12 settembre 2008

I professionisti dell’antipizzo

Il caso Lo Bello. Quando parliamo di mafia, ci tocca ragionare anche su una sottocultura di luoghi comuni e di ammiccamenti poco raffinati ma utilissimi a prendere le distanze, a celebrare dubbi, a insinuare malizie

di Claudio Fava
da L'Unita

Cominciò Leonardo Sciascia ventuno anni fa prendendosela con i professionisti dell’antimafia, e fu pessimo profeta perchè di quei cosiddetti professionisti (Sciascia ne citò per cognome e nome uno per tutti: Paolo Borsellino) i sopravvissuti sono proprio pochini. Adesso siamo ai professionisti dell’antipizzo. Anzi, al professionista: Ivan Lo Bello, presidente degli industriali siciliani, colpevole d’aver promesso (e mantenuto) di cacciar via dall’associazione gli imprenditori che avessero preferito pagare e tacere. Tra qualche settimana dovrebbero riconfermarlo nell’incarico, ma i suoi colleghi di Catania hanno già aperto il tiro a bersaglio: «Lo Bello? Non lo votiamo. Troppo monotematico con questa sua fissazione sul pizzo».

E subito si sono alzati gli echi malevoli, le voci di contorno e di rimbalzo: la battaglia contro il racket? Una vetrina, una passerella, una trovata per farsi pubblicità... Sono gli stessi argomenti, magari un po’ dirozzati, che usarono molti anni fa commercianti e imprenditori palermitani contro Libero Grassi. Colpevole d’aver detto, anzi d’aver proclamato con tutta la carica emotiva di una denunzia in televisione, che lui il pizzo non lo avrebbe mai pagato. I commenti di molti suoi colleghi furono un repertorio di grossolano buon senso: certe cose non si dicono, non si denunziano e soprattutto non si raccontano in tivù; meglio pagare, tacere e conservarsi in salute. Libero Grassi lo ammazzarono una settimana dopo il florilegio di quei commenti. Ora, non sappiamo se gli industriali che si sono schierati, con siffatti argomenti, contro Lo Bello abbiano presente quanto la mafia abbia gradito la loro scomunica.

Non sappiamo se si rendano conto che il gesto di quel loro presidente aveva, da solo, riscattato lustri di opacità. Non so se la memoria li soccorre per ricordare che il predecessore di Lo Bello fu allontanato dall’incarico con ignominia dopo aver scoperto le tresche d’affari che mescolavano i suoi soldi a quelli di una veccia famiglia mafiosa palermitana.

No, davvero non sappiamo se ci sia consapevolezza sulla violenza di certi gesti, di certi ammonimenti. Sciascia, forse, non se ne rese conto: ma chi si nutrì di quel tristo riferimento ai “professionisti dell’antimafia” lo fece, nei mesi e negli anni a venire, sperando che quella povera gente - giudici, giornalisti, poliziotti, professori, studenti - venisse spazzata via. E che tornasse il tempo felice e scellerato in cui tutta aveva un prezzo e una scorciatoia, dalle licenze edilizie ai pubblici appalti. Forse anche adesso qualcuno rimpiange il tempo in cui si pagava tutti e tutti si taceva, ricevendone in cambio benevolenza e protezione dai signori delle cosche.

Ci auguriamo che Lo Bello resti a lungo presidente degli industriali siciliani, che non defletta mai dalla linea di rigore civile che si è dato e che ha preteso dalla sua associazione. Ci auguriamo che non resti solo e che il nuovoritornello sui “professionisti dell’antipizzo” venga raccolto per ciò che é: un atto di viltà, parole di miseria da dimenticare subito.

11 settembre 2008

Denunce e foto. Rotto il silenzio su Bussolengo

Il racconto di Christian e di Giorgio, cittadini italiani di origine rom, rispettivamente di 38 e 17 anni, picchiati, sequestrati e torturati insieme ai loro familiari nella caserma dei carabinieri di Bussolengo [Verona] venerdì 6 settembre– racconto pubblicato ieri da Carta – comincia a rompere il muro del silenzio

di Gianluca Carmosino
da carta.org

Liberazione ha richiamato la notizia in prima pagina, ma anche Il Mattino di Padova a La Nuova di Venezia hanno segnalato quanto denunciato su www.carta.org, oltre ad alcuni siti internet. Diverse associazioni locali, la Cgil di Brescia e alcuni consiglieri regionali hanno cominciato a occuparsi del caso.

Intanto, Angelo Campos, sua moglie Sonia [sorella di Christian a madre di Giorgio] e Denis Rossetto sono in carcere, dopo il processo per direttissima di sabato scorso con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto a danno dei carabinieri, i quali hanno smentito la versione fornita dai rom. Secondo il verbale dei carabinieri sono stati i rom ad aggredire gli agenti, che si sarebbero difesi.

Tra le comunità di rom e sinti della provincia di Brescia e di Verona oggi sembrano prevalere sentimenti constrastanti: paura per la sorte degli arrestati e per l’aumento degli episodi di razzismo registrato negli ultimi mesi, ma anche relativa soddisfazione per la scelta di alcuni media.

Restano da capire molte cose. È utile leggersi la denuncia dei carabinieri e quella dei familiari picchiati. Nel sito pubblichiamo oggi le prime foto – messe a disposizione dall’associazione Nevo Gipen di Brescia -, dei numerosi segni lasciati sui corpi delle persone picchiate.

«Giunti presso la roulotte in usa a Campos Angelo e dalla sua famiglia, questi cominciava ad andare in escandescenza – si legge nel verbale dei carabinieri -, assumendo atteggiamento di sfida e ponendo il suo volto su quello del Maresciallo Ordinario Carusone. Il militare lo allontanava invitandolo ad assumere un atteggiamento corretto ma questi per tutta risposta cominciava a farsi beffe del militare… Non potendo più la pattuglia soggiacere alla villania dell’uomo che solo successivamente verrà identificato, ed essendosi lo stesso rifiutato di fornire le generalità lo si invitava a salire nell’autovettura di servizio, per poi condurlo presso il Comando per l’identificazione». Il rapporto parla poi della reazione dei familiari. «I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori…

Il Maresciallo Ordinario Carusone, durante la colluttazione che era scaturita con le cinque persone, subiva il tentativo di furto della pistola ad opera della Campos Sonia… La Campos Sonia veniva ammanettata, mentre Campos Angelo, Campos Giorgio e Rossetto Denis, scappavano a bordo del veicolo da quest’ultimo condotto. In quel momento i militari riuscivano a dare l’allarme alla Centrale operativa che faceva convergere sulla zona tutte le pattuglie in servizio in quel momento. I fuggitivi venivano fermati dopo un inseguimento, che si concludeva a Caselle di Sommacampagna».

Ma resta da capire soprattutto quello che sta accadendo in questi ultimi mesi in alcuni comuni della Lombardia e del Veneto. Dalla Federazione rom e sinti insieme, che raccoglie più di venti associazioni e gruppi di rom e sinti di tutta Italia [tra cui l’associazione Nevo Gipen], ricorda che sono state numerose le denunce di episodi di intolleranza registrati a Bussolengo, a cominciare dalle proteste per le delibere del consiglio comunale [con le quali in aprile si esplicitava l’obiettivo dell’amministrazione, «l’eliminazione della sosta degli zingari sul nostro territorio»]. Altre denunce sono giunte alla Federazione da gruppi di rom e sinti di comuni limitrofi a Bussolengo, come Pescantina, Settimo, Valeggio e Balconi. E il 16 settembre è anche in programma un incontro tra la Federazione e il ministro Maroni.

10 settembre 2008

Margherita Hack censurata su Napolitano

Oggi, lunedì 8 settembre, Margherita Hack ci ha inviato la seguente lettera: "A Micromega: lo scorso luglio ho mandato una lettera aperta a Napolitano a Corriere, Stampa, Repubblica, Unità e Piccolo di Trieste. Che io sappia nessuno l’ha pubblicata

da http://temi.repubblica.it/micromega-online/

Lettera aperta al Presidente Napolitano

Caro Presidente,

ho sempre avuto grande stima per Lei e per la sua lunga militanza democratica. Perciò non capisco come abbia potuto firmare a tambur battente una legge indegna di un paese democratico come il lodo Alfano. Lei dice che la sua firma è stata meditata, e forse intendeva dire che lo considerava il male minore. Ma io, e come me molti italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi di fronte alle violazioni della Costituzione da parte di una destra arrogante, non capiscono come sia possibile varare una legge apertamente incostituzionale.

La Costituzione afferma che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e quindi anche senza essere giuristi, non si capisce come quattro cittadini siano più eguali degli altri (e migliaia meno eguali, come i clandestini, che, se delinquono subiscono un aggravio di condanna).

Scandalizza l’impudenza di Berlusconi, che appena varata la legge esclama: finalmente libero dalla persecuzione della magistratura. Non si configura in questa frase un oltraggio alla magistratura?

Per quanto ne so, Lei aveva trenta giorni di tempo per firmare, poi avrebbe potuto rimandare alle camere la legge per sospetta incostituzionalità, e solo dopo il secondo riesame avrebbe dovuto comunque firmarla.

Io credo che per amor di pace non si debba essere troppo acquiescenti con una destra antidemocratica. E’ già successo una volta, ottantasei anni fa."

Margherita Hack
(8 settembre 2008)
http://www.fainotizia.it

Colpetto di Stato

Un blogger mi ha segnalato una modifica del Codice Penale che abolisce il reato di colpo di Stato. E’ successo due anni fa, con il penultimo governo dello psiconano. Ma nessuno se ne è accorto. Lo ammetto, neppure io. Giornali e televisioni ripieni di giornalisti e direttori piduisti neanche. Si sono voltati dall’altra parte di fronte allo stravolgimento dell’articolo 283

da beppegrillo.it

Dal 2006 partiti, massonerie coperte e organizzazioni criminali possono fare un colpo di Stato senza conseguenze. Purchè non usino 'atti violenti'. Lo possono fare con la corruzione, con l’informazione deviata, con i criminali in Parlamento sottratti alla scelta elettorale per l’abolizione della preferenza.

Questi, sia i PDL che i PDmenoelle, si sono cautelati per il futuro. Metti che le cose cambino. Che in Italia si affermi la democrazia. E che qualcuno chieda conto a questi impuniti delle loro azioni, anche del colpetto di Stato che hanno già fatto. In quel caso si appelleranno al nuovo Codice Penale, il Codice P2, in nome della giustizia.

“Caro Beppe,
il 13 marzo 2006 sono stati modificati vari articoli del Codice Penale riguardanti gli attentati allo Stato. Di sicuro il paese sentiva un gran bisogno di queste modifiche. La più interessante è la quella dell'articolo 283 del Codice Penale. Così recitava:
'Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.' E' stato modificato in: 'Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni'."
Con atti violenti, non attraverso il partito di cui è padrone o corrompendo parlamentari attraverso le loro amanti. Preparati al Golpe, ma non temere se non ci saranno 'atti violenti', sarà perfettamente 'legale'. Per pura coincidenza ricordo che l'articolo 283 è quello che fece processare la P2."

Ps: Il 25 aprile 2008 le televisioni di tutto il mondo hanno ripreso il V2 day. In Italia lo ha ripreso in circuito chiuso solo la Digos. La televisione australiana ha trasmesso un servizio di un’ora. Anche gli aussie sanno cosa succede nel Bel Paese. Ho estratto e sottotitolato dieci minuti di trasmissione. E’ uno spettacolo!

Omaggio a Jackson Pollock


9 settembre 2008

Sorgerà a Niscemi la stazione terrestre USA del piano di riarmo spaziale MUOS

In Sicilia l’ultima tappa del processo di militarizzazione dello spazio e di rilancio delle guerre stellari e delle strategie di “primo colpo” nucleare. A due passi dal centro abitato di Niscemi (Caltanissetta) sta per sorgere infatti una delle stazioni di controllo terrestre del Mobile User Objective System MUOS

di Antonio Mazzeo
da girodivite.it

Il sofisticato sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc., con l’obiettivo di perpetuare la superiorità offensiva degli Stati Uniti d’America.

È quanto si apprende dal documento del Dipartimento della Marina relativo alle “Previsioni di spesa per l’acquisto di armamenti per l’anno fiscale 2009”, presentato al Congresso USA nel febbraio 2008. In una nota a pagina 96 si legge che “sono stati richiesti finanziamenti dal Military Construction (MILCON) per realizzare i siti terrestri del sistema MUOS in Sicilia (Niscemi), Virginia (Northwest) ed isole Hawaii (Wahiawa)”.

Si tratta di un vero e proprio colpo di scena: nella previsione di bilancio per l’anno 2007, la Marina USA aveva previsto una spesa di 13.051.000 dollari per installare la prima stazione terrestre del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare nella base aeronavale di Sigonella. Ancora il 30 gennaio 2007, in una lettera al Senato degli Stati Uniti, il generale James T. Conway (Comandante supremo del Corpo dei Marines), l’ammiraglio Michael G. Mullen (Comandante in capo della Marina USA) e Donald C. Winter (Segretario generale della US Navy), avevano spiegato la priorità dei “due progetti per le Stazioni terrestri di Controllo terrestre ed Intercettazione del sistema MUOS, una alle Hawaii e l’altra a Sigonella”. Forse la scelta di dirottare il programma militare nella vicina Niscemi è stato dettato dalla pubblicazione delle risultanze di un’indagine scientifica che aveva evidenziato il rischio che le onde elettromagnetiche generate dalla potentissime antenne MUOS potessero pregiudicare le operazioni di volo dei velivoli operanti nella base di Sigonella, o causare perfino l’esplosione delle testate ivi ospitate.

Niscemi, centro strategico delle operazioni dei sottomarini nucleari USA

L’area prescelta per la stazione terrestre MUOS ricade nell’antico feudo Ulmo di Niscemi dove dal 1991 esiste una delle più grandi stazioni di telecomunicazione della Marina USA nel Mediterraneo. Si tratta della “Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) N8”, utilizzata per le trasmissioni in alta e bassa frequenza (HF ed LF) dei comandi e delle forze militari operanti in una vastissima area compresa tra il Mediterraneo, l’Asia sud-occidentale, l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico (continua a leggere)

La Russa omaggia i militari di Salò

"La Russa omaggia i militari di Salò, immediato lo stop di Napolitano". Visto com'era strutturata la RSI possiamo intuire che il prossimo omaggio sarà direttamente al Führer? Vediamo a quale altra "splendida" azione, e/o dichiarazione pubblica, ci faranno assistere esterreffatti gli attuali ministri della nostra repubblica italiana.
Questo blog condivide totalmente la risposta immediata e necessaria dell'ANPI:




"Continuano a sovvertire la storia per dare assalto all'antifascismo, alla democrazia e alla liberta'". Cosi' l'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) commenta le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo cui "anche i militari dell'RSI combatterono per la difesa della Patria". Di fronte a questa che i partigiani definiscono un'"espressione di un revisionismo che pone sul medesimo piano storico ed etico dittatura e liberta', totalitarismo e democrazia", l'Anpi Nazionale ribadisce "quella che e' una verita' storica inoppugnabile: in Italia c'e' chi si e' battuto per ridare liberta' e dignita' alla nazione, i partigiani, i 600 mila militari deportati nei campi di concentramento nazisti e le truppe angloamericane, e chi per riaffermare un dominio assoluto e criminale, ricorrendo anche a stragi di civili innocenti e deportazioni, cui parteciparono attivamente i militari della Repubblica di Salo' gia' considerati dall'allora legittimo governo italiano collaborazionisti dei nazisti e quindi perseguibili penalmente".

L'Anpi fa sue le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pronunciate proprio in occasione della celebrazione per il 65esimo anniversario della difesa di Roma a Porta S. Paolo: "Ho parlato e l'ho sempre sottolineato anche nelle celebrazioni della festa del 25 aprile, a Cefalonia come a Genova, di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volonta' di riscatto, della speranza di liberta' e di giustizia di tanti giovani che combatterono nelle formazioni partigiane sacrificando in non pochi la loro vita; e quello del senso del dovere, della fedelta' e della dignita' che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei 600 mila deportati nei campi tedeschi che rifiutarono l'adesione alla Repubblica di Salo'".


Promemoria:

La Resistenza Italiana

E’ l’antifascismo il presupposto politico della Costituzione

Nico Azzi: funerali in chiesa con svastica, presente La Russa

Quest'uomo è Ministro della Difesa e ancora non mi capacito

8 settembre 2008

Salvatore Borsellino: "La strage del '92 è stata strage di Stato"

Il video dell'intervento alla conferenza "La Nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino" organizzata da Antimafia2000 a Palermo il 19 luglio 2008. Indignazione e testimonianza si Salvatore Borsellino fratello di Paolo Borsellino. Mafia e non solo...

7 settembre 2008

Vicenza, la polizia carica i manifestanti

Caricare le manifestazioni pacifiche? A Vicenza si può! Finisce con 5 fermi e una trentina di feriti la manifestazione pacifica organizzata e dichiarata per oggi

da nodalmolin.it

Evidentemente in Italia non è possibile manifestare, nemmeno pacificamente. Una manifestazione pubblica, dichiarata e stampata sui giornali. Alla luce del sole, dichiarati gli intenti e quello che si sarebbe andato a fare. Costruire una torretta per monitorare la situazione dei lavori all'interno dell'aeroporto. Su luogo privato per cui avevamo il beneplacito del proprietario, e la richiesta di autorizzazione per occupazione suolo pubblico.

Questo probabilmente non è bastato per dissuadere le forze dell'ordine (del disordine?) dal caricare, trascinare, manganellare, prendere a calci questa manifestazione pacifica di vicentini. Donne, vecchi, ragazzi. Indiscriminatamente maltrattati, con pretesti ridicoli. "Quella torretta è troppo alta". Già duecento metri prima del punto concordato per la posa della torretta il corteo era stato improvvisamente bloccato. Un blocco imotivato e futile, aggirato dai cittadini passando per il fosso laterale. Poi la costruzione. Finché l'ordine è arrivato. I cittadini si siedono e difendono la costruenda torretta con un sit-in. A nulla valgono i discorsi per cercare di essere ragionevoli.

La prima carica ha fatto vari feriti e cinque fermi. Nella seconda alcune ragazze sono state prese a calci, altri ricevevano colpi di scudo, qualcuno è stato trascinato per i capelli. Gli occhi sfigurati di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza e gli insulti: "Ti uccido! Sporco pacifista! Ti spacco la testa". Il corteo quindi si rifugia nel giardino di una casa adiacente, ospitati dagli abitanti solidali.

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