5 dicembre 2008

L'indagine Why Not e le carte che scottano

Le carte che svelano la nuova super loggia massonica?

di Nicola Piccenna
da http://www.fainotizia.it/popular

Cosa c’è in quelle carte che vengono difese così strenuamente da alcuni magistrati e ricercate altrettanto decisamente da altri? Si tratta dell’indagine Why Not, delegata al Dr. Luigi De Magistris e che, a detta del magistrato ex-catanzarese, scopriva gli scenari di una nuova (vecchia nei contenuti, nei nomi e nei metodi) massoneria. Il termine non è necessariamente riferibile alle associazioni di “liberi muratori” ma assume piuttosto i contorni di una congrega di personaggi legati da un forte vincolo solidaristico ed impegnati non sempre in opere di carità. Nelle “carte” di Why Not c’è qualcosa di temuto, qualcosa temuto da molti, al punto da travalicare le regole, le leggi ed i codici pur di appropriarsene.

Lo ha fatto per primo il Procuratore Generale (facente funzioni) Dolcino Favi. Disponendo un’avocazione “illegale ed illegittima” (come disse De Magistris e confermano oggi dalla Procura di Salerno altri tre magistrati) costrinse la segretaria (ex, perché ha voluto cambiare lavoro) del Dr. De Magistris ad aprire la cassaforte del magistrato e prelevò tutti gli atti d’indagine in assenza del titolare dell’inchiesta. Furto con destrezza, si potrebbe definire scherzandoci su. Oppure con rozzezza, se diventassimo seri. Il ricorso del Dr. De Magistris venne ritenuto irricevibile (o qualcosa del genere). Poi, il “vero” Procuratore Generale rifiutò di esibire quegli atti (Why Not) alla Procura di Salerno che ne aveva fatto richiesta. Altra anomalia, altro ostacolo all’esame dello scottante fascicolo. Ed eccoci ai giorni nostri.

Salerno dispone il sequestro dell’intera inchiesta “Why Not” e i magistrati di Catanzaro, indagati proprio per la gestione di quel fascicolo, emettono un mandato di “contro-sequestro”. Gli indagati che sottraggono le prove a loro carico usando dei poteri messi nelle loro mani dallo Stato. Si può immaginare qualcosa di più eversivo? Deve trattarsi di carte molto compromettenti, forse ancor più di quanto lo stesso De Magistris avesse capito. Lo dimostrano gli interventi delle massime autorità dello stato e degli illustri giuristi che tentano di minimizzare e fuorviare l’attenzione da questo semplice dato: su Why Not non si deve indagare, non si deve ficcare il naso, è persino vietato leggere quegli atti. Purtroppo per alcuni, forse per molti, il disegno è chiarissimo, già svelato.

Anche nel caso in cui se le dovessero mangiare, quelle carte sono ormai conosciute. La madre di tutte le gare pubbliche, quella per l’assegnazione delle licenze UMTS, quella in cui sono circolati miliardi di euro, è stata preda delle consorterie massoniche (in senso lato, come innanzi detto). La madre di tutte le inchieste, “Toghe Lucane”, ha svelato gli intrecci fra i personaggi delle logge ed i poteri dello Stato. La madre di tutte le discariche, la Basilicata, destinataria del deposito unico delle scorie nucleari italiane (ma forse anche russe e certamente statunitensi), ha fatto conoscere che questi poteri attraversano le casacche politiche come le radiazioni attraversano gli ignari cittadini. Ed i nomi sono sempre gli stessi, si rincorrono da inchiesta ad inchiesta, da indignazione ad indignazione, da solidarietà a solidarietà.

Dobbiamo ripeterli? È proprio necessario ripetere il rito delle citazioni, del coraggio di scrivere, delle querele, del giornalista senza macchia? Leggeteli sugli atti giudiziari, cari lettori e stimati cittadini. Fatevi coraggio ed affrontate la desolazione che ci circonda, cominciando a capire, a studiare, a classificare quelli che occupano le poltrone ai vertici dello Stato e delle Istituzioni. Nessuno potrà sostituirsi a Voi. Nessuno potrà fare la Vostra parte. Manca così poco, sono così deboli, confusi e scoperti. Sono così esplicitamente corrotti ed eversivi. Si avverte, qua e là, come un timido venticello che inizia a soffiare. Un fievole, ancora debole ma fresco profumo di libertà; come diceva il Dr. Salvatore Borsellino. Dobbiamo essere grati a lui ed ai tanti che, come lui, questo profumo hanno preconizzato, desiderato e costruito. Quei magistrati coraggiosi, soggetti solo alla Legge, di cui Luigi De Magistris, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella, e molti altri ancora, sono la testimonianza migliore.

I siti che pubblicano il decreto integrale con cui la Procura di Salerno ha disposto le perquisizioni ed i sequestri presso la Procura di Catanzaro:

www.ilresto.info/11.html; www.carlovulpio.it; www.lucania.ilcannocchiale.it; www.toghelucane.blogspot.com

Approfondimenti:

caso de magistris conversazione piccenna cainarca

Sul caso Vincenzo Santapaola, l'interrogazione del senatore Lumia

LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. - Premesso che: il 41-bis dell'ordinamento penitenziario è una misura necessaria e indispensabile per cercare di bloccare il flusso di comunicazioni dal carcere verso l'esterno che i boss tentano in ogni modo di organizzare

da antimafiaduemila.com

... in Parlamento è in atto una riforma del 41-bis che cerca di migliorare le norme e riorganizzare un istituto di cui la nostra democrazia ha un estremo bisogno per bloccare la minaccia mafiosa che agisce nella società, nell'economia e dentro le stesse Istituzioni;

il boss Vincenzo Santapaola è salito già agli onori della cronaca perché ha potuto impunemente trasmettere all'esterno una lettera che ha avuto ampio rilievo nella stampa siciliana, tutta tesa a delegittimare il 41-bis, e a indirizzare minacce spesso velate verso le Istituzioni che intendono mantenere e rafforzare tale istituto. È notizia recente ("Corriere della sera", martedì 2 dicembre 2008, pag. 21) che Vincenzo Santapaola ha ottenuto gli arresti domiciliari per trascorrere un periodo di convalescenza dopo un ricovero ospedaliero nella struttura milanese di Niguarda;

risulta che la Procura Antimafia di Catania non condivide, e a ragione, questo provvedimento del GIP visto che in Italia il sistema carcerario è in grado di assicurare una convalescenza degna e sicura nei confronti, soprattutto, di un detenuto pericoloso sottoposto a 41-bis,

si chiede di sapere:

se sarà verificata la regolarità della decisione del giudice per le indagini preliminari di Catania e se sia vero che in un primo momento, si era addirittura pensato di autorizzare l'intervento chirurgico presso l'Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, situato presso il quartiere San Cristoforo, da sempre controllato dal clan Santapaola;

se il Governo non intenda favorire un iter spedito del progetto di riforma per garantire un sistema di 41-bis moderno ed efficiente, collocando i boss sottoposti a tale regime in istituti carcerari attrezzati e sicuri, nonché prevedendo l'apertura di sezioni presso zone insulari e piccole isole dove è più agevole garantire sicurezza e blocco delle comunicazioni dalle carceri verso l'esterno.

Legislatura 16
Atto di Sindacato Ispettivo
n° 3-00433
Atto n. 3-00433
Pubblicato il 3 dicembre 2008
Seduta n. 108

4 dicembre 2008

Salviamo Catania!

Lettera di Enrico Giuffrida - Sinistra Democratica - "Per risanare Catania". Venerdì 5 dicembre dalle 17.00 Sinistra Democratica sarà in piazza Stesicoro con un banchetto per iniziare la campagna di informazione ai cittadini

di Enrico Giuffrida
da sinistrademocrat.ct

E' sotto gli occhi di tutti come la crisi del Comune di Catania sia giunta ad uno stadio irreversibile. La nostra città è sempre più sporca, quartieri al buio, strade piene di buche, gli operai delle cooperative senza stipendi, gli asili nido e le scuole materne sotto sfratto, mancano i servizi essenziali e un serio piano di risanamento. Catania è ormai una città abbandonata a sé stessa, non amministrata. Il vero dissesto è questo.

In questi mesi il sindaco Stancanelli ci ha fatto credere che la situazione si potesse risolvere in tempi brevi, promettendo una serie di interventi che ad oggi si sono dimostrati del tutto insufficienti a colmare l'enorme debito accumulato e la situazione disastrosa in cui si trova la città. Anche l'impegno da parte del governo nazionale di stanziare per Catania la somma di 140 milioni di euro si sta dimostrando una questione a rischio, dato che il dibattito alla Camera non si è ancora concluso e rischia di far slittare l'approvazione oltre i termini utili.

Lo spauracchio che la "dichiarazione di dissesto" da parte dell'Amministrazione comunale costituisca un grave danno per i cittadini e per le imprese è generato, a mio avviso, da un'informazione non corretta, alimentata dall'attuale maggioranza politica. Dal dissesto riparte, in realtà, la fase del risanamento economico. Dato che un Comune non può cessare di esistere come una semplice azienda privata, la dichiarazione di dissesto crea, in effetti, una frattura fra il passato ed il futuro. Un organo apposito, nominato con decreto del Presidente della Repubblica, si occupa del "passato", presentando un piano di risanamento per eliminare le condizioni patologiche che hanno determinato il dissesto.

Tutti i debiti pregressi passano ad una gestione straordinaria, mentre inizia una nuova vita amministrativa libera dal peso del passato e con un bilancio che prevede tutti i principi di una gestione sana ed efficiente. Di fatto, la dichiarazione di dissesto dà il via semplicemente ad una serie di atti gestionali che, in maniera trasparente e definitiva, risanano i conti del Comune. Non è vero, dunque, che con la dichiarazione di dissesto sarebbero chiesti ulteriori sacrifici ai cittadini, in quanto l'Amministrazione comunale ha già provveduto ad elevare le tasse al livello massimo consentito. Insomma, da questo punto di vista, peggio di così non si può. Non è vero che i creditori non sarebbero pagati interamente: verrebbero semplicemente concordati i tempi di dilazione e di estinzione del debito.

Tutti riceverebbero i denari che attendono e con gli interessi. Se il Consiglio comunale dichiara il dissesto, insomma, si chiude la crisi già esistente e inizia la fase del risanamento economico con pagamenti puntuali per tutti, senza perdita di posti di lavoro e con servizi efficienti da subito. Penso quindi che, per salvare questa città allo sbando, non ci sia altra soluzione: ricominciare da capo affidando la gestione amministrativa a esperti capaci ed onesti ed evitare, oltretutto, che il Comune continui ad indebitarsi in maniera irreversibile e che venga depredato quel poco che resta del patrimonio di questa città a danno dei cittadini ed a vantaggio, come sempre, dei "soliti noti".

Enrico Giuffrida
Coordinatore cittadino
Sinistra democratica
– Catania -

2 dicembre 2008

Vincenzo Santapaola ai domiciliari in Ospedale: sarà al Niguarda di Milano?

vincenzo santapaola NiguardaCirca un anno fa Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, storico boss mafioso di Cosa Nostra, era stato arrestato, con qualche accusa pesantuccia

http://www.crimeblog.it/

Vincenzo Santapaola, 38 anni, figlio maggiore del capomafia ergastolano Nitto Santapaola.

Con l’accusa di associazione mafiosa, estorsioni, rapine e traffico di sostanze stupefacenti sono finiti in carcere a Catania altri 70 affiliati a Cosa nostra

Ora, come ricorda il Corriere, malgrado il 41 bis scrive tranquillamente lettere a “La Sicilia”, e pare che verrà ricoverato all’Ospedale di Niguarda, alla periferia nord di Milano. Viene in mente Giuseppe Setola, un altro che di ricoveri, e di eventuali fughe, se ne intende, ricordate? Della lettera inviata da Santapaola a “La Sicilia” si parla in 095, un blog di Catania che ha seguito la vicenda molto accuratamente.

Lettera aperta ai figli di Provenzano

Il fratello di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, risponde ai figli di Provenzano dopo la lettera pubblicata dal nostro giornale

di Giovanni Impastato
da repubblica.palermo.it

"In risposta all’intervista rilasciata da Angelo Provenzano al giornalista di 'La Repubblica' Francesco Viviano voglio riferire alcune mie considerazioni. Credo di essere una delle persone ad avere più di altre la responsabilità e il diritto di intervenire, visto quanto ho vissuto e viste le vicende che hanno caratterizzato l’esistenza mia, di mio fratello Peppino e di mia madre Felicia.

Non è affatto questo il percorso più adatto per risolvere le contraddizioni che riguardano la propria vita quando è partorita da un ambiente mafioso, per distanziarsi da quest’ultimo e chiudere definitivamente i conti con esso.

Quanto affermato da Angelo costituisce quasi una continuità con un certo modo tipico di pensare, che ribalta i ruoli, cela la verità e finisce per rendere ancor più complicato combattere una battaglia di giustizia nel nostro paese.

Non è vero. Non è vero che Provenzano è stato ed è tuttora l’a gnello sacrificale utilizzato da uno Stato tiranno per coprire le sue malefatte. Non si possono negare le sue enormi responsabilità, la sua direzione dei lavori nella costruzione di un progetto criminale che ha causato ingenti danni economici, ha bloccato lo sviluppo di tutto il territorio siciliano, e, soprattutto, ha lasciato a terra centinaia di vittime.

Certo non bisogna dimenticare le connivenze, il ruolo svolto da uomini delle istituzioni e da funzionari dei vari settori che hanno contribuito allo sfascio. Né si può negare l’esistenza di legami tra alcuni settori della vita politica, del governo e dei servizi segreti con ambienti della criminalità organizzata. Che sia chiaro, però, che Provenzano non è stato strumentalizzato da questo sistema, ma è stato un suo complice, anzi, uno dei suoi animatori, ed è per questo che è stato ricompensato con le protezioni che gli hanno garantito una tranquilla latitanza durata quasi mezzo secolo.


È facile riferirsi nei propri discorsi ad entità astratte, quasi incorporee, a concetti genericamente intesi come “lo stato” e “la mafia”. In entrambi i casi parliamo di organizzazioni composte da uomini, a volte corrotti nel primo caso, ma spesso onesti, ligi al dovere, disposti al sacrificio…uomini come Falcone e Borsellino; nel secondo caso solo criminali. E la mafia…sappiamo bene oggi che cosa sia la mafia, come sia strutturata, come al centro converga il potere criminale, attorno al quale si sviluppa un sistema di rapporti con il mondo dell’economia e della politica, tramite gli appartenenti alla cosiddetta borghesia mafiosa, come afferma Umberto Santino. Provenzano non appartiene a quest’ultimo settore, non è stato autore di reati finanziari o simili: è stato un assassino, un mandate di un numero imprecisato di omicidi, è stato capo assoluto di Cosa Nostra per decenni e come tale va considerato e giudicato, non solo nelle aule dei tribunali.

Che il fenomeno mafioso sia sopravvissuto alla sua cattura dimostra solo come abbia fatto bene il suo lavoro. Come lo dimostra la diffusione che oggi ha la cultura mafiosa, che non è un atteggiamento mentale connaturato all’essere siciliani, ma è un modo di agire, di intendere i rapporti sociali e la fornitura di servizi, come la necessità dei propri diritti, che è stato diffuso, che si è propagato proprio a partire da Cosa Nostra, da quell’a pparato ingigantito e rafforzato dalle strategie dei più noti boss e, soprattutto, dalla reggenza dello stesso Provenzano. La cultura mafiosa, del resto, pare quasi contaminare le parole dello stesso Angelo, come il comportamento dei suoi familiari. Per liberarsene non bisognerebbe rinnegare il padre, negare a lui il legame d’a ffetto, ma rompere con il suo ruolo e condannare con decisione le sue azioni criminali.

Qualche tempo fa, in occasione della cattura del padre, scrissi ad Angelo e a suo fratello Francesco una lettera aperta, chiedendo loro di percorrere questa strada, di divenire parte della società onesta, di compiere una rottura netta, così come abbiamo fatto io e mia madre Felicia seguendo l’esempio di mio fratello Peppino, che più di tutti ha pagato per il suo coraggio e la sua voglia di sottrarsi ai condizionamenti mafiosi, e, nonostante tutto, ha conquistato la sua libertà e ha regalato a noi la nostra. Noi non abbiamo mai negato che la nostra famiglia aveva origini mafiose, che mio padre era un’appartenete a Cosa Nostra, così come alcuni suoi fratelli, e che mio zio Cesare Manzella è stato capomafia fino al 1963, ma abbiamo rotto con quanto era da loro rappresentato. Non è questione di pagare per le scelte del padre, ma di fare la scelta, quella decisiva.

E se non vorranno farla, Angelo e Francesco, seguendo la loro cultura, si ricordino che non sono loro le vittime dello Stato, i perseguitati, ma siamo noi cittadini onesti ad essere stati e ad essere tuttora vittime di quel sistema politico-mafioso le cui basi hanno gettato proprio Provenzano e gli altri come lui"

Roma: aggressione ad una troupe del TG1

Un ragazzo incappucciato ha spintonato la giornalista, l'operatore e il tecnico, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte in particolare la giornalista. La troupe è poi riuscita ad allontanarsi, scortata dai carabinieri.

Aggressione il video
: youtube.com/watch?v=H

da http://www.youtube.com/user/Isabo81News

SOLIDARIETA' - Solidarietà è stata espressa alla giornalista e all'operatore coinvolto da parte del mondo politico, sindacale e istituzionale. «Desidero esprimere la mia più sincera solidarietà ai giornalisti della troupe del TG1 oggetto di un'inaccettabile aggressione.» Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, in una nota, commenta l'episodio.

«Nel nostro Paese il diritto di cronaca è sacrosanto - aggiunge Schifani - diritto che è e resterà uno dei cardini della nostra democrazia».
«Non è più tollerabile una situazione che vede i giornalisti sempre di più nel mirino.

Dopo le aggressioni e i gesti sconcertanti dei giorni scorsi, oggi è toccato ad una troupe del Tg1. Sono atteggiamenti che vanno condannati senza se e senza ma» ha detto invece Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo.

«A nome dell'Italia dei Valori esprimo solidarietà al Tg1 per l'aggressione subita al Trullo da una giornalista e dall'operatore. È un episodio grave, invitiamo per questo l'azienda ad agire, anche per vie legali, per tutelare chi lavora, esponendosi anche a situazioni di rischio» ha affermato il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi.