20 settembre 2008

All'asta uno dei simboli di Catania - pare...

La fontana dell'elefante a Catania. A volte ci sono dei veri geni in giro. Mi inviano un link a un'asta su e-Bay. Lascio a voi commentare...

di Pietro Orsatti
da strillone.info

Descrizione dell'oggetto messo all'asta:

"Causa dissesto finanziario, vendesi statua raffigurante un elefante, conosciuta come "U Liotru".

Il basamento è formato da un piedistallo di marmo bianco situato al cen
tro di una vasca, anch'essa in marmo, in cui cadono dei getti d'acqua che fuoriescono dal basamento. Sul basamento due sculture riproducono i due fiumi di Catania, il Simeto e l'Amenano. Al di sopra si trova la statua dell'elefante, rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant'Agata. Questa statua è di epoca romana ed è stata realizzata con più blocchi assemblati di pietra lavica. Ai lati dell'elefante cade una gualdrappa marmorea sulla quale sono incisi gli stemmi di Sant'Agata, patrona di Catania.

Sulla schiena del mammifero è stato collocato un obelisco egittizzante. Alto 3,61 metri, è stato realizzato in granito e ha una forma ottagonale. Vi sono incise delle figure decorative di stile egizio, ma non geroglifici. Sulla parte sommitale dell'obelisco sono stati montati un globo, circondato da una corona di foglie di palma e ulivo (alcune fonti riportano palma e gigli), più sopra una tavoletta metallica su cui vi è l'iscrizione dedicata a Sant'Agata MSSHDPL («Mente sana e sincera, per l'onore di Dio e per la liberazione della sua patria»), e infine una croce.

Questa splendida opera d'arte, realizzata da Vaccarini nell'ambito della ricostruzione della città etnea dopo il terremoto dell'11 gennaio 1693, sarà motivo di vanto e invidia per il vostro vicinato.

Che sia il Vostro giardino, cortile interno o salotto: il Liotru, con la sua eleganza senza tempo, potrà essere integrato in qualsiasi contesto architettonico.
Il vincitore dell'offerta, per un prezzo superiore ai 100.000.000 di Euro, verrà proclamato co-patrono della città di Catania e portato in trionfo durante i festeggiamenti di Sant'Agata.

La somma va versata alla tesoreria del Comune di Catania. Le coordinate bancarie verranno inviate al vincitore dell'asta entro 24 ore dalla conclusione della stessa ".


Apprendiamo che l'oggetto in questione, uno dei simboli di Catania, non è stato stimato più di 8 euro dai partecipanti all'asta...

19 settembre 2008

Ammazzatecitutti rischia di chiudere entro un mese

Ammazzatecitutti rischia di chiudere entro un mese

di Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti
da http://www.ammazzatecitutti.org/
17 settembre 2008

LETTERA APERTA A CHI CI VUOLE BENE.

Locri, 19 ottobre 2005 Cari italiani, care italiane,
quando abbiamo deciso di fondare Ammazzateci Tutti, in quel lembo di terra meravigliosa e disgraziata che si chiama Calabria, abbiamo cercato di concentrare le poche, pochissime risorse disponibili e le tante, tantissime speranze, di tutta quella gente che non ce la faceva più a vivere “incellophanata” dall'omertà e, soprattutto, dalla paura.

Per essere davvero liberi non ci siamo mai voluti legare a nessun carrrozzone, né politico né imprenditoriale. Solo con il tempo abbiamo capito che è stata una scelta coraggiosa, una sfida più grande di noi, che ha certamente appesantito - non di poco - le già tante preoccupazioni che avevamo comunque messo in conto.

Pensate, invece, come sarebbe stato fin troppo conveniente e facile per noi sceglierci uno o più “Mecenate”, anche i meno peggiori e, nel portare silenziosamente acqua al loro mulino, ottenerne laute ricompense in termini economico-logistici (apertura sedi, pubbliche relazioni con gente che conta, produzione di gadget, pianificazione di campagne pubblicitarie, ecc..).

Ma abbiamo fatto la scelta di essere come gli straccioni di Valmy, abbiamo scelto di combattere contro mostri pieni di soldi e di potere, anche indicandoli con nome e cognome, a nostro rischio e pericolo, facendo ogni giorno la nostra parte anche se rimanevamo e rimaniamo sempre più ai margini dello studio, delle professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha certamente meno titoli ma più amici nelle stanze del potere riesce a laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni. E il loro “esercito” diventa ogni giorno più potente ed incontrastabile, mentre il nostro fa i salti mortali per riuscire a sopravvivere e sostenere anche l'azione di magistrati ed uomini delle forze dell'ordine coraggiosi che si trovano finanche nella situazione di dover pagare loro la benzina delle auto di servizio o i toner nelle fotocopiatrici di caserme, commissariati e Procure.

Adesso bisogna ragionare seriamente sul ruolo e l'incisività che Ammazzateci Tutti può rappresentare in Italia oggi e domani, se e quanto valga la pena continuare.
E lo facciamo iniziando a fare i cosiddetti “conti”: se in termini di consenso e sensibilizzazione il bilancio è in segno positivo ed in netta ascesa costante (partendo dalla Calabria oggi siamo in più di 8.000 ragazzi e ragazze in tutta Italia, dalla Lombardia, alla Sicilia, al Lazio, al Veneto, alla Puglia, al Piemonte, alla Campania), non possiamo dire altrettanto in termini di spese vive sostenute per mantenere aperta la baracca.

L'idea di portare sul web e nei territori le nostre rivendicazioni, la nostra voglia di gridare al mondo intero che l'Italia non è solo mafia, che non è colpa nostra se emergono sempre e solo i nostri peggiori concittadini, ci hanno portato a scommettere (e rischiare) sulla nostra stessa pelle il prezzo dell'impegno che ci siamo assunti tre anni fa di fronte a tutti gli italiani onesti.

E come se non bastassero le querele, le preoccupazioni, le intimidazioni implicite ed esplicite alle quali siamo ormai abituati, adesso ci troviamo nella situazione in cui - lo diciamo chiaramente - non possiamo più permetterci il “lusso” di continuare con le nostre attività sui territori e quelle telematiche.

Partiamo dal nostro sito internet, generosamente ospitato gratuitamente sin dalla nascita su un piccolo server di una azienda calabrese alla quale abbiamo procurato, con la nostra presenza, solo e soltanto danni e preoccupazioni.
Ci hanno defacciato il sito per decine di volte, siamo stati vittime di ben 5 attacchi informatici, dei quali due violentissimi (che hanno costretto l'azienda a buttare il server ed acquistarne uno nuovo) ed ora, proprio ieri, veniamo a sapere che, sempre a causa nostra, alcuni pirati informatici sono riusciti a violare nuovamente il server trasformandolo questa volta in uno “zombie” (così si definisce in gergo tecnico) atto a frodare migliaia di persone in tutto il mondo mediante phishing su conti bancari esteri. Per capire meglio la gravità della situazione basti pensare che siamo stati contattati direttamente dai responsabili della sicurezza informatica di due importanti istituti bancari in Australia ed il Belgio, i quali hanno anche tenuto ad informarci delle responsabilità penali di fronte alla legge nostre e dell'azienda che ci ospita.

Quantificare ora il danno economico e quello eventualmente penale, ci porta inevitabilmente a stabilire che la nostra esistenza dovrà essere indipendente da ogni preoccupazione futura e, quindi, essere disposti anche a trarne le estreme conseguenze: partendo dalla chiusura di Ammazzatecitutti.org e degli spazi di comunicazione ad esso collegati (forum, ecc..).

A questi conti che non tornano dobbiamo aggiungere diverse migliaia di euro di debiti contratti (anche personalmente) nell'organizzazione delle nostre iniziative (sostenute solo parzialmente dalle poche Istituzioni alle quali ci siamo rivolti).
Senza contare il fatto che ormai i nostri ragazzi stanno devolvendo interamente alla causa le loro paghette settimanali in ricariche telefoniche e fotocopie.

Per questo ci appelliamo a tutti voi, chiedendovi un piccolo grande gesto di solidarietà; diventate nostri "azionisti", almeno noi cercheremo di non fare la fine di Parmalat e Alitalia.

Non parliamo di milioni, a conti fatti basterebbero 30 mila euro per farci riprendere fiato e metterci in condizione di fissare obiettivi di medio-lungo termine.

Lo facciamo stabilendo una data simbolica: il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell'omicidio Fortugno e quindi della nostra “nascita”. Se entro questa data non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore.

Dobbiamo dimostrarci persone serie, soprattutto con chi ci guarda da sempre con ammirazione, stima ed aspettative che non meritiamo, perché, come dice spesso Monsignor Giancarlo Bregantini, - non basta sperare, bisogna saper organizzare la speranza - ed evidentemente noi abbiamo fallito, non riuscendo ad organizzare degnamente le speranze di tutti noi, di tutti voi.

Cristo si è fermato a Eboli (o un po’ più su?)


ULTIM'ORA: Rivolta extracomunitari a Castel Volturno, vista in diretta dai blogger casertani

da descantabauchi.wordpress.com

Avevamo bisogno degli extracomunitari per vedere, finalmente, qualcosa smuoversi. Al prezzo di sei vite, purtroppo. Non seguono il nostro schema di omertà, evidentemente, e non ci pensano due volte a mettere a soqquadro un paese se necessario.

Dopo la strage di Castelvolturno di ieri sera, decine di extracomunitari stanno sfogando la loro rabbia mettendo a ferro e fuoco la statale Domiziana. Forse servirà a mettere sotto i riflettori il clan camorristico dei Casalesi, al momento sospettati della strage e dell’omicidio di un gestore di una sala giochi?

Per benedire quella terra, cardinal Sepe, non basta l’ampolla di S.Gennaro: serve una trasfusione.

Ps: la Gelmini ha ridotto le ore delle scuole superiori, visto che già navighiamo nella sapienza. Al classico ci sarà più matematica (ma che serve?) e inglese: quindi se aumentano le ore di matematica e diminuiscono nel complesso, evidentemente qualche materia verrà penalizzata, e di molto. Toglieranno, che so, il latino, tanto è una lingua morta…al classico…

15 settembre 2008

Caso Alpi, il dna sulla Toyota non è della giornalista

Il perito della procura si è pronunciato sul sangue ritrovato nell'auto. I dubbi dei familiari sulla commissione di inchiesta e sull'acquisizione dell'auto

da liberainformazione.org

Il pick-up Toyota acquisito nel 2006 dalla commissione parlamentare di inchiesta presieduta da Carlo Taormina non avrebbe relazioni con l'auto dove sono stati uccisi la giornalista Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin. Il Dna isolato da una macchia di sangue ritrovata sull'auto non è infatti attribuibile ad Ilaria Alpi.

Dna incompatibile

Lo conferma una perizia della procura di Roma, firmata dall'ematologo Renato Biondo, che aveva disposto un esame per verificare la compatibilità tra le macchie di sangue repertate dal pick-up e il codice genetico dei genitori di Ilaria. Con lo scopo di accertare che proprio su quell'auto fosse presente la giornalista. «Solo uno dei campioni ha permesso di estrapolare un profilo di Dna - scrive il perito della Procura di Roma- utile alla comparazione con il profilo ricavato da quello di Giorgio e Luciana Alpi». Biondo riporta che «tale profilo è prodotto da una commistione di Dna di almeno due tipi» e che dopo che sono state effettuate le comparazioni con quello fornito dai genitori di Ilaria Alpi si è esclusa la compatibilità.

I dubbi sul pick-up

La Toyota pick-up fu acquisita dall'allora commissione parlamentare di inchiesta a Dubai da una fonte vicina alla commissione stessa. Fin dal suo arrivo in Italia sono stati sollevati pesanti dubbi sull'auto, ritenuta non effettivamente quella sulla quale viaggiavano Ilaria e Miran. Il risultato odierno della perizia non fa che confermare i dubbi che già la famiglia e i suoi legali nutrivano sull'auto e sull'operato tutto della commissione di inchiesta. Vi è dunque un problema a monte: un'auto differente da quella utilizzata dai giornalisti del Tg3 con conseguenti risultati dei test ematici che confermano che non vi fosse relazione tra Ilaria Alpi e il sangue trovato su una macchina che non sarebbe quella dove ha trovato la morte. La commissione di inchiesta non ha spiegato in base a quali accertamenti ha ritenuto che proprio l'auto riportata in Italia fosse quella coinvolta nell'agguato.E i dubbi sulle perizie sull'auto sono stati spesso sollevati anche dalla famiglia Alpi. Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell'associazione Ilaria Alpi, raggiunta da Libera Informazione al telefono ha espresso infatti forti dubbi sull'operato dei periti della commissione. «Da tempo avevamo chiesto delle verifiche ed espresso il nostro disappunto su alcune perizie che chiaramente non giustificavano alcune decisioni, come quella del portare in Italia quel pick-up». Gli avvocati dei genitori di Ilaria incalzano: «A parte le perplessità legate al fatto che su quest'auto non si è saputo nulla per 14 anni, la consulenza mette in dubbio le conclusioni della Commissione parlamentare che che aveva concluso l'inchiesta escludendo la tesi del colpo a contatto sparato contro Ilaria Alpi secondo quanto rilevato sulla Toyota». «Questo risultato tecnico – continuano i legali della famiglia Alpi- dà ragione ai genitori della giornalista che da due anni chiedevano il prelievo del loro Dna ai fini degli accertamenti sulle macchie di sangue rinvenute all'interno del pick-up».

Il “caso Alpi” continua

Si tratta quindi dell'ennesimo particolare inquietante all'interno dell'eterno calvario giudiziario che contorna la vicenda di Ilaria Alpi. «L'ennesimo problema – dice Mariangela Gritta Grainer – un altro squarcio inquietante di una vicenda che, dopo questo accertamento, mostra come abbia agito negli scorsi anni la commissione di inchiesta presieduta da Carlo Taormina». Sicuramente l' ennesimo oscuro tassello di un processo che sta ripartendo dopo che il gip Emanuele Cersosimo ha negato l'archiviazione. L'inchiesta è ora competenza del pm Giancarlo Amato, che dovrà decidere se rinnovare la richiesta di archiviazione al gip o approfondire la vicenda con l'esame di altri testimoni. Al momento unico condannato per il “caso Alpi” è il miliziano somalo Omar Hashi Hassan, che sta scontando ventisei anni di reclusione. In suo favore il 31 luglio scorso era stata depositata un'istanza di revisione del processo. La condanna per Hassan era passata in giudicato nel 2006, ma sulla scorta di nuovi elementi e nuove testimonianze, gli avvocati Natale Caputo, Douglas Douale e Antonio Moriconi avevano depositato l'istanza alla Corte d'Appello di Perugia.

14 settembre 2008

IV Premio Internazionale Padre Pino Puglisi Intro

Video introduttivo alla serata. Ricorre il 15 settembre 2008 l'anniversario dell'uccisione di Don Pino Puglisi, per mano mafiosa, nel quartiere Brancaccio di Palermo.

Scheda: Don Pino Puglisi