10 dicembre 2008

Radio Mafiopoli n.11: "Antimafia certificata iso:9001"

da www.radiomafiopoli.org




Radiomafiopoli continua e alza il tiro. Ci eravamo presi una settimana per provare a fare un po’ di conti, almeno per guardarci in faccia e pesare l’assurdità di un paese che vorrebbe addirittura negare il diritto allo sberleffo contro persone che non meriterebbero nemmeno di comparire nei titoli di coda di un paese civile. Perché vogliono convincerci, vogliono convincervi che parlarne è male e che peggio ancora riderne è peccato mortale. Ci è bastato poco per assaggiare le nostre motivazioni e soprattutto sentire la vicinanza di così tanti amici (non degli amici degli amici ma gli altri…) e allora Radiomafiopoli cresce e ride e insieme denuncia. Adesso cominciamo a fare i nomi e i cognomi, adesso vi raccontiamo le cose che rimangono negli interstizi di pochi articoli a fondo pagina di pochi giornali. Senza la pretesa di essere esaustivi ma prendendoci la responsabilità (che a Mafiopoli fa rima con rischio) di instillare dubbi. Ridendo a modo nostro. Di questi comici disperati che latitano da poverini.

Ce l’ha insegnato uno mica da niente, dico a Mafiopoli il primo professore dell’Antimafia, eletto onorato venerabile, è stato il Marcello Dell’Utri. Detentore unico monopolista dell’antimafia in tutte le sue declinazioni, anche senza eventuali preposizioni. A Mafiopoli è andato in onda sul tiggì internazionale delle veline abbagasciate. Il tiggì che si apre con l’angelus e si chiude sul badedas. E Dell’Utri, del mandamento di Montecitorio, in due parole condensa il senso del suo dire al suo ingelloso intervistatore, l’antimafia? Dice arricciandosi il naso sulla radio frequenza elettorale...

[intervento Dell’Utri “L’antimafia è un brand”]

A Mafiopoli l’antimafia l’hanno conosciuta nell’anno mille e non più mille della promozione dei pandori. Un giorno santo, un giorno mammasantissimo che ha aperto le acque, innalzato le acque e rotto le acque.

Dal libro dell’esodo dalla legalità 19:1-25 bum bum.

Era quello il giorno che il Campanella della famiglia dei campanelli della stirpe dei dlin dlon conduceva il suo popolo per il Sinai. Campanella veniva all’Egitto dalla terra santa di Villabate, dal consiglio comunale come aveva voluto la profezia di Re Magio Provenzano. Lì aveva seminato la parola sacra dell’antimafia con un premio in pubblica piazza al figliuol prodigo Roul Bova e con l’altra mano preparato a colpi di scolorina il testo sacro della carta d’identità di Ziu Binnu. Alziamo il cuore Ziu Binnu.... Campanella si era congiunto con la sua sposa secondo i sacri riti dei puliti di cuore. Con Mastella e Cuffaro chierici di nozze. Alziamo il cuore a Cuffaro... poi Campanella mafiuso dell’antimafia era sudato e proprio quel giorno esso arrivò al deserto del Sinai. Campanella si accampanò davanti al monte e qui gli apparve il profeta Giuliano circondato da angeli in coppola bermuda e gli disse:Campanella, zio nostro ti vuole parlare e svelare le leggi per distrarre il tuo popolo. Nel nome del padre, dello zio e dello zio di suo padre. E ci siamo capiti. Fu così che due giorni e due notti dopo Campanella scese dal monte, con slittino e comunicato stampa, e davanti al suo popolo di popoli lanciò lo spot elettorale dei comandamenti antimafia mafiopolitana certificata iso 9001 odissea nello pizzo.

Non esiste antimafia al di fuori di me se non la nostra di cosa nostra.
La mafia è male ma i mafiosi non esistono. E quelli che c’erano sono tutti morti.

Non desiderare la mafia d’altri.

Onora comunque i tuoi politici, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore nostro Zio.

Non rubare l’antimafia d’altri.

Esiste solo la mafia d’altri.

Non turbare.

Ricordati di santificare le ricorrenze istituzionali antimafiopolitane e solo quelle.

Non commentare atti giudiziari impuri

Non nominare alcun nome invano

Grazie, prego, tornerò, bum bum.

Ecco, disse il Campanella, questo è quello che scolpì nei pizzi di pietra lavica lo Zio di Nostro Signore. Prendetene e mangiatene tutti e ricordate che la fede è un dono e la fedina è un condono. E fu così che andò e così è scritto nelle sacre scritture. E alziamo il cuore a Campanella, mafioso, antimafio, testimoniato e pure pentito: il bigino della storia d’Italia. Amen. Rendiamo grazie allo zio.

E così ora anche Mafiopoli ha la sua sana antimafia. Perchè “meglio l’antimafia oggi che la mafia domani!!” gridò il principe cacchiavellico all’inaugurazione del ponte da Messina al Paradiso. Per un’antimafia leggera, impotente, frigida e libera. Alla Paperolopolitana.

[Intervento Giuseppe Fava]

Enzo Biagi -Giuseppe Fava, giornalista, scrittore Catanese e autore di romanzi e opere per il teatro. Fava per i suoi racconti a cosa si è ispirato?

Giuseppe Fava - Alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto dinnanzi alle dichiarazioni del regista svizzero. E mi rendo conto che c'è un'enorme confusione che si fa sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti, come Sciascia giustamente dice, sono “scassapagliare”. Cioè delinquenti da tre soldi che esistono su tutta la faccia della terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che adesso sono ai vertici della nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di fondo...cioè non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale. Questa è roba da piccola criminalità che credo ormai abiti in tutte le città italiane e in tutte le città erurope. Il problema della mafia è molto più tragico, molto più importante: un problema di vertice della gestione della nazione ed è un problema che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'italia.


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