30 agosto 2008

Da Firenze appello sul caso di Manuel Eliantonio

Associazione per i diritti umani
violati dai poteri forti "onlus"
Via della casella 15/A
- Firenze - Cap 50142
http://www.dirittiviolati.altervista.org/

Vogliamo Giustizia e Verità:

http://baruda.wordpress.com/2008/07/28/manuel-eliantonio-22-anni-morto-in-cella/


Ci chiediamo come un ragazzino di soli 22 anni possa morire in carcere con una bomboletta di gas da campeggio che contiene circa 100 -200 mg.

Manuel prima di morire scrisse una lettera alla sua mamma scrivendo: «Cara mamma, qui mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana. Adesso ho soltanto un occhio nero, ma di solito…». «Mi riempiono di psicofarmaci. Quelli che riesco non li ingoio e appena posso li sputo. Ma se non li prendo mi ricattano con le lettere che devo fare». «Sai, mi tengono in isolamento quattro giorni alla settimana, mangio poco e niente, sto male».

Manuel era stato condannato a 5 mesi di carcere per resistenza al pubblico ufficiale, il 5 agosto avrebbe dovuto finire la condanna ma quel giorno per lui non è arrivato mai. perche è morto? si puo morire con una bomboletta di gas? ma se anche fosse morto cosi, le guardie carcererie dove erano? perche era pieno di lividi?
perche gli davano gli psicofarmaci? Le domande sono tante ma le risposte sono zero.
Manuel stava scontando la sua pena di soli 5 mesi, ma questa pena di "soli 5 mesi" gli è valsa la "vita".

Noi dell'associazione vogliamo sapere la verità, ma non soli noi, soprattutto la famiglia perchè sono loro che hanno perso un pezzo di cuore, senza sapere il vero motivo, anche se Manuel aveva scritto una lettera dicendo come veniva trattato.

Verrà fuori questa verità?

Sperò che la giustizia italiana non abbia paura di andare contro se stessia perchè chi ci ha rimesso la vita è solo un ragazzo di 22 anni. Questa lettera non è solo per Manuel ma anche per gli altri detenuti, perchè anche se hanno sbagliato nella loro vita sono sempre in tempo a recuperare i loro sbagli e non a morire.
Spero che questa lettera venga presa in cosiderazione è che un giorno la verità venga a galla e chi a commesso questo crimine deve pagare. Chiediamo il vostro intervento su questa terribile vicenda.


http://www.reti-invisibili.net/morticarceri/articles/art_13548.html

29 agosto 2008

Martedi' di sangue sotto l'Etna

Tre colpi di pistola calibro 7,65, due alla nuca, in un angolo di un quartiere popolare, quello di Nesima, alla periferia cittadina: così è finita la “carriera” di Sebastiano Fichera, 37 anni, ucciso, ieri sera, a Catania

di Marco Benanti - 27 agosto 2008
da antimafia2000

Un agguato in stile mafioso che ha posto fine alla vita di un personaggio – secondo gli investigatori - emergente della mala catanese, cresciuto nell’ambito del gruppo “Sciuto-Tigna”, uno dei clan che rappresentano la costellazione criminale ruotante attorno alla famiglia dominante, che resta quella Santapaola-Ercolano.

A Catania, si torna, quindi, a sparare, dopo un periodo di relativa “pax mafiosa”. Ieri mattina, era toccato a Giuseppe Bosco, “gambizzato” nel quartiere popolare di San Cristoforo: Bosco, già arrestato dai carabinieri di Messina nell’ambito dell’operazione “Segugio” contro un traffico di droga, dai primi rilievi pare sia cugino di Fichera. Dai primi riscontri, comunque, non emerge un collegamento fra i due fatti di sangue. Normali “regolamenti di conti” o altro?

Sorvegliato speciale, Fichera aveva precedenti penali legati alle estorsioni. Il 21 agosto del 2001, la polizia lo aveva arrestato nel corso di un’operazione antiracket: Fichera, con due altri complici, vicini al clan Sciuto, era stato accusato di chiedere il pizzo ad alcuni stabilimenti balneari.
Pochi mesi e per Fichera arrivarono nuovi guai: nell’ambito dell’operazione “Game Over”, così definita perché i mafiosi si sedevano allo stesso tavolo per decidere come “dividersi” le zone cittadine. Fra gli arrestati, anche Fichera, allora detenuto.

Nel maggio del 2003 altra retata della polizia per la cosiddetta “Operazione Idra”: circa quaranta arresti per droga ed appalti, tra questi ancora Fichera (assolto, poi, in primo grado, nel novembre del 2005).

Un emergente, insomma, che, martedì sera, si è recato, con un potente scooter, in una delle vie interne del degradato quartiere di Nesima, dove probabilmente era fissato un appuntamento, rivelatosi poi fatale. Dopo l’omicidio, attorno al corpo, riverso davanti alla saracinesca di un vecchio capannone, si è raccolta una folla di curiosi. Con loro, anche i familiari della vittima: scene strazianti, urla, malori improvvisi, che hanno anche richiesto l’intervento di un medico. Indagini sono in corso da parte della polizia di Stato.

Bollettino criminale catanese
Catania, 27 agosto 2008

Sette omicidi irrisolti in poco meno di due anni. Prima di Sebastiano Fichera, viene ucciso,
- il 13 luglio scorso, Carmelo Zito, 37 anni, fratello di un sorvegliato speciale. Emerge, comunque, un movente non ricollegabile a questioni mafiose.

-La notte del 17 maggio scorso, viene ammazzato Carmelo Monaco, 38 anni, ucciso mentre rientra a casa, nel quartiere di Nesima. L’omicidio, inizialmente annoverato dagli inquirenti come delitto di matrice mafiosa e stato poi declassato a punizione da parte di qualcuno. Un piccolo sgarro, insomma.

Ecco, di seguito, l’elenco degli omicidi degli ultimi due anni.

- 9 giugno 2006: Domenico Farina, 56 anni, ritenuto inserito nel clan Pillera-Cappello viene ucciso in un agguato in via Pietro Platania, nel quartiere San Cristoforo, con diversi colpi di arma da fuoco al torace e alla testa, mentre è in moto.

- 20 novembre 2006: Giuseppe Sciotti, 47 anni, pluripregiudicato e sorvegliato speciale, viene ucciso sotto gli occhi della figlioletta di 4 anni, rimasta miracolosamente illesa.
Il delitto avviene nel rione Nesima di Catania, nei pressi della scuola media "De Roberto" dove Sciotti aveva appena accompagnato l'altra figlia dodicenne.

- 28 febbraio 2007: nella tarda serata, nel quartiere Librino, Michelangelo Lauria, 18 anni, figlio di Gaetano, cade vittima di un agguato mortale.
Il giovane, atteso sotto la sua abitazione dai killer che gli sparano al torace, è vittima di una vendetta trasversale tra clan mafiosi della zona. Il padre Gaetano in passato, secondo gli investigatori, faceva parte del clan dei Cursoti, mentre più di recente sarebbe passato al clan avversario dei Mazzei.

- 3 giugno 2007: Giambattista Motta, secondo gli investigatori esponente di spicco del clan Mazzei-Motta viene assassinato, mentre è a bordo di un scooter, dopo un lungo inseguimento tra le vie del rione San Cristoforo.

- 4 novembre 2007: Rinaldo Suraniti, 52 anni, viene ucciso con diversi colpi di arma da fuoco, forse una pistola, dinanzi la sua abitazione a due passi dalla centrale via Etnea. Suraniti era stato arrestato nel dicembre del '93 nell'ambito della operazione “Orsa Maggiore” contro esponenti del clan Santapaola; nel novembre del 2005 era stato arrestato da agenti della squadra mobile assieme ad altre due persone nell'ambito di una operazione antiestorsione.

- 2 dicembre 2007: Salvatore Gueri, pregiudicato di 30 anni, è a bordo della propria auto, nel quartiere di San Cristoforo, quando viene affiancato da un'altra vettura dalla quale partono diversi colpi di pistola. Secondo gli investigatori l'omicidio sarebbe maturato in ambienti criminali legati allo spaccio di droga.

28 agosto 2008

Panico, incidenti e leucemie. Il prezzo di Sigonella

Secondo un diffuso immaginario la base di Sigonella non procura fastidi al territorio, e per alcuni è anche utile alla “sicurezza”. La realtà, purtroppo, è completamente diversa. Momenti di panico collettivo, incidenti continui, limitazioni di sovranità e situazioni di grave rischio sono una spada di Damocle su tutta la Sicilia orientale. Dai continui incidenti sulle strade del circondario fino alla sindrome delle leucemie di Lentini...

da terrelibere.org
di Antonello Mangano

Bare

Partiamo da due episodi del tutto dimenticati, quando la presenza della base causò veri fenomeni di panico collettivo.
Nel marzo 2003 la notizia di migliaia di bare nascoste all’interno di Sigonella in previsione di un conflitto o di una catastrofe naturale dapprima sembrava una leggenda metropolitana, poi è comparsa qua e là sulla stampa locale ed infine è stata ripresa dall’arcivescovo Renato Martino, secondo cui “nei primi giorni di febbraio, nell’aeroporto militare erano stati scaricati 100.000 sacchi per cadaveri e 6.000 bare”. Notizia né confermata né smentita.

Dopo l’11 settembre 2001, una nuova ondata di panico si diffuse nel catanese. I cittadini in preda alla paura giravano per i negozi, alla ricerca di maschere antigas.

Poche settimane dopo, l’8 novembre, due violenti boati sopra Paternò fecero pensare al peggio. In realtà, alcuni velivoli militari avevano “semplicemente” infranto il muro del suono. Continua a leggere

"Catania Possibile" denunciato per stampa clandestina

27/08/2008 - Catania: il foglio "Catania Possibile" ...denunciato per violazione dell’art. 16 della Legge 47 del 1948 legge sulla "stampa clandestina". ... ci risiamo!!! Abbiamo incontrato Marco Benanti qualche giorno fa a Catania. Ci ha raccontato della vicenda sotto indicata e non possiamo dire di essere stupiti dell'accaduto ma di essere avviliti per questo clima ... questo sì, ci sentiamo di dirlo. Possibile che in questa Italia l'unico modo per attaccare è quello della querela?

da ritatria.it

L'Avv. Fiumefreddo immaginiamo conosca le vie di intervento per difendersi da ciò che per lui è infamia, quindi perché non limitarsi a denunciare i contenuti? Perché chiedere il sequestro di un giornale? Non è nello spirito antimafioso. Almeno per noi non lo è.

Segue comunicato di Marco Benanti.

Il 23 luglio scorso alcuni componenti della redazione dell’Isola Possibile pubblicavano il numero zero di un nuovo settimanale catanese, Catania Possibile. Pochi giorni dopo la pubblicazione, il giornale veniva posto sotto sequestro, mentre il direttore responsabile e un redattore ricevevano notifiche dall’ufficiale giudiziario e dalla Polizia giudiziaria. Che diavolo era successo?

“Casus belli” un servizio su un megaprogetto imprenditoriale della società “La Tortuga”, di alcuni componenti della famiglia Testa sulla scogliera di Ognina, noto borgo marinaro di Catania. Un progetto contestato da alcuni residenti della zona, che la giustizia amministrativa ha, per il momento, bloccato. A difendere, in sede penale, i Testa è l’avv. Antonio Fiumefreddo. Accanto al servizio su Ognina e i Testa, si pubblica anche una scheda che ricorda la variegata carriera politica dell’avv. Fiumefreddo. Dati fattuali, nessuna falsità. Apriti cielo!

L’avv. Fiumefreddo è, dall’aprile del 2007, sovrintendente, in quota Mpa, del teatro Massimo “Bellini”, impegnato anche in iniziative antimafia.

Per cercare di capire, vi raccontiamo di seguito la cronologia dei fatti. Lo facciamo con molta attenzione, perché c’è il rischio che, se non stiamo attenti, ci cadano in testa altre tegole.

- 23 luglio: il giornale viene distribuito gratis in città e non viene consegnato alle edicole perché l’idea è quella di fare un settimanale free press, e cioè un giornale distribuito gratuitamente che dovrebbe sopravvivere con la pubblicità.

- Secondo una pratica comune a Catania e non solo, il numero zero riportava la frase: In attesa di registrazione. In altre parole, la testata non era ancora registrata, lo sarebbe stata a partire dal primo numero, a settembre.

- Il 25 luglio parte la richiesta di sequestro ordinata da un PM, dietro denuncia dell’Avv. Fiumefreddo (nello specifico per conto dei Testa). Motivazione: Violazione dell’art. 16 della Legge 47 del 1948 legge sulla "stampa clandestina".

- 30 luglio: depositata nella cancelleria del gip l’ordinanza di sequestro preventivo.

- 4 agosto: notifica della Polizia giudiziaria a Marco Benanti, direttore responsabile, e ad Alessandro Suizzo, redattore di un articolo contestato.

- 5 agosto: “Catania Possibile” presenta la documentazione necessaria alla registrazione della testata in tribunale.

- 7 agosto: Benanti e Suizzo ricevono dall’ufficiale giudiziario una notifica riguardo a un ricorso al Tribunale civile, presentato dall’avv. Fiumefreddo, teso ad ottenere il ritiro di tutte le copie del giornale dal territorio di Catania, in quanto esso contiene un articolo, a detta di Fiumefreddo, diffamatorio nei confronti della sua persona.

- 8 agosto: la testata viene regolarmente registrata in Tribunale, malgrado l’opposizione dell’avv. Fiumefreddo.

- 11 agosto: Catania Possibile presenta istanza di dissequestro.

- 20/25 agosto: udienza d'urgenza davanti al tribunale civile.

- 26 agosto: udienza davanti al Tribunale del Riesame per l’istanza di dissequestro del giornale (udienza rinviata al 18 settembre prossimo)

26 agosto 2008

Baldoni e la condanna delle pallottole di carta

Sono passati quattro anni dal rapimento e dall'uccisione del corrispondente italiano Enzo Baldoni in Iraq; molte le domande rimaste senza risposte, poche le probabilità che i suoi resti rientrino in Italia. La storia di un giornalismo differente e del cronista-volontario

di Cesare Piccitto

“BOOOM! proprio sotto al mio naso. Un lampo, uno scoppio, una nuvola di fumo nero” avrebbe scritto così Baldoni. Avrebbe parlato così, ai cronisti accalcati al suo arrivo all'aeroporto di Ciampino, al rientro dall'Iraq. Purtroppo il pezzo che tutti avremmo voluto leggere o ascoltare da lui, non c'è mai stato. Quell'agosto del 2004 apprendemmo, dalla TV Al Jazeera, del rapimento del corrispondente del settimanale “Diario”.
Era partito alla fine di luglio per raccontare quella guerra, come reporter e volontario della croce Rossa. Un viaggio per osservare e raccontare, come aveva fatto in passato, guardando attraverso i suoi occhiali. Così ha fatto anche in Iraq. Continua a leggere