1 novembre 2008

Fascisti su TeleMarte

Ieri sono Stato a Piazza Navona. Sono arrivato circa venti minuti dopo gli scontri. Ho chiesto un po' in giro com'era andata, "chi aveva menato prima". Sono rimasto con molti dubbi. Poi la sera mi sono messo davanti al computer e mi sono visto tutti i video pubblicati su Youtube

Da Cipputi

Confrontandoli con le testimonianze mi sono fatto un'idea abbastanza realistica (Questo per dire che alle volte, ahimé, può capitare che capisci di più da uno schermo che guardando con i tuoi occhi).

Praticamente, i fascisti di blocco studentesco sono arrivati, tentando con metodi violenti di prendere la testa della protesta. Bilancio, qualche studente delle superiori preso a colpi di casco e bottigliate in dieci contro uno. Sembra che intonassero pure, "faccetta nera", e gridassero "duce, duce"

Dopo un po' qualche decina di fascisti sono spuntati fuori di nuovo con delle mazze tricolori (mi sa che il negozietto di Forza Nuova a Piazza Vescovio ne venderà molte nei prossimi giorni), e si sono schierati. Nel frattempo sono arrivati gli studenti della sapienza e, soprattutto un folto numero di persone dai centri sociali di sinistra. Questi ultimi hanno caricato i fascisti, che hanno soccombuto (si dice così, fatevene una ragione) ai "compagni", e sono pure stati caricati sulla camionetta della polizia.

Senza fare la morale (è ovvio che una volta che si fa una protesta vasta, sarebbe meglio non farla degenerare in ideologismi e scontri violenti), mi viene una riflessione sull'analogia tra le adolescenti aspiranti veline e i neofascisti in Italia.

Ecco, il discorso della televisione che crea false illusioni, e che rende più difficile, quasi uno schianto, l'incontro con la dura reltà, non vale solo per le ragazzine con un non so che di mignotta in corpo, che sperano di svoltare nella vita limitandosi a sculettare in tv, e poi si trovano a lavorare in un call center fino a 40anni. Vale anche per i fascisti, che - illusi dai La Russa, Gasparri, Storace a Porta a porta, le troppe fiction anti-antifascisti di questi anni, e le aggressioni razziali pompate dai tg - si sono convinti che il loro momento sia finalmente arrivato. Poverini, si sbagliano, l'Italia è ancora un paese a maggioranza antifascista. Se ne facciano una ragione, e se ne stiano buoni senza urlare idiozie e agitare manganelli all'ultima moda. Magari tra 100 anni sarà il momento di uscire dalla catacombe. Ma non ora

La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia

da Antonello Mangano. "La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia". Terrelibere.org, 2008-10-25

Una “studiata strategia” di depistaggio. Un cronista “processato” per aver dato del mafioso al mafioso. Nomi che non si possono nominare. L’intervista a Nitto Santapaola, e la lettera vittimista che quattordici anni dopo manda il figlio Vincenzo, esprimendo identici concetti. Sono le vicende surreali che accompagnano la storia recente del quotidiano “La Sicilia”.

Più a nord, episodi simili per la “Gazzetta del Sud”, il giornale più venduto in Sicilia nord-orientale e Calabria. Fotogramma dopo fotogramma, i pezzi di una storia che diventa ritratto impietoso della borghesia siciliana Continua a leggere

31 ottobre 2008

Piero Calamandrei il discorso in difesa della scuola

Piero Calamandrei e il discorso in difesa della Scuola nazionale, pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma nel 1950

Quell'ombra del Ventennio che non passa

Il Tribunale dei ministri ha aperto un fasciscolo sul ministro della Difesa La Russa per apologia di fascismo. Al vaglio le parole pronunciate l'8 settembre in difesa della Repubblica sociale. Un atto che mette in discussione il revisionismo, ma che testimonia la natura della destra, che non a caso in queste ore sta rispondendo con violenza e irrisione alla protesta della scuola

da aprileonline
di Alberto Burgio

Dunque il Tribunale dei Ministri ha aperto un fascicolo intestato al ministro della Difesa La Russa per le parole da lui pronunciate l'8 settembre in difesa delle «ragioni» dei militari della Repubblica di Salò. Ha dovuto farlo a seguito di un esposto depositato presso la Procura di Roma il 16 ottobre da un cittadino residente in Toscana il cui nonno fu bastonato con durezza dai soldati tedeschi riportandone lesioni gravi e permanenti.

Come si ricorderà, in occasione del 65esimo anniversario della difesa di Roma, La Russa sostenne - suscitando l'irritazione di Napolitano e lo sdegno di quanti hanno a cuore i principi della Costituzione repubblicana e antifascista - che i repubblichini (e in particolare i militi del battaglione paracadutisti Nembo) «combatterono credendo nella difesa della patria» e pertanto «meritano il rispetto di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia». Queste vergognose parole seguivano di poche ore la rivalutazione pubblica del fascismo da parte del sindaco di Roma Alemanno, intesa a riconoscere la «complessità» del regime e i suoi «meriti nella modernizzazione del Paese».

Immaginiamo che la denuncia di La Russa dispiacerà a coloro che invocano la cosiddetta «pacificazione» nazionale, senza preoccuparsi di esigere dalla destra giudizi univoci di condanna della barbarie nazifascista. Qualcuno vi scorgerà probabilmente un gesto incompatibile con il riequilibrio delle «ragioni dei vincitori e dei vinti», come è oggi di moda dire. A noi pare che le cose stiano in tutt'altro modo.

L'esposto contro le parole del ministro della Difesa - tese a portare a compimento lo sdoganamento ufficiale del fascismo in atto dai tempi del Congresso missino di Fiuggi e del discorso di insediamento dell'on. Violante alla presidenza della Camera dei deputati - è un'occasione per rimettere le cose a posto chiarendo che nelle file dell'esercito repubblichino militarono aguzzini e torturatori, efferate bande criminali colpevoli di rastrellamenti, incendi, deportazioni e violenze talvolta più brutali di quelle compiute dai nazisti. È un'occasione - di questi tempi preziosa - per ricordare a tutti che la Repubblica democratica è nata perché i fascisti e i loro alleati persero la guerra anche grazie al sacrificio dei partigiani comunisti, socialisti, azionisti e cattolici.

Speriamo -benché non ci facciamo soverchie illusioni al riguardo - che questo gesto di dignità serva anche a tanti (a cominciare dai politici del centrosinistra) per capire di che pasta sia fatta in realtà questa destra che giorno dopo giorno vandalizza le istituzioni democratiche e l'edificio dei diritti sociali, e che non per caso risponde con l'irrisione e la violenza alle mobilitazioni di massa del mondo del lavoro e della scuola.

Vedi anche: La Russa omaggia i militari di Salò

30 ottobre 2008

La Rai si occupa di Parmaliana, il professore antimafia

Pochissimi media siciliani si stanno occupando del suicido del professore Adolfo Parmaliana e delle conseguenze che sta producendo. Questo blog continuerà a segnalare e raccogliere materiale documentale e/o giornalistico prodotto principalmente da realtà editoriali nazionali

Domenica 26 Ottobre 2008 a "Sabato & Domenica" si è parlato del suicidio di Adolfo Parmaliana. La trasmissione televisiva, condotta da Franco Di Mare, è andata in onda su Rai Uno alle 6.30 in studio il fratello Biagio Parmaliana.



Approfondimenti: caso adolfo parmaliana

L’onorevole Cassinelli apre alla Commissione su Eliantonio

L’esponente del Pdl si offre come trait-d’union tra la Regione Liguria, la Commissione giustizia di Montecitorio e il ministero della Giustizia, per creare le condizioni di un interessamento concreto delle istituzioni sulla vicenda Marassi denunciata dal SecoloXIX

da ilsecoloxix.ilsole24ore.com

Il deputato Roberto Cassinelli (Pdl), membro della commissione giustizia della Camera è intervenuto sulla vicenda - denunciata dal Secolo XIX - di Manuel Eliantonio, di 22 anni, morto nel carcere di Marassi, spiegando di essere «disponibile a fare da trait-d’union tra la Regione Liguria, la Commissione giustizia di Montecitorio e il ministero della Giustizia, per creare le condizioni di un interessamento concreto delle istituzioni sulla vicenda Marassi».

Ieri il Consiglio regionale della Liguria ha approvato un ordine del giorno con cui chiede l’apertura di una commissione parlamentare di inchiesta per fare chiarezza sulla morte del giovane, condannato a cinque mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Cassinelli condivide il documento approvato ieri: «È vergognoso ed indegno, in un paese civile, che su un episodio del genere rimanga anche solo l’ombra del sospetto - ha affermato -. Bisogna accertare con chiarezza se le denunce del giovane alla famiglia risultassero fondate.

Il clima di violenza descritto dal giovane, le denunce presentate dai familiari, le circostanze stesse del decesso così come risultano dalle fonti ufficiali (avvelenamento da gas butano contenuto nel fornelletto adoperato in cella dal detenuto) rendono necessario un rigoroso approfondimento ed un altrettanto rigoroso accertamento delle responsabilità».

Approfondimenti: caso manuel eliantonio

29 ottobre 2008

Curzio maltese: ''La polizia ignorava i violenti''

Scontri in piazza Navona, La testimonianza di Curzio Maltese: "Provocatori in piazza, sembra un nuovo G8"


Radio Mafiopoli puntata n.06: "La partita del segreto di stato"

La diretta delle ore 14:



Il testo: http://www.giuliocavalli.net/diario/2008/10/29/

Viaggio nel cuore della Milazzo industriale

La storia di maria, segregata in casa per non morire. Reportage di Nino Luca (Agr) nella zona ad «elevato rischio di crisi ambientale»

da corriere.it

MILANO - È a Milazzo il cuore dell'Asi (l'area per lo sviluppo industriale del Tirreno), uno dei consorzi nati per dare slancio all'industria in Sicilia. In pochi chilometri si concentrano una centrale termoelettrica una raffineria e la sua centrale di cogenerazione e numerose industrie che producono acciaio o smaltiscono batterie. Un'area ad «elevato rischio di crisi ambientale» oggetto del reportage di Nino Luca (Agr).

Video e approfondimenti: www.corriere.it/cronache/08_gennaio_28/


28 ottobre 2008

Studenti e docenti andrebbero picchiati a sangue. Parola di Francesco Cossiga

I virus pericolosi andrebbero stroncati sul nascere per non correre il rischio che si diffondano e diventino endemici. Non sappiamo se qualche insidioso parassita abbia colpito Francesco Cossiga inducendolo a rilasciare un'intervista delirante sul quotidiano QN

di Stefano Corradino
da articolo21.info
Scheda: Francesco Cossiga

Ciò che ci preoccupa è che il Cossiga pensiero possa fare proseliti. Citiamo dal Quotidiano Nazionale: ''Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera' ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita'. Quanto alla possibilita' di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto: ''Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno'', ha continuato. ''In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'''.

''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri'', ha affermato Cossiga. ''Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale - ha continuato - Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano''. ''Soprattutto i docenti - ha sottolineato - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'.

E se qualche esaltato dovesse prendere sul serio quelle che a qualcuno potrebbero suonare come solite e ininfluenti provocazioni? Se qualcuno decidesse di picchiare a sangue uno studente forte di questo avallo preventivo dell'ex capo dello Stato?

Il picconatore non è nuovo a tali esternazioni. E non si tratta solo di "picconate" verbali. Quando era a capo del dicastero degli interni, l'11 marzo del 77 nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine morì il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; pochi mesi dopo, a maggio, in una delle giornate di protesta più infuocate degli studenti, Cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria. Morì Giorgiana Masi, studentessa di 19 anni del liceo Pasteur di Monte Mario. A quasi 30 anni di distanza, nel 2005 Cossiga scrisse che Giorgiana Masi probabilmente fu uccisa da "fuoco amico", "da un proiettile sparato dagli stessi manifestanti"... Allora ci furono reazioni indignate, in primis Marco Pannella.

Ci auguriamo che avvenga lo stesso anche oggi. A meno che Cossiga non smentisca tali dichiarazioni (con la tecnica del premier Berlusconi che esterna per ottenere un effetto per poi negare ciò che chiaramente ha detto) ma probabilmente non lo farà, ci auguriamo che qualcuno abbia la decenza di rispondergli. Magari qualcuno con qualche competenza di legge che ci confermi se le sue affermazioni rasentano "l'istigazione a delinquere", o "l'eversione dell'ordine democratico", o "l'attentato alla Costituzione" (reato di cui, non a caso fu chiesto a suo tempo l'impeachment per lo stesso Cossiga).

26 ottobre 2008

Circo Massimo: aspettando il partito…

Chi può negare che al Circo Massimo ci fosse la parte migliore di questo paese, adeguatamente rappresentata dalla frase di Vittorio Foa che campeggiava sul palco?

da www.gennarocarotenuto.it

Documento: il discorso di Walter Veltroni del 25 ottobre 2008 al Circo Massimo


«Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente» è il minimo comune denominatore di quello che si considera sinistra. Solo il minimo comune denominatore purtroppo, e vent’anni fa quella frase sarebbe stata banale, mentre oggi ci appare altissima. Di questi tempi di fango qualunque cosa di elevato è meglio di niente.

La piazza, quello straordinario mezzo milione di persone (per chi non vuole essere suddito culturalmente anche per le iperboli numeriche al venditore di fumo che ci governa) viene per partecipare. Il Partito Democratico offre rappresentanza (oltretutto bloccata), che è infinitamente di meno della partecipazione, ma molto di più della deriva antiparlamentare nella quale sta cadendo il regime.

Il discorso del segretario Walter Veltroni è stato ottimo su alcuni punti, scuola, ricerca, ecologia. Convincente su temi come il razzismo o il rilancio del ruolo dello Stato. Elusivo su alcuni altri, i soldi agli squali delle banche, oppure sulle elezioni europee dove difende il voto di preferenza ma nulla dice su uno sbarramento che imporrebbe un bipartitismo di fatto. E’ stato concessivo agli umori peggiori del paese su temi come la sicurezza, e omertoso sul grande buco nero del PD, la difesa della laicità dello Stato, sulla quale non è stata spesa neanche una parola, o sulla giustizia dove, per motivi incomprensibili ai più, lascia praterie non tanto ad Antonio di Pietro ma al partito dei corrotti.

Non doveva sciogliere tutti i nodi Walter Veltroni e non si poteva pretendere che li sciogliesse. Ma non sfugge il sapiente stucchevole scioglilingua con il quale si è oramai definitivamente sostituito l’uso della parola “sinistra” (mai utilizzata come conferma una ricerca testuale) con quella “riformismo”. Per Veltroni in Italia c’è la “destra” (non più il “centro-destra” e dev’essergli costato elidere quel “centro”) evocata 13 volte e il “riformismo”. Tertium non datur. Chissà se si sono capiti davvero Veltroni e la piazza.

Ma attenzione, se la parola “sinistra” resta impronunciabile per lo stato maggiore del PD, anche la parola “riformismo” sta subendo una trasformazione. Dagli anni ‘90 e fino al 13 aprile 2008, “riformismo” era divenuto sinonimo di liberismo. Il “riformismo” era il simbolo della sudditanza culturale della post-sinistra al pensiero unico ed è così che la post-sinistra ha governato, vinto ma soprattutto perso elezioni, fondato il PD e consegnato il paese alle peggiori destre d’Europa. Dopo la sconfitta, e dopo la crisi della finanza, e nascondendosi dietro l’angelo custode Barak Obama, per il PD la parola “riformista” ricomincia ad avere echi timidamente novecenteschi e socialdemocratici. Forse di comodo, ma sarebbe ingiusto non rilevarli.

Proprio lì sta la grande contraddizione del PD. Milioni di elettori di sinistra, centinaia di migliaia di onesti militanti di sinistra che stonano con una cupola del partito e un piccolo esercito di burocrati in carriera che sono tutt’altro che di sinistra. Questi ultimi forse si vergognano perfino un po’ di quella piazza che evocano per comodità ma che fanno restare ben al di fuori del recinto sacro della zona Vip della nostra borghesia illuminata.

Quanta gente era in piazza riconoscendosi in Paola Binetti? Quanta ha viaggiato fino a Roma sentendosi rappresentata da Massimo Calearo? Se il PD si aprisse davvero alla partecipazione della base, quanti degli attuali leader sopravvivrebbero? Per quanto tempo quegli elettori cederanno rappresentanza alla centralità del PD senza esigere di partecipare? Il popolo ieri è arrivato a Roma, ma non s’illuda Veltroni su di un cambio d’umore; come diceva Juan Domingo Perón, “il popolo arriva sempre, con i dirigenti in testa, o con la testa dei dirigenti”.

Il dramma è che ha ragione “Il Secolo d’Italia” a sostenere che le periferie oramai sono con loro, con le destre. Quel popolo del Circo Massimo, oltre ad essere l’unica speranza di futuro, è in realtà il resto di un’idea di paese già distrutto. Gli accenti toscani e delle storiche regioni rosse abbondano. Non diciamo nulla di nuovo a ricordare che sono soprattutto insegnanti, impiegati, residui di classe operaia tuttora cosciente di sé, gente che legge, gente che ha speranze più che paure e, nonostante Berlusconi, sogna un’Italia più equa, molto più di quanto odi quella attuale. Al Circo Massimo rappresentano le parti d’Italia dove bene o male la sinistra ha dato il meglio di sé. Ma la nostalgia non basta più da tempo.

La grande sfida è allora recuperare alla partecipazione, al voto, alla vita democratica, almeno parte di quel lumpen-proletariato deculturizzato al quale Silvio Berlusconi vuol dare con Mariastella Gelmini ancora meno educazione. Impaurito dall’immigrazione e al quale la Lega dà risposte di pancia e razziste. Precarizzato ma che nella paura del domani non trova risposte altre che quella del modello. Ignorante, volgare, asociale, corrotto nei costumi, conquistato dal peggior individualismo del berlusconismo, tutto il contrario di quell’Italia bella e decente che evoca Veltroni e che era presente ieri al Circo Massimo, eppure così ovviamente centrale per le ragioni etiche della sinistra oltre che per il semplice “riconquistare il potere” che tiene insieme la classe dirigente del PD. L’Italia è oggi tra i paesi più diseguali al mondo. Ma le nude statistiche dell’OCSE si limitano a calcolare il reddito. Meno registrano l’abisso culturale ed etico nel quale le periferie, che si riconoscono nelle destre o semplicemente non si riconoscono in nulla, stanno cadendo dopo un quarto di secolo di retrocessione dello Stato e della società civile.

Ci sono due maniere per conquistare quegli elettori, quelle persone che dovrebbero essere il centro di tutto perché senza di loro non c’è coesione sociale né progresso possibile. La prima è quella di assecondarle nei loro umori peggiori esaltati dal berlusconismo. Sarebbe una scorciatoia e il popolo di ieri si assottiglierebbe. Continuerebbe a manifestare e ad esigere un’Italia migliore, invece che con i dirigenti alla testa, con la testa dei dirigenti.

La seconda è proporre davvero un progetto alternativo di paese. Un progetto che non può che essere di modernizzazione solidale. Un progetto che Veltroni chiama “riformista” ma che i suoi elettori continuano a chiamare “di sinistra”. Ha causato qualche sorriso in molti il fatto che il segretario del PD abbia concluso il proprio discorso con uno slogan preso pari pari dal movimento dei Fori Sociali: “Un’altra Italia è possibile”. Di nuovo: tra l’appeasement al berlusconismo e l’Italia del popolo del Circo Massimo, profondamente alternativa a tutto quello che rappresenta Berlusconi, tertium non datur. Speriamo che Veltroni ci creda davvero.