11 luglio 2008

Onorario che bellezza. Idee da prete anomalo

E rieccomi. Torno a voi come presidente onorario di Libera. Ebbene sì. Sono stato all’assemblea nazionale di Libera, tre giorni a Savignano sul Panaro più una sera a Vignola, ricca e rossa campagna modenese

da Nando dalla Chiesa

Venerdì mattina don Luigi Ciotti ha proposto di eleggermi presidente onorario, sottoponendo a una votazione formale la decisione che gli era uscita dal cuore alla grande manifestazione di marzo a Bari. Allora mi aveva nominato sul campo, un po’ conquistato dal monologo teatrale (“Poliziotta per amore”) che avevamo presentato con Beatrice Luzzi la sera del 14. Molto, però, furibondo per la mia mancata candidatura. Una sorta di risarcimento, insomma. L’offerta di un nuovo campo di impegno. Un campo bellissimo, amici miei, perché lì si ha davvero a che fare con persone che si dannano senza attendersi né titoli né ricompense. Se vi dicessi che non mi sono emozionato quando don Luigi ha motivato la sua proposta, mentirei di brutto. No, è stato bello e mi spingerà a un impegno ancora maggiore. Soprattutto dopo avere visto nei dibattiti all’aperto quanta gente comune sa appassionarsi ai temi di Libera.

Alcune cose mi sono piaciute in particolare nei discorsi di questo prete anomalo (circondato, nell’associazione, da un buon nugolo di altri preti…). Anzitutto la sua idea che nessuna crescita verso l’alto sia possibile se non c’è contemporaneamente una crescita verso il basso. Ossia, l’idea che si può salire solo se si allungano, allargano e rafforzano le radici; in pratica, il contrario di quanto ha fatto il centrosinistra volando verso il governo. Poi mi ha affascinato la sua paura che i successi di Libera facciano venire meno in qualcuno l’umiltà necessaria, la capacità di “ritrovare” in quello che si fa i volti o i nomi di chi pagato la violenza del mondo. E infine l’appello alla chiesa d’oggi, così giuliva per il “nuovo clima politico”, a non vendersi per un piatto di lenticchie.

Dovessi mettere in agenda tutti gli incontri che mi sono stati richiesti, riempirei già da adesso tutto il 2009. Mai come Gherardo Colombo, però, che arriva al 2010, e che ciononostante verrà alla “dieci giorni” dei diritti che sto preparando per Genova (ricordo: 16-26 luglio; il programma è imminente su questi schermi). E a proposito di appuntamenti: mi raccomando, il 12 a Bologna nasce la Scuola di Formazione Politica “Antonino Caponnetto”. Non mancate, può davvero essere un nuovo inizio. Ricordate quando la formazione alla politica la facevano per chiunque volesse cimentarsi in una scuola o in un consiglio di zona? Ricordate quando la si faceva per “formare” (conosce questa parola?) e non per farsi riprendere dalle tivù mentre ecco che arriva il presidente di Confindustria? Venite, un giorno lo potrete raccontare (eggià, donne e uomini di poca fede…).

Quanto all’8 luglio, ho già detto: per ragioni logistiche andrò a Genova, davanti alla prefettura: stessa ora, stesso appello di Roma. A Milano mi spiace, non sono riuscito a trovare nessuno che si facesse carico di organizzare un presidio per i blogghisti di buona volontà. I supermilitanti vanno a Roma. Alla prossima. E non so se avete notato: vi ho risparmiato le intercettazioni…

Scheda: Nando Dalla Chiesa

10 luglio 2008

Storia della Sicilia in cento secondi

da http://www.salvatorescandurra.com/blog/

Dopo quasi due mesi di lavoro, posso finalmente pubblicare il mio ultimo documentario breve: lo scarabocchio animato “Storia della Sicilia in cento secondi”. Come suggerisce già il titolo, c’è da correre attraverso una narrazione incalzante e ipercompatta. Chi sapeva poco o nulla degli eventi narrati sarà forse sorpreso dal gran numero di conflitti, guerre, monarchie, dominazioni, martiri e delinquenze che hanno sventrato l’isola nei millenni. Consiglio di non battere mai le palpebre mentre si guarda il video: c’è il rischio di perdersi un secolo intero. Continua a leggere


Il video: youtube.com/watch?v=NiKJqCr28Ns

Chiusura per minacce di morte

da Isola delle Femmine del 12 giugno

MINACCE DI MORTE AL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA Il Comitato Cittadino Isola Pulita a seguito delle gravissime minacce di morte rivolte contro due nostri esponenti ha deliberato l’interruzione immediata di qualsiasi attività politica sul territorio e conseguentemente la chiusura del sito web “Isola Pulita”. Le minacce sono state pronunciate pubblicamente nella piazza Umberto I a Isola delle Femmine... Continua a leggere

8 luglio 2008

Sbarre allentate per i mafiosi

Giustizia. Il "41 bis" non è più quello di una volta, e a beneficiarne sono boss mafiosi ritenuti responsabili di omicidi come quelli perpetrati a Milano, Firenze e di Roma nel '93, quale ritorsione al provvedimento del carcere duro. Le famiglie dell'Associazione vittime di via dei Georgofili si ribellano. Veltroni è con loro, Gasparri meno

da http://www.aprileonline.info/

"Iddu pensa solo a Iddu". Così commentavano i mafiosi rinchiusi in carcere nel 2002, stretti nella morsa del 41 bis, quando pochi mesi prima il proprietario della villa di cui Vittorio Mangano era stalliere aveva vinto le elezioni, diventando per la seconda volta presidente del Consiglio, grazie anche al "cappotto" realizzato in Sicilia ai suoi avversari politici: 61 deputati sui 61 in palio nella regione, tutti per l'allora Casa delle (cosiddette)Libertà.

"Iddu pensa solo a Iddu" significava dunque che il Cavaliere (tessera P2 1816, in circostanze come queste vale sempre la pena rammentare) non aveva mantenuto le promesse, non avendo allentato la durezza della detenzione patita sotto il 41 bis, provvedimento messo in funzione subito dopo la morte di Paolo Borsellino, che seguì di nemmeno due mesi quella del suo collega e inseparabile amico Giovanni Falcone. A supporto di tale teoria la curva dello stadio della Favorita di Palermo, che sempre nel 2002, nel corso della partita tra la squadra di casa e l'Ascoli, esibì uno striscione molto grande con sopra scritto: "Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia"(foto in alto).

Tutto questo per dire che forse non è un caso che l'azione di "allentamento" del carcere duro, che negli ultimi giorni ha provocato l'annullamento del provvedimento per ben 37 capicosca, sia arrivato proprio in questo delicato momento politico e istituzionale. Un provvedimento preso dai giudici dei tribunali di Sorveglianza, visto che "non essendo dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza", e che decidono di annullare ai 37 boss il duro regime carcerario. Da ricordare che alcuni dei criminali in questione sono stati condannati per le stragi di via d'Amelio e poi di Roma, Milano e Firenze. L'ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo che in gioventù assassinò, tra gli altri il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà.
Ora il "nuovo" 41 bis, reso definitivo nel 2004, sembra ben più morbido rispetto a quello che nel 1992 venne applicato ai capimafia detenuti nelle carceri di Pianosa e l'Asinara. Un trattamento "particolare", voluto dall'allora ministro socialista Claudio Martelli, che riuscì ad ottenere come risultato anche molte collaborazioni con la giustizia, e che provocò la reazione dell'organizzazione criminale proprio con le stragi del 1993 a Milano, Firenze e Roma.
E proprio Giovanna Baggiani Chelli, dell'Associazione familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili., è tra le prime a denunciare l'allentamento delle sbarre per i mafiosi: "Il Tg1 delle 1,04 di questa notte -dice riferendosi alla notizia "lavorata" dall'informazione pubblica- sull'argomento abolizione "41 bis" ai mafiosi, è stato un telegiornale della Rai che ci ha fatto vergognare di appartenere ad un Paese dove non è più possibile contare sulla libertà di espressione. La Rai ha confinato una notizia di vitale importanza per la democrazia di questo Paese a notte fonda, potremmo dire all'ora della strage di via dei Georgofili. Inoltre i 30 secondi destinati a noi per poter dire quanto pensiamo sull'annullamento del 41 bis a macellai quali Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabro, stragisti di via dei Georgofili, non sono stati neppure trenta secondi, ma molto meno. Agiremo come meglio riterremmo opportuno, anche con la protesta di piazza, - conclude - se nelle prossime ore non avremmo chiari segnali che il Governo sta prendendo provvedimenti sul fronte del '41 bis per i mafiosi rei di strage".

Walter Veltroni si associa al grido di rabbia dei familiari delle vittime: "Condivido la preoccupazione e la rabbia dei familiari delle vittime di mafia sul 41 bis. Certe decisioni che stanno allentando il regime carcerario per boss mafiosi, responsabili di omicidi e attentati, sono ingiustificate e rischiano di vanificare la lotta dello Stato alle cosche e alla malavita organizzata".

Ma alle parole del segretario Pd, nel solito gioco della supremazia politica al di là di ogni rispetto etico e morale, risponde subito a suo modo uno stizzito Maurizio Gasparri: "Veltroni fa bene a preoccuparsi per l'attenuazione del 41bis, il regime carcerario duro per i boss delle cosche. Dovrebbe però sapere che la sospensione del 41 bis per molti boss delle cosche viene decisa dai magistrati del Tribunale di sorveglianza. Già nei giorni scorsi ho invitato il Csm ad abbandonare le battaglie politiche per preoccuparsi della criminale politica di favoreggiamento della mafia che molti magistrati stanno attuando, sospendendo il carcere duro per i capi della criminalità organizzata. Sono magistrati che godono di molte ferie, che vorrebbero stipendi più lauti, e che aiutano i mafiosi. Di questa vergogna si devono occupare le organizzazioni dei magistrati che, invece, si trasformano in militanti al servizio di Walter Veltroni".

Nel cercare di indicare un equilibrio istituzionale alle posizioni politiche sembrano impegnate le parole di GInacarlo Caselli: "Il 41 bis negli anni ha subito un depotenziamento, e serve un aggiornamento. E' una norma intrisa dell'intelligenza di due grandi magistrati come Falcone e Borsellino, ma serve un aggiornamento sulla base delle esperienze e dei mutamenti".

Un aggiornamento magari sì; un depotenziamento, magari no. Anche perché "Iddu" pare non pensi più solo a se stesso. Almeno in questo caso.

Approfondimento: Articolo 41 bis

6 luglio 2008

Appello per Carlo Ruta, blogger condannato

Un fatto gravissimo, che potrà avere effetti devastanti per la libertà di espressione sul web in Italia. Carlo Ruta è stato condannato per "stampa clandestina", solo per aver gestito un sito di documentazione storica e sociale, in sostanza un normalissimo blog, di cui peraltro era stata comprovata, dalla polizia postale di Catania, la non periodicità regolare.

da http://www.riccardoorioles.org/

L'incredibile sentenza è stata emessa dal giudice Patricia Di Marco, presso il tribunale di Modica, dietro denuncia presentata dal magistrato Agostino Fera, noto alle cronache per le censure di cui è stato fatto oggetto da diversi parlamentari, da Giuseppe Di Lello al presidente dell'Antimafia Francesco Forgione, in relazione alla gestione dell'inchiesta giudiziaria sul caso del giornalista Spampinato.

Una sentenza del genere, che reca riscontri soltanto in Cina e in qualche nazione a regime dittatoriale, per le leggi che vigono nel nostro paese è un'assurdità. Costituisce un attacco frontale al mondo del web, alla democrazia, ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. E' quindi importante che le realtà delle reti, le sedi dell'informazione, le espressioni del paese civile rispondano con la massima determinazione. Firma anche tu la petizione per Carlo Ruta: oggi tocca a lui, domani potrebbe toccare a te!

Approfondimento: http://www.modica.info/new.asp?id=1343

Petizione: www.censurati.it/voxpeople/carloruta/

G8, le accuse del pm "Alla Diaz è stato un massacro"

Dura requisitoria del pm Francesco Cardona Albini nel processo per l'irruzione alla Scuola Diaz durante il G8 del 2001

di Marco Preve

Anche un elenco di parti anatomiche serve a non disperdere il ricordo. Così, il «massacro della Diaz» - come ieri, alla seconda giornata di requisitoria finale, lo ha definito il pm Francesco Cardona Albini - può anche essere riassunto in un terribile elenco con il quale si scopre che nessuna porzione, anche minima, del corpo umano, la notte del 21 luglio 2001, è stata risparmiata: ulna, sopracciglio, piede, testa, inguine, naso, spalla, gomito, ginocchio, gluteo, polpaccio, schiena, fianco, e poi polmoni, costole, vertebre e si potrebbe andare avanti. Tutti bersagli per manganelli, anzi per i micidiali "tonfa", spesso impugnati al contrario, e poi per anfibi, mani guantate, ginocchiate. Continua a leggere