22 agosto 2008

Catania: nuove minacce a Orazio Licandro del PDCI

Fuga da Mani Impunite. Intervista all'esponente dei comunisti italiani

di Pino Finocchiaro
da www.articolo21.info

Bianco il foglio. Nero il messaggio. Intimidatorio. “Non ci scassare più la minchia”. Orazio Licandro, esponente nazionale e leader catanese dei Comunisti italiani, leggendo l’ennesima minaccia non ha avuto dubbi. Il mittente non era una delle tante cosche di Cosa Nostra che saccheggiano le risorse, i commerci, gli appalti e il futuro della città ai piedi dell’Etna.

A mandargli l’ennesimo avviso è stata a borghesia mafiosa di Catania, quella che ha reso possibile lo sviluppo e l’attecchimento sociale di Cosa Nostra. Quella borghesia mafiosa denunciata da Pippo Fava sui Siciliani e che sonnacchiosa ne accettò l’assassinio, uccidendolo due volte, con l’isolamento e le calunnie. Quell’altro scassaminchia di Pippo Fava che faceva nomi e cognomi di giudici, investigatori, imprenditori collusi, conniventi, silenti.

‘Sti scassaminchia che non lasciano in pace i Cavalieri di ieri oggi che danno pane e lavoro in cambio d’una bella razione d’anima e coscienza.

“Non ci scassare più la minchia”, dice la borghesia mafiosa che ha avvelenato i pozzi della speranza, della democrazia, della società civile, portando alla migrazione centoventimila catanesi in poco più di dieci anni. E’ come se un quartiee di diecimila abitanti ogni anno chiudesse i battenti. Si trasferisse un po’ in collina, alle pendici del vulcano, un po’ nel resto d’Italia, un po’ nel resto del mondo. Negli States dove il merito ti viene riconosciuto senza intermediari politici e/o mafiosi. In Europa, si tratti di Parigi, Berlino o Barcellona, dove gli affitti costano meno e per trovare un impiego non devi passare dalla segreteria del governatore don Fefé Lombardo o del leader di Forza Italia, Pino Firrarello che prima viene condannato per aver influito sull’appalto di un ospedale e poi lo vedi a tagliare il nastro dello stesso ospedale circondato dalle autorità istituzionali della provincia etnea.

Quella borghesia mafiosa che per anni ha tollerato la presenza di Orazio Licandro in consiglio comunale e in parlamento ma poi ha finito per non gradirne più l’opposizione puntuale, la richiesta continua di ispezioni sul buco nero dei bilanci comunali.

Perché Catania è una strana città. La magistratura locale ha accertato che al Comune di Catania non ruba nessuno, tranne qualche scavafosse e qualche funzionario minore, peccato però che manchino all’appello, secondo gli esperti dell’allora ministro Padoa Schioppa, all’incirca 890 milioni di euro. Secondo le stime di Licandro il buco ammonterebbe a un miliardo e duecento milioni di euro.

“L’ispezione che ho chiesto ed ottenuto quando ero in commissione Antimafia – ricorda Orazio Licandro – ha accertato nella sua relazione che l’aministrazione comunale ha violato sistematicamente norme e principi di contabilità pubblica”.

Orazio Licandro ha perso in pochi mesi il seggio in parlamento e quello a Palazzo degli Elefanti, sede del Comune di Catania. Ma non il vizio di denunciare brogli elettorali e buchi contabili.

Orazio Licandro, come tanti catanesi onesti, non si rassegna a vedere la Catania della movida notturna ridotta con le strade del centro al buio con cani randagi, bulli di quartiere, scippatori e rapinatori a farla da padroni persino nel salotto buono di Catania. Quella via Etnea dove l’illuminazione pubblica è ridotta al lumicino perché il Comune non è in grado di pagare le bollette all’Enel. Altri quartieri, restano totalmente al buio.

I Catanesi non si indignano più per scippi, borseggi e rapine all’uscita da cinema e teatro ma perché sono costretti a fare lunghe file sino all’alba alla sezione “Notturna” della questura di Catania, che non ha abbastanza agenti e ispettori per rinforzare l’ufficio denunce.

Orazio Licandro. La comunità di Mani Impunite gli ha tolto la parola in consiglio. Le Istituzioni gli hanno tolto la scorta.

Dopo migliaia di imprenditori, medici, scienziati, giornalisti che hanno fatto le valigie negli ultimi anni, anche il professor Orazio Licandro che insegna diritto all’università di Catanzaro, ha preso in esame la possibilità di trasferirsi a Roma. Perché non vuole più avere nulla a che fare con un sistema di governo basato sull’illegalità che si è trasformato in un modello sociale condiviso, secondo i risultati elettorali, dall’80 per cento della popolazione.

Brogli a parte. Ovviamente. Ma i numeri bulgari con cui il Pdl ha riconquistato Comune e Provincia, fanno pensare che i brogli da soli, sia pure con l’occupazione militari dei seggi elettorali, sia pure con un terzo dei presidenti di seggi che si dimette a poche ore dalle votazioni, sia pure con i fac simile trovati all’interno delle cabine elettorali, non spiegono il trionfo.

Spiegano di più gli “errori” dell’opposizione nel votare il bilancio, l’esponente dell’opposizione che sceglie come padrino di battesimo e cresima l’allora governatore della Sicilia, Totò “dei cannoli” Cuffaro, le consulenze spartite a piene mani a mancati oppositori, distratti esponenti della società civile ivi inclusi famigli e familiari di chi dovrebbe denunciare incessantemente i buchi neri di Mani Impunite ma che invece si sveglia con gli occhi foderati di prosciutto.

La borghesia catanese, anche quella sinceramente antimafiosa e democratica, opta per una politica corretta e ben educata. Non si parla col boccone tra le mandibole.

“Ce n’è abbastanza per dire basta”. Sbotta Orazio Licandro.

Mentre il neocomunista medita tra valigie e borsoni la fuga da Mani Impunite nel Pd catanese c’è ancora chi parla di dialogo con la maggioranza. E la dignità? Minchia, neppure la dignità.

20 agosto 2008

Pechino 2008: dentro il parco della protesta

Il parco della protesta autorizzata. Eccolo, silenzioso, di manifestanti nessuna traccia... Come noi, tra i viali curatissimi si aggirano lì, con aria indifferente i giornalisti occidentali. La televisione brasiliana ha addirittura montato una postazione fissa. Aspettiamo, ma nessuno si fa vivo, chiediamo alle numerose guardie in divisa, nulla non sanno nulla di eventuali proteste


di Maria Cuffaro
da www.articolo21.info/index.php

Aspettiamo. Ci sentiamo osservati. Uomini con borselli e telecamere ci seguono, ci filmano e ci osservano. Probabilmente uomini dei servizi segreti. Ovunque guardiamo vediamo uomini soli che con aria indifferente ci seguono. Passano le ore, e notiamo che un uomo con uno zaino ci continua a seguire, forse uno spione, forse un dissidente. Ci si avvicina, è spaventato poi prende coraggio e inizia a parlare.

“Volevo parlare con dei giornalisti occidentali .. volevo dirvi che sono per la democrazia, che in questo paese tante cose andrebbero cambiate, che la corruzione è tra i maggiori problemi… “ Mentre parla con noi si avvicinano a noi tutti gli uomini che prima ci seguivano a distanza. Han inizia a sudare gli chiedo se ha paura.. Sì, risponde con gli occhi lucidi e aggiunge: ma nel valeva la pena..

Li Heping è un avvocato famoso a Pechino. Lui non ha paura di difendere i detenuti politici, neanche quelli del Falung Gong, la setta religiosa che pechino ha messo al bando da anni. “Difendendo i loro diritti e come se difendessi i miei diritti ci spiega sorridente “Difendo un centinaio di casi, ma quelli che arrivano a me sono solo una minima parte".

Quanti sono i detenuti politici in Cina?

Ufficialmente non esistono detenuti politici, sono decine di migliaia le persone messe in carcere o candannate ai campi di rieducazione per le loro idee o perché in un modo qualsiasi si sono d’ intralcio alla linee del partito…
Una mia cliente è una seguace di falung gong, dopo un anno di campo di rieducazione ha tentato il suicidio buttandosi dalla finestra, è ancora viva, ma la colonna vertebrale è rimasta lesionata, è stata scarcerata, ma ora l’ hanno di nuovo arrestata.. L’ accusa è sempre la stessa: sovversione, temo che non riuscirà a sopravvivere… un'altra donna è stata arrestata solo perché aveva fatto delle fotografie alla sua casa prima che venisse espropriata per essere demolita… Questa non è libertà

Ma lei non ha paura...

No, perché sono convinto di essere nel giusto. L’anno scorso mi hanno preso da casa mia, mi hanno messo un sacco in testa, legato le mani e buttato nel portabagagli di una macchina, poi in una stanza mi hanno picchiato per sei ore … ma sono ancora vivo.

Cambierà la situazione? E come?

Sono convinto che cambierà. Ci saranno molte altre vittime ancora, ma il cambiamento sarà inevitabile.

Famiglia Censoria

I giornali seri non sposano nessun partito, o movimento, o governo, o leader. Hanno una propria linea editoriale, in base alla quale leggono e giudicano l’attualità, plaudendo a chi è più vicino e criticando chi è più lontano

di Marco Travaglio
Ora d'Aria - L'UNITA'

Famiglia Cristiana è un giornale cattolico serio, diretto da un sacerdote serio come don Sciortino che ne rappresenta la linea insieme agli editorialisti, a cominciare da Beppe Del Colle, giornalista di lungo corso e di specchiata onestà, morale e intellettuale. Sulle questioni di fede è allineata al magistero della Chiesa. Sulle scelte politiche risponde al cervello e alla coscien- za dei suoi editori (la Compagnia di San Paolo) e giornalisti. Ha criticato il governo Prodi sui Dico, ora critica il governo Berlusconi per le tendenze fascistoidi e xeno- fobe, oltreché per le violazioni della legalità e della Costituzione (che persino in Pakistan portano alle dimissioni del presidente). Insomma è un’ottima cartina al
tornasole per misurare il rapporto fra i nostri politici e la libertà di stampa. Che, per lorsignori, corrisponde alla libertà di applauso.

La critica non è ammessa, né a destra né a sinistra. Il 9 giugno scorso F.C. critica il Pd per le ambiguità sulle questioni etiche. Zanda: «Espressioni cattive, violente e ingiuste. Non le usa nemmeno il più duro degli avversari politici. Sono mortifica- to e addolorato». Soro: «Editoriale inaccettabile, settimanale fazioso, non fa un buon servizio ai cattolici». Marini: «La posizione di F.C. è sbagliata, ingenerosa e inaccettabile. Noi cattolici democratici non siamo sotto tutela». Fioroni: «Non vorrei che F.C., rimpiangendo vecchi schemi, chiedesse il restauro di una corporazione cattolica bonsai». Vita: «Che senso ha un attacco così aspro? Anche F.C. partecipa alla contesa politica?». Due mesi dopo, difende F.C. quando la stessa accusa - «fare politica» - la lanciano i berluscones a proposito
dell’allarme sul «nuovo fascismo» e il Vaticano la scomunica: «La libertà d’informazione non può essere messa in discussione. Neanche dalla Chiesa. È alquanto discutibile che vi sia un intervento che, al di là delle intenzioni, non può che apparire censorio.

Tra l’altro le opinioni liberamente espresse da F.C. riflettono evidentemente un sentimento diffuso in ampi strati del Paese, sia tra i credenti che i non credenti. E’ curioso che spesso F.C. venga presa come esempio editoriale, ma quando fa riflessioni un po’ scomode va ridotta al silenzio». Appunto. La stessa smemoratezza mostrano i berluscones, a parti invertite. Quando F.C. criticava Prodi, Il Giornale della ditta titolava compiaciuto: «Anche F.C. contro il governo». Ora, forse per dimostrare che il fascismo sta tornando davvero, sbatte in prima pagina il seguente titolo: «Famiglia cristiana sfruttava i figli dei poveri».

James Bondi; ancora 5 mesi fa, scioglieva peana: «F.C. ha il merito di prendere atto che in Italia esistono i centristi, ma non esiste un centro cattolico. Il che equivale da un lato a riconfermare la fine di ogni residuale idea di partito unitario cattolico, e dall’altro lato ad apprezzare l’evoluzione bipolare indelebile per la discesa in campo di Berlusconi e le scelte del Pd» (12 marzo 2008). Ora invece sostiene che F.C. è «cattocomu- nista», ha «un’antipatia viscerale per Berlusconi», «ha perso il rapporto con il popolo, credenti e parrocchie», «prende lucciole per lanterne», insomma «danneggia la Chiesa». Poi c’è Maurizio Lupi, l’onorevole ciellino che la sera di Pasqua scortava Magdi Allam per la conversione a favore di telecamera. Il 19 maggio F.C. chiede di rivedere la legge 194. Lupi si spella le mani: «Condivido pienamente l’appello».

Poi F.C. critica il governo Berlusconi e riecco Lupi, riveduto e corretto: «F.C. ha un continuo pregiudizio contro il nostro esecutivo… Un attacco come questo me lo sarei aspettato da Liberazione o dal Manifesto, non da un giornale cattolico… Spiace che un simile orientamento sia espresso da un settimanale cattolico che sembra sempre più allineato sulle posizioni de l’Unità o del Manifesto invece di trasmettere messaggi per la costruzione del bene comune… Il settimanale è ondivago: un giorno attacca il Pd, l’altro il Pdl, insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte». L’idea che sia semplicemente un giornale libero non lo sfiora neppure. È la Casa delle Libertà.

19 agosto 2008

Lettera da Milano, l'informazione e l'immigrazione

L'email è arrivata ieri da parte di un mio carissimo amico che vive a Milano. Può sembrare "solo" uno sfogo, ma ci sono dentro tanti punti e prospettive da leggere, condividere e commentare. Per questo ho deciso di pubblicarla. Voi cosa ne pensate? Zap

In un periodo nel quale si dice che c'è un problema sicurezza, si mandano i soldati qua e la, ieri camminavo con il bambino in braccio per il quartiere. Erano le 19.30 giusto per fare due passi e prendere un po' d'aria. Non un alito di vento. I pochi che vedevo passeggiare in giro erano quasi tutti non italiani (Milano è svuotata, alla faccia dei giornali che ci raccontano che il costo della vita ha costretto in città la maggior parte della popolazione, sicuramente questo non è accaduto a Milano) e però almeno c'erano loro a dare un segno vitale per le vie.

Nel parco alcune famiglie indiane facevano giocare i loro bambini, godendosi la temperatura mite. Sulla via del ritorno incontro un'altra coppia indiana con bambina in braccio, mi hanno salutato, eravamo accomunati dall'accompagnare in giro i nostri figli. E' stato un momento di familiarità inaspettato, nel deserto della città.

A proposito, nei pressi del quartiere c'è un commissariato, ma di pattuglie niente, anche perchè sarebbero inutili al momento. Certo, i soldati li hanno mandati a presidiare chissà la casa di chi... Intanto vi giro un link su ciò che il nostro governo ha inserito in finanziaria riguardo al tema Informazione. Stiamo attenti. Io non so chi di voi legga Il Manifesto o Liberazione. Io leggo di tutto, ogni tanto compro il Manifesto (che trovo un giornale in grado di fornire stimoli di riflessione sempre molto importanti) e prendendo i mezzi pubblici ho conosciuto il free press di Liberazione, di incredibile qualità e fattura, con un taglio per tutti.

Stiamo parlando non di giornali che ci raccontano degli amanti del tal politico, della sniffata del tal rampollo, del figlio del tal re o del gossip più becero o chissà quale notizia di scarso interesse se non per alimentare insane voglie di smemoratezza del quotidiano, ma pubblicazioni che si battono perchè il cervello non si addormenti.

http://www.ilmanifesto.it/pagine/editoria/delitto-politico/

Stiamo attenti a pensare che in fondo va bene così, chè prima o poi ci troveremo a non aprire bocca e a non pensare perchè ci hanno spenti del tutto, a colpi di accetta. Cosa possiamo chiamare libertà se non la possibilità di poter scegliere cosa leggere, come pensarla su un certo fatto, sentire le campane più piccole, quelle che rompono le uova nel paniere ai grandi gruppi che vogliono omogenizzarci le notizie di ciò che accade nel mondo e accanto a noi?

Se siete arrivati fino a questo punto e non vi ho troppo annoiato, vi giro un link di un articolo che mi ha dato molto da pensare. Si parla di Sciacca e di emigrazione. Si parla di ciò che è la Sicilia, di come siamo noi.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Agosto-2008/art18.html

Buona lettura
Claudio

17 agosto 2008

Georgia, guerra delle bugie

Una guerra sporca, come tutte le guerre, una guerra particolarmente dolorosa come tutte quelle fratricide. E anche una guerra delle bugie, dove notizie e smentite si accavallano da tutte le parti con una frequenza tale da far sorridere se non ci fosse sullo sfondo una grande tragedia

di Pino Scaccia
da www.articolo21.info

TBLISI - Dunque, una guerra difficilissima da seguire dove l’unico modo è il solito: quello di andare a vedere sul posto. Scrivo queste note di fretta, rimandando ai prossimi giorni un quadro della situazione più lucido, proprio perché sto andando a Kaspi dove sarebbero arrivati ieri sera i carri armati russi. Il posto, una frazioncina, si trova ad appena quaranta chilometri da qui ed è insomma una presenza inquietante così a ridosso della capitale, anche se il generalone che ho conosciuto ieri, Borisov, ha confermato che le intenzioni non sono aggressive.

E’ vero, non è vero, è l’ampliamento dell’occupazione russa del territorio georgiano oppure l’ennesimo lancio propagandistico per aumentare l’allarme? Vado lì per guardare con i miei occhi e soltanto allora sarò certo di offrire al telegiornale un’informazione autentica. Si ripropone insomma il problema degli inviati ai tempi dei Balcani e più recentemente nei teatri irakeni e afghani. La testimonianza diretta resta l’unico mezzo per districarsi in situazioni manipolate, dove si va per schieramenti. Ma è un impegno sempre più difficile e rischioso. In pochi giorni qui in Georgia sono già morti quattro reporter: una cifra allucinante in percentuale al tempo. Ieri e l’altro ieri sono stato fisso davanti alle porte di Gori assediata.

E’ difficile lavorare. I russi (in realtà sono tutti del Daghestan) non gradiscono intrusioni. Quando va bene sono spintoni, strattonate, insulti. Quando va male sono spari, non solo in aria. Oppure telecamere sequestrate o auto delle troupe (l’ho visto con i miei occhi) fracassate con i calci dei mitra. Quando il generalone ieri ha annunciato l’intenzione di portare i reporter dentro Gori (“per far vedere che è tutto normale” ha spiegato) ci è sembrata un’apertura.

Ma l’illusione è durata poco. Nessun giornalista europeo né, naturalmente, georgiano. Perché, dunque, solo testimoni di parte? Ha risposto: perché voi non raccontate la verità. Naturalmente la loro.