11 agosto 2008

All'alba del riscatto

Toghe Lucane è la più importante inchiesta degli ultimi cinquant’anni. E potrebbe mettere in discussione i poteri forti

di Nicola Picenna
da www.antimafiaduemila.com/

Molti la conoscono come “Toghe Lucane”, pochi ne conoscono realmente il contenuto e la portata. Ci riferiamo all’inchiesta aperta nell’anno 2003 dal Dr. Luigi De Magistris sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Catanzaro. A dire il vero, le reali dimensioni del procedimento penale affidato al PM catanzarese le conosce solo lui. Noi possiamo solo intuirne la mole, come si fa per gli iceberg, sapendo che la parte emersa è la piccola parte di quella sommersa. E qui, già la parte emersa è enorme! Esploriamo insieme questo iceberg di ghiaccio bollente. Il procedimento penale si incardina a Catanzaro per competenza ex art. 11 c.p.p.; in pratica perché si riferisce ad indagini per ipotesi di reato a carico di magistrati del distretto giudiziario di Potenza che comprende i giudici che operano nei tribunali di Potenza e Matera.

E, come si sa, ad indagare sui magistrati di un distretto sono chiamati i colleghi di altra e diversa Procura, secondo le disposizioni dell’articolo undici del Codice di Procedura Penale. Nell’anno 2003, finiscono sul tavolo del Dr. De Magistris alcune denunce scaturite dall’archiviazione di un procedimento penale relativo a presunti abusi nell’autorizzazione a costruire un insediamento turistico (“Marinagri”) finanziato con fondi pubblici e dalla dichiarazione di fallimento del Consorzio Anthill (società impegnata nella gara per la telefonia UMTS). In entrambi i casi, i denuncianti lamentavano comportamenti penalmente rilevanti dei magistrati operanti presso il Tribunale di Matera. Erano i primi “passi” dell’inchiesta e riservarono da subito sconcertanti scoperte, tanto da creare fra denuncianti e magistrati inquirenti (incaricato dei fascicoli, con De Magistris, era all’epoca il Dr. Mario Spagnuolo – procuratore aggiunto a Catanzaro) una sorta di diffidenza. Quanto veniva denunciato era talmente grave e articolato da sembrare frutto di fantasie o manie persecutorie dei ricorrenti, tanto inverosimili apparivano ai PM i reati per numero, entità e personaggi coinvolti.

Solo dopo alcuni mesi, forse più di un anno, effettuate le verifiche e ottenuti i primi rapporti degli organi di Polizia Giudiziaria delegata, l’incredulità con cui gli stessi inquirenti avevano affrontato l’inchiesta cominciò a trasformarsi nella coscienza di aver “messo le mani” su un vero e proprio sistema di relazioni che perseguiva finalità non perfettamente aderenti alle prescrizioni preclusive del Codice Penale, del Codice di Procedura Penale e di svariate Leggi dell’ordinamento repubblicano italiano. Così scrive il Dr. Luigi de Magistris nel decreto con cui dispone la perquisizione a carico di importanti figure istituzionali coinvolte nell’inchiesta “Toghe Lucane” nel giugno 2007: “La Procura della Repubblica di Catanzaro sta procedendo ad indagini preliminari con riferimento, tra l’altro, alla sussistenza di un sodalizio criminoso in grado di condizionare l’attività delle istituzioni attraverso la collusione di intranei alle stesse (magistratura, forze dell’ordine, amministrazioni comunali, Regione Basilicata, Ministero dello Sviluppo già Ministero delle Attività Produttive, Ministero della Giustizia).

I sodali, che possono beneficiare di attività concorrente di persone che di volta in volta prestano il loro contributo per consentire la perpetrazione del programma criminoso (finalizzato per lo più a perpetrare truffe ai danni dello Stato, della Regione e della Unione Europea, alla corruzione di appartenenti alle Istituzioni, al consolidamento di un vero e proprio “centro di affari occulto” capace di consolidare ed alimentare il proprio potere per interessi personali e di gruppi, anche occulti) sono in grado di operare, attraverso anelli di collegamento esistenti in altre parti del territorio nazionale, al fine di condizionare procedimenti penali, delegittimare e condizionare (o tentare di condizionare) appartenenti alle istituzioni che esercitano il proprio dovere, persone della società civile che “osano” denunciare il malaffare esistente tra i cd. “colletti bianchi”, inermi cittadini che si imbattono, anche loro malgrado, nell’orbita dei centri di potere occulti che operano in Basilicata, con forti collegamenti con la Calabria e Roma. Il Procuratore Generale della Repubblica dr. TUFANO appare essere, dagli elementi acquisiti, il punto di riferimento di taluni avvocati e magistrati al fine di esercitare le proprie funzioni per danneggiare altri magistrati ed altri avvocati che, nell’ambito delle loro funzioni, si sono trovati ad avere a che fare con i “poteri forti” operanti, in modo anche occulto, in Basilicata.

L’Avv. LABRIOLA, unitamente all’Avv. BUCCICO il quale appare aver anche asservito ad interessi di parte le sue altissime funzioni di componente del Consiglio Superiore della Magistratura, rappresentano due dei principali avvocati in grado, attraverso radicate collusioni all’interno della magistratura, di influire sull’andamento di procedimenti penali, garantire “l’insabbiamento” di procedimenti, influire su procedure fallimentari, indirizzare indagini in direzioni tali da contrastare avversari politici, perseguire, in definitiva, interessi affaristici ed occulti, in cui appare anche sussistere una matrice di tipo massonico.

La dr.ssa FASANO, attraverso il suo ruolo di dirigente della Squadra Mobile della Questura di Potenza, al fine di favorire il ruolo politico del marito, importante esponente della margherita in Basilicata, ed al fine di ostacolare l’attività investigativa condotta da taluni magistrati e da taluni appartenenti alla polizia giudiziaria, prestava le proprie funzioni in modo da non garantire il genuino andamento dei procedimenti, cercando di influire sul corretto svolgersi degli stessi. Il Sottosegretario BUBBICO rappresenta, all’interno del sodalizio, il punto di riferimento politico apicale, unitamente ad altri appartenenti alla politica, in una logica trasversale negli schieramenti, il cui collante appare essere quello del perseguimento di affari (in particolare nel ghiotto settore dei finanziamenti pubblici, altro collante tra i centri affaristici lucani e calabresi, le cui ingenti somme appaiono rimpinguare non solo le tasche di privati, ma anche degli stessi partiti politici).

L’esponente di primo piano del partito dei democratici di sinistra ha un ruolo chiave, all’interno del sodalizio, per la realizzazione degli affari unitamente al sodale dr. Michele CANNIZZARO, marito della dr.ssa GENOVESE, già magistrato di “punta” della Procura della Repubblica di Potenza, per la quale è stato disposto il trasferimento d’ufficio al Tribunale di Roma.
Continua a leggere

Gitani in piazza a Madrid contro l'«Italia xenofoba»

Una manifestazione dei rom spagnoli nella capitale

RICCARDO IORI
da ilmanifesto.it

MADRID - «Gitanos europeos contra el racismo»: era questo lo striscione che apriva il corteo che si è svolto a Madrid per concludersi sotto l'ambasciata italiana, in Calle Lagasca. Circa 400 gitani hanno sfidato il caldo che sta attanagliando in questi giorni la capitale spagnola per manifestare il proprio sdegno verso le notizie che arrivano dall'Italia riguardo ai loro «fratelli rom». Nella Glorieta Rubén Darío, dove si sono concentrati i manifestanti, sono giunte delegazioni da ogni angolo della Spagna: Asturia, Andalusia, Extremadura, Paesi Baschi, Galizia, Catalogna, le due Castiglie, oltre, naturalmente, alla comunità madrileña.

La manifestazione è stata indetta dall'Unión Romaní spagnola e guidata dal suo presidente, Juan De Dios Ramírez Heredia, il primo rom eletto nel Parlamento europeo, il gitano che rappresentò il suo popolo nel primo governo postfranchista e la cui firma è posta sotto la Costituzione spagnola, come ha rivendicato orgogliosamente durante il discorso finale. Molte le bandiere del popolo rom, azzurre e verdi con una ruota rossa al centro, altrettanti i cartelli che spiegavano il senso della manifestazione, con impresse le immagini provenienti dall'Italia dei roghi ai campi rom di Ponticelli e delle due bambine affogate a Torregaveta che giacciono sulla sabbia della spiaggia napoletana fra l'indifferenza generale. Entrambi episodi accaduti nella solitamente tollerante città partenopea. Ad accompagnare le immagini le scritte «Contro il razzismo» e «Contro l'indifferenza».

Ad aprire e chiudere il corteo sono state le parole di Juan De Dios, che ha ribadito il messaggio di «pace, tolleranza e allegria di cui il popolo rom si fa portatore» e «la totale intransigenza contro proposte razziste e aberranti come prendere le impronte digitali ai minori rom». Quando, a fine corteo, ci presentiamo come giornalisti italiani, la prima cosa che Juan de Dios intende mettere in chiaro è la profonda insoddisfazione che ha provato nel vedere tra gli striscioni quello che paragonava Berlusconi a Mussolini, che ha fatto immediatamente rimuovere: «Questa non è una manifestazione che vuole colpire il governo democraticamente eletto dagli italiani e sarebbe sbagliato che il messaggio che arriverà in Italia sia questo. Naturalmente è una manifestazione contro i comportamenti razzisti, contro l'indifferenza e l'intolleranza, ma non contro il governo italiano in quanto tale».

Juan de Dìos è venuto l'ultima volta in Italia due mesi fa, per partecipare alla manifestazione organizzata dalla neonata Federazione dei sinti e rom, guidata da Alexian Santino Spinelli, a Roma l'8 giugno scorso: «Il problema della situazione italiana», spiega, «è prima di tutto numerico. Qui in Spagna ci sono circa 700 mila gitani, quasi tutti spagnoli, ben inseriti nei meccanismi della società. In Italia i rom sono solo 150 mila e di questi poco più della metà sono italiani, condizione che li rende una minoranza che ha difficoltà ad organizzarsi». In secondo luogo si tratta di politiche adeguate: «Non ci si può aspettare che un popolo che vive da anni nel fango e nella disperazione possa dalla notte al giorno alfabetizzarsi, uscire dalla marginalità e integrarsi. C'è bisogno di una politica illuminata, che non consideri la repressione la strada da seguire. Il nostro è un popolo abituato a soffrire e nei secoli è sopravvissuto a qualsiasi tipo di oppressione. L'unica via è quella di coinvolgere i rom, parlare con i suoi rappresentanti e renderli padroni del loro destino».

Più duro con il comportamento del governo italiano è Isidor Rodriguez, presidente della Fundación Secretariado Gitano di Madrid e componente dell'European Roma Policy Coalition: «Quello che sta accadendo nel vostro paese è molto pericoloso, il governo italiano sta violando i trattati e gli accordi europei, in primis la direttiva 2000/43 sulla parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica». Prosegue Rodriguez: «Deve essere il ministro delle Politiche sociali, e non quello dell'Interno, ad occuparsi della situazione dei rom; i provvedimenti devono essere di carattere sociale e non di ordine pubblico». E riguardo alla situazione spagnola: «La nostra condizione e il clima intorno a noi va migliorando costantemente, ma questo non esclude che in periodi di crisi sociale ed economica l'intolleranza possa comparire di nuovo. L'importante è che non ci sia l'avallo di sentimenti razzisti da parte del governo e dei media, come purtroppo sta avvenendo in Italia».

Concetto ribadito anche da Antonio Vásquez Saavedra, vicepresidente del Consiglio statale del popolo gitano, organo dipendente dal ministero dell'Educazione spagnolo: «Ci sono anche qua barriere e differenze da superare, però nel nostro Paese non c'è un razzismo orchestrato e promosso dal governo. Al contrario esistono organi governativi con partecipazione gitana che promuovono politiche e manifestazioni per promuovere il nostro popolo e la nostra cultura».