5 maggio 2008

Omicidi da una sigaretta: Nicola Tommasoli è morto

di Michele Bono
da dazebao.org
01.05.08

Verona. Nicola Tommasoli viene brutalmente pestato a sangue da cinque skinheads di estrema destra per essersi rifiutato di offrire una sigaretta. Adesso, a 29 anni, il Collegio Medico è in riunione per decidere se stabilirne la “morte con criteri neurologici”. Il ragazzo al momento del primo soccorso già presentava un arresto cardiocircolatorio da trauma cranio-cervicale con conseguente emorragia interna. Ora è clinicamente morto.

Vincenzo Stingone, questore di Verona, parla di “pestaggio non avvenuto per motivi politici”, bensì “futili”. Una sigaretta, pare. Poi qualche battuta, qualche insulto, chissà. Il risultato è un 29enne morto per mano di cinque neonazisti. O neofascisti. Che differenza fa. Tanto l’omicidio non è legato a motivi politici, ma futili.

Motivi futili. L’espressione è un ossimoro violento che si schianta contro l’immagine di un giovane in fin di vita chiuso dietro il vetro della sala rianimazione intubato fino agli occhi. Motivi futili. Una sigaretta, appunto, una battuta, uno sguardo di troppo ad una ragazza. Motivi futili. Una partita di calcio, i capelli troppo lunghi, i pantaloni larghi, la giacca a costine. La vita è una futilità. Vincenzo Stingone afferma sostanzialmente questo.

Viene da chiedersi cosa significhi “omicidio politico”. Uccidere un parlamentare, forse o rivendicare una morte a fini politici, stile brigate rosse. Magari mettere una bomba e fare una strage oppure assaltare un centro sociale ed accoltellare qualcuno. Ma devastare a calci e pugni un uomo no. Perché? Perché una sigaretta non è ideologizzabile? Perché la piazzetta dove Nicola Tommasoli è morto non è intestata ad un partigiano? Perché?

Cinque neofascisti appartenenti ad un gruppo ultras di estrema destra noti per un esasperato culto della violenza, per razzismo, squadrismo ed associazione a delinquere pestano a morte un ragazzo qualunque, ritenuto “diverso” per motivi futili, e questo non è omicidio politico. Non è forse incostituzionale l’apologia del fascismo, signor questore? Non è forse una piaga politica? Non sono forse tollerate certe esasperazioni estremiste che invece andrebbero represse con durezza?

L’Italia sta diventando il paese del qualunquismo propagandistico in cui tutto fa voto, quindi Bossi minaccia di scendere in piazza con 300 mila fucili, Forza Nuova propone un Belpaese senza immigrati, Alemanno accetta di essere festeggiato con lo sventolio delle celtiche senza dire una parola, Berlusconi sorride quando apostrofato “duce” dagli esponenti de La Destra ed un ragazzo di 29 anni muore perché non assomiglia ad un fascista di nuova generazione.

Le foto degli arrestati sono eloquentissime: bambini di 20 anni con lo sguardo vuoto, coscienza storica azzerata, impressionabili, violenti perché deboli mentalmente, forti in cinque contro uno, arroganti, inconsapevoli, vittime di un sistema politico per cui nel nome della demagogia viene tollerato tutto. Anche un omicidio per motivi futili. Non politico. Assolutamente.

L’ultima campagna elettorale sembra sia stata vinta grazie al tema della sicurezza. Gli immigrati sono sempre colpevoli e la preoccupazione degli italiani è forte. Molti genitori dichiarano di aver paura per i propri figli, ma il paradosso è che dovrebbero aver paura “dei” propri figli.

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