19 aprile 2008

Buonanotte Sicilia

Lombardo Presidente, Borsellino extraparlamentare

di Pino Finocchiaro
da liberainformazione.org

Raffaele Lombardo non vuol essere chiamato governatore di Sicilia ma presidente della Regione Siciliana come da legge costituzionale che sancì l´Autonomia dell´Isola. Col suo 65,3 per cento di consensi, ha tutto il diritto di pretenderlo. Anna Finocchiaro sconfitta - eh sì, sconfitta, che altro? - resta bloccata al 30,4. Molto al di sotto del successo personale ottenuto due anni fa da Rita Borsellino che stavolta viene ridotta al rango di extraparlamentare, qualche decimo al di sotto dello sbarramento del cinque per cento che ha messo fuori combattimento la Sinistra Arcobaleno anche in Sicilia.

Bene, se questa doveva essere una prova di novità per la Sicilia, l´Isola ne esce sconfitta. Lombardo è in politica da trent´anni. Nella trionfale passeggiata tra i banchi di pisci e mulinciani da´ Fera o `o Luni, lo storico mercato del lunedì che in piazza Carlo Alberto, a Catania, si celebra ormai ogni giorno, lo scoetava l´ex rettore e variamente ex di tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra degli ultimi quindici anni, Ferdinando Latteri. Insomma, nulla di nuovo. Per nulla nuovi i fuochi d´artificio. Forse stavolta di fattura cinese visto che i cinesi pian piano stanno soppiantando i venditori nostrani del mercato.

Più stipendi per tutti, biglietti di ritorno per tutti, o quasi, gli emigrati dalla Sicilia. Federalismo fiscale, etc. etc. Questo il non governatore ma presiente autonomista Lombardo Raffaele da Grammichele. Quali altri novità in Sicilia? Totò Cuffaro, sì quello che non offre più cannoli ma caramelle al carrubbo, guida la lista dei senatori Udc, trascina Pierferdi Casini che di Lombardo e Cuffaro era stato il capo ai tempi del movimento giovanile Dc e Calogero Mannino che di Lombardo e Cuffaro fu mentore ai tempi di prestigiosi incarichi istituzionali interrotti da improvvide inchieste giudiziarie nonché matrimoni, comparaggi e padrinaggi dimenticati dalla maggioranza dei siciliani al nobile grido di "chi male pensa peste lo colga". In Sicilia, un motto salva una vita, visto che le telefonate finiscono per renderla spiacevole con altrettanto spiacevoli parentesi carcerarie e giudiziarie che colpiscono fior di innocenti, presunti o conclamati tali, e galantuomini al servizio di un´Isola che resta sempre da innovare senza che nulla muti mai.

Nulla o quasi. Non va in parlamento nazionale l´eurodeputato Claudio Fava, figlio del giornalista ucciso dalla mafia a Catania. Non torna nell´assemblea regionale quella Rita Borsellino, sorella del magistrato per il quale ben diversi fuochi certi siciliani accesero in seguito alle sue inchieste su un certo Mangano emigrato ad Arcore con l´affidavit di un noto bibliofilo siciliano. Per Rita, solo due anni fa i giovani emigrati a Milano organizzarono un treno straordinario per venire qui a votarla. Adesso, altri giovani, prenderanno lo stesso treno per tornare definitivamente a cercar fortuna nel Nord di Bossi. Altri prenderanno il volo verso la Francia di Sarkozy, l´izquierda moderata di Zapatero, gli States subprimari di Bush. Al peggio non c´è Silvio. Resta fuori dall´Ars anche la grillina Sonia Alfano, figlia del giornalista senza tessera e senza timori ucciso a Barcellona mentre era sulle tracce del boss latitante Santapaola.

Ora, comprendo e in parte condivido, l´entusiasmo di Giovanni Sartori per la razionalizzazione del quadro politico. Ma condivido anche le preoccupazioni del collega Riccardo Orioles fondatore dei Siciliani con Pippo Fava. Un parlamento in cui c´è ancora posto per Calogero Mannino ma non ce n´è più per Nando Dalla Chiesa, ha un problema da risolvere. Un partito in cui il parlamentare ripreso dai carabinieri mentre discute di appalti col boss mafioso decide sulla candidatura del vicepresidente della Commissione Antimafia, ha un problema. E deve affrontarlo. Un partito di opposizione forte e coerente forse non dovrebbe proporre come testa di serie alle prossime elezioni comunali il figlioccio dell´ex governatore... sì, sempre quello che ora deve fare i conti con l´assessore catanese alla cultura, l´indipendente polista-komeinista Silvana Grasso che gli grida "Totò torna al cannolo...". E lasciamolo mangiare i cannoli, ormai, che male fa? Ormai.

A noi che preferiamo gli arancini di Montalbano non resta che accettare un´antica verità siciliana. "Chiu´ scuru `i mezzanotte non po´ fari". Ovvero, più buio che a mezzanotte non può capitare. Speriamo sia così. Anche perché a metà giugno si vota in Sicilia per un importante turno di elezioni amministrative. Ok. C´è stanchezza. C´è il buio della mezzanotte. C´è voglia di riposare un po´. Si può fare. L´importante sarà svegliarsi per tempo. Da Catania, per il momento, è tutto.

"Buonanotte Sicilia".

Ars: Anna Finocchiaro rinuncia, il suo posto a Sonia Alfano

“Sia il vostro parlare sì sì, no no: il di più viene dal maligno”. Prendendo in prestito le parole del Vangelo secondo Matteo, voglio parlare chiaro, senza fronzoli e senza ipocrisie.

da www.antimafiaduemila.com
di Fabio Repici

E anche senza parole inutili, come sarebbero quelle, in realtà introvabili in misura adeguata, per ringraziare Sonia per gli sforzi inumani fatti per permettere ai siciliani di barrare sulla scheda un voto antimafioso per la presidenza della regione.

Voglio parlare di una questione giuridica, che è anche una questione democratica. E posso farlo serenamente perché non rientro fra quegli avvocati che, con ottimi compensi spesso gravanti sui bilanci degli enti locali, sfornano a richiesta, come un juke-box, pareri pro veritate per supportare le pretese giuridicamente più insensate. La legge elettorale siciliana prevede che diventi deputato il candidato (o la candidata) alla presidenza giunto secondo (o seconda). Gli studiosi dei sistemi elettorali lo chiamano diritto di tribuna: serve a garantire la presenza (e con questa l’impegno di oppositore) all’Assemblea regionale del più forte competitore del vincitore. La lettera e lo spirito della legge sono chiarissimi. Ora, pare che Anna Finocchiaro intenda optare per il seggio senatoriale garantitole dalla candidatura paracadute e intenda rifiutare l’impegno all’Ars. Per carità, nessuno la rimpiangerà, visti i danni che la sua sola candidatura ha già fatto alla nostra terra. Il punto è stabilire quale sia la conseguenza dell’eventuale rinuncia. La legge è inequivocabile: quel seggio va assegnato ad uno dei candidati alla presidenza della regione. Se la Finocchiaro non può o non vuole accettarlo, quel seggio spetta al successivo candidato alla presidenza che ha raccolto il maggior numero di voti, ovvero Sonia Alfano. Del resto, la legge è chiara anche su un altro punto: i deputati regionali devono essere novanta e non è pensabile che, a causa della rinuncia della Finocchiaro, l’Assemblea regionale resti minorata nel numero. Né è ipotizzabile l’assegnazione del seggio, spettante per legge al miglior competitore del presidente eletto, a nominativo diverso da quelli che comparivano sulla scheda elettorale.

Anni fa in molti ci indignammo per la legge contra personam, approvata dal parlamento berlusconiano (con qualche complicità a sinistra) per impedire a Giancarlo Caselli di guidare la Procura nazionale antimafia. Ora non vorrei che qualche bontempone, anziché una legge contra personam, si inventasse una abnorme interpretazione contra personam della legge elettorale siciliana, pur di impedire a Sonia, nel caso che la Finocchiaro voglia indossare il laticlavio, di diventare deputato regionale.

Qui la questione diventa politica. Per una volta, in quest’occasione il rispetto della lettera e dello spirito della legge si concilia felicemente con l’etica pubblica e la buona politica. Sarebbe, infatti, cosa gradita che all’Ars entrasse una candidata che non ha sottoscritto il programma politico predisposto da uno come Salvo Andò. Per carità, sono sicuro che l’impegno politico di Sonia Alfano continuerà comunque, con la stessa determinazione e la stessa intransigenza dimostrate fino ad oggi. Quindi, non è determinante per Sonia l’assegnazione a lei dell’eventuale seggio. No, è determinante per il rispetto del principio di legalità. Perché lo spirito legalitario non può funzionare a corrente alternata, secondo le convenienze. E perché non esiste un modo per calpestare la legge a fin di bene. Per questo faccio un appello a tutti, e soprattutto a coloro che si dicono, e intendono essere, sinceramente legalitari e antimafiosi, senza se e senza ma: battetevi perché non ci siano manovre di sistema finalizzate a sottrarre a Sonia il seggio all’Assemblea regionale. Che l’opposizione e la nuova resistenza ripartano da qui.

18 aprile 2008

Baldoni e la condanna delle pallottole di carta

Sono passati più di tre anni dal rapimento e dall'uccisione del corrispondente italiano Enzo Baldoni in Iraq; molte le domande rimaste senza risposte, poche le probabilità che i suoi resti rientrino in Italia. La storia di un giornalismo differente e del cronista-volontario.

di Cesare Piccitto

“BOOOM! proprio sotto al mio naso. Un lampo, uno scoppio, una nuvola di fumo nero” avrebbe scritto così Baldoni. Avrebbe parlato così, ai cronisti accalcati al suo arrivo all'aeroporto di Ciampino, al rientro dall'Iraq. Purtroppo il pezzo che tutti avremmo voluto leggere o ascoltare da lui, non c'è mai stato. Quell'agosto del 2004 apprendemmo, dalla TV Al Jazeera, del rapimento del corrispondente del settimanale “Diario”. Era partito alla fine di luglio per raccontare quella guerra, come reporter e volontario della croce Rossa. Un viaggio per osservare e raccontare, come aveva fatto in passato, guardando attraverso i suoi occhiali. Così ha fatto anche in Iraq.

Stava sempre meno nel comodo hotel Palestine, sempre di più lì dove c'era bisogno che i fatti venissero raccontati; andava lì dove c'era bisogno di volontari. Il giorno precedente al rapimento era talmente impegnato ad organizzare un convoglio della croce rossa a Baghdad per portare cibo e medicine a Najaf, che non ebbe nemmeno il tempo di raccontarcelo sul suo Bloghdad. Si accordò con i ribelli sciiti per una proposta di mediazione da portare in Vaticano al fine di far cessare i bombardamenti; riuscì a portare gli aiuti alla popolazione, ma sulla strada del rientro qualcosa andò storto. La sua auto fu investita dall'esplosione di una bomba posta sul ciglio della strada. L'autista e interprete Ghareeb giustiziato sul posto, Enzo venne sequestrato e poi ucciso, per mano del sedicente “Esercito Islamico in Iraq”.

Su questa vicenda, avvenne però qualcosa di inquietante e senza precedenti. Si diffusero da subito notizie, ufficiali e non, che parlarono di un Baldoni a zonzo per Baghdad nonostante quell'esplosione, sprezzante dei pericoli. Voci false e distorte proseguirono fino a diventare parole scritte, colonne e titoli di giornali. Una su tutte la campagna denigratoria e delegittimante del quotidiano Libero. A pochi giorni dal rapimento arrivò in Italia il primo video dell'ostaggio, lesse le condizioni dettate dai suoi rapitori. L'indomani Libero titolò: “Vacanze intelligenti” a firma dell'allora vice direttore Renato Farina, testuale: «Gli esperti dell'intelligence atlantica hanno molti dubbi su tutta la vicenda. Il volto del prigioniero non rivela contrazioni inevitabili per chi si trovi sull'orlo dell'abisso. Non appaiono intorno all'italiano uomini armati e mascherati. Potrebbe esser una recita». Pochi giorni dopo lo stesso quotidiano, la stessa firma, rincarò la dose: «Non si va alla ventura come facili prede. Poi il prezzo lo pagano persone che non contano niente (l'interprete autista), la propria famiglia, e il governo. Torna Baldoni, e limitati agli aperitivi in piazza San Babila. E in vacanza cogli pesche dell'agriturismo di famiglia». Leggendo, si resta sgomenti. Quando si apprenderà poi che Farina è stato per anni regolarmente pagato dallo stesso Sismi che negoziava per la liberazione di Baldoni, da sgomenti si diventa inquieti.

Proseguendo nella campagna d'odio, ventiquattrore ore dopo l'uccisione, Libero titola: “Il pacifista col kalashnikov” a firma del direttore Vittorio Feltri, testuale: «Scusate cari lettori, più pirla di così è inimmaginabile. Ti guadagni la pagnotta (e non solo quella) ideando e realizzando spottini consumistici per le multinazionali odiate a sangue; le odii al punto di farti fotografare armato con un paio di beduini; poi arriva agosto, le schifose multinazionali (che ti strapagano) ti garantiscono (contrattualmente) lunghe ferie e tu, pistola, vai a trascorrere in Iraq nei panni del samaritano islamico e complice di chi vuole decollarti». Dopo quasi quattro anni quegli articoli possono sembrare insignificanti ma, contestuali al periodo di guerra preventiva e di confusione politica, non lo erano.

Quegli stessi colleghi di Enzo ripetevano, in qualsiasi contesto o ospitata TV, il loro leitmotiv.
A quel quotidiano si unirono timidamente altre realtà editoriali, che contribuirono a condannare pubblicamente Baldoni, lasciandolo sempre più solo con il suo boia. Tutti gli altri rapimenti, in quegli stessi mesi, fortunatamente finirono positivamente. Ma per Baldoni andò da subito in maniera differente. E' mancata per lui una imponente e commovente mobilitazione di tutta la società.

Quel tragico agosto finì con l'esecuzione del cronista italiano. Seguirono tanta finta commozione, speculazioni politiche e una valanga di retorica da ogni parte. Seguiti da altro silenzio: nessuna traccia né notizie su dove fosse finito il cadavere. Vennero alla luce, su un sito internet islamico, solo una macabra foto ritraente il cadavere sfigurato del cronista seguito da un video di dubbia esistenza. Di certo, ci sono dei frammenti ossei, che l’analisi del Dna conferma appartenenti a Enzo.

In una recente intervista Scelli, all'epoca commissario straordinario della Croce Rossa italiana, al microfono di Anna Geronimo per Img Press, ribadisce: «Ho promesso alla famiglia Baldoni di riconsegnare loro quel che resta del corpo di Enzo e non vi ho mai rinunziato». Nell'impossibilità di avere altre rilevanti novità, non ci resta che aggrapparci alla memoria. Ricordare quegli equivoci e quelle ironie feroci di certa stampa italiana senza la quale, forse, avremmo potuto avere un compatta e mobilitata opinione pubblica. A noi, oggi, non resta che custodire il suo unico e grande insegnamento: «Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano».

Video: Sotto il cielo di Baghdad
Approfondimenti: enzo baldoni

16 aprile 2008

Dopo elezioni, promemoria

Promemoria

da www.riccardoorioles.org
La Catena di San Libero - 15 aprile 2008 n. 359
di Riccardo Orioles

In sostanza, dopo la tivvù, l'acqua, i telefoni e un po' di altre cose, hanno privatizzato la politica. Puoi votare Coca-cola e questo è facile, basta votare per l'uomo più ricco del regno sperando che qualche soldino rotoli fino a te. O puoi votare Pepsi, e qui devi perdere un po' più di tempo a leggere i giornali. Comunque per uno dei due. Alla fine ha vinto Berlusconi ma ha vinto - a modo suo - pure Veltroni. Abbiamo perso Peppone, Don Camillo, ed io. La politica è una cosa troppo importante per lasciarla fare alla gente comune, è l'idea di ora. Possiamo applaudire i politici, gridare viva e abbasso, ma far politica noi poveracci è cosa ormai d'altri tempi, come il maestro Manzi o l'idrolitina. Veltroni non solo non si dimette, ma è anzi commosso; Berlusconi non solo non finirà in galera, ma ci manderà giudici e carabinieri. E va bene. Adesso spariamo un po' sulla croce rossa.

Veltroni. Andare a una lotta per un premio di maggioranza proclamando per prima cosa "corro da solo" significa istantaneamente trasmettere il messaggio "cerchiamo di perdere le elezioni, e in compenso sbarazziamoci di Prodi, di D'Alema, dei cortei, dei sindacati e di tutte quelle noiose faccende che c'impediscono di fare i Grandi Leader senza dar conto a nessuno". Confusione e basta. Ora non c'è più confusione, c'è Dell'Utri, c'è Caldiroli, pazienza, in compenso nel nostro feudo finalmente comanda uno solo. Come in Russia, dove Putin del comunismo s'è tenuto il potere assoluto e la disciplina, e ha buttato alle ortiche tutto il resto.
(Una campagna cominciata con un "Vinceremo come i Giants di Chicago" e finita con un "Pronto Duce? Mi congratulo per la sua vittoria! Come fa Al Gore!").

Bertinotti. Si poteva fare una sinistra decente. Con Vendola, con Zanotelli, comunque non con un segretario di partito. S'è fatta una sinistra di notabili, col capo del partito A, il vicecapo del B, ecc. Tutankamon in rappresentanza di Egitto Alternativo, Hammurabi per la Sinistra Babilonese, ecc. "Mi dimetto" è una risposta da otto settembre. Il problema non era attacccarsi o meno alla falcemartello (la coperta di Linus). Era se fare una sinistra di giovani, con tutti i particolari antipatici che ciò comporta, o mantenersi attaccati alle piccole poltrone foderate di rosso.

Beppe Grillo. Tanto utile prima, quanto coglione poi. "Non si vota! Astensione!" e un minuto dopo "Vota Puro-e-Duro! La lista della rivoluzione!" (questo in Sicilia) è esattamente quel che faceva, temporibus illis, Servire il Popolo. E' andata com'è andata.

Di Pietro. Non mi ha nemmeno telefonato per dirmi che non è d'accordo col suo collega di schieramento Salvo Andò, quello che ha messo in programma "basta coi professionisti dell'antimafia" (cioè, filologicamente, con Paolo Borsellino). Orlando, per prima cosa, ha detto che "perlomeno ci siamo sbarazzati della sinistra". Anche i migliori peggiorano, con le cattive compagnie.

Dalla Chiesa. Non ha preso neppure un voto. Più che altro perché non l'hanno neanche candidato. I voti, a Milano, li doveva portare il figlio di Colaninno. Napoleonico.

Finocchiaro. Era la Segolene italiana, era la futura presidente del consiglio donna, era qua, era là. Ora è semplicemente il politico più catastrofico dell'intera storia politica della Sicilia. Che avrebbe straperso si sapeva già, visto che non aveva mai vinto un'elezione. E allora perché l'hanno presentata (non ci voleva un genio per capire che la Borsellino avrebbe preso più voti)? Perché l'ha ordinato Veltroni, alla faccia della democrazia. E noi antimafiosi non siamo stati nemmeno capaci (ognuno per sè e Dio per tutti) di tenerla lontana da un'elezione in cui ci si giocava dieci anni di Sicilia.

Bossi. E' riuscito a far digerire ai lombardi la perdita delle fabbriche, che ora sono in Cina. Bravo. Come Goebbels, quando riuscì a persuadere gli operai di Berlino che la colpa dell'inflazione era degli ebrei.

Fini. Fini chi?

Prodi. Per ironia della storia, l'unico a far vincere (per due volte) la sinistra è stato un democristiano. E - ironia esagerata - per due volte è stato accoltellato alle spalle da un ex "comunista".

Cipputi. Il popolo di sinistra. Il meglio dell'Italia, quel che una volta ne faceva un paese civile. Ha votato disciplinatamente come gli hanno detto i capi. I capi via via erano Stalin, Togliatti, Berlinguer, Occhetto, D'Alema, Arlecchino. Hanno obbedito a tutti, con eroica disciplina. Forse sarebbe stato meglio obbedire di meno e ragionare di più.

Noialtri. Non siamo stati all'altezza. Neppure i socialisti lo erano stati, quando salì Mussolini. Erano convinti che si trattasse ancora di destra e sinistra, che Benito fosse solo un sabaudo più cattivo degli altri. Non era così. Ci vollero proprio i giovani per capirlo (Gobetti, Gramsci e compagnia) e anche stavolta le carte della sinistra sono in mano all'ultima generazione. Ai vecchi il compito, essenzialmente e per chi ce la fa, di non tradire. I partiti che butteranno giù Berlusconi non hanno ancora neanche un nome. Eppure in un certo senso stanno già nascendo, e proprio ora.

15 aprile 2008

Mantovani: “Quattro partiti prendono un milione di voti e diventano extraparlamentari"

Se il gruppo dirigente irresponsabile che ha portato a questo disastro insiterà sulla linea della sinistra arcobaleno sarà travolto dai militanti e dagli iscritti di rifondazione comunista.

Sarebbe bene per loro e per il partito che si dimettessero immediatamente.

E’ stata l’esperienza di governo a deludere gli elettori e ad allontanarci dai movimenti e dalle lotte.

Bisogna ripartire da rifondazione e ripartiremo da rifodazione, anche cercando una unità seria con altre forze mettendo da parte l’idea elettoralistica e subalterna al partito democratico della sinistra e l’arcobaleno”.

ramon mantovani
da Ramon Mantovani

Manipolazioni da Edoardo Baraldi

Sconfitta della Sinistra Arcobaleno, cosa ne pensi?

Politiche 2008: Qual è la causa che, secondo te, ha determinato la sconfitta della Sinistra Arcobaleno? Vota!

Buongiorno Notte

La sconfitta

di Gabriele Polo
da il manifesto

Niente America, niente duello McCain-Obama all'italiana. Semmai assomigliamo di più alla Thailandia del miliardario Thaksin, col signore delle televisioni che torna prepotentemente al governo a braccetto con lo xenofobo padano. Per continuare - sulla scia delle paure sociali - il lavoro che ha già profondamente trasformato questo paese nella costola più retriva e populista dell'Europa.

Il responso elettorale è pessimo. Talmente brutto che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista, finendo però per travolgerlo. Il risultato del Pd non è esaltante: poco sopra a quello dell'Unione di due anni fa solo grazie al voto utile che ha desertificato a sinistra, senza recuperare nulla al centro e a destra. Anzi.

Ma ciò che oggi salta più ai nostri occhi, in maniera netta, è la sconfitta della sinistra, fin dentro il baratro - perdendo tre milioni di voti - della scomparsa parlamentare. I prodromi c'erano tutti, ma non ne abbiamo viste fino in fondo le conseguenze. La Sinistra-l'Arcobaleno ha pagato carissimo il costo di due anni di governo in cui non ha portato a casa quasi nulla di ciò che si aspettavano il suo elettorato e la sua gente. Così ha perso consensi a sinistra, nell'astensionismo e - seppure in misura minore - verso liste minori. Poi è stata penalizzata dalla logica del «voto utile» (a contrastare Berlusconi) dissanguandosi per il Pd. Infine, proponendosi come investimento sul futuro - pensando che una promessa sia un progetto - ha svelato tutto il vuoto di analisi sociale e proposta cultural-politica che ne fotografa oggi le assenze. Si è offerta come un «vuoto da riempire». Gli elettori, che non sono scemi, non le hanno creduto: la composizione delle liste è stata da manuale Cencelli, era evidente la divisione che continuava tra i partiti «promotori» (pronti a sfilarsi un minuto dopo la chiusura dei seggi). Risultato: macerie, che rischiano di seppellire quel poco di pratica comune affrettatamente sperimentata in campagna elettorale.

Da oggi la sinistra è un soggetto extraparlamentare. Non è cosa da niente: scompare ogni argine istituzionale alle strette che si preparano con l'approssimarsi della crisi economica - che già ha spinto a destra molta parte dei soggetti sociali più deboli - e di fronte al trionfo populista e autoritario delle destre. Resta un futuro tutto da costruire: se si partirà dalla lezione subita, ricominciando da zero a praticare il conflitto sociale e capire come dare veste politica a un'ipotesi d'alternativa al quadro liberista, persino una simile sconfitta può diventare un'occasione. Se ci si ridurrà a una resa dei conti tra quadri dirigenti - priva di autocritica (a partire dalla messa in discussione del ruolo di ciascuno) -, allora si diano al turismo. Niente Thailandia, meglio il Nepal.

14 aprile 2008

Politiche, regionali e amministrative 2008: Scrutinio in real-time

Su www.corriere.it exit poll, proiezioni e risultati in tempo reale.

Informazione e censura. Nuovo appello di Paolo Barnard

Agite per voi stessi, prima di tutto

da http://www.socialpress.it/home.php3

Cari amici e amiche. Mi avete scritto di recente per esprimere la vostra partecipazione, indignazione, preoccupazione per la mia denuncia su Censura Legale (si veda, fra gli altri, il sito http://www.disinformazione.it/censura_legale.htm). Tantissimi di voi mi hanno chiesto "Cosa possiamo fare?".

Ecco delle proposte, ma c’è una cosa da capire: la questione ha preso oggi una piega gravissima. La censura ora viene dal cuore dell’antisistema. LA CENSURA ORA VIENE DAL CUORE DELL’ANTISISTEMA, DA GABANELLI E DA GRILLO. Di fatto il nemico sembra "marciare alla nostra testa".

Come già sapete, Censura Legale e l’ostacolo forse più paralizzante per il futuro della libera informazione, che sta creando in Italia un duopolio inaccettabile: poche testate, e relativi giornalisti, che possono dire ciò che vogliono poiché ricche a sufficienza per poter ovviare a Censura Legale; e quelle che invece non se lo possono permettere, assieme ai loro reporters, divenendo di fatto tacitate in diverse istanze. Non è difficile comprendere che in un tale sistema a informare con ampio raggio d’azione saranno sempre più solo i ricchi media commerciali, che sono però notoriamente condizionati dagli interessi dei forti gruppi finanziari e industriali che li finanziano.

Mentre penalizzati saranno i ’piccoli’, gli indipendenti, gli editori in Rete, che di norma lavorano con bassi budget ma che spesso sono i più coraggiosi nella ricerca della ’verità’. Si delinea così un futuro per l’informazione inquietante, e ne va esattamente della libertà di tutti. Di tutti. Nel frattempo, come forse avete avuto occasione di sapere, è accaduta una cosa decisamente grave. La mia denuncia coinvolgeva, ahimè, proprio un bastione della libertà mediatica come Report e la sua conduttrice Milena Gabanelli.

Sul forum di Report si accese un’accanita discussione, con richieste di chiarimenti, proteste, appelli diretti alla conduttrice, giustificati proprio dallo shock di chi vedeva una paladina della libertà di stampa accusata di essere collusa con la RAI in Censura Legale. Gabanelli, dopo alcuni brevi interventi del tutto inadeguati alla posta in gioco, ha calato sull’intero dibattito la scure della censura, nientemeno.

Dal forum di Report sono sparite le discussioni su Censura Legale (una si esse con più di 30.000 letture) venivano cancellati gli interventi più critici, e infine da quel forum sono stati banditi e zittiti elettronicamente i cittadini che protestavano e chiedevano spiegazioni (incluso il sottoscritto). Una violazione chiara e ingiustificabile delle prerogative costituzionali di chi voleva esprimere dissenso sul forum di una trasmissione dell’emittente pubblica italiana. La vicenda ha fatto molto parlare di sé, ricevendo interventi di Gherado Colombo, Alex Zanotelli, Sabina Guzzanti, Giovanni Minoli, fra i tanti cittadini sensibilizzati.

Ma ha anche registrato il silenzio e l’omertà di quasi tutti i media italiani, e dei loro editori (ovviamente), ma anche di Beppe Grillo più volte sollecitato e che è impegnato proprio su questo fronte (sic), e di altri noti antagonisti come Travaglio o Santoro. Grillo censura ogni post che menziona Censura Legale (si veda http://beppegrillo.meetup.com/10/boards/thread/4419298/10/).

Ad oggi, la censura operata da Report continua senza il benché minimo ripensamento. Qui io mi appello a tutti coloro fra voi che mi espressero la richiesta di "fare qualcosa". Ci troviamo di fronte a due Paradigmi intollerabili per la nostra libertà di cittadini: Primo, il rifiuto da parte dei media e dei loro editori di discutere Censura Legale e le sue devastanti implicazioni per la libertà d’informazione in Italia.

Secondo, la scoperta che una stimata paladina della trasparenza mediatica come Milena Gabanelli e la sua redazione, appena sottoposti al tipo di scrutinio cui loro di solito sottopongono altri, hanno reagito replicando i medesimi metodi dei peggiori Sistemi di potere: la censura, il rifiuto del confronto. Peraltro sembra che anche Beppe Grillo si stia comportando alla stessa maniera nel suo blog. Ciò ha implicazioni che vanno oltre la gravità. Molto oltre.

Per coloro fra voi che desiderano agire concretamente, ecco cosa potete fare:

1) Divulgate a chiunque lo ritenete opportuno queste realtà. Dibattetene.

2) Scrivete ai media, ai loro editori, manifestando la vostra preoccupazione per la Censura Legale.

3) Andate sul forum di Report, REGISTRANDOVI CON UN NOME PRECISO (questo è essenziale e si fa cliccando in alto a sinistra nella pagina) e partecipate continuativamente alla discussione che porta il titolo "Report censura ’Censura Legale’ - i fatti, la storia", per mantenerla viva fino all’ottenimento di: Risposte esaustive in un libero dibattito da parte della RAI, di Milena Gabanelli e della redazione di Report su Censura Legale e sulle sue nefaste conseguenze per noi tutti. Riammissione di tutti cittadini i censurati dal forum. Per fare ciò, è necessario appunto registrarsi al forum, entrare nella discussione sopraccitata e cliccare su "nuovo messaggio", per aggiungere quotidianamente una propria frase o anche il medesimo appello. Questa frequenza di messaggi manterrà la discussione in preminenza, nella speranza di ottenere quanto sopra. Ma va fatto con dedizione quotidiana.

4) Chiedete alle vostre mailing lists di fare altrettanto.

Ne va del futuro di tutti. Prima che sia troppo tardi.
Grazie a voi.
Paolo Barnard