioni amministrative vicentine. Ha vinto chi, in campagna elettorale, si è dichiarato contrario al progetto statunitense. Ora ci aspettiamo il rispetto del patto che Achille Variati ha fatto con la città: il nuovo consiglio comunale dovrà immediatamente annullare l’ordine del giorno che esprimeva parere favorevole all’installazione militare».

Dopo due mandati saldamente nelle mani di Lega e Forza Italia, dopo le decisioni «che la giunta passata ha accettato supinamente», Vicenza finalmente cambia rotta. Il Tar del Veneto, nel frattempo, ha stabilito che il ministero della Difesa dovrà mettere a disposizione degli avvocati delle associazioni che si battono contro l’ampliamento della base tutto il carteggio tra il governo italiano e il Pentagono. Documenti che finora nessuno aveva mai potuto vedere.

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