18 ottobre 2008

Restare a fianco di Roberto Saviano

Per problemi tecnici il collegamento, che doveva permettere il mio intervento a Current TV è saltato. Si parlava delle ultime notizie riguardo “Roberto Saviano”. Quegli stessi spunti di riflessione e commento ve li riporto qui di seguito perchè, credo che TV o no, faccia sempre bene parlare e dibattere su certe importanti notizie

di Cesare Piccitto

La camorra vuole uccidere Roberto Saviano entro natale e nel modo più eclatante. É una notizia che sicuramente ci rattrista e ci impressiona. La camorra, momentaneamente stretta all'angolo da arresti, eserciti e pentitismo, cerca di recuperare anche visibilità minacciando uno scrittore già ridotto, a causa del suo coraggio, in solitudine.

Saviano, oltre ad essere l'autore del romanzo “Gomorra”, è anche un giovane di ventinove anni, che vive una situazione fortemente contrastante. Da una parte l'enorme successo editoriale (soprattutto in termini di lettori) con il libro prima e il film dopo, dall'altra una profonda solitudine che lo stesso scrittore in ogni ambito non perde occasione di denunciare.

Un ragazzo di 29 anni, per il solo fatto di aver fatto bene il lavoro di scrittore, deve vivere praticamente prigioniero del proprio successo. Ce lo racconta lui stesso in un lungo monologo presso il teatro Sociale di Mantova: «mi rattrista più di ogni cosa, non poter fare la vita dei miei coetanei, non poter decidere mai autonomamente dove, con chi, come e quando uscire...». Oppure prosegue: «non riesco a trovare una casa in affitto, nessuno proprietario è disposto ad affittarmi una casa ne a Torino, ne a Milano, ne a Roma».

Nonostante la solitudine, prosegue nella sua azione culturale. Poche settimane fa scrive “lettera alla mia terra” pubblicata su La Repubblica dove fa i nomi e i cognomi di interi clan e nella stessa cerca di spronare la società civile a reagire in massa alla violenza camorristica collaborando con gli inquirenti nella cattura dei lattanti. Gli abitanti sono quelli di Castel Volturno, tragico teatro dell'ultima strage degli extracomunitari per mano camorristica: « Perché sono loro l’immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più».

Sottolinea che il dispiegamento dell'esercito era utile ma ancora di più è indispensabile la collaborazione della cittadinanza con le indagini, altrimenti non si fermerà mai del tutto la camorra e la sua deriva sanguinaria delle ultime settimane.

Ad apprendere la notizia di oggi la scelta possibile è una sola: restare al fianco di Roberto. Non è solo un imperativo morale, perché non si arrenda, ma perché la sua vicenda e il suo futuro è quello di tutti noi. Fortunatamente i gesti e le iniziative di solidarietà stanno cominciando a venir fuori. Da martedi in diverse città italiane, tra le prime Roma e Milano, inizieranno letture corali di Gomorra. Fianco a fianco, personaggi dello spettacolo e gente comune, tutti insieme per leggere e ascoltare il romanzo che fa paura alla camorra.

Oltre alla scorta e la tutela che lo stato ha già predisposto per lui, potrebbe essere d'aiuto una “scorta mediatica”. Quello, in sostanza, che si è innescato nelle medesime circostanze a protezione di Pino Maniaci . Operatori dei media, giornalisti, associazioni, attivisti, società civile ecc. si attivino per amplificare in ogni modo disponibile il lavoro giornalistico e pubblico di persone in prima linea nel denunciare mafia e malaffare. Ciò non risolve tutto ma sicuramente permette che queste personalità e di conseguenza la loro produzione intellettuale diretta alla “denuncia”, non cadano e non cadranno mai in un pericoloso silenzio portatore di un ben più pericoloso isolamento.

16 ottobre 2008

Nei concorsi pubblici da oggi meglio essere padano

Una carissima amica, quasi romana, mi segnala questa sconvolgente quanto sconosciuta notizia. Più che doveroso riportarla qui e sottoporla alla vostra attenzione. Io sono rimasto senza parole...

L'email:
Ciao amico,
leggi questa "bellissima" news dalla repubblica, e vedi se ne puoi trovare motivo di dibattito! E' a dir poco allucinante!

Concorsi pubblici "padani" favoriti i residenti al Nord

BISOGNA svolgere le prove per un concorso di biologo in una amministrazione sanitaria pubblica di Torino. I candidati sono cinque: uno è nato proprio a fianco della Mole, il secondo è di Pavia, il terzo di Campobasso, il quarto di Palermo e il quinto di Vibo Valentia. Hanno la stessa età e presentano lo stesso titolo di studio: la laurea in biologia. Chi si sceglie? Il torinese, naturalmente. Nel solco dell'idea che la Padania sia dei padani, la Lega ha appena fatto in tempo a suggellare con un emendamento a una legge delega al governo in materia di lavoro il criterio della territorialità. Si preferisce - a parità di titoli - il torinese se il posto di lavoro è a Torino e il palermitano se il concorso è bandito a Palermo.

Bene. Forse male in verità, giacché l'offerta di lavoro, più consistente al nord, allarga invece di restringere il fossato che divide le due Italie. Un torinese o un milanese, un bolzanino o un triestino con una laurea e un centodieci e lode avranno molte più chance di un loro pari grado di Messina o di Napoli, di Bari o di Cagliari. Continua a leggere

15 ottobre 2008

Silvio loves Georgino

Che tenerezza...

da http://it.youtube.com/user/lucakiri

RadioMafiopoli puntata 04: La storia bavosa dei capalesi di gomorra

Radiomafiopoli continua e alza il tiro. Ci eravamo presi una settimana per provare a fare un po' di conti, almeno per guardarci in faccia e pesare l'assurdità di un paese che vorrebbe addirittura negare il diritto allo sberleffo contro persone che non meriterebbero nemmeno di comparire nei titoli di coda di un paese civile

da radiomafiopoli.org

Perché vogliono convincerci, vogliono convincervi che parlarne è male e che peggio ancora riderne è peccato mortale.


Ci è bastato poco per assaggiare le nostre motivazioni e soprattutto sentire la vicinanza di così tanti amici (non degli amici degli amici ma gli altri…) e allora Radiomafiopoli cresce e ride e insieme denuncia. Adesso cominciamo a fare i nomi e i cognomi, adesso vi raccontiamo le cose che rimangono negli interstizi di pochi articoli a fondo pagina di pochi giornali. Senza la pretesa di essere esaustivi ma prendendoci la responsabilità (che a Mafiopoli fa rima con rischio) di instillare dubbi. Ridendo a modo nostro. Di questi comici disperati che latitano da poverini.

Le puntate precedenti: radio mafiopoli

14 ottobre 2008

Una legge ad personam anche per il giudice Carnevale

Corrado Carnevale, celebre giudice della Corte di Cassazione passato alla storia delle cronache giudiziarie per aver cancellato un gran numero di condanne di "presunti" mafiosi per supposti "vizi di forma" nei processi, il giudice "ammazzasentenze", potrebbe non solo restare in carica fino all'età di 83 anni, ma anche divenirne il Primo Presidente

di Rosario Mastrosimone
da http://sostenibile.blogosfere.it/

Carnevale era stato sospeso nel 1993, proprio perché imputato per reati di mafia, nel 2001 fu condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a sei anni di carcere, l'anno dopo fu quello del pensionamento e dell'assoluzione con formula piena dalla "sua" Cassazione. Nel 2003, il centrodestra approvo', su impulso dello stesso Carnevale, una microriforma con cui fu previsto il reintegro per i pubblici dipendenti sospesi dal servizio in conseguenza di un procedimento penale che si sia concluso con l’assoluzione, dando loro la possibilità di ritardare il pensionamento col recupero degli anni persi a cuasa della sospensione dal servizio, ma escludendo pero' che essi potessero ricoprire ruoli di vertice. Dopo un lungo scontro interno, il CSM decise che in virtu' di quella novità legislativa, Carnevale avrebbe dovuto essere reintegrato nella Corte di Cassazione.

Dall'anno scorso, all'età di 77 anni, il giudice "ammazzasentenze" è ritornato a pieno regime ad operare come giudice di Cassazione.

Ed ora spera di poter diventarne addirittura il Primo Presidente.

Questo grazie a Luigi Compagna (Forza Italia) che ha promosso un emendamento ad uno dei mille decreti legge del governo, allo scopo di eliminare la citata preclusione all'accesso alle piu' alte cariche per chi in passato sia stato imputato per reati di mafia.

Cosi' ora Carnevale potrebbe trovarsi la strada spianata per l'accesso ai vertici della Corte di Cassazione e continuare a fare il giudice fino a 83 anni, contro i 75 anni dei colleghi giudici che, a differenza del "giudice ammazzasentenze", non sono mai stati imputati e condannati per mafia, e quindi mai stati sospesi dal servizio.

Non è altro che l'ultima tappa dello stillicidio di miniriforme che centrosinistra e centrodestra hanno elaborato per regolamentare, o deregolamentare, l'accesso ai posti di vertice della Cassazione.

Potremo quindi avere al vertice della magistratura di legittimità un uomo che, dopo l'omicidio di Giovanni Falcone, riusci' a definirlo come "un cretino, indegno di essere rispettato anche da morto".

Approfondimento: Corrado_Carnevale

13 ottobre 2008

Processo Rasman: Il Pm chiede il rinvio a giudizio per i poliziotti

Trieste - Chiesto il rinvio a giudizio, a Trieste, per quattro agenti di polizia coinvolti nell'omicidio colposo di Riccardo Rasman, 34 anni, stroncato nell'ottobre del 2006 nel suo monolocale di Borgo San Sergio da un collasso innescatosi durante l'ultima fase di un violento intervento della polizia

da www.osservatoriorepressione.org

Secondo il pm la morte è direttamente collegata proprio alle modalità di intervento degli agenti.Nei prossimi giorni il gip Enzo Truncellito fisserà la data dell'udienza preliminare. I poliziotti avevano fatto irruzione nell'appartamento perchè Rasman aveva lanciato un paio di petardi sulle persone che passavano nella sottostante strada. Rasman era stato ammanettato e tenuto fermo sul pavimento con le mani bloccate dietro alla schiena. Una posizione che gli è stata fatale.

In un primo momento per i quattro indagati era stato chiesto il proscioglimento. Ma nuovi elementi e i nuovi indizi hanno riaperto un caso che presenta parecchie analogie col caso Aldrovandi, il diciottenne ferrarese ucciso nel corso di un violento controllo di polizia, secondo la ricostruzione emersa finora dal processo in corso.

A Trieste è emerso - da testimoni e registrazioni audio, che, quel 26 ottobre 2006, gli agenti sapevano che Rasman era assistito da un centro di salute mentale. Secondo i legali della famiglia Rasman, uno dei quali è lo stesso che segue la famiglia Aldrovandi, gli indagati non potevano non sapere con chi avevano a che fare. E non avrebbero dovuto fare irruzione nell'appartamento senza aver prima chiesto l'intervento di uno psichiatra. Il lancio di petardi era cessato da tempo. Esiste una specifica richiesta alla Centrale operativa della questura di verificare se Rasman fosse seguito dal Centro di salute mentale di Domio.

Vedi anche: L'uccisione di Riccardo Rasman

12 ottobre 2008

Franco La Torre: "Pronti a difendere la memoria come fece mio padre"

Di seguito il video del discorso di Franco La Torre, figlio di Pio, a chiusura della manifestazione di sabato pomeriggio a Comiso

da latitudine37310n.blogspot.com


(Clicca l'immagine per vedere il video)

Giorgio Napolitano:

"La scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato l'impegno politico e sociale dell'onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia. Le sue battaglie raccolsero un vasto consenso popolare e lo esposero alle minacce della mafia, di cui cadde vittima in un sanguinoso agguato che mirava a far tacere la sua voce e bloccare il processo di rinnovamento e di sviluppo dell'isola. Tuttavia la sua testimonianza non fu vana: essa divenne patrimonio generale del popolo siciliano e favorì la nascita di un comune sentire e di movimenti unitari che hanno rinsaldato la trama della democrazia
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