26 dicembre 2008

IL GORGO

Morto in cella a Catania. Giallo su un ragazzo di 25 anni

di Felice Cavallaro
da corriere

CATANIA - Di certo c`è solo che è morto. Ma la parola suicidio non vogliono sentirla né i genitori né la sorella. E nemmeno l`avvocato di Gianluca Di Mauro, trovato impiccato in cella a 25 anni. Alla vigilia della libertà che forse oggi avrebbe concesso il giudice di sorveglianza. Quanto basta per trasformare in un giallo e in un`inchiesta giudiziaria un caso che i primi atti ufficiali stavano per archiviare come il gesto disperato di un tossicodipendente, un anno fa al centro di una tentata violenza sessuale da parte di un altro detenuto.

Il sostituto procuratore Alessia Natale ha disposto l`autopsia cogliendo tutti i dubbi di Eleonora Baratta, la penalista da un anno impegnata accanto al ragazzo condannato a 12 anni per rapina, recluso a Firenze ma da tre settimane al «Bicocca» di Catania dove aveva chiesto un trasferimento temporaneo per il funerale del nonno. I primi dubbi riguardano la comunicazione dell`evento. Fatta alle 9.23 di martedì scorso al cellulare della Baratta: «Mi dicono che la sera prima Gianluca s`è ammazzato e mi invitano a chiamare i genitori. E` normale che passino tante ore per comunicare il decesso di un detenuto?».

Il quesito sta già agli atti del pm al quale i genitori descrivono un profilo diverso da quello che appare dai fascicoli. E lo spiega l`avvocato sgombrando il campo dagli equivoci, dalle notizie che ieri associavano la storia di Gianluca a quella di un omosessuale aggredito in estate da otto detenuti a Catania: «E` un`altra vicenda. Nulla a che fare. Di Mauro, gioioso com`era, né omosessuale né mafioso, un cuore d`oro, è finito in questo gorgo per amore, innamorato di una tossicodipendente che non riuscì a salvare». Un racconto commosso quello della Baratta. Pronta alla battaglia perché ricorda l`ultimo incontro: «Pochi giorni fa era felice perché era stato fissato proprio per questa settimana il cosiddetto "incidente di esecuzione" per la riduzione di pena e forse sarebbe uscito...».

Di qui i dubbi del padre, Giuseppe Di Mauro, meccanico in un`officina dove il giovane ha lavorato prima di finire all`Ucciardone, teatro di una violenza tentata da un energumeno ancora sotto processo. Un episodio seguito dal trasferimento in altri penitenziari, fino a Firenze e Catania. Un`odissea culminata in un epilogo tutto da chiarire. Cominciando dagli interrogatori dei compagni di cella. Per capire se prenderà corpo lo spettro di una vendetta o di una punizione.

24 dicembre 2008

Radio Mafiopoli puntata n.13: “Natale con i buoi”. Diretta ore 14:00

da radiomafiopoli.org

Ascolta qui: invisibile.podOmatic.com/entry/

Caro Babbo Natale,mi chiamo Luigino, quest’anno la letterina di Natale il mio babbo mi ha detto di scrivertela a te e non più ad Andreotti come gli anni scorsi perché ormai, dice il babbo, quello è fuori di testa e rischiamo che ci arrivi ancora sotto l’albero il sottobicchiere con la faccia di Gelli che il mio fratellino c’è rimasto così male che ha frignato fino ai primi d’aprile. Io gli ho detto al babbo – allora scriviamola al presidente del consiglio! – ma lui dice – lascia perdere… che con il cognome che ci chiamiamo capisce subito che siamo terroni e comunisti e ci regala un corso intensivo di conversione alla fede di Emilio Fede...

Catania: "Ciccio nel metrò"

Video girato nella metropolitana di Catania

da redazionestep1

23 dicembre 2008

Oltre il Vaticano

Abbiamo chiesto con forza a Sara di scrivere un articolo affinché anche noi, attraverso il nostro sito, potessimo esprimere in maniera compiuta la nostra indignazione per l'atteggiamento umanamente indefinibile del Vaticano circa l'eliminazione del reato di omosessualità proposto dalla Francia. Chi di noi crede e pensa che Dio è Amore e non odio e discriminazione non può accettare che in nome di paure incomprensibili si possa permettere che ad oggi gli omosessuali vengano lapidati, picchiati e repressi. Le paure espresse dal Vaticano sono assolutamente inconciliabili con l'idea di Amore e di Dio che abbiamo noi

04/12/2008
di Sara Crescimone - Open Mind Catania
da www.ritaatria.it

Sono Sara Crescimone, ho 51 anni, sono lesbica e femminista. Faccio parte del centro OPEN MIND iniziativa gay lesbica bisessuale e transessuale di Catania , il nostro lavoro poltico e culturale è quello di dare consapevolezza e dignità alle persone GLBT. E questo significa imparare a camminare con lo sguardo fermo e dritto, non abbassarlo davanti alle discriminazioni, alle violenze fisiche e psicologiche che ogni omosessuale o trans deve affrontare nelle sua vita. Colgo l'invito delle donne coraggiose dell'Associazione Rita Atria e prendo spunto dalle ultime,” illuminanti”, per chi ancora brancola nel buio, prese di posizione del Vaticano riguardo la depenalizzazione dell'omosessualità in quel centinaio di paesi che applicano pene che arrivano all'eliminazione fisica delle persone GLBT. Sappiamo che il transito in questo tempo e in questo spazio che chiamiamo vita è un viaggio spesso, troppo spesso, difficile e doloroso.

Questo fa si che donne e uomini trovino conforto nella fede di qualsiasi religione. Legittimo. Così come è legittimo il percorso di chi trova altre strade che non siano le religioni per dare senso alla propria vita. Per questo crediamo che un mondo libero ed accogliente non possa e non debba essere regolato da un sentire comune che fondi le pratiche di relazione tra donne e uomini, tra i popoli e le moltitudini, su convinzioni religiose e dogmi. La vita concreta dei nostri corpi appartiene a noi, così come il DIRITTO ad essere felici e padron* delle scelte che riguardano la sessualità, la maternità, la procreazione assistita, il testamento biologico e se non possiamo scegliere di nascere, la scelta di quale morte ci appartenga. Proprio perché amiamo così tanto la vita e la libertà, nostre e delle/gli altr* ,vogliamo bypassare le parole repellenti e immonde del Vaticano ed andare oltre.

Oltre la loro repressione affettiva e sessuale, oltre le loro pratiche pedofile nel puzzo e nell'ombra malsana delle loro sacrestie, oltre il loro dio che non vogliamo e a cui ci sentiamo di non assomigliare. Perché se dio è amore certamente non ha bisogno di loro. Per questo saremo davanti le chiese in tutto il nostro paese a volantinare con le persone, per costruire ponti ed abbattere i muri del pregiudizio. Oltre il Vaticano. Perché l'amore è certamente terribile come un esercito in marcia, e crudele come la morte è la tenerezza. Vi abbraccio fortemente.

Sara Crescimone
OPEN MIND
glbt
Catania

G8 Genova 2001: "Fare un golpe e farla franca" - Il Trailer -

G8 2001. Fare un golpe e farla franca

Hanno fatto un golpe, e l'hanno fatta franca. Per tre giorni di luglio, a Genova, la Costituzione italiana è diventata carta straccia. A farla a pezzi fu il governo Berlusconi. E chi ha scelto di non sapere cosa è successo davvero sette anni fa

di Paola Zanca
da http://www.reti-invisibili.net/

Provano a farlo ora Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio e Mario Portanova in un film-inchiesta che sabato 13 dicembre esce in allegato a l'Unità. «G8 2001. Fare un golpe e farla franca». Titolo forte. Ma ad ascoltare quelle voci, per nulla eccessivo.

Perché le questioni in ballo non sono solo quelle su cui la magistratura ha cercato - con i risultati che conosciamo - di indagare. Ci sono questioni che probabilmente non hanno rilevanza giudiziaria, ma che hanno risvolti politici per nulla inferiori alla questione morale di cui si dibatte in questi giorni.

«G8 2001. Fare un golpe e farla franca», spiega uno degli autori, Beppe Cremagnani, «è il primo tentativo di ricostruire la catena di comando che va dalla piazza e arriva fino ai vertici più alti della politica». Nomi e cognomi: Gianfranco Fini, nel luglio 2001 vicepresidente del Consiglio. Considerando che il presidente Berlusconi in quei giorni era chiuso nell'enclave della zona rossa, Fini era in quel momento capo effettivo del governo. Ed esercitò per dieci ore le sue funzioni dalla caserma dei carabinieri di Genova. Insieme a lui, un altro uomo di An, Filippo Ascierto, che in quella caserma ci rimase addirittura due giorni. Il generale Nicolò Bozzo, allora capo della polizia municipale di Genova, ma in passato a capo dell'antiterrorismo al Nord, non ricorda di aver mai visto un episodio simile in tutta la sua carriera.

Fatti mai visti, come le botte da orbi che volarono in quei giorni. Indiscriminatamente. L'episodio più eclatante è quello del pestaggio alla Diaz: fuori da quella scuola c'erano i vertici della polizia, gente che ha fatto centinaia di perquisizioni. Ma, ricorda Cremagnani, «non s'è mai visto un mafioso uscire da un blitz con un occhio nero».

Per capire che tutto questo rispondeva a una «logica militare golpista», basta guardare a come ci si è organizzati: 18 mila poliziotti schierati, tre carceri svuotate per fare posto a cinquemila possibili arresti, duecento body bags (sacchi per cadaveri) comprate, un ospedale attrezzato a camera mortuaria, un decreto che sospendeva ogni possibilità di colloquio tra i fermati e i loro legali.

La mattanza di Genova, dice Enrico Deaglio, «è stata preparata e poi è stata attuata». Il punto è che nessuno ha avuto voglia di capire perchè: «I partiti politici - dice ancora Deaglio - hanno liquidato la vicenda in poche battute. Non si è nemmeno riusciti a fare la commissione parlamentare d'inchiesta. E Antonio Di Pietro, quello che ora la chiede a gran voce, nel passato governo ne fu un tenace affossatore. Sembra che gli unici che ancora la chiedono siano quelli di Famiglia Cristiana».

«G8 2001. Fare un golpe e farla franca» riapre una ferita che fa ancora paura. Con la crisi economica, avvertono gli autori, si avvicinano inevitabilmente momenti di tensione sociale. Il governo, e chi è rimasto impunito, potrebbe avere bell'è pronto un modello collaudato a cui ispirarsi. E magari farla franca un'altra volta.

Processo Aldrovandi, si torna indietro

Verranno risentiti i consulenti di parte per il contraddittorio sulla nuova foto

da http://www.estense.com/

Processo Aldrovandi, tutto – o quasi – da rifare. Ci vorranno ancora altre udienze prima di terminare la fase requisitoria e arrivare alla discussione e alla sentenza. La “prova a sorpresa” comparsa dal nulla all’ultima udienza (la foto che raffigura il cuore di Federico in sede di autopsia che – secondo l’avvocato Fabio Anselmo – aiuterebbe a determinare la causa principale del decesso) costringerà a risentire i consulenti di parte che fino ad oggi hanno espresso i propri pareri senza aver visto quella parte di materiale mai confluito nel fascicolo dibattimentale.


È quanto emerge dall’udienza numero 23, una seduta prettamente tecnica. L’unica persona comparsa davanti al giudice Francesco Caruso è stato Stefano Malaguti, il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Federico, che ha confermato di aver depositato lo scorso 1 dicembre presso la cancelleria del tribunale l’intero corredo fotografico relativo agli esami autoptici, compresa la foto che ritrae il cuore del ragazzo “sbucata” dal nulla all’ultima udienza. Continua a leggere

Approfondimenti: caso Federico Aldrovandi; federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/