4 ottobre 2008

Prof antimafia si uccide «Mi hanno lasciato solo»

Sotto processo per diffamazione dopo le denunce

di Alfio Sciacca
da corriere.it

MESSINA — L'ultimo appello lo aveva rivolto dieci giorni fa al senatore ds Beppe Lumia: «Mi hanno isolato e ora me la vogliono far pagare». Era disperato Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all'Università di Messina con un passato di battaglie antimafia nel suo Comune, Terme Vigliatore. Era stato lui nel 2005 l'artefice dello scioglimento per mafia del Consiglio comunale. Ma dopo il clamore era rimasto totalmente isolato. Non solo: i processi contro boss e politici si sono impantanati mentre lui era stato rinviato a giudizio per diffamazione. L'ultima beffa, a cui non ha retto. Giovedì ha parcheggiato l'auto nei pressi di un viadotto della Messina-Palermo e si è buttato giù. Sul sedile un biglietto che rimanda a un dossier lasciato al fratello avvocato.

Il carteggio è stato sequestrato dalla Procura di Patti: è il compendio di anni di denunce con nomi di boss, politici e una sorta di «cupola giudiziaria» che, a suo dire, avrebbe operato per rallentare le indagini sull'intreccio mafia-politica. Il caso Parmaliana ricorda la vicenda di Rita Atria, la pentita gestita dal giudice Borsellino suicidatasi una settimana dopo la strage di Via D'Amelio. Anche lei si era sentita sola dopo la morte del magistrato. E a lei fa riferimento il senatore Lumia, che mesi fa ha presentato un'interrogazione sulle commistioni tra mafia e pezzi di istituzioni a Barcellona Pozzo di Gotto.

«Parmaliana è vittima di Cosa Nostra come Rita Atria — dice — è urgente far luce su ciò che è avvenuto in quel territorio e su quanto ha fatto la Procura di Barcellona». Anche il fratello di Parmaliana, Biagio, crede si tratti di un suicidio a cui è stato spinto dal muro di gomma creato attorno lui: «Le sue battaglie davano fastidio a pezzi di Stato e magistratura — spiega — diceva di sentirsi vittima di ritorsioni da parte di questi uffici. Ritorsione diventata manifesta col rinvio a giudizio per diffamazione. L'ha vissuto come la rappresaglia di un sistema deviato che domina nella zona e che lui ha pensato di sconfiggere sacrificando la vita».

Una storia di coraggio e solitudine. A riguardare le motivazioni che nel 2005 portarono allo scioglimento per mafia del Consiglio comunale di Terme si trovano tutte le denunce di Parmaliana, che dopo il provvedimento fece un manifesto per affermare «giustizia è fatta». Un testo sobrio, in cui non venivano fatti nomi, ma che gli costò una causa per diffamazione: due settimane fa il rinvio a giudizio. Parallelamente, invece, i processi sull'intreccio mafia-politica, come l'operazione «tsunami», vanno a rilento col rischio che molti reati si prescrivano. Sembrerà strano, ma Terme Vigliatore (7 mila abitanti) non ha una caserma di carabinieri. Dal 2003 non si trova un locale e 5 militari sono ospiti nella caserma di Furnari, a 15 chilometri. Un anno fa Parmaliana scrisse al capo dello Stato: «Come si possono conseguire gli obiettivi dello scioglimento per mafia senza un presidio stabile delle forze dell'ordine?».

L’addio della Sicilia antimafiosa ad Adolfo Parmaliana. Gli onesti non ti dimenticano
Il Blog del professore: www.thepolitewarrior.eu
Vedi anche: FAMIGLIARI VITTIME DI MAFIA: IL NOSTRO AMICO ADOLFO PARMALIANA SI È SUICIDATO

3 ottobre 2008

FAMIGLIARI VITTIME DI MAFIA: IL NOSTRO AMICO ADOLFO PARMALIANA SI È SUICIDATO

Siamo sconvolti e sanguinanti per la morte del professore Adolfo Parmaliana suicidatosi poco ore fa. Adolfo era stato il maggior artefice dello scioglimento del comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose ed era una delle pochissime persone che combatteva seriamente e con rigore la mafia messinese

da http://www.imgpress.it/index.asp

MESSINA - Siamo scioccati dal suo suicidio ma allo stesso tempo arrabbiati poichè la morte di Adolfo è da addebbitare a tutti noi ed alle multinazionali dell'antimafia che lo hanno lasciato solo creando intorno alla sua persona un vergognoso isolamento.

Ciascuno di noi ed ogni componente dell'antimafia istituzionale deve avere l'amara ed insopportabile consapevolezza che la sua morte è stata causata da tutti noi. Da chi lo ha criminosamente isolato perchè troppo "scomodo" a chi non gli è stato vicino quel tanto che bastava per evitare un simile gesto. Le nostre non vogliono e non devono essere parole di circostanza buttate al vento. Vogliamo che ogni esponente dell'antimafia, sociale od istituzionale che sia, faccia un esame di coscienza e prenda consapevolezza di avere una parte di responsabilità in questa morte assurda ed ingiusta, così come la magistratura barcellonese tanto solerte nel rinviarlo a giudizio per diffamazione; una solerzia che forse non ha mai avuto nei confronti dei veri mafiosi contro i quali tanta parte della sua vita Adolfo aveva impiegato non riuscendo forse a sopportare la vergogna per quell'accusa di diffamazione.

Un accusa mossagli con delle motivazioni ridicole: Per aver affisso un manifesto nel quale affermava che gli amministratori di Terme Vigliatore, comune sciolto per mafia grazie ad Adolfo, avrebbero dovuto vergognarsi e per aver denunciato una lottizzazione abusiva su un terreno di un componente di quella stessa amministrazione sciolta per mafia. Quanto detto e fatto da Adolfo noi lo facciamo nostro e lo sottoscriviamo. Continueremo a portare avanti quelle stesse denunce che hanno portato gli amministratori a muovergli quell'accusa infondata poichè i fatti denunciati da Adolfo sono assolutamente veri. Alla famiglia non possiamo che promettere, almeno da parte nostra, tutta la vicinanza ed il calore di cui siamo capaci. Adolfo era un nostro amico ed il rimorso per non essergli stati abbastanza vicini in dei momenti difficili per lui è un sentimento insopportabile che colpisce noi così come i componenti di quell'antimafia di convenienza che ha fatto di tutto per lasciarlo solo. Organizzeremo una fiaccolata per Adolfo non solo allo scopo di ricordarlo ma sopratutto per chiedergli scusa per le nostre e le altrui mancanze e per promettergli che riusciremo a farci carico di proseguire la sua lotta.

Sonia Alfano a nome dei componenti dell'Associazione Nazionale Famigliari Vittime di Mafia

IMG Press si associa al dolore della famiglia e di tutti i suoi amici sinceri! Ciao Adolfo, resterai sempre uno di noi!

Ti vogliamo bene


2 ottobre 2008

2500 catanesi sostengono Addiopizzo

Un premio per chi dice no al racket. Presentata in Prefettura l’iniziativa

di Marco Benanti
da ilove-sicilia.it

CATANIA - Premiare chi non paga il “pizzo”: a farlo sono stati già in 2500 a Catania, aderendo al progetto del “consumo critico”, promosso da Addiopizzo di Catania. Il dato è emerso, stamane, in Prefettura, nel corso della presentazione dell’iniziativa, cui hanno partecipato il Procuratore della Repubblica Vincenzo D’Agata, il Questore Michele Capomacchia, il vicePrefetto Angelo Sinesio, imprenditori impegnati nella battaglia antiracket, come Andrea Vecchio, Antonio Romeo, Filippo Casella, Rodolfo Guajana. In sala anche il Presidente dell’Assindustria di Catania Fabio Scaccia e rappresentanti dell’associazionismo “antiracket” come Adriana Guarnaccia, oltre naturalmente ai giovani di “Addiopizzo”.

Obiettivo del progetto è, in una prima fase, quello di creare una rete di clienti per le aziende che dichiarano di non essere colluse in alcun modo con soggetti mafiosi: così il cliente si esprime nella sua veste di consumatore critico, preferendo per i suoi consumi le imprese che reagiscono all’imposizione dell’estorsione. Inoltre, la rete è anche un supporto per i commercianti contro le conseguenze economiche, sociali e personali derivanti dal dire “no” al “pizzo”.
La seconda fase del progetto prevede la creazione di una lista di commercianti “pizzo free”, che dovranno essere sostenuti dai cittadini/consumatori che hanno aderito all’iniziativa del consumo critico. Questa fase dell’iniziativa sarà gestita da una commissione di garanzia, formata da soggetti competenti, di prestigio e di indubbio spessore morale, che valuterà la genuinità delle richiede dei commercianti, inserendo nella lista finale degli esercenti da sostenere solo coloro che effettivamente non risultano essere collusi con la mafia. La commissione renderà poi nota ai sottoscrittori del manifesto la lista degli imprenditori che aderiranno all’iniziativa e presso cui recarsi per gli acquisti o per la corresponsione dei servizi.

La sfida –hanno spiegato gli animatori di “Addiopizzo” Catania- è quella di scuotere dal torpore Catania, pungolare i cittadini catanesi e non fare calare l’attenzione sul fenomeno delle estorsioni. Su tutto, poi, non lasciare solo l’imprenditore che denuncia il “pizzo”.

Su questo punto ha insistito il Procuratore della Repubblica di Catania, Vincenzo D’Agata: “il singolo è facilmente aggredibile e allora io penso che se noi riuscissimo a creare delle masse critiche, compatte, di denunzianti, chiaramente diventa molto più difficile per il contrapposto fronte della criminalità, in contemporanea, uccidere o gambizzare cento operatori economici, bruciare cento negozi, distruggere cento imprese”

L’impegno di “Addiopizzo” Catania, associazione costituita nel giugno del 2006, ha dato, comunque, i primi frutti, che s’integrano con un lavoro di educazione alla legalità nelle scuole e la collaborazione con il mondo dell’antiracket.

“In due anni di lavoro –ha spiegato Salvatore Fabio di Addiopizzo Catania- abbiamo raccolto 2500 firme di cittadini catanesi e della provincia che sono disposti a sostenere quei commercianti che hanno denunciato o denunceranno i pizzo.E’ un messaggio forte per la città e per i commercianti. Noi ci auguriamo che si risponda a questo invito, che è un invito alla legalità”. Il 4 (dalle ore 17,00) e 5 (dalle ore 10,00) ottobre prossimo Addiopizzo organizzerà, in piazza Università a Catania, banchetti di raccolta firme per il progetto.

Secondo la Confesercenti, però, a Catania l’ 80% dei commercianti paga il “pizzo”. Come vanno le cose nell’impresa sotto l’Etna? Il Presidente di Assindustria Catania Scaccia ha sottolineato che “gli imprenditori sicuramente sono più liberi, più tranquilli, hanno accanto a sé le propri associazioni che li sostengono, le forze dell’ordine stanno facendo un grande lavoro. Sicuramente c’è molta più libertà, meno paura e i risultati si vedono”

1 ottobre 2008

Radio Mafiopoli, puntate: I e II

Giulio Cavalli e la Bottega dei Mestieri Teatrali presentano:Radio Mafiopoli. Striscia satirica settimanale, sulla mafia e i suoi protagonisti.

I testi, di radio mafiopoli, e gli approfondimenti qui: http://www.strillone.info



La I puntata del 17.09.2008:
"Regole fondamentali di latitanza civile"






La II puntata del 24.09.2008: "6° (Co)mandamento: Non Fornicare"



30 settembre 2008

Campania: Emergenza rifiuti non è finita

Il governo, le istituzioni e quasi tutti i mass media continuano a riportare il solito leit motiv: “abbiamo risolto noi l'emergenza rifiuti”; “la Campania oggi è libera dai rifiuti grazie al governo” oppure “con la presenza dell’esercito, in Campania si è risolta l'emergenza rifiuti”.

Viene da chiedersi: E' davvero così? Che ne pensano gli abitanti di Chiaiano? E' stato efficace l'esercito per risolvere la situazione? Ascoltando i mass media sembra proprio che sia così. Tutto in Campania fila liscio come l'olio. I segnali e le realtà raccontate dal web, però, sono tutt'altre. Quei paesi e quella regione, in nome e per conto di chi ci vive quotidianamente, continuano a richiedere attenzione “reale” da parte dei mass media, non ottenendola; è la stessa cittadinanza a mostrarci cosa sta veramente accadendo in quei territori.

Molti di questi cittadini raccontano che la situazione è paradossalmente peggiorata, i roghi a cielo aperto continuano, vengono dati alle fiamme anche rifiuti altamente tossici e nocivi, come l'eternit.

Ecco alcuni dei tanti video e link online, che mostrano una realtà molto differente da quella che altri ci raccontano:

21 Agosto 2008 - Campania, Olimpiadi dei roghi di Rifiuti Speciali - III parte
http://invisibil.blogspot.com/2008/08/campania

13 Settembre 2008 San Marcellino (CE) La Terra Dei Fuochi:
http://it.youtube.com/watch?v=vz81J_rwDds

23 Settembre 2008 Caivano La Terra Dei Fuochi:

http://it.youtube.com/watch?v=YXosqc1G2vo

chiaiaNOdiscarica. No alla discarica a Chiaiano

http://www.chiaianodiscarica.it/?p=159

28 settembre 2008

Appello di solidarietà per Pietro Milazzo

Alcuni giorni fa Pietro Milazzo, attivista sociale ed esponente dei movimenti politici e sindacali, è stato raggiunto da un provvedimento della Questura di Palermo con cui lo si avvisa di “cambiare condotta, adeguare la stessa a norma di vita onesta e laboriosa e ad osservare le leggi”, intimandogli, di fatto, di porre fine al proprio percorso politico per non incorrere nel rischio di applicazione di misure cautelari riservate di norma ai sorvegliati speciali

da www.kom-pa.net
Approfondimenti e petizione: http://www.kom-pa.net/index

PALERMO - La gravità di questo provvedimento è evidente: questo 'avvertimento' lede Pietro così come l'intera vita democratica nella nostra città. Lede Pietro perché tratta la sua personale storia di impegno politico e sociale alla stregua della carriera di un criminale. Lede tutti noi perché intacca la libertà di espressione e di dissenso, l'agibilità politica e il diritto di manifestare.

In una città in cui la gestione della cosa pubblica è oramai palesemente articolata su diversi livelli di connivenza clientelare e criminale (e ne danno prova gli 'scandali' degli ultimi giorni), dove si progettano interventi speculativi finalizzati all'arricchimento di vecchi e nuovi comitati d'affari, ci appare paradossale e inquietante il tentativo di sanzionare un attivista sociale come se si trattasse di un soggetto altamente pericoloso, al punto da minacciare, sulla base di una valutazione di semplice “sospetto” la applicazione delle misure di sorveglianza che si rivolgono di solito a coloro che delinquono.

Pietro Milazzo ed i movimenti politici e sociali della città hanno gridato incessantemente il loro dissenso rispetto alle politiche guerrafondaie, all'oppressione neoliberista, alle leggi liberticide contro i migranti e hanno rivendicato giustizia sociale e rispetto dei diritti fondamentali, in primis quello dell'abitare.

E proprio sulla 'questione casa', in questi anni si è sviluppata a Palermo una piattaforma composita e articolata, con proposte concrete, che hanno messo in luce le contraddizioni, le ambiguità e gli interessi illeciti nella gestione dell'emergenza abitativa, a partire dall’utilizzazione dei beni confiscati.

Per questo denunciamo fermamente la natura intimidatoria del provvedimento a carico di Pietro e rivendichiamo al contempo la legittimità di un percorso politico collettivo svolto sempre alla luce del sole. Quanto sta accadendo non è una questione personale bensì è un atto politico che riguarda collettivamente tutti coloro che sono impegnati nelle lotte a difesa dei diritti dei più deboli e per la giustizia sociale.

Sicurezza, arriva: Il super agente unico

Dopo il poliziotto di quartiere, dopo l'esercito nelle strade solo lui può davvero risolvere l'emergenza sicurezza italiana.
Lui è: IL SUPER AGENTE UNICO