23 febbraio 2008

Post senza titolo

Non sono riuscito a trovare un titolo adeguato. Forse perchè questo video mi ha troppo emozionato. Merita di esser visto e condiviso: 10, 100, 1.000.000 di volte. Se a voi viene in mente un titolo che possa identificarlo... Suggeritemelo tra i commenti.

da expiero1979

22 febbraio 2008

Fiction su Graziella Campagna in onda su Raiuno il 10 marzo

'Una vita rubata' la fiction dedicata a Graziella Campagna, la stiratrice di Saponara, uccisa dalla mafia nell'85, andrà in onda il 10 marzo su Raiuno

da tempostretto.it

La data della messa in onda del film tv, tante volte slittata, è stata comunicata dal produttore Alessandro Jacchia della Albatross Film.

Una telefonata ufficiale della Rai ha finalmente sciolto le riserve sulla fiction che inizialmente avremmo dovuto vedere sui teleschermi a novembre del 2007, ma che fu bloccata e posticipata al 24 febbraio dalla Rai su indicazione dell'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, al quale si era rivolto il presidente della Corte di appello di Messina perché si era alla vigilia di un'udienza del processo di secondo grado sul caso dell'omicidio della ragazza. Data poi sospesa provocando il risentimento dell'interprete e protagonista Beppe Fiorello.

Soddisfazione per la notizia della messa in onda il 10 marzo è stata espressa da Jacchia, da Fiorello e dal regista e sceneggiatore Graziano Diana.

Approfondimenti:

la-fiction-su-graziella-campagna

mastella-fa-slittare-la-fiction

Speciale “Caso Repubblica” a Catania

Assenti i due gruppi editoriali al convegno di Libera Informazione, Articolo 21 e Fnsi

di Norma Ferrara
da liberainformazione.org

Alcuni silenzi sono in grado, talvolta, di raccontare più di un acceso dibattito. Invitati ad illustrare le loro scelte editoriali nella città etnea al convegno “Limiti al mercato editoriale e pluralismo dell’informazione” gli editori Sanfilippo e l’Espresso, hanno declinato l’invito. Per un’ intera mattinata a Catania, nell’aula magna della facoltà di economia, lo scorso 16 febbraio si è parlato di loro; e loro non c’erano. Da più di vent’anni i due gruppi editoriali si trovano “d’ accordo” nella mancata distribuzione della cronaca regionale de La Repubblica, che si stampa a Catania (come altri quotidiani nazionali) nelle rotative dell’editore concorrente Mario Ciancio Sanfilippo e non arriva nelle edicole della stessa città (dunque non può essere letta dai catanesi).

Una lampante distorsione del libero mercato, della concorrenza e una lesione del diritto al pluralismo dell’informazione. Una situazione di monopolio dell’informazione resa ancora più grave dalla presenza di interessi altri che, per l’editore catanese, troppo spesso s’incrociano con appalti pubblici, sostegni politici trasversali. Prerogative che certo non garantiscono ai catanesi un’ informazione libera. Per i due colossi del mercato editoriale, l’uno nazionale e l’altro regionale, il convegno di Catania poteva essere l’occasione per smentire e spiegare ai propri lettori che non esiste alcun patto editoriale. Hanno rinunciato a farlo: il sospetto di contro è nettamente aumentato.

L’università di Catania, secondo molti feudo dei poteri forti della città, è stata la sede ideale per un dibattito aperto e trasparente; e se ciò è stato possibile è anche perchè certi automatismi imperfetti, certi equilibri di potere, nella città etnea stanno iniziando a cigolare. Ad aprire il convegno gli interventi dei docenti universitari Maurizio Caserta e Maria Rosaria Maugeri che insieme all’associazione Articolo 21, la Fondazione Libera Informazione con il suo presidente Roberto Morrione, la Federazione nazionale della stampa e Libera Catania con Dario Montana, hanno acceso i riflettori su questa anomalia tutta siciliana ma che gode dell’appoggio del principale gruppo editoriale italiano. Lo stesso che in Italia ha fatto la storia del pensiero liberale di sinistra. “C’è - sostiene il docente di Economia, Maurizio Caserta – una differenza sostanziale che va fatta valere fra la concentrazione delle testate sul mercato nazionale e quello locale”.

Tutti sappiamo che le opinioni si formano nei territori, rispetto alle attuali concentrazioni editoriali bisognerebbe far riferimento al territorio in cui queste operano. Questa via, nel caso di Catania, potrebbe far emergere le posizioni dominanti che non garantiscono un adeguato ingresso di altre forze sul mercato, e nel caso dell’informazione - merce preziosissima e particolarissima, sottolinea ancora Caserta - ciò equivale ad una mancata concorrenza, ovvero al venir meno del pluralismo dell’informazione. Anche la professoressa Maugeri sottolinea come “di fronte al caso in esame non siano stati, in tutti questi anni, utilizzati gli strumenti base preposti dalla legge a garanzia di un corretto svolgimento della concorrenza sul mercato e del pluralismo dell’informazione”. L’Autorità per le comunicazioni e quella per la concorrenza quindi potrebbero essere due luoghi di confronto e analisi del mercato editoriale catanese. Alcune proposte esposte dai docenti hanno già riscontrato il pieno appoggio della Fnsi.

Dunque qualcosa si muoverà nei prossimi mesi ora che le maggiori cariche del settore, scese a Catania, hanno avuto modo di toccare con mano qual è la situazione dell’informazione in città. Roberto Natale, presidente della Fnsi, che a Catania chiude una settimana interamente dedicata al giornalismo siciliano, sottolinea che la Fnsi è compatta nel chiedere che “il libero mercato sia davvero un libero mercato”. Da anni inoltre la Federazione chiede che si applichi una sorta di “statuto dell’impresa editoriale” proprio per evitare concentrazioni anomale, sovrapposizioni di interessi che limitino, come accade oggi, il diritto di cronaca di numerosi colleghi in molte zone d’Italia. A fianco della Fnsi anche Articolo 21 (www.articolo21.info) l’associazione nata per difendere e promuovere la libertà di espressione. Santo della Volpe, nel chiedere che il valore dell’informazione ritorni ad essere centrale per le imprese editoriali che la producono, sottolinea - insieme al collega Roberto Natale - come in Italia il conflitto d’interesse debba essere declinato al plurale.

Catania è, a tal proposito, un esempio lampante dei numerosi conflitti d’interesse esistenti sul territorio e delle conseguenti limitazioni alla libertà d’espressione che ne derivano. Al contrario di quello che suggeriscono quindi alcuni politici in corsa per le elezioni nazionali il tema dei conflitti d’interesse deve essere, indipendentemente dal colore politico del Governo che guiderà l’Italia dopo le votazioni, il primo punto dell’agenda nazionale dei media. Solo così situazioni come quella del Caso Repubblica, consumatosi sino ad oggi nel più assurdo e complice silenzio, non troveranno più appoggi fra le maglie del sistema politico, editoriale, e affaristico. Perché, come ricorda spesso il fondatore di Libera, un’informazione o è Libera o non è Informazione. A Catania dunque l’informazione è ancora all’anno zero della libertà di stampa.

20 febbraio 2008

Appello: Una Manifestazione nazionale contro la mafia

9 Maggio 1978 – 9 Maggio 2008 Cinisi, a 30 anni dall’assassinio di Peppino Impastato, una manifestazione nazionale contro la mafia

di Giovanni Impastato
da http://www.granrifiuto.com/index.asp

Appello per una Manifestazione nazionale contro la mafia in occasione del Forum sociale antimafia 2008 a 30 anni dall’assassinio di Peppino Impastato. Sono passati ormai trent’anni dall’assassinio politico-mafioso di Peppino Impastato e 29 dalla manifestazione nazionale contro la mafia che abbiamo organizzato a Cinisi in occasione del primo anniversario della sua morte.

Non possiamo dire che da allora nulla sia cambiato; abbiamo raggiunto obiettivi importanti con il nostro impegno e con la lotta quotidiana che abbiamo condotto io, mia madre, i compagni di Peppino, Umberto Santino e Anna Puglisi fondatori del Centro siciliano di documentazione di Palermo, successivamente dedicato a Peppino, seguiti da una parte della sinistra e dei movimenti legati alla nostra storia e alla nostra lotta.

Abbiamo affrontato un lungo percorso di fatica e di sofferenza che ci ha portato anche a sperimentare l’amarezza e la rabbia quando abbiamo toccato con mano le collusioni tra la politica, le istituzioni e la mafia. Il lavoro di memoria e le attività portati avanti in questi anni sono stati difficili, ma non certo inutili: hanno contribuito a sviluppare una coscienza antimafiosa nelle nuove generazioni che hanno recepito positivamente il nostro messaggio.

Il pensiero, le idee di Peppino e la sua esperienza di militante comunista che guardava tutte le sfaccettature della realtà lo conducevano a partire dal basso, riprendendo la linea delle lotte contadine, anticipando i tempi e accelerando un processo di crescita e di presa di coscienza rispetto al pericolo costituito dalla mafia, fino ad allora volutamente sottovalutato: la sua era una vera e propria lotta di classe contro un sistema criminale basato sullo sfruttamento e sulla sopraffazione. Continua a leggere

18 febbraio 2008

Kosovo: è indipendenza

17 febbraio 2008, il parlamento kosovaro vota l'indipendenza. Per gli albanesi del Kosovo il giorno dei festeggiamenti è arrivato, con un occhio a quanto accade in Serbia e a nord dell’Ibar

Pristina, di Francesco Martino
da http://www.osservatoriobalcani.org/

Il reportage del nostro inviato “Noi, rappresentanti del nostro popolo, eletti democraticamente, dichiariamo il Kosovo essere indipendente e sovrano”. Alle 15 e 50 di ieri, domenica 17 febbraio 2008 Pristina, come già noto da alcune settimane, sancisce la scelta della proclamazione unilaterale di indipendenza da Belgrado.

Nella dichiarazione di indipendenza si parla di una repubblica “democratica, laica e multietnica”, si prefigura la prossima approvazione di una costituzione che includa i principi delineati dal piano Ahtisaari e si invita espressamente la presenza di una missione europea di supervisione, la “Eulex” approvata il giorno prima da Bruxelles.

Da ieri il Kosovo ha anche un nuovo stemma e una nuova bandiera: una mappa del Kosovo in giallo, in campo azzurro, sormontata da sei stelle bianche.

Come previsto, quindi, e secondo un programma coordinato con i propri partner internazionali, in primis gli Stati Uniti e i principali paesi dell’Unione Europea, le istituzioni kosovare hanno deciso di rompere gli indugi, e rendere realtà il lungo sogno della popolazione albanese della (ex) provincia serba.

Nella mattina del “Dita e Pavaresie”, del “Giorno dell’Indipendenza”, Pristina si è svegliata coperta da un sottile strato di neve, caduto durante la notte, e sotto un cielo terso, ma reso di vetro da un vento gelido e feroce.

I preparativi per la grande festa, però, non si sono fatti aspettare. Già sabato sera c’era stato un primo assaggio, con caroselli e bandiere, intorno al Grand Hotel Pristina, dove alloggia buona parte dei giornalisti venuti a seguire l’evento da tutto il mondo. Domenica, la centralissima via Nena Tereze, messa a nuovo, lastricata di marmo e resa pedonale negli ultimi mesi, probabilmente proprio per essere il palcoscenico del giorno tanto atteso, si è animata fin dal primo mattino, con banchetti che offrivano birra, acqua e vino.

L’atmosfera è quella dell’attesa, dell’orgoglio, della celebrazione. Alle undici, al Grand Hotel Pristina, il premier kosovaro Thaci ha aperto le danze della giornata, con un’affollatissima conferenza stampa in cui ha delineato le linee guida che avrebbero segnato il giorno dell’indipendenza.

Thaci è il grande protagonista di questa giornata. E’ riuscito a diventare premier alla vigilia di questo momento storico per gli albanesi del Kosovo, e ora ne raccoglie i frutti politici. Le ovazioni della gente saranno tutte per lui. Il presidente Fatmir Sejdiu, sempre al suo fianco, rimane in ombra, incapace di fare da contrappeso simbolico al carisma di Thaci.

Da questo punto di vista, il giorno dell’indipendenza sembra marcare un passaggio politico e generazionale, con l’Ldk del grande assente Ibrahim Rugova, che sembra diventare oggi più parte del passato che del futuro della nuova repubblica.

Non è un caso che nei documentari celebrativi mandati in onda dalla televisione fin dal primo mattino, e che raccontano le tappe attraverso cui il Kosovo è arrivato all’indipendenza, il ruolo di grande protagonista viene dato alla lotta armata dell’Uck, di cui Thaci è stato uno dei principali leader, mentre il periodo della resistenza pacifica sembra scivolare in secondo piano.

Mentre si aspetta la fatidica riunione straordinaria dell’Assemblea Parlamentare, convocata per le 15, il centro si riempie sempre di più di gente e di bandiere. Naturalmente a dominare è il rosso-nero della bandiera albanese, ma sono tante anche le bandiere americane e quelle dell’Unione Europea. Qua e la spuntano anche bandiere inglesi, e addirittura qualche tricolore italiano.

“Sono estremamente felice, è il sogno di almeno dieci generazioni di albanesi del Kosovo che diventa realtà”, mi dice Gezim in un bar affollato e rumoroso. Gezim è un ex magistrato che ora lavora per l’Unmik. “Non so cosa accadrà domani. Fino ad oggi, come tutte le persone oppresse, ne avevamo uno soltanto, conquistare la nostra libertà. Da domani, come tutte le persone libere, ne avremo un milione, forse un miliardo. La prospettiva però è diversa, sei tu a decidere del tuo futuro.”

Gezim mi parla anche delle sue aspettative su partenza dell’Unmik e arrivo della missione europea. “Lo scopo dell’Unmik era, fondamentalmente, di far sì che tutto rimanesse calmo, di congelare la situazione. Da Eulex, invece, ci aspettiamo l’arrivo di molti cambiamenti, soprattutto nel settore della giurisprudenza e della gestione della sicurezza. Per noi questo significa rinunciare a parte della sovranità, ma abbiamo bisogno di aiuto per costruire uno stato solido.”

La gente in strada vuole però soprattutto vivere l’atmosfera di festa. Molti sono arrivati anche dall’Albania. “Sono molto felice, perché il nostro popolo ha aspettato tanto tempo per vedere questo giorno. Non potevo nemmeno immaginare che sarebbe arrivato. Sono arrivato ieri per festeggiare insieme ai miei fratelli del Kosovo”, mi dice entusiasta uno studente di Tirana.

“Oggi è un grande giorno per tutti gli albanesi, dappertutto. Noi albanesi vogliamo pace. Anche per i serbi potrebbe essere un bel giorno, ma devono capire che la situazione è cambiata”, mi dice Xheva, venuto a festeggiare da uno dei villaggi nei dintorni di Pristina.

A preoccupare gli albanesi del Kosovo, nel giorno della loro festa, rimane la posizione della Serbia, che ha ribadito con la massima fermezza il suo rifiuto a riconoscere l’indipendenza del Kosovo.

“Aspettiamo che in Serbia ci sia volontà politica di raccogliere la nostra mano tesa, e di chiudere insieme un brutto capitolo della nostra storia comune, per iniziarne uno nuovo fatto di buon vicinato, comprensione e integrazione nell’Unione Europea”, ha dichiarato ad Osservatorio l’ex premier kosovaro Agim Ceku. “Oggi sembra una visione fin troppo ottimistica, ma credo sia possibile solo grazie ad un po’ di volontà politica da parte di Belgrado.”

Particolarmente delicata è poi la questione dell’atteggiamento che verrà assunto dai serbi rimasti a vivere in Kosovo, soprattutto quelli a nord del fiume Ibar. Durante la seduta straordinaria dell’Assemblea Parlamentare, sia Thaci che Sejdiu hanno fatto le proprie dichiarazioni anche in lingua serba, ma nessuno dei rappresentanti della minoranza era in aula.

“Le nostre istituzioni hanno fatto il possibile per mandare un segnale positivo ai serbi” ha commentato per l’Osservatorio Berat Buxhala, caporedattore del quotidiano Express. “Nei prossimi giorni e mesi, però, ci devono essere passi più decisi verso l’integrazione delle minoranze. Questa è la sfida principale che aspetta le istituzioni del Kosovo nel prossimo futuro.”

Per Buxhala il pericolo di una divisione del nord del Kosovo non è realistica. “Bisogna però fare attenzione. E’ chiaro che il nord può essere integrato solo nel lungo periodo. Forzare la mano può essere pericoloso”.

Alle 15 e 50, in diretta televisiva il parlamento vota all’unanimità la dichiarazione di indipendenza. Nelle strade può iniziare la festa vera. Ce ne sono due in realtà, parallele. Una sulla Nena Tereze, dove folla è così fitta da rendere difficile spostarsi, l’altra sul viale parallelo, dove inizia la sfilata di auto e bandiere al vento. Ed è una festa vera, sentita, rumorosa, gridata.

L’impressione, fin dall’inizio, è però quella di una gioia controllata, molto più contenuta di quanto ci si potesse aspettare visto la carica simbolica ed emozionale del momento, sia nell’Assemblea che nelle strade. E’ come se le temperature polari avessero limitato la voglia di urlare la propria gioia.

“Le manifestazioni sono state pacifiche, tranquille, ma non certo a causa del freddo” è l’opinione di Ilir Dugolli, analista del think-tank Kipred. “Gli albanesi del Kosovo hanno ascoltato la loro leadership, sull’importanza di non lasciarsi sfuggire di mano la situazione e ad evitare espressioni di gioia che potevano essere lette come provocazione.

“La priorità per il Kosovo”, ha aggiunto poi Dugolli, “è adesso un rapido riconoscimento e l’ingresso nelle organizzazioni internazionali. Questo è fondamentale per il nuovo stato, ma è importante anche per la comunità serba. Il mancato riconoscimento potrebbe far loro pensare che il Kosovo non è una formazione statuale stabile, ed alimentare tentazioni di un ritorno al passato.”

Intanto col passare delle ore, sono stati i giovani, i tantissimi giovani kosovari a diventare protagonisti della festa. Prima di fronte al Centro per la Gioventù, il vecchio palazzetto “Boro i Ramiz” del periodo socialista dove, tra il volare di mille palloncini gialli, e al suono della musica degli U2, Thaci ha scoperto un’enorme scritta “New Born” dello stesso colore, presto ricoperti dalle firme poste con pennarelli neri dai ragazzi e dalle ragazze presenti.

La piazza di fronte al nuovo “monumento” è diventata presto una sorta di discoteca all’aperto, che ha trovato una sua naturale prosecuzione nel concerto notturno organizzato sulla Nena Tereze. Alcuni studenti universitari indossavano magliette con su scritto: “L’indipendenza è meglio di un visto Schengen” e “L’indipendenza è meglio del sesso”.

“I nostri valori tradizionali sono importanti, come l’unità della famiglia e la solidarietà. Al tempo stesso però, soprattutto qui a Pristina, le cose stanno cambiando, un’epoca nuova inizia, arrivano tempi nuovi”, mi ha detto a margine della festa Dardana Halini, studentessa di giornalismo.

In qualche modo, la giornata di ieri, con suo contrasto tra giovani ed anziani riuniti, a festeggiare lo stesso evento in modi molto diversi, al di là del suo significato politico, mi è sembrato riflettere anche la profonda frattura generazionale che attraversa oggi il Kosovo, e che probabilmentenon tarderà a riflettersi sull’organizzazione sociale e politica della nuova repubblica. Una sfida mai citata dai politici, ma che forse si rivelerà di primaria importanza nel futuro della neonata repubblica del Kosovo.

Le cerimonie pubbliche finiscono con un discorso pubblico delle autorità, con la folla che inneggia a Thaci e con uno spettacolo di fuochi pirotecnici. Poi la folla si affretta a tornare a casa, spinta dal vento freddo diventato ancora più pungente.

Per gli albanesi del Kosovo il giorno tanto atteso è arrivato e passato. Il tempo delle celebrazioni durerà ancora qualche giorno, con un occhio a quanto può succedere in Serbia o a nord dell’Ibar.

Poi, chiuse con la dichiarazione d’indipendenza di ieri le tante questioni legate al limbo della mancanza di status, saranno in molti in Kosovo, in Serbia, nell’intera regione balcanica, ma soprattutto all’interno dell’Unione Europea, tutt’altro che unanime nonostante l’accordo trovato sull’invio di “Eulex”, a doversi rimboccare le maniche per affrontare gli altrettanto spinose domande aperte dalla nascita del nuovo Kosovo indipendente.