3 gennaio 2009

Chi ben comincia

da http://unpercento.blogspot.com/
di Ed

Anche quest’anno non facciamo eccezioni: puntuali, consegnamo il premio “L’uomo dell’anno”. Lo abbiamo assegnato a Walter Veltroni perché nessuno come lui è stato capace di demolire la sinistra. L’ha ridotta a tappetino sdrucito della politica italiana consentendo a Berlusconi - nonostante i guai del suo governo - di salire al massimo storico dei consensi. Veltroni si è rivelato un autentico fenomeno, una calamità naturale davanti alla quale i compagni hanno allargato le braccia rassegnati a scomparire; travolti dalla bufera, non reagiscono più, hanno accettato il loro destino. Non possiamo che congratularci con lui per l’opera svolta a favore del Paese, finalmente liberato dall’antico giogo marxista: egli, infatti, oltre ad aver esaltato le poche virtù dell’esecutivo di centrodestra, è riuscito a compiere un’impresa che alla luce dell’esperienza sembrava irrealizzabile, la eliminazione fisica dei comunisti. Già, per la prima volta da quando abbiamo facoltà di intendere e di volere, abbiamo assistito all’espulsione dal Parlamento di ogni marxista, da Rifondazione al Pdci. Un miracolo in cui non osavamo sperare. Con tutta evidenza avevamo sottovalutato la forza distruttiva di Walter, ideatore e fondatore del Buonismo. Con una mossa a sorpresa nel periodo preelettorale, ha spiazzato gli ex alleati costringendoli prima alle corde e poi al tappeto. Spettacolare. Come un novello Attila, egli ha spianato la strada alle truppe del Cavaliere verso [continua]

E' il fondo di Vittorio Feltri su Libero del 31 dicembre 2008. Il resto non l'ho potuto leggere perché bisognerebbe registrarsi, per leggerlo online; la rassegna stampa della Camera era già in festa e non avevo voglia di tornare in edicola a comprare il giornale.
Ma mi sono bastate queste righe che, apparentemente (dico apparentemente) potrebbero sembrare scritte da uno di sinistra deluso, giusto come me, per fare un esempio, che spesso mi prendo giuoco del rovina sinistra.
Solo che non si scappa: quando queste cose le scrive un triste destrorso te ne accorgi subito, senza arrivare al "giogo marxista", e ti girano le scatole.
Poi sono andato a dormire e, non so perché, ho sognato di Brigate Rosse.

Il nuovo sistema di affidamento degli appalti pubblici

Nessun bando e nessuna gara d’appalto: ecco la vittoria del sistema clientelare

di Gianluca Ricupati
da http://www.agoravox.it/

Mentre l’attenzione pubblica e mediatica si concentra su quello che è ormai definito “sistema Romeo”, il governo Berlusconi inserisce tra le righe di una delle ultime leggi-flash poche righe semi-nascoste che disintegrano la legalità, la trasparenza e la legittima concorrenza degli appalti assegnati da comuni, province, regioni o dallo Stato stesso. Al danno si aggiunge perciò la beffa: proprio quando vengono messe alla luce tecniche apposite per vincere appalti pubblici in apparenza regolari utilizzando conoscenze politiche e imprenditoriali, il capo d’accusa ai danni dell’imprenditore Romeo viene praticamente preso a far parte del sistema legislativo italiano.

La legge 201 del 22 dicembre 2008 dà infatti la possibilità alle stazioni appaltanti di affidare lavori con un importo compreso tra i 100.000 e i 500.000 euro senza ricorrere a gare, bandi e controlli formali. Il dibattito al Senato verteva sulla necessità, come sempre definita improrogabile, di rendere più veloci e facilmente avviabili i lavori pubblici d’Italia.

Nessuno tra i banchi della maggioranza ha pensato però quali potessero essere le controindicazioni del decreto-legge, approvato solo qualche giorno dopo dal Parlamento. Il sistema clientelare, che soprattutto nel Mezzogiorno decide di fatto da che parte debba schierarsi il bacino elettorale di gente, cui i politici nostrani offrono mazzette e promesse di lavoro, può ora definirsi sistema nazionale. Non sarà necessario neppure truccare appalti, cosa non insolita di questi tempi: da ora, gli amici degli amici avranno campo libero e guadagni assicurati. Basterà una piccola raccomandazione (a suon di soldi o di minacce) presso il politico locale di turno per ottenere l’affidamento di lavori, per i quali prima erano richieste, attraverso pubblico e regolare bando, una serie di documentazioni che attestassero la compatibilità della società partecipante, nonché una determinata percentuale di ribasso sull’originario importo di base d’asta.

Mafia, camorra, ‘ndrangheta, piccole e grandi associazioni a delinquere, sono state ad osservare il tutto e, dopo la firma del Guardasigilli Angelino Alfano, hanno esultato e brindato.

Unica, ma a questo punto banale, nota positiva è da considerarsi l’emendamento proposto dai senatori del PD, accettato (a malincuore) anche dalla maggioranza: il limite per una stessa società di superare nell’arco di un anno l’importo di 500.000 euro”. Ma il trucco è facilmente intuibile e diversamente applicabile: più lavori possono ottenerli varie ditte, precedentemente accordate o comunque facenti riferimento (naturalmente non direttamente) alla stessa persona; sono oppure facilmente costituibili associazioni d’impresa, candidabili ad esser scelte attraverso il meccanismo dei prestanome. La torta dei lavori in ogni caso sarà necessariamente divisa tra gli amici e in modo più facile rispetto al sistema dei bandi, dell’asta e dei controlli a cui prima dovevano sottoporsi tutte le aziende interessate a lavori superiori ai 100.000 euro.

1 gennaio 2009

SOLUZIONE FINALE

Cadaveri distesi per terra a mucchi, corpi dilaniati, volti esangui, le preghiere dei feriti in fin di vita. Bambini col cranio scoperchiato, grida di terrore, donne e uomini coperti di polvere, estratti dalle macerie degli edifici distrutti e tutto intorno quello che resta di vite umane spese nella sofferenza, nell’assedio, nella fame, nel sogno di vita e libertà che si trasforma in un fiume di sangue

di Patrizia Viglino
da http://www.informationguerrilla.net/

Ospedali al collasso, privi di medicinali e di mezzi, corsie piene di cadaveri che giacciono fianco a fianco con i feriti, con i bambini che chiamano le madri sotto il flash delle macchine fotografiche.
Sanguina la Striscia di Gaza, sanguina e geme da tre lunghi giorni di furia omicida, aggredita da un esercito di sanguinari, sottoposta ad una pioggia di bombe che dal cielo e dal mare si abbatte sulla comunità di palestinesi rinchiusi nel più grande campo di concentramento del Mondo.

Ai confini del Gaza-Campo, soldati israeliani che si preparano all’invasione di terra, truppe che cantano e ballano, che esultano per gli oltre 350 morti palestinesi. Quale orrore maggiore ci stiamo preparando a guardare attraverso lo schermo delle televisioni nelle prossime ore? Quale raziocinante retorica saremo pronti ancora a digerire?

E intanto sentiamo ripetere l’odioso mantra dei carnefici del popolo palestinese, dal ministro israeliano della difesa Barak a quello degli esteri Livni, che in clima di campagna elettorale dicono di non voler fermare questa macchina da guerra chiamata “Israele” fintanto che Gaza non sia riportata indietro di dieci anni, fintanto che non rimarrà in piedi un solo edificio di Hamas, fintanto che non verrà annientato l’eterno nemico che oggi si chiama Hamas, come ieri si chiamava al-Fatah, come in passato si è chiamato OLP e come da sempre si chiama Popolo Palestinese.

Un’ombra sta scendendo sul mondo intero, sui giornalisti che se pur impressionati per la carneficina in corso non possono fare a meno di ripetere che Israele è in guerra con Hamas e che “una pioggia di razzi Qassam” ha colpito il sud di Israele.

Un’ombra si è già allungata sui governi occidentali, deboli pedine dello scacchiere della guerra totale che la potenza statunitense ha coltivato e accudito dagli anni Novanta ad oggi. Non è difficile comprenderlo. Il neo-eletto Barak Obama non ha fatto altro che seguire la linea di Bush in materia di politica mediorientale. Se qualche illuso ha creduto che essere un afro-americano significasse essere sensibile ai temi della pace si è sbagliato di grosso. Le dichiarazioni di Obama su questa strage degli inermi sono perfettamente in linea con la condotta dell’amministrazione Bush che dopo due giorni di guerra totale a Gaza ha ribadito che con Hamas, con i “terroristi” non si tratta. Come sempre e prima di tutto vengono gli interessi di Israele e per questo Israele ha qualunque diritto sul popolo palestinese, anche il diritto di vita e di morte, di imporre prigionia, fame, freddo, oscurantismo, disperazione. Ogni opzione è aperta su Gaza, ogni soluzione è buona per annientare questo popolo che ha commesso il grande crimine di esistere.

3 miliardi di dollari americani all’anno in finanziamenti alla macchina da guerra israeliana che per dieci anni hanno attrezzato i criminali di guerra, stiamo certi continueranno anche nel 2009. La propaganda israeliana si è mobilitata parallelamente alla macchina bellica. Il ministro degli esteri Livni si è detta impegnata in una campagna mediatica senza precedenti. Uno staff scelto prende contatti in tutte le lingue e verifica che questa operazione di distruzione su Gaza venga interpretata nel giusto modo, si assicura che si parli di “difesa” e non di attacco, che si metta in luce come il nemico sia Hamas e non i palestinesi.

Controllano che il linguaggio e la disinformazione siano appropriati in modo da poter opportunamente sostenere la menzogna che ad essere bombardati siano solo le infrastrutture del terrore, la catena di comando di Hamas. Nemmeno una parola sulle vittime civili, sui bambini trucidati, sulle centinaia di famiglie distrutte dovrà essere spesa, mentre le immagini più crude è meglio censurarle. I mezzi di informazione continuano a ripetere e a trasmettere l’ordine di Tel Aviv: è un’operazione militare chirurgica contro Hamas, contro il terrorismo, contro il pericolo mortale per Israele.

Ma sulle pagine di Ha’aretz Amira Hass scrive il contrario, scrive che non è un attacco contro Hamas ma contro tutto il popolo palestinese. In queste ore di orrore e di terrore, nessun capo di stato dice che i palestinesi hanno il diritto di esistere, che questa sanguinaria occupazione militare deve finire. Il lungo embargo umanitario che hanno chiamato “tregua”, ha servito sul piatto d’argento il pretesto della carneficina a suon di bombe. Una volta cotto a puntino, il popolo di Gaza può affrontare inerme l’invasione dell’esercito israeliano che in modo codardo si prepara ad entrare e ad affrontare armi in pugno una popolazione ridotta allo stremo.

In tre giorni di ininterrotti bombardamenti la macchina da guerra israeliana ha colpito in mezzo alla popolazione civile, si è macchiata di crimini di guerra colpendo caserme, case, edifici pubblici, università, moschee, luoghi di culto, danneggiando ospedali e tutto questo lo chiamano “Hamas”.
Di fronte a questo orrore disgustoso anche il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, in linea con Bush, ha chiamato tutto questo “Hamas” e ha dichiarato che la colpa è di Hamas per aver rotto la tregua unilaterale, obbligatoria solo per i palestinesi.

Le divisioni interne palestinesi si sono ormai sedimentate, sono state costruite con abilità, a tavolino dalle diplomazie internazionali e tutto questo l’hanno chiamato “piano di pace”.
Quando tutto questo sarà finito la stampa non si prenderà cura di raccontarci fino in fondo questo Genocidio. Un milione e trecentomila palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza non hanno possibilità alcuna di scampare al massacro che colpirà nel mucchio, a caso.

Tutto il Mondo è in rivolta e sta urlando la sua rabbia ma questo non conta nulla quando il mondo è governato da una classe di inetti e corrotti che porta avanti la grande menzogna della civiltà, quando il nostro silenzio inattivo viene pagato con il controllo del benessere finanziario, quando siamo disposti a lasciare che altri paghino i disastri del capitalismo di guerra, i mancati proventi del petrolio iracheno, i licenziamenti alla General Motors, la crisi finanziaria mondiale.

Il modello diplomatico in corso è quello sperimentato durante l’attacco al Libano del 2006: diplomazie al lavoro per decidere nel modo più lento possibile e per lasciare aperta ad Israele quella finestra di tempo necessaria per scatenare il suo odio anti-palestinese, per dare fiato agli anti-arabi, ai razzisti (molti dei quali tuonano dalle pagine dei quotidiani nazionali), a tutti coloro che non spenderanno una sola lacrima per un bambino palestinese morto ammazzato. Eppure le immagini che arrivano da Gaza parlano chiaro, mostrano un crimine di guerra, uno sterminio di massa realizzato con i toni trionfalistici di chi sa, nel governo israeliano, che non esiste alcuna forza politica sufficientemente libera da interessi politici capace di dire basta, di rompere ogni relazione, politica, diplomatica, commerciale, con questo governo di assassini. Qual è la distanza che separa la guerra totale contro il popolo palestinese dalla soluzione finale palestinese?


31 dicembre 2008

Radio Mafiopoli Puntata n.14: "Discorso di fine anno"

Cari e meno cari concittadini dei cittadini amicali per gli amici, cari. Anche quest’anno è finito. E la giunta congiunta di mafiopoli come tutti gli anni vuole augurarvi e malaugurarvi i propri auguri per l’anno che se ne va. Grazie prego tornerò bumbum...

da radiomafiopoli.org

30 dicembre 2008

Lettera dei militari greci

Lettera di militari greci che si rifiutano di reprimere la lotta di Studenti e Lavoratori (foto di Valentina Perniciaro - strade di Atene - da baruda.wordpress.com)

da Staff Mercante
da www.mercantedivenezia.org

Centinaia di soldati dei 42 campi dell'esercito dichiarano: CI RIFIUTIAMO DI DIVENTARE UNA FORZA DI TERRORE E DI REPRESSIONE CONTRO LE MOBILITAZIONI; APPOGGIAMO LA LOTTA DEGLI STUDENTI DI SCUOLA/UNIVERSITA' E DEI LAVORATORI.

Siamo dei soldati da ogni parte della Grecia [è necessario qui osservare che in Grecia è ancora in vigore la coscrizione e che riguarda tutti i greci maschi; la maggior parte o forse anche tutte le persone che firmano questo sono legati al popolo che al momento stanno servendo nel servizio militare obbligatorio - non reclute dell'esercito] . Soldati ai quali, a Hania, è stato ordinato di opporsi a studenti universitari, lavoratori e combattenti del movimento movimento antimilitarista portando le nostre armi e poco tempo fa. [Soldati] che portano il peso delle riforme e della "preparazione" dell'esercito greco. [Soldati che] vivono tutti i giorni attraverso l'oppressione ideologica del militarismo, del nazionalismo dello sfruttamento non retribuito e della sottomissione ai "[nostri] superiori". Nei campi dell'esercito [nei quali serviamo], sentiamo di un altro "incidente isolato": la morte, provocata dall'arma di un poliziotto, di un quindicenne di nome Alexis. Sentiamo di lui negli slogan portati sopra le mura esterne del campo come un tuono lontano. Non sono stati chiamati incidenti anche la morte di tre nostri colleghi in agosto? Non è stata pure chiamata un incidente isolato la morte di ciascuno dei 42 soldati che sono morti negli ultimi tre anni e mezzo? Sentiamo che Atene, Thessalonica ed un sempre crescente numero di città in Grecia sono diventate campi di agitazione sociale, campi dove viene recitato fino in fondo il risentimento di migliaia di giovani, di lavoratori e di disoccupati. Vestiti con uniformi dell'esercito ed "abbigliamento da lavoro", facendo la guardia al campo o correndo per commissioni, facendo i servitori dei "superiori", ci troviamo ancora lì [in quegli stessi campi].

Abbiamo
vissuto, come studenti universitari, come lavoratori e come disperatamente disoccupati, le loro "pentole d'argilla", i "ritorni di fiamma accidentali" , i "proiettili deviati", la disperazione della precarietà, dello sfruttamento, dei licenziamenti e dei procedimenti giudiziari. Ascoltiamo i mormorii e le insinuazioni degli ufficiali dell'esercito, ascoltiamo le minacce del governo, rese pubbliche, sull'imposizione dello "stato d'allarme". Sappiamo molto bene cosa ciò significhi. Viviamo attraverso l'intensificazione [del lavoro], aumentate mansioni [dell'esercito] , condizioni estreme con un dito sul grilletto. Ieri ci è stato ordinato di stare attenti e di "tenere gli occhi aperti". Ci chiediamo: A CHI CI AVETE ORDINATO DI STARE ATTENTI? Oggi ci è stato ordinato di stare pronti ed in allarme. Ci chiediamo? VERSO CHI DOVREMMO STARE IN ALLARME? Ci avete ordinato di stare pronti a far osservare lo stato di ALLARME:

* Distribuzione di armi cariche in certe unità dell'Attica [dove si trova Atene] accompagnata anche dall'ordine di usarle contro i civili se minacciate. (per esempio, una unità dell'esercito a Menidi, vicino agli attacchi contro la stazione di polizia di Zephiri)

* Distribuzione di baionette ai soldati ad Evros [lungo la frontiera turca]

* Infondere la paura nei dimostranti spostando i plotoni nell'area periferica dei campi dell'esercito

* Spostare per protezione i veicoli della polizia nei campi dell'esercito a Nayplio-Tripoli- Korinthos

* Il "confronto" da parte del maggiore I. Konstantaros nel campo di addestramento per reclute di Thiva riguardo l'identificazione di soldati con negozianti la cui proprietà è stata danneggiata

* Distribuzione di proiettili di plastica nel campo di addestramento per reclute di Corinto e l'ordine di sparare contro i nostri concittadini se si muovessero "minacciosamente" (nei riguardi di chi???)

* Disporre una unità speciale alla statua del "Milite ignoto" giusto di fronte ai dimostranti sabato 13 dicembre come pure mettere in posizione i soldati del campo di addestramento per reclute di Nayplio contro la manifestazione dei lavoratori

* Minacciare i cittadini con Unità Operazioni Speciali dalla Germania e dall'Italia - nel ruolo di un esercito di occupazione - rivelando così il vero volto anti-lavoratori/ autoritario della U.E. La polizia che spara prendendo a bersaglio le rivolte sociali presenti e future. E' per questo che preparano un esercito che assuma i compiti di una forza di polizia e la società ad accettare il ritorno all'esercito del totalitarismo riformato. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri amici, ai nostri conoscenti ed ai nostri fratelli e sorelle. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri precedenti e futuri colleghi al lavoro ed a scuola.

Questa sequenza di misure dimostra che la leadership dell'esercito, della polizia e l'approvazione di Hinofotis (ex membro dell'esercito professionale, attualmente vice ministro degli interni, responsabile per "agitazioni" interne), del QG dell'esercito, dell'intero governo, delle direttive della U.E., dei negozianti-come- cittadini- infuriati e dei gruppi di estrema destra mirano ad utilizzare le forze armate come un esercito di occupazione - non ci chiamate "corpo di pace" quando ci mandate all'estero a fare esattamente le stesse cose? - nelle città dove siamo cresciuti, nei quartieri e nelle strade dove abbiamo camminato. La leadership politica e militare dimentica che siamo parte della stessa gioventù.

Dimenticano che siamo carne della carne di una gioventù che sta di fronte al deserto del reale all'interno ed all'esterno dei campi dell'esercito. Di una gioventù che è furibonda, non sottomessa e, ancora più importante, SENZA PAURA. SIAMO CIVILI IN UNIFORME. Non accetteremo di diventare strumenti gratuiti della paura che alcuni cercano di instillare nella società come uno spaventapasseri. Non accetteremo di diventare una forza di repressione e di terrore.

Non ci opporremo al popolo con il quale dividiamo quegli stessi timori, bisogni e desideri/lo stesso futuro comune, gli stessi pericoli e le stesse speranze. CI RIFIUTIAMO DI SCENDERE IN STRADA PER CONTO DI QUALSIASI STATO D'ALLARME CONTRO I NOSTRI FRATELLI E SORELLE. Come gioventù in uniforme, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo che lotta e urliamo che non diventeremo delle pedine dello stato di polizia
e della repressione di stato.

Non ci opporremo mai al nostro popolo. Non permetteremo nei corpi dell'esercito l'imposizione di una situazione che ricordi i "giorni del 1967" [quando l'esercito greco ha effettuato il suo ultimo colpo di stato].