26 dicembre 2009

Tg Emme del 16.12.2009

TG Emme: Notizie per un vero giornalismo

Conduce: Marco Giandomenico
Redazione: Marco Giandomenico, Lorenzo Misuraca e Dottor Alessandro Doria
Musica: M° Maracci

Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5FM di CentroSuonoSport(Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)

IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=xBR-AC5mHEo

La Russa e la Decima Mas

Che gli italiani abbiano perduto la memoria è grave, ma è ancora più grave che l’inconveniente capiti a un ministro della Repubblica che, dimenticando di vivere in uno Stato democratico nato dalle guerre e dalle lotte contro il nazifascismo, pensa, forse senza accorgersene, di essere nella Repubblica di Salò

da http://casarrubea.wordpress.com/
(clicca immagine per ingrandire)

Il nostro ministro della Difesa non è la prima volta che si lascia sfuggire, non sappiamo se per una genesi freudiana o per estrema consapevolezza provocatoria, frasi offensive per il popolo italiano. Sta di fatto che il 23 dicembre 2009, pronunciando un discorso augurale alle Forze Armate della Brigata Folgore, a Livorno, presenti alla caserma Vannucci, ha pronunciato queste testuali parole:

“…Tra i reparti schierati in questo piazzale c’è l’élite delle nostre Forze Armate, come il Comsubin della Marina [ndr: Comando Subacquei ed Incursori], erede della non dimenticata Decima Mas”.

Siccome siamo convinti che rinfrescare la memoria del ministro (e di quanti come lui fingono che la storia dell’Italia debba essere scritta chissà da quali altri versanti), gli fa sempre bene, gli ricordiamo, con questa breve raccolta di documenti approntata come dono augurale per la ricorrenza del Natale, che le guerre e la lotta di Resistenza per cacciare i nazifascisti dall’Italia e dall’Europa, è costata milioni di vite umane. Continua a leggere


23 dicembre 2009

Giampaolo Giuliani prosciolto dal procurato allarme

Giampaolo Giuliani è stato prosciolto dalle accuse di procurato allarme circa l'aver previsto un forte terremoto a Sulmona. Di più, il Gip ha riconosciuto la correlazione tra le emissioni di gas radon e la probabilità che si verifichi un terremoto



da http://www.byoblu.com

IL VIDEO:
http://www.youtube.com/watch

20 dicembre 2009

RadioStreet Messina intervista Alfio Caruso

Intervistato da Manuela Modica per "MessInScena" su RadioStreet Messina, il giornalista Alfio Caruso parla di Adolfo Parmaliana, il docente messinese che ha commesso suicidio come atto estremo di testimonianza della propria lotta contro la mafia. Caruso ha appena dato alle stampe un libro su questa vicenda, intitolato "Io che da morto vi parlo"

da il lume.it

L'AUDIO: radiostreet-messina-intervista-alfio-caruso.html

13 dicembre 2009

Obama, il discorso per il Nobel

La versione integrale tradotta del discorso tenuto dal presidente degli Stati Uniti per la consegna del Nobel per la pace

VIDEO: Obama, il discorso per il Nobel

"TgEmme"

edizione del 09.12.2009 TG Emme: Notizie per un vero giornalismo

Conduce: Marco Giandomenico
Redazione: Marco Giandomenico, Lorenzo Misuraca, Arnald, Daniela Ranieri, Dr. Ugo Qualunque e Stelvio
Musica: M° Maracci
Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5FM di CentroSuonoSport (Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)

Genchi e le prove che mancano

Gioacchino Genchi parla a Cervignano del Friuli, per presentare il suo libro. E sostanzialmente dice quello che molti pensano: che gli arresti di Gianni Nicchi e di Gaetano Fidanzati sono serviti per distrarre l’attenzione degli italiani dalle vicende di Berlusconi

di G. Palazzotto
da http://www.gerypalazzotto.it/

Il ragionamento, visto in campo lungo, non fa una piega. Se però proviamo a cambiare obiettivo qualche dubbio può venire a galla.

Dice Genchi: Nicchi era uno che ormai contava poco e che forse si stava per costituire, tant’è vero che lo hanno preso a due passi dal Palazzo di giustizia.

E ancora: Fidanzati è vecchio, ha problemi di salute e, come è avvenuto altre volte, si farà qualche giorno di carcere, poi lo faranno uscire.

Quindi Nicchi e Fidanzati sono due mezze calzette e i veri boss sono altrove... Continua a leggere

Mafia: Sconfitta? Guardatevi attorno

In politica si può giocare a far le facce di bronzo su tutto: denari, donne, costumi privati e pubbliche virtù, conti dello Stato e della serva, sinistre, destre. Tutto. Tranne che sulla mafia per una questione di galateo, visto che ne ha ammazzati più Cosa Nostra che al Qaeda

di Claudio Fava
da ilmanifesto.it

Le parole andrebbero sorvegliate, disciplinate, rese sobrie e meticolose. Naturalmente di tutto ciò il governo, con rispetto parlando, se ne fotte. Se ne fotte dei tremila morti ammazzati e del comune senso del pudore. E ci annuncia in conferenza stampa che la mafia è stata debellata per supremo editto, sconfitta, sepolta per sempre, cacciata via dai libri di storia.

Ricordo, molti anni fa, quando al prefetto di Palermo Emanuele De Francesco scappò detto che ci si augurava di battere la mafia entro la fine del secolo. Mancavano una quindicina di anni e a quel prefetto, come si dice dalle mie parti, per quelle parole avventate mangiarono la faccia. Abbiamo scavallato il secolo e il millennio, e di Cosa Nostra parliamo ancora al presente. Adesso arrivano Alfano e Maroni come il gatto e la volpe, a raccontarci la loro favoletta pur di aver in cambio qualche titolo benevolente sui Tg di giornata.
Se invece i signori ministri vogliono davvero, non dico sconfiggere la mafia, ma consumare almeno qualche gesto di buona volontà avremmo un paio di suggerimenti per loro.

Primo: cacciar via dal governo il sottosegretario Nicola Cosentino. Senza aspettare che siano i suoi processi come nel Giudizio di Dio nel tardo Medioevo a costringerlo alle dimissioni per cause di forza maggiore. Ci sono sei pentiti che hanno messo a verbale di lui: era a disposizione della camorra. Cosentino si sarebbe potuto difendere spendendo qualche parola netta e definitiva non su se stesso ma sul clan dei Casalesi: mai fatto. Resta il candidato più autorevole alla presidenza della Regione Campania e il beniamino di Berlusconi quando c'è da indicare al mondo la vittima di un complotto di certa magistratura (comunista).

Secondo consiglio: cacciar via dalla finanziaria l'emendamento che permetterà di restituire ai mafiosi attraverso la vendita all'asta, i beni che qualche magistrato pignolo si è fissato di confiscare. Lo sanno anche i bambini che a quelle vendite chi si presenta a pagare in cash per riprendersi villette, terreni e fabbriche saranno i prestanome dei boss. Avveniva così ai tempi in cui i motoscafi confiscati ai contrabbandieri pugliesi venivano restituiti ai legittimi proprietari con la recita di un'asta pubblica. Accadrà anche con il bottino di guerra alla mafia con buona pace di Pio La Torre e Don Luigi Ciotti.

Terzo consiglio: chiedere a Silvio Berlusconi di dire pubblicamente, battendosi il petto, che Mangano non era un eroe bensì un mafioso. Uno dei peggiori. Uno di quelli che ammazzavano con le proprie mani anche se poi al processo si faceva ritrarre per agiografia ufficiale vestito da padrino e con il bastone in mano.

Quarto consiglio: dire che questo paese ha diritto alla verità, a tutta la verità, a nient'altro che la verità. Anche se questo esercizio di virtù costerà qualche carriera politica. La verità sulle stragi, sulle menzogne, sui complici, sugli affari segreti dei servizi segreti, sui mandanti, sugli esecutori, sui reticenti, sugli opportunisti. La verità senza aggettivi. Il giorno il cui potremo soppesarla sul palmo della nostra mano, nuda e definitiva, potremmo dire di aver cominciato a sconfiggere sul serio la mafia.

11 dicembre 2009

Strage di Piazza Fontana: 12 dic. 1969 - 12 dic. 2009

Quella data è lontana nel tempo e nella memoria collettiva ma non essendoci mai stata, fino ad oggi, una sentenza definitiva su quella strage rimane senza colpevoli e senza una verità giudiziaria.

E' la strage per molti, giornalisti e storici, con cui ha inizio la "strategia della tensione". Vedendo questo documentario ognuno può trarne il giudizio personale ed una verità condivisa di fatti che probabilmente nessun tribunale scriverà mai in una sentenza.

"La notte della repubblica" documentario a firma di Sergio Zavoli, oltre ad avere una alto valore storico, ha anche un eccellente valore giornalistico. Tra tutto il buon giornalismo d'inchiesta italiano, il programma tv di Zavoli, può inserirsi leggittimamente tra i migliori che la televisione italiana abbia mai trasmesso.

"La notte della repubblica" Parte 1:






Le altre parti puoi rivederle qui: http://it.youtube.com/user/expiero1979channel2

6 dicembre 2009

Le tante voci della democrazia che spera

Grande successo del No B-day. In piazza la voglia di un futuro e di una politica diversa lontano dalle mafie. Per Berlusconi l’urlo corale: «Fatti processare»

di Pietro Orsatti
da orsatti.info
Foto di Sebastiano Gulisano

Il simbolo di questa Italia che non si arrende al berlusconismo è questo piccolo e timido signore palermitano che esce di mattina presto dall’albergo e si mette a passeggiare per Roma. Un personaggio che difficilmente vedremo sugli schermi televisivi, ma che ogni pochi passi viene fermato per strada, salutato come un vecchio amico. Baci e strette di mani. Salvatore Borsellino è così, un uomo qualunque che si accende solo quando parla in pubblico. E uno con un obiettivo chiaro: la verità e la giustizia per le stragi del biennio terribile, quello del 1992/93. «Sono stato uno dei primi a non aver sottovalutato la capacità della Rete e di Facebook di coinvolgere e comunicare – spiega -, e non mi stupisco affatto che in pochi mesi, solo grazie al tam tam in Rete, si sia arrivati a una giornata come questa, con centinaia di migliaia di persone in piazza a chiedere le dimissioni di Berlusconi».

Salvatore è anche la persona giusta per chiedere qualcosa dell’altro evento di questo settimana, la deposizione in aula di Gaspare Spatuzza. «Certo che fa impressione sentire le parole di uno degli esecutori della la strage di via D’Amelio, di uno che ha ucciso mio fratello – prosegue -, ma sono anche consapevole della necessità di usare lo strumento dei pentiti per raggiungere la verità, per individuare mandanti e scenari di quella stagione. Quella strage è l’atto di nascita della Seconda Repubblica, questa manifestazione quel sistema di potere lo vuole mandare in pensione».

A fare da sponda a Borsellino è Angelo Bonelli, presidente dei Verdi e sostenitore del No B-day. «Questa manifestazione è una grande novità sul piano politico – spiega l’esponente verde -, perché è stata convocata sul web e dimostra che i partiti sono stati superati dalla società e non è etichettabile come di sinistra o di destra, ma porta una ventata di aria fresca. Noi protestiamo anche per quei settemila morti per smog ogni anno che il governo passa sotto silenzio mentre Berlusconi è unicamente impegnato a garantirsi l’immunità terremotando la Costituzione». Verdi, Rifondazione, Italia dei Valori hanno sostenuto la grande manifestazione “viola” (il colore scelto a simbolo del popolo dei No B), accettando però di non intervenire dal palco. Una scelta che paga, anche secondo il leader dell’Idv Di Pietro, secondo il quale quello affluito a Roma è «un popolo senza bandiere e con tante bandiere che oggi vuole sapere chi ha voluto le stragi, chi ha trattato con la mafia e vuole una giustizia uguale per tutti e non persone che in Parlamento si fanno le leggi per non farsi processare».

E poi conclude: «Oggi è la prima giornata della democrazia che verrà». C’è anche Gioacchino Genchi, il superpoliziotto consulente di Why not e di tante inchieste comprese quelle sulle stragi, arrivato a Roma con un pullman di manifestanti da Brescia e un viaggio di sette ore. «La dimostrazione che c’è ancora un’Italia che pensa con la sua testa. Sono stanco morto per il viaggio, ma ieri mi sono caricato un scatolone del mio libro che uscirà lunedì e sono venuto con i ragazzi con cui ho fatto un’iniziativa in serata. Non potevo mancare», e con una sciarpa viola al collo segue il corteo. Un corteo enorme, da grandi occasioni. «La rivoluzione viola sta arrivando, noi vogliamo solo finire questa manifestazione e farla metabolizzare agli italiani, non puntiamo ad altro». Cosi Gianfranco Mascia, uno dei principali organizzatori del No-B Day. Forte anche la presenza in libera uscita di militanti e dirigenti del Pd. «Quando le persone si incontrano – ha dichiarato il vicepresidente del Pd Rosy Bindi – c’è sempre un valore aggiunto, ed è molto positivo che qui ci siano molte persone, soprattutto giovani e donne che ancora hanno una capacità di indignazione e reazione rispetto alla vita del Paese».

Intanto, mentre il corteo ancora non ha raggiunto piazza S. Giovanni, gli organizzatori annunciano più 350mila manifestanti. «Meno male che Gianfranco c’è», recita uno slogan rivolto al presidente della Camera Fini. E poi molti inviti al premier a farsi «processare». E mentre sfila questo popolo che non crede all’estraneità di Berlusconi dalle accuse rivolte solo ieri a Berlusconi e Dell’Utri dal pentito Gaspare Spatuzza, giunge la notizia degli arresti di due latitanti di spicco di Cosa nostra, Gianni Nicchi a Palermo e Gaetano Fidanzati a Milano. Alla notizia il pubblico applaude, contento. Anche se si insinua il sospetto di una coincidenza fin troppo evidente.

Nomade salva bimba di 2 anni e la porta alla polizia

La piccola, martedì mattina, si è vestita ed è scappata di casa, vagando tra i parcheggi dei controviali. Antonio De Barre, nomade sinti, l’ha vista e l'ha accompagnata nella caserma della Polstrada

di Marco Martignoni
da http://gazzettadireggio.gelocal.it/

REGGIO - Si è vestita, ha calzato un paio di stivaletti, ha aperto la porta di casa ed è uscita. Da sola, ha affrontato i pericoli della circonvallazione, attraversando viale Timavo. Sara (nome di fantasia per proteggerla, ndr) ha due anni e mezzo e ieri mattina, poco dopo le 8 è sfuggita al controllo dei genitori, vagando tra i parcheggi dei controviali, vicino all’area sgambatura cani di fronte all’ufficio postale.

Fino a quando, poco dopo le 9.30, è stata notata da Antonio De Barre, nomade sinti, che stava lavorando, per la cooperativa sociale l’Ovile, impegnato nella manutenzione delle aiuole che delimitano le aree di parcheggio.

L’uomo, ha preso per mano la piccola, l’ha rincuorata coprendola con la sua giacca, accompagnandola al più vicino posto di polizia: la caserma della Polstrada di Reggio che si trova proprio in viale Timavo. Lì, l’ha «consegnata» agli agenti che si sono immediatamente attivati per cercare di rintracciare i genitori della bambina. Continua a leggere

Dell'Utri, troppo nervoso, perde le staffe ed offende una giornalista

La giornalista di Radio Popolare e del FATTO, Antonella Mascali fa domande su Vittorio Mangano e il senatore Dell'Utri alza la voce, perde le staffe ed offende

IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=Rb-q6KGLVUs

Suona la campana per Nicchi. Video arrivo in questura ed i cori di Addiopizzo

Sarebbe stato un insolito via vai di sacchetti della spesa a “tradire” il boss mafioso Giovanni Nicchi, arrestato questo pomeriggio in un appartamento nei pressi del tribunale di Palermo dalla sezione catturandi della squadra mobile di Palermo

di C. Di Gesaro e F. Scaglione
da http://www.fascioemartello.it/

Palermo - Il covo è un appartamento di pochi metri quadri «dignitoso ma molto modesto», come spiegano gli inquirenti, ufficialmente disabitato la cui proprietaria, un’anziana donna, è morta qualche tempo fa.

Nicchi, come accertato dagli investigatori, si trovava in via Juvara soltanto da ieri sera. A fare scattare il blitz degli uomini della sezione catturandi, guidati da Mario Bignone, sarebbe stato l’arrivo di un sacchetto della spesa portato da un giovane. Il ragazzo, che non è stato identificato, dopo avere portato la spesa al latitante ha lasciato l’appartamento.

Oggi, poco dopo le 15, è scattato il blitz, gli uomini hanno avuto la certezza che all’interno dell’appartamento al primo piano ci fosse proprio Giovanni Nicchi, ricercato dal giugno del 2006. «Certamente si trattava di un covo provvisorio -spiega il dirigente della catturandi Bignone- non possiamo, però, dare ulteriori spiegazioni perchè è coperto da segreto investigativo». La sensazione degli investigatori che Nicchi fosse in via Juvara è diventata certezza ieri sera.

Ma gli uomini della catturandi hanno preferito aspettare prima di agire. Nicchi, riferiscono, al momento dell’arresto non ha proferito parola. «Ha soltanto mostrato sorpresa -dice Mario Bignone- Ma dal momento dell’arresto non ha detto nulla». Un uomo incappucciato ci confida il senso di “smarrimento e di terrore dimostrato” dal giovane boss durante l’ammanettamento.

Il boss sta lasciando la questura verrà trasferito nel carcere di Pagliarelli dove trascorrerà la sua prima notte in cella. Appena uscite le macchine con a bordo gli arrestati sono esplose le grida provenienti da un gruppetto di persone, presumibilmente parenti: alcuni hanno gridato per tentare di comunicare con gli arrestati, altri invece hanno iniziato a pronunciare offese nei confronti dei poliziotti.
In serata il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si è recato alla mobile, per congratularsi con il questore Alessandro Marangoni. Il procuratore ha poi incontrato gli agenti della sezione Catturandi.



Suonata anche questa volta la campanella e questa volta sotto gli occhi di tutti, come potrete vedere dal video che abbiamo allegato. I poliziotti della catturandi si sono sporti dalla finestra ed anno dondolato il campanaccio dorato tra gli applausi della folla. Con l’arresto del superlatitante inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi, si è rinnovata una consolidata tradizione della polizia di Palermo: ogni volta che un ricercato di spicco viene assicurato alla giustizia, viene aperta la finestra della stanza del dirigente della sezione ‘catturandi’ della Squadra mobile palermitana e uno scampanellio annuncia ufficialmente alla cittadinanza l’avvenuto arresto di un boss.

Altro rituale, durante il trasporto in questura le vetture con a bordo i mafiosi passano di proposito in via Notarbartolo passando per l’albero Falcone, “una forma di rispetto e omaggio nei confronti del magistrato assassinato in un agguato di stampo mafioso”. Il questore Marangoni a tal proposito ha ribadito,” passiamo da li di proposito perchè chinino la testa in segno di rispetto”.

19 novembre 2009

No alla vendita dei beni confiscati

Firma l'appello: niente regali alle mafie, i beni confiscati sono «cosa nostra»


da http://www.liberainformazione.org/

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie.

Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra".

* Presidente di Libera e Gruppo Abele

Per firmare la petizione: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBL

Ancora intimidazioni a Gianni Lannes. Berlusconi non risponde

A causa di un’evidente e anomala intimidazione di matrice mafiosa consumatasi nel tardo pomeriggio di ieri 17 novembre – i carabinieri sono stati prontamente informati e sono immediatamente intervenuti – non potrò partecipare alla conferenza di Amnesty International in programma oggi alle 17,30 all’auditorium della biblioteca provinciale di Foggia


di Gianni Lannes
da http://www.italiaterranostra.it/

Porgo le mie scuse al collega Cesare Sangalli che presenterà il suo reportage in Nigeria. Il giornalista toscano, aveva intervistato il padre di KEN SARO WIWA, il poeta impiccato insieme ai suoi amici e compagni di lotta il 10 novembre 1995 perché aveva osato denunciare pubblicamente tale sfruttamento. Proprio in quel paese africano l’Eni saccheggia le risorse naturali di idrocarburi mietendo vittime umane. E’ la stessa multinazionale che sta distruggendo anche l’Italia e ora farà man bassa dell’Abruzzo dopo aver sfruttato la Basilicata e prima ancora l’antica Daunia, succhiando a partire dagli anni ‘50, notevoli quantitavi di gas dalle viscere dei Monti Dauni, senza dare in cambio nulla di concreto. E paradossalmente i cittadini della Capitanata pagano la bolletta energetica all’Italcogim. Avrei dovuto illustrare le mie inchieste in Somalia, dove ho lavorato per conto del settimanale L’Espresso, sul sequestro di un peschereccio oceanico .

Avrei mostrato con immagini fotografiche e documenti la rotta dei veleni industriali (tossici e radioattivi) che l’Europa occulta illegalmente in quella parte del globo, sia in mare che in terra. Avrei parlato del progetto Urano (targato Comerio), in cui si erano imbattuti gli straordinari colleghi ILARIA ALPI e MIRAN HROVATIN (vedi: Il Manifesto del 18 marzo 2006). Avrei raccontato dell’ineguagliabile lavoro di intelligence del capitano di corvetta della Marina italiana, NATALE DE GRAZIA, assassinato nel 1995 (i curiosi possono leggere il servizio che avevo realizzato con il collega Luciano Scalettari, pubblicato dal settimanale Famiglia Cristiana nel giugno 2005). Singolare coincidenza, come ben sanno gli inquirenti: ieri ho raccolto ulteriori prove sull’affondamento delle navi dei veleni, di migliaia di barili imbottiti di scorie pericolose e centinaia di container, gettati a ridosso del Gargano, delle Isole Pelagose e delle Isole Tremiti. Caro signor presidente del consiglio dei ministri Berlusconi, signor ministro Maroni per quale ragione non avete ancora fornito una risposta all’interrogazione a voi indirizzata l’8 luglio scorso dal deputato Leoluca Orlando, a proposito degli attentati che già allora avevo subito? Un fatto è certo: solleveremo tutta l’Italia partendo dal Mezzogiorno. Stiamo facendo luce su tutte queste vicende nebulose che coinvolgono pezzi di Stato, governi, istituzioni deviate, partiti, e multinazionali. Non avete il diritto di ipotecare la nostra vita e quella delle generazioni future.

Anche se mi ammazzeranno (ho comunque messo al sicuro anche presso colleghi fidati la documentazione probante e scottante) salirà presto una marea popolare che vi sommergerà. Come ben sapete sono già state realizzate analisi scientifiche a Vieste nel Gargano, la mia terra e il mio mare, che evidenziano le cause dello straordinario innalzamento di neoplasie maligne e malformazioni nei bambini, ma avete messo tutto a tacere. Siete al corrente di tutti i disastri anche in Calabria, in Sicilia, in Sardegna, in Molise, in Abruzzo, in Basilicata e perfino nelle Marche. Apprendo ora che l’ente provincia di Foggia – guidato dal presidente Pepe (parlamentare del pdl) e tra l’altro dall’assessore Pecorella – ha negato ai miei collaboratori la sala conferenze di palazzo Dogana per la presentazione del libro, NATO: COLPITO E AFFONDATO. Grazie a questi politicanti da strapazzo per la democrazia violata.

17 novembre 2009

L'Italia a pezzi

Da Catania a Reggio Emilia storie di silenzi e resistenze raccontate dal giornalista Antonio Roccuzzo

di Cesare Piccitto

La presentazione dell’ultimo libro: “L’Italia a pezzi” del giornalista Antonio Roccuzzo, nell’auditorium del monastero dei Benedettini di Catania, è l'occasione per una interessante analisi su Catania e altre città italiane. Con questo libro l’autore ha raccontato gli episodi salienti delle due città Reggio Emilia e Catania; realtà che ha potuto conoscere dall’interno avendole vissute umanamente e professionalmente in periodi storici differenti.

Dopo gli onori di casa riservati al preside della facoltà di lingue Nunzio Famoso, il primo intervento è quello del giornalista/politico Claudio Fava che si è soffermato su alcune vicende, narrate anche nel libro, sottolineando l’unicità del contesto catanese. Se simili avvenimenti - argomenta Fava - in altre città avrebbero provocato delle reazioni soprattutto dell’opinione pubblica, questa reazione a Catania non c'è stata. Guardandola da fuori Catania sembra quasi sprofondata beatamente in un sonno da cui non vuole assolutamente svegliarsi.

“La lettera che Vincenzo Santapaola, figlio di del boss Nitto Santapaola, detenuto in regime di 41 bis per reati di mafia manda a La Sicilia - dichiara Fava - viene pubblicata. Tutto questo accade come fosse "normale". Come a dire che chi ha dominato e insanguinato la città per decenni può permettersi anche il lusso di inviare lettere aperte in cui difende la reputazione della propria famiglia". Di tutto questo non ci si scandalizza, anzi la gente quasi ci si scherza su"

"Lo stesso giornale successivamente - continua Fava - parla di una autorizzazione a pubblicare la lettera da parte della direzione degli istituti di pena. Arriva immediata la smentita da parte della magistratura, ma di questa falsità non resta traccia… né nelle cronache giornalistiche, né nello spirito civile di questa città. E’ uno di tanti esempi di come questo sia l’ultimo luogo d’Italia in cui tutto può accadere senza che nulla cambi”

Fava prosegue ricordando un altro episodio recente: l’elezione a Catania come presidente della Federazione degli Autotrasportatori di Angelo Ercolano: l’ultimo rampollo (incensurato) della principale famiglia mafiosa della città. Lo zio Pippo è il reggente della cosca Santapaola (Nitto è suo cognato); il cugino Angelo invece sta all’ergastolo per aver ammazzato il padre di Claudio Fava, il giornalsita Giuseppe Fava, nel 1984 a Catania.

“Stupisce che nessuno si stupisca, come 1500 professionisti del settore se lo scelgano come rappresentante - commenta Fava. Il cugino con la fedina penale pulita, che viene nominato rappresentante di tutti i trasportatori della provincia, presidente di un società per azioni esibito addirittura in certe occasioni come l’esempio della migliore imprenditoria siciliana. E tutto ciò scorre nella totale indifferenza” . Le domande che Fava scandisce nell’auditorium, la richiesta alla città di indignarsi di reagire sono le stesse che si fa Roccuzzo dalle sue pagine.

E' il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello a soffermarsi sulla storia dello sviluppo economica dell’intera regione siciliana e sulle differenze tra questo sviluppo e quello emiliano. Il peso che hanno avuto i fondi pubblici e soprattutto le scelte opportune o meno della direzione politica-amministrativa dei due contesti regionali.

Roberto Morrione direttore di “Libera Informazione”, sottolinea il peso che hanno i monopoli dell’informazione nell’opinione pubblica e nella capacità di reazione della società civile anche a Catania. “C’è come un muro creato da Ciancio Sanfilippo a Catania - dichiara Morrione - un muro tremendo che non permette l’esistenza in città di un reale pluralismo nell’ambito dell’informazione. Questo non vuol dire che in questo muro non possano aprirsi delle finestre".

"Lo abbiamo fatto noi di Libera insieme ad Articolo21 e alla Federazione della stampa iniziando nel febbraio 2008 con un convegno - prosegue Morrione - nato per denunciare una situazione monopolistica grave. In quel convegno ci confrontammo sulla grave mancanza della cronaca siciliana nel quotidiano La Repubblica. Da quel convegno e dalla continuità in quella battaglia oggi abbiamo ottenuto che anche i catanesi come il resto dei siciliani possano trovare in edicola l’edizione regionale che prima mancava” . Morrione, ex direttore di Rainews24, prosegue sottolineando lo sviluppo egemone e ormai nazionale della mafia e delle altre organizzazioni affini, tanto che le tecniche del controllo del territorio da parte della mala sono simili, ormai a Reggio Emilia, come a Buccinasco, come a Catania.

Conclude il suo intervento il presidente di Libera Informazione confidando nell’impegno dei giovani: “I giovani di libera, come i giovani di tante altre associazioni stanno già svolgendo uno stupendo lavoro civile e quotidiano. C’è ormai una pratica quotidiana di resistenza antimafiosa, e questa resistenza dev’essere alimentata e invogliata con ogni mezzo necessario” .

L'ultimo intervento è lasciato al presidente della Federazione nazionale della Stampa Roberto Natale che sottolinea la tendenza ormai nazionale di mettere “all’indice” certe testate o singoli giornalisti che seguono inchieste scottanti sulla mafia, o semplicemente si imbattono nei poteri forti che governano l’Italia: esempio, non ultimo, della redazione del programma tv Report" .

Ci sono questi e tanti altri spunti di riflessione, dentro questo libro, in gran parte venuti fuori all'incontro di Catania. L’ultima istantanea, immancabile, ci viene data leggendo la quarta di copertina:
Non esistono al mondo due luoghi più diversi tra loro di Catania e Reggio Emilia. Eppure entrambe sono città italiane, che partecipano di un'unica storia e offrono soluzioni opposte a problemi - e a un passato - condivisi. Sono le portabandiera delle due Italie in cui viviamo e che normalmente si ignorano: Reggio nell'Emilia è lo stereotipo dell'Italia che funziona, basata sulla convivenza civile e su un circolo virtuoso di buon senso civico. Catania è il suo alter ego, sorta di Sodoma e Gomorra in mano alla mafia e al pensiero unico, dove perfino l'assassinio di un giornalista indipendente come Giuseppe Fava scivola via senza scosse e non riesce a produrre memoria collettiva. Reggio è roccaforte di una nazione fondata sui principi della liberazione dal fascismo; Catania è laboratorio dell'Italia illegale nata sulle macerie dello stato democristiano. Reggio è città con un'opinione pubblica vivace e un'informazione locale pluralista; Catania è raccontata da un giornale solo. Reggio vanta gli asili pubblici più belli e copiati del mondo; Catania è una città senza asili o quasi. A Reggio l'amministrazione pubblica è gestita come un'impresa; a Catania è un colabrodo sull'orlo del fallimento. Buongoverno e malgoverno, nord e sud come nei vecchi cliché? La verità è che anche nel ventre pasciuto dell'Emilia si annida la criminalità. E se in tempi di recessione in Sicilia si riaccende l'autonomismo, la roccaforte della sinistra italiana cede alle lusinghe della Lega.

16 novembre 2009

Arresto Raccuglia, le interviste ad Ingroia e Marangoni



Cattura Boss Raccuglia, l'arrivo alla mobile, è grande festa - VIDEO -:

http://www.youtube.com/watch?v=XdQb02svePI

Scheda Boss Raccuglia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Raccuglia

ARRESTO DI RACCUGLIA – Inizia il balletto di chi per anni ha sottovalutato il pericolo del latitante: http://www.orsatti.info/archives/2474

25 ottobre 2009

Giuliano Vassalli, nato il 25 aprile

Essere nato il 25 aprile è il segno di una storia di coerenza nel nome dei valori universali e inossidabili della nostra Costituzione Repubblicana che Vassalli prima conquistò con la lotta partigiana e poi difese fino alla fine dei suoi giorni. "Io seguivo con attenzione i lavori della Costituente - ricordava - e della Costituzione cambierei poco, molto poco e di certo meno di quello che pensano i più"

di Mattia Stella
da http://aprileonline.info/

La storia di alcune persone è scritta in una data. Questa è la storia di una persona nata il 25 aprile e, in Italia, in quel giorno significa una sola cosa: la vittoria della lotta di Resistenza sul regime nazifascista.
Sto parlando di una persona che ci ha lasciato, Giuliano Vassalli. Nel leggere la storia pubblica di questo straordinario giurista e statista, non si può non partire proprio dalla lotta di Resistenza. Giuliano Vassalli fu uno di quelli che la propria scelta per la libertà e la democrazia la pagarono sulla propria pelle. Arrestato dai nazisti, fu imprigionato nel carcere di Via Tasso e lì subì atroci torture da parte dei militari delle SS.
Ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere questa grande personalità della nostra storia nazionale il 25 aprile del 2004. Proprio in quella occasione Giuliano Vassalli venne in Piazza del Campidoglio per partecipare alla chiusura della manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, e noi, che da poco avevamo dato vita all'associazione "Giovani per la Costituzione", gli facemmo trovare in Piazza del Campidoglio un piccolo striscione "casereccio" proprio in suo onore.

Poco tempo dopo organizzai presso l'Università di Torvergata un dibattito pubblico sul progetto di riforma costituzionale all'epoca in discussione. Chiunque studi giurisprudenza non può non conoscere Vassalli, che di fatto è stato la procedura penale fatta persona, proprio l'ultima riforma del codice del 1989 porta il suo nome. Ma un conto è percepire attraverso i testi il valore di un giurista, altra cosa è ascoltare dal vivo i suoi ragionamenti e le sue idee. Quel giorno a Torvergata ascoltai una relazione su quell'ipotesi di riforma della Costituzione tra le più illuminanti e obiettive. Punto per punto trattò tutti gli aspetti riguardanti la riforma, e punto per punto spiegò quali erano le motivazioni rispetto alle quali dissentiva profondamente. Ma per spiegare la qualità umana di Vassalli e delle persone appartenenti alla sua generazione racconto un piccolo episodio che mi colpì. Poche settimane dopo l'incontro di Torvergata, mi arrivò a casa un plico contente l'intera relazione che il Professor Vassalli aveva tenuto. Fu un gesto che mi onorò profondamente e che al contempo mi consentì di capire l'umiltà enorme che caratterizza uomini di tale fattura che, una volta tornati a casa, sentono il dovere di spedirti una copia contente la propria relazione.

Sempre alla presenza di Vassalli con "Giovani per la Costituzione" organizzammo la più bella e grande iniziativa a difesa della Costituzione presso l'Aula Magna dell'Università La Sapienza di Roma. L'incontro fu aperto dal Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e fu chiuso da Giuliano Vassalli, Presidente emerito della Corte Costituzionale. Più di mille e cinquecento ragazzi ascoltarono con grande partecipazione le parole di questi eccezionali uomini delle Istituzioni. Anche rispetto a questa iniziativa mi viene alla mente un piccolo retroscena da raccontare. Eh sì, perché in realtà Giuliano Vassalli subentrò all'ultimo minuto in sostituzione di Massimo Rendina, Presidente dell'ANPI di Roma, che si era beccato una brutta bronchite e che , di mattina presto, a poche ore dall'inizio dell'iniziativa mi chiamò e dicendomi che al suo posto sarebbe venuto Giuliano Vassalli. Ecco, questa "sostituzione" in corsa fu l'ennesima dimostrazione di umiltà che caratterizzava il Professor Vassalli.

Il Presidente Vassalli fino all'ultimo non ha mai fatto mancare la sua presenza e la sua attiva partecipazione di fronte a tentativi di riscrivere la storia del nostro Paese. Si è, infatti, impegnato in prima linea contro il tentativo di equiparare lo status giuridico dei repubblichini di Salò a quello dei partigiani combattenti per la libertà. Quel provvedimento non è andato avanti e Vassalli, assieme a tutti gli straordinari uomini che lottarono per la nostra libertà e per la nostra democrazia ha vinto anche quest'ultima battaglia.
Essere nato il 25 aprile è il segno di una storia di coerenza nel nome dei valori universali e inossidabili della nostra Costituzione Repubblicana che Vassalli prima conquistò con la lotta partigiana e poi difese fino alla fine dei suoi giorni.

Catania parenti e trasporti

In un paese in cui alla parola legalità qualche ministro mette mano al revolver e Nicola Cosentino si prepara a correre come governatore della Campania dovremmo non stupirci più di nulla. Ingenui

di Claudio Fava
da unita.it

Siamo a Catania, si elegge il nuovo presidente della FAI, la Federazione degli Autotrasportatori, e la scelta cade su Angelo Ercolano: l’ultimo rampollo (incensurato) della principale famiglia mafiosa della città. Lo zio Pippo è il reggente della cosca Santapaola (Nitto è suo cognato); il cugino Angelo invece sta all’ergastolo per aver ammazzato Giuseppe Fava. Per decenni la famiglia Ercolano ha investito i propri denari nella ditta di trasporti, l’Avimec, poi confiscata per mafia. E non c’è subappalto per movimento terra, da queste parti della Sicilia, che sia sfuggito alla premiata ditta Ercolano.

Il vecchio boss Pippo, buon amico dell’editore Mario Ciancio, fu arrestato proprio in un sottoscala ricavato negli uffici della sua azienda, ha già scritto Walter Rizzo su l’Unità. E anche Nitto Santapaola da latitante si spostava nascosto dentro i camion dell’Avimec. Adesso il nipote Angelo (fedina penale immacolata), titolare della «Sud Trasporti s.r.l» (azienda pulita), rappresenterà 1.500 trasportatori catanesi.

Non so come la prenderemmo se al nipote (incensurato) di Cutolo avessero appaltato la ricostruzione de L’Aquila, o se al cugino (incensurato) di Francis Turatello avessero affidato il Casinò di Sanremo. Stupisce che nessuno si stupisca. E che il Giornale di Feltri distribuisca invece un opuscoletto dal titolo “Dossier Sicilia” sull’isola operosa e spregiudicata che tanto piace al padrone di quel quotidiano. In copertina c’è proprio la foto di Angelo Ercolano. La Sicilia che piace.

Cuffaro querela 4 mila internauti "Offese e minacce su YouTube"

Querelati per diffamazione quattromila utenti del sito, video L'attacco di Cuffaro nella puntata di Samarcanda del 1991

di Romina Marceca
da http://palermo.repubblica.it/

Il senatore Salvatore Cuffaro querela 4 mila utenti YouTube per i commenti al video che riporta il suo intervento nella puntata di Samarcanda del 26 settembre 1991. Durante la trasmissione, Cuffaro attaccò magistrati, conduttori e intervistati per «la volgare aggressione alla migliore dirigenza che la Democrazia cristiana abbia in Sicilia». Il video è stato pubblicato sul sito due anni fa e i commentatori si sono scatenati con epiteti e considerazioni senza filtro sul politico.

La Procura ha aperto una maxi indagine sui commenti diffusi sul web, coordinata dal pm Fabio Bonaccorso, che impegnerà numerosi poliziotti della Postale di tutta Italia solo per identificare dai nickname i commentatori denunciati. Le ipotesi di reato sono diffamazione e minacce. Il sostituto procuratore dovrà anche chiedere una rogatoria internazionale: YouTube è un sito californiano e alcuni utenti Internet sono italiani ma residenti all´estero. I legali del senatore sono arrivati il 5 ottobre in Procura con il malloppo di commenti stampati da Internet.

Il video della puntata, che si è svolta in collegamento con il Maurizio Costanzo Show, è stato pubblicato su YouTube il 14 gennaio del 2007. I commenti al video, sino a ieri, erano 4.609 e a visualizzarlo sono stati 970 mila utenti. In molti messaggi si augura la morte a Cuffaro, si fa riferimento alle sue presunte amicizie mafiose. C´è anche chi gli dà un consiglio: di prendere in considerazione l´ipotesi del suicidio.

Cuffaro intervenne dalla platea durante la puntata speciale della trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele Santoro in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e dedicata alla commemorazione dell´imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia pochi giorni prima: il 29 agosto. In quell´occasione, Cuffaro - presente tra il pubblico - si scagliò con veemenza contro conduttori ed intervistati, sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di «giornalismo mafioso» fossero lesive della dignità della Sicilia. «Stasera - esordì l´ex governatore della Sicilia - si sono dette buffonate». Cuffaro, all´epoca, era da poco divenuto deputato per la lista Dc del collegio di Palermo all´Ars. Tra gli ospiti di Costanzo c´era anche Giovanni Falcone, che mostrò di non conoscere chi fosse Cuffaro.

La denuncia apre anche un cospicuo capitolo di spese: dalle ricerche ai viaggi per le notifiche.

21 ottobre 2009

Le polemiche sul “papello” e le ultime informazioni sulle infiltrazioni mafiose in Italia


Abbiamo commentato, mercoledì in diretta, su Radio Onda d’Urto le ultime polemiche sul famoso “papello” e le notizie del giorno relative a svariate inchieste antimafia italianedi Cesare Piccitto
(del 21.10.2009)
I passaggi fondamentali dell’inchiesta sulla trattativa tra mafia e stato durante le stragi del 92’ di cosa nostra, per poi proseguire con la rassegna del giorno.

Iniziando dai fatti di Milano e la vicenda Montecity, con il nuovo capitolo delle inchieste su appalti e politica; per poi passare alle novità che riguardano la famiglia Mastella a Ceppaloni (Benevento) e l’inchiesta in cui si trova coinvolta

In conclusione, Messina, dove la Dia ha sequestrato almeno 200milioni di euro di beni ritenuti appartenenti ai principali boss mafiosi della Sicilia Orientale. Due milioni di sequestri anche sul versante reggino dello Stretto.

Audio integrale della diretta radio:

17 ottobre 2009

''Il Papello. Cosa resta dei 12 comandamenti? Richieste davvero folli?''

Come in un film, come nel Il bene e il male di Martin Scorzese. Da una parte lo stato e dall’altro il crimine organizzato

di Nello Trocchia
da http://www.articolo21.info/

Da un parte chi lotta contro la mala senza infingimenti, dall’altra chi traffica o addirittura fa il doppio gioco.

Ma qui in scena c’è la realtà, alcuni uomini dello stato trattavano mentre altri uomini dello Stato combattevano le mafie strenuamente credendo fosse quello l’obiettivo comune. Due strategie e mentre le bombe ammazzavano, altri parlavano, incontravano, si prestavano. La storia del papello si può raccontare così: come il grande inganno consumato a danno di chi, generali, carabinieri, poliziotti, giudici, giornalisti, ha creduto la mafia il nemico da battere, le connivenze il livello da intercettare e debellare.

Un altro pezzo di stato allestiva, nella versione edulcorata, trattative, e , nella versione accusatoria, strade preferenziali per alcuni mafiosi in cambio di qualche boss consegnato e ‘finti’ successi. Ora mentre a Palermo e Caltanissetta sono ripartite le inchieste sulla trattativa e due uomini dello stato, allora al Ros, Mauro Obinu e Mario Mori, sono sotto processo per favoreggiamento, per il mancato arresto di Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri è sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa (dopo una condanna di primo grado a 9 anni), restano troppi punti di domanda a cui dare risposta. L’interrogativo che accompagna la consegna del papello da parte di Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo Vito, è uno solo.

Di quel papello cosa è stato? Quando la mafia si è inabissata e le istituzioni hanno abbassato il livello di guardia, di quel papello cosa è stato realizzato? Negli anni ’90 quando Don Vito Ciancimino ebbe tra le mani quelle richieste disse: " Erano punti troppo da testa di m..." Folli, irrealizzabili e ,per questo, Ciancimino ne fece altre più praticabili (elezione diretta dei giudici, abolizione monopolio sigarette). Ma se avessimo avuto in mano quel papello il legislatore avrebbe legiferato sui temi della mafia come ha fatto in questi anni? Il senatore Giuseppe Lumia ci aiuta in questa analisi. Cosa resta di quel papello? Quelle richieste folli nel 1992 sono diventate, nel silenzio della e sulla mafia, praticabili dopo?

Integrale intervista a Giuseppe Lumia:
http://www.articolo21.info/ECONEWS/lumiapapello.mp3

A parlar male dei fascisti si fa peccato

La prima sezione penale del tribunale di Roma ha condannato in primo grado girodivite.it per diffamazione nei confronti di Easy London e Forza Nuova

di Shining
da girodivite.it

Per tredici anni tutte le mattine bisogna affrontrare la solita routine e arrivare prima che rintocchi la campanella delle ottoetrenta. Poi arrivano gli esami di maturità e adesso si che è finita: finalmente sarò io a gestire le mie mattine, non me lo imporrà più nessuno, almeno per un po’. Adesso andiamo a scoprire e vivere il mondo!

La capitale inglese potrebbe essere un buon posto per questa esperienza, un luogo che di certo fa uscire dalla routine. Si arriva in una città che non è per forza in Inghilterra, ma in una terra franca, perché ci sono arabi, indiani, americani, africani, napoletani, catanesi e pure gente di posti come il Northumberland che non si sarebbero mai sentiti nominare prima di partire.

Londra è un pensiero affascinante, ma i soldi sono pochi. Qualcuno offre un’opportunità: «partite ragazzi – fa la sirena – e poi cogli sghei ci aggiustiamo. Abbiamo dei letti a Londra che ci potete pagare una volta che vi abbiamo trovato il lavoro».

Così si parte, speranzosi di una esperienza indimenticabile. E la si trova. Perché il guardiano del letto che ti hanno affidato è un tipo tatuato e con la pelata, anzi no: sono capelli troppo corti. E una mattina quello guarda davvero male uno che esce dall’ostello con la maglietta di Che Guevara.

«Ma in che razza di posto – ci si chiede - sono finito? Il guardiano e quegli altri pelatoni dei suoi amici non sono per niente simpatici. Ma non è così importante perché tanto sono tutto il giorno fuori a cercarmi il lavoro che mi avevano promesso. La cosa che però mi fa incazzare è che quando torno trovo il cesso che è uno schifo». Si torna da Londra avendo dato fondo a quei pochi soldi che nonni e zii hanno sganciato negli ultimi natali e compleanni, per quanto siano stati generosi dopo l’esame e ci si ritrova in Sicilia più poveri e pazzi di prima, convinti di essere stati fregati.

Un pomeriggio noioso, davanti al computer si accende una curiosità: vediamo un po’ che si trova sui simpaticoni che mi hanno convinto a partire...

Allora viene fuori che altri ospiti non hanno apprezzato i servizi offerti dalla Meeting Point, la società che possiede e gestisce gli ostelli di Londra. Altra gente è stata spedita da loro reclutati dalla Easy London, la stessa associazione a cui ci si è rivolti quando si era in procinto di partire.

Se ne parla con degli amici che fanno un giornale i quali dicono: «questa è la tua esperienza? Allora scrivi!».

Due anni dopo arriva la polizia a casa. Niente sceneggiate all’americana, una cosa di routine: giusto la notifica di un atto. Ma quanto basta per mettere in agitazione la famiglia, i vicini e tutta la gente onesta che osserva la scena e che non ha mai avuto problemi con la giustizia.

«Il signor Tano Rizza nato a – recita il documento sotto molti strati di timbri – bla, bla, bla e ancora bla, bla, bla è indagato in un procedimento giudiziario per violazione dell’articolo 595 del codice penale. Si cerchi un avvocato». L’ingiunzione del testo è kafkiana e il poliziotto non aggiunge nient’altro.

Comincia l’iter, ci si trova il legale e, giusto per dare un tocco di solennità e una carrettata di scomodità, il processo si celebra a Roma, piazzale Clodio. Al banco degli imputati il nuovo collaboratore di GiroDiVite insieme al suo direttore responsabile, accusati di diffamazione aggravata dall’utilizzo del mezzo della stampa; allo scranno del pubblico ministero un severo magistrato che chiede sei mesi di reclusione; alla parte civile i signori Maurizio Catena e Roberto Fiore, rispettivamente legali rappresentanti di Easy London e Forza Nuova, che sostengono di averci rimesso ventiquattromila euro e di volerli indietro.

Già, perché nell’articolo incriminato viene ribadito il segreto di pulcinella: Easy London è un’organizzazione collaterale a Forza Nuova, che raccoglie ragazzi e ragazze da tutta Italia per mandarli a dormire negli ostelli di proprietà di Roberto Fiore e dei suoi soci.

Su internet è disponibile un’ampia letteratura sulle vicende del signor Fiore, il quale ha trovato rifugio in Gran Bretagna quando in Italia volevano fargli scontare una condanna per banda armata. Durante gli anni sotto la Corona, Fiore si è occupato di due cose: di politica e di affari. Sul versante politico ha riunito diversi gruppi della destra estremista europea sotto le insegne dell’International Third Position. Cioè Terza Posizione Internazionale, un nome che ricorda tanto quello della sua antica creatura italiana “Terza Posizione”, disciolta di fatto nel settembre del 1980 quando la magistratura romana notificò diciotto ordini di cattura nei confronti dei suoi militanti. Altri non vennero notificati perché i destinatari si diedero in tempo alla latitanza. Sul versante degli affari, racconta il prefetto Ansoino Andreassi alla commissione parlamentare sul terrorismo nella seduta del primo dicembre 1999, «Roberto Fiore e Massimo Morsello, due noti personaggi già aderenti a Terza posizione rimasti a lungo latitanti a Londra, hanno lì avviato, nel corso degli anni, cospicue attività economiche».

E lo stesso Andreassi aggiunge: «Abbiamo trovato riscontri sui finanziamenti da parte di Fiore e Morsello agli Hammer-Skin. I finanziamenti, riscontrati per il passato, appaiono ora attestati nella gestione di questo movimento, che è Forza Nuova, che agita temi di seria politica interna».

Per farla breve: Fiore scappa a Londra per non essere arrestato, lì in qualche modo fa fortuna e tra le altre attività compra degli appartementi che trasforma in ostelli, mentre al contempo consolida la sua rete di contatti nella destra radicale europea, all’epoca spesso organizzata in formazioni di nazi-skin. Coi soldi guadagnati nelle attività lecite finanzia i gruppi suoi alleati. Al momento di tornare in patria perché la pena è prescritta, mette al mondo la sua nuova creatura Forza Nuova, col cuore a Roma e il portafogli nella City.

Finita la digressione si torna all’aula di tribunale: condannati!

No, non i neofascisti che per legge un partito non dovrebbero neanche averlo e neanche chi ha trasformato l’agognata vacanza del neomaturato in un incubo, ma quelli che - insieme ad altri giornali e siti internet - hanno osato sollevare la questione.

Il fascismo oggi di rado usa il manganello per limitare la stampa, potendo minacciare ed attuare querele e cause civili. Repubblica e l’Unità ben lo sanno e il 3 ottobre hanno provato a informare, insieme al sindacato dei giornalisti, anche gli italiani che non leggono queste testate. Il pericolo per l’informazione in Italia esiste e avere sdoganato il fascismo ha contribuito a crearlo.

Chi è Augusta "Fascistorum" Montaruli?

Dalla città che un tempo si chiamava Augusta Taurinorum arriva Augusta "Fascistorum" Montaruli, l'ultima delle donne del presidente, quella che dovrebbe rappresentare il volto giovane e pulito del centrodestra. La fanciulla, coordinatrice nazionale dei giovani del PDL, è diventata l'emblema dei ragazzi del suo partito per aver "zittito", così dicono loro, Marco Travaglio in diretta ad Annozero, mentre in realtà ha solo coperto la voce del giornalista nel suo mirino urlando senza nemmeno rispondere alle domande che le erano state rivolte


di Luigi Nervo
da http://www.nuovasocieta.it/index.php

Conosciuta dai suoi sostenitori come "la passionaria del PDL", è già molto nota nell'ambiente universitario torinese e negli uffici della Questura per i suoi anni di militanza in alcuni gruppi giovanili neofascisti e per episodi di violenza a sfondo politico presso l'ateneo piemontese.
"Nooo. Non sono fascista. Sarebbe ridicolo, oggi" aveva detto la Montaruli a un giornalista del quotidiano "La Stampa" nel giugno dello scorso anno. In realtà, prima della svolta normalizzatrice che le ha permesso di entrare nei ranghi del PDL, il suo curriculum registra una lunga attività come coordinatrice di Azione Giovani, organizzazione nata dopo la svolta di Fiuggi su spinta degli storici MSI, Fronte della Gioventù, Fare Fronte, Fronte Universitario e Fronte Nazionale, ma anche del movimento studentesco Fuan nel quale in passato avevano militato alcuni dei presunti responsabili della strage di Bologna. Tutte organizzazioni finanziate con i soldi ricavate dalle tasse universitarie. In questi anni di militanza, orgoglio della Montaruli, ha partecipato a numerosi cortei di neofascisti che giravano per le strade di Torino portando striscioni con svastiche e croci celtiche e ha preso parte anche a dei pellegrinaggi a Predappio, città natale di Mussolini, come si vede in alcune foto dove fa il saluto romano insieme ai suoi compagni di viaggio.

Durante gli anni della militanza aveva anche un sito, ilfronte.org, il cui nome riporta alla mente il terrorismo nero degli anni di piombo, che è stato poi oscurato in vista della svolta normalizzatrice. Nella pagina di presentazione si leggeva: "Sarebbe ipocrita, oltre che scorretto, nascondere la realtà. Ciò non significa tuttavia che il movimento giovanile sia totalmente appiattito sulle posizioni politiche espresse da Fini o dagli altri dirigenti del partito (anzi!). Noi di Azione Giovani Torino rivendichiamo espressamente la nostra autonomia su alcuni temi (come l'ingresso della Turchia in Europa, la lotta a favore del mutuo sociale... Ma potremmo citarne altri!), mantenendo molte delle vecchie tradizioni del Fronte della Gioventù di Torino (da qui il nome del sito ilfronte.org)". In queste poche righe viene delineato in modo chiaro e conciso di cosa si tratta: un movimento di ispirazione fascista, autonomo rispetto al partito politico di riferimento, ma molto vicino alle idee di altri gruppi neofascisti, come per esempio i circoli di Casa Pound. I contenuti del sito poi non lasciavano dubbi: in ogni pagina erano presenti banner con simboli nazisti e i post pubblicati contenevano foto e slogan dei protagonisti del ventennio fascista. Se la Montaruli diceva ad Annozero che la D'addario sarebbe la nuova icona della sinistra, i suoi "eroi", ai quali era dedicata un'intera sezione del sito, erano quelli della X Mas, il corpo militare della Repubblica Sociale Italiana di Salò, e persino Augusto Pinochet. "Lui sì andrebbe preso come simbolo" si leggeva a proposito del tiranno cileno.

La Montaruli si è poi contraddistinta tra i corridoi di Palazzo Nuovo per aver organizzato azioni violente contro i movimenti studenteschi orientati politicamente verso sinistra. Proprio lei, che si lamentava perché è costretta a girare con la scorta, che in verità è composta da energumeni dei movimenti neofascisti, e che sosteneva di non aver potuto dare un esame per colpa delle intimidazioni ricevute, ma a quell'appello non si era proprio iscritta. Con il suo fidanzatino, il picchiatore ben conosciuto dalla Digos Maurizio Marrone, umiliato e schiaffeggiato persino dai suoi camerati di Forza Nuova perché troppo badogliano, si è resa protagonista di diversi episodi di provocazione e ha spesso impedito, per mezzo di intimidazioni, l'attività ai gruppi studenteschi che considera nemici. Una delle ultime azioni violente dei Romeo e Giulietta in camicia nera, nonché una delle più gravi, è quella del marzo di quest'anno quando un gruppo di studenti stava manifestando contro la presenza di movimenti neofascisti negli spazi dell'università, peraltro contraria alla Costituzione (XII disposizione transitoria e legge Mancino). I camerati hanno attaccato i manifestanti, tra i quali erano presenti anche studenti che non appartenevano al Collettivo o all'Onda, e ha dato inizio a una vera e propria battaglia. Uno dei ragazzi è pure finito all'ospedale, secondo testimoni colpito con un pugno proprio da Marrone. La sua colpa? Essere antifascista.

Questa è quindi la vera faccia di Augusta Montaruli: una neofascista che, una volta entrata nei ranghi del PDL sostiene di non esserlo mai stata, ma fino a ieri inneggiava al duce.

Mi vergogno!!!Il Censis ha attribuito ad Agrigento il primo posto per mafia

Lettera aperta relativa a questa notizia http://www.ilsole24ore.com

di Mariagrazia Brandara*
da http://gaetanoalessi.blogspot.com/

Il Censis ha attribuito ad Agrigento il primo posto per mafia, la CGIL quello di capitale del lavoro nero, l’ISTAT l’ultimo posto nella scala econometria e per qualità della vita.La nostra provincia, per queste definizioni, sembra una terra senza speranza, eppure ha avuto ed ha figli intelligenti che sono passati o sono ancora in postazioni di potere dai quali avrebbero potuto, dovuto - ieri come oggi - aiutarla a fertilizzare le sue risorse materiali ed immateriali. Ed, invece, resta legata al palo del sottosviluppo visto il suo PIL, il portafoglio d’impresa, i livelli occupazionali.

La segretaria della Cgil auspica un forum sugli effetti agrigentini del credito d’imposta e delle misure anticrisi del governo, sulla crescita delle imprese, del lavoro e dell’emersione del nero.Credo che un forum sul mercato del lavoro sia utile, giusto per cominciare da una parte, visto che esso rappresenta uno spaccato del più generale “status” di una provincia dove la mafia, la malavita, l’affarismo, l’illegalità hanno potuto espandersi e svilupparsi permeando parte dell’imprenditoria, pezzi della burocrazia, alcuni protagonisti della vita politica,ammorbando l’aria di questa comunità, avvelenando il presente ed uccidendo il futuro di tanti giovani.La mafia non è più né quella del feudo agrario o minerario, né quella del sacco edilizio. Oggi ha assunto i connotati di una vera e propria “borghesia” perché inquisiti risultano i livelli medio-alti delle caste professionali.Gli anticorpi sono deboli, insufficienti ed è per questo che l’anatema del Papa, l’azione della Chiesa, i successi della magistratura e delle forze dell’ordine, unitamente all’onestà di tanta gente, non bastano.

Non c’è solo un problema di controllo del territorio o di certezza della pena ma, principalmente, di assenza di cultura o coltura della legalità, del rispetto delle regole, di una concreta solidarietà fatta di “tenersi per mano” degli uomini e delle donne delle tante istituzioni che non sono e non vogliono essere apostrofati “professionisti dell’antimafia”.Essendo il possesso dei soldi divenuto un valore assoluto, sull’altare del dio danaro si ritrova tanta parte di questa società malata, pronta a tutto, anche a delinquere, minacciando o, comunque, rendendo difficile e perigliosa la vita di chi marcia e porta con sé altri valori ed altri altari.Non bisogna arrendersi e ritenere che risulta ineluttabile convivere con la mafia.Lo Stato può vincere solo se non ci saranno eroi da ricordare ma testimoni ed esempi di correttezza amministrativa, di trasparenza politica, di assunzione dei doveri degli operatori pubblici nei confronti della società, lottando e manifestando nell’agorà delle comunità, resistendo e denunciando un contatto mafioso, un tentativo di corruzione, un preavviso d’intimidazione.

C’è bisogno di coraggio per riscattarci da quel marchio d’infamia che cancella ogni bene e tutti gli altri meriti della politica, dell’imprenditoria, della burocrazia di questa nostra comunità – che pur ci sono – perché, voglio sottolinearlo, non tutto è mafia, non tutto è lavoro nero, non tutto è sottosviluppo.Ci sono eccellenze che vanno sostenute pur in un quadro dove le intimidazioni sono tante, mentre poche sono le indicazioni offerte alle forze investigative da parte di chi le subisce per sfiducia nello Stato; preciso: nella sua macchina operativa, priva di potenza motore (deficit di uomini, di mezzi, di finanziamenti utili come le cancellate intercettazioni telefoniche ed ambientali) ma non di buoni piloti che la guidano.Agrigento ha tante vittime di mafia anche per il tradimento da parte di alcuni uomini dello Stato-L’Unione Europea finanzia progetti di legalità che potrebbero aiutare, come sollecitato dal Prefetto Postiglione, la nostra provincia in tale direzione.Quanti sono i progetti presentati dalle pubbliche amministrazioni?Nessuno può aiutarci se non siamo noi a sentirci Stato e ad impegnarci nell’azione quotidiana, ovunque la esplichiamo, per liberarci di quell’infame primo posto per mafia.


* Già Deputata Regionale e Sindaco di Naro

* Esponente provinciale dell'Udc

Ciao Antonio

Capita nella vita di incontrare persone con le quali ti trovi a più agio che con altre. Capita perché scatta una specie di empatia istintiva che ti permette di riconoscere nell’altro alcuni tratti del tuo stesso essere. E’ come parlare la stessa lingua in una Torre di Babele senza confini.

di Laura Scafati

Possono nascere delle amicizie di lunga durata oppure solo incontri di poche ore, ma ne esci arricchita da quel “ qualcosa” in più che ti permette di andare avanti più agevolmente.
La mia amicizia con Antonio Russo è nata per caso ed è durata negli anni proprio per questa strana empatia a cui non so davvero dare una definizione più precisa.
Perché ne parlo? Per tanti motivi, ma soprattutto perché Antonio ancora mi manca.
Oggi, sono nove anni che non c'è più!

Nove anni nei quali la sua voce non si è più sentita, nove anni nei quali nulla è stato fatto per far luce sul suo assassinio, nove anni nei quali gli è stato impedito di continuare a combattere contro tutte le ingiustizie che lo facevano stare male.
Una persona scomoda senza dubbio, ma una delle più belle persone che abbia mai conosciuto.
Il nostro incontro è avvenuto in un momento difficile della nostra vita.
Io mi arrabattavo nel cercare di rendere meno difficile il presente ai miei due figli, lui si arrabattava nel cercare di sbarcare un lunario che era sempre in rosso.
Io gli dicevo che forse sarebbe stato il caso di scendere a qualche compromesso pur di mangiare e lui mi rispondeva che qualsiasi digiuno era preferibile alla vendita dei suoi pensieri.
Lui mi parlava della portiera del suo stabile, che lo aveva quasi adottato e gli preparava dei quantitativi industriali di minestrone così qualcosa per scaldarsi lo trovava sempre.
Io gli raccontavo di tanta pasta con il tonno e tanto pane e mortadella, che erano divenuti i pasti preferiti della mia famiglia.

Un bel giorno abbiamo deciso di fare una cena da me con il suo minestrone e con le mie ciriole riempite di mortadella e da quel momento abbiamo iniziato a parlare senza più smettere….
Tra noi c’era solo una grande amicizia; un affetto fraterno che lega a doppio nodo chi si trova bene o male a “ remare sulla stessa barca”
Lui mi parlava di guerre lontane, di bambini mutilati dalle mine anti- uomo, di civili torturati e dei crimini di guerra.
Io gli parlavo di bambini costretti a lavorare fin da piccoli in questa nostra società definita civile, di donne costrette ad abortire perché non avevano la possibilità di assicurare una vita decente ai propri figli, di tante persone emarginate perché considerate diverse e di tanto altro ancora.
E tra un discorso ed un altro ci ritrovavamo alle 5 della mattina senza aver sentito il peso delle ore che passavano.

Nei momenti “ migliori” la pizza con la nutella addolciva le nostre parole.
Ma si, la pizza con la nutella…..un lusso che potevamo concederci raramente e quando avveniva era proprio una gran festa!
Antonio voleva toccare con mano la realtà che conosceva solo attraverso notizie pervenute da fuori.
Voleva toccare con mano perché pensava che un giornalista dovesse prima vivere una realtà per poi descriverla……e ci è riuscito!
Ha girato quasi tutti i teatri di guerra: Algeria, Rwanda, Zaire, Bosnia e Kossovo e la Cecenia.
Lui, semplice free lance dal momento che ha sempre rifiutato la tessera di giornalista poiché odiava le caste, è riuscito a vivere in pieno quella realtà di orrori.
Ai suoi rientri in Italia, il suo viso era sempre più scavato ed i suoi occhi passavano una tristezza infinita…..ma lui voleva essere presente!
Poi è arrivato il 16 ottobre 2000 che ha segnato la fine dei suoi viaggi, delle sue cronache, delle sue parole e ha fatto smettere di battere quel cuore pieno di amore.
Antonio è morto in una maniera atroce con un sistema spesso usato dai Servizi Segreti russi.
Il suo corpo all’apparenza non presentava ferite perché un pesante oggetto gli era stato schiacciato sul petto fino alla rottura di quattro costole con conseguente emorragia interna che gli ha causato la morte.
A differenza di quanto inizialmente ipotizzato il suo corpo non fu trovato nella strada che portava da Tbilisi verso la gola di Pankisi, bensì sulla strada che dalla capitale georgiana porta al confine con l’Armenia.
Guarda caso su questa strada c’è la base russa di Vasiani!
E sempre - guarda caso - nel suo ultimo intervento pubblico, Antonio aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia e lo aveva fatto durante una conferenza sull’impatto ambientale della guerra in Cecenia che la Federazione Russa aveva fortemente contrastato, arrivando ad accusare il presidente Georgiano Shevarnadze di collaborare con il terrorismo.

Ne aveva del coraggio Antonio!
Malgrado sia morto a soli quaranta anni, posso dire con certezza che è vissuto come voleva vivere e non è da tutti!
Certo mi manca, come manca a chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo, ma sono certa che, prima o poi, ci ritroveremo a mangiare insieme quella pizza con la nutella che per noi rappresentava un lusso.
Tanta pizza con la nutella Antò condita dalla tua coerenza, dalla tua generosità e da quel grande amore che provavi per tutti coloro che subivano ingiustizie.
Un abbraccione ed un ciao

11 ottobre 2009

Agnese Borsellino AnnoZero 8 ottobre 2009

AnnoZero Lettera Di Agnese Borsellino

Manifestazione per la libertà di stampa e d'espressione, Roma 3 ottobre 2009

In 300.000 a Piazza del popolo per chiedere una maggiore libertà d'espressione non solo attraverso la stampa e la tv. Editing Tati Simmi Riprese Priscilla Raffaella Macellari

da tatisimmi

Video: http://www.youtube.com/watch?v=QG65yUDPx7U

Barak Obama accetta il Nobel per la Pace (sub ITA)

Il discorso di Barak Obama in occasione dell'assegnazione del Premio Nobel per la pace. Discorso sottotitolato in Italiano a cura di Reset Informazione.

da resetinformazione

Video: http://www.youtube.com/watch?v=qUNHXkZrRCw

Manette per il superlatitante Santo La Causa

Catania. Era in corso un “summit di mafia d'alto livello” quando i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale catanese sono intervenuti con un blitz

di Aaron Pettinari
da http://www.antimafiaduemila.com

L'incontro tra i boss si stava tenendo in una villetta nelle campagne di Belpasso e a finire agli arresti sono stati elementi di rilievo del Gotha mafioso di Catania. Tra questi spicca sicuramente il superlatitante Santo La Causa, ritenuto dagli inquirenti come il reggente del clan Santapaola-Ercolano, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d'Italia e già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa.

Ad accusare La Causa sono diversi pentiti che lo indicano come il «capo di tutti i gruppi di Cosa nostra a Catania». Secondo un collaboratore l'ex latitante era «uno in grado di fare tremare Catania, per carisma ed intelligenza». La sua nomina a «reggente» sarebbe stata decisa nel carcere. A lui, sostiene l'accusa, facevano riferimento tutti i capisquadra dei rioni di Catania e provincia. La Causa svolgeva la funzione di collettore delle estorsioni, assegnando stipendi e avvicinando parenti dei pentiti per convincerli ad interrompere la collaborazione. Presente al summit assieme a lui anche il latitante Carmelo Puglisi, inserito nella lista dei 100 più pericolosi, accusato di aver avuto un ruolo negli attentati nei cantieri dell'imprenditore Andrea Vecchio.

Altri “pezzi da novanta” arrestati nell'operazione sono Enzo Aiello, storico uomo di fiducia del boss Benedetto Santapaola, e Venerando Cristaldi, fratello di Salvatore, considerato uno dei capi del rione Picanello. Tra i fermati ci sono anche Sebastiano Laudani, ritenuto ai vertici del clan noto come "Mussu di ficurinia", Rosario Tripodo, Ignazio Barbagallo, il proprietario della villetta del residence “Le ginestre”, Antonina Botta e l'incensurato Francesco Platania. Gli inquirenti erano certi della riunione grazie ad una lunga attività investigativa, svolta con mezzi di intercettazione ambientale e microspie.

Secondo gli investigatori i boss si erano riuniti per prendere importanti decisioni su spartizioni di potere, appalti, assetti strategici ma anche scelte gravi. "Da tempo abbiamo registrato delle fibrillazioni all'interno della cosca Santapaola - spiega il procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata - per la crescita eccessiva della cosca rivale dei Cappello in città. Un summit di questa portata significa che si stavano studiando strategie di risposta di altissimo livello". Al momento dell'irruzione La Causa avrebbe abbozzato una fuga salvo poi arrendersi dopo un serie di colpi d'arma da fuoco sparati in aria per intimidiazione.

Sull'arresto è intervenuto anche il presidente di Confindustria Lo Bello che ha detto: “La brillante operazione antimafia a Catania che ieri ha portato alla cattura di nove mafiosi, fra cui due superlatitanti, conferma l'elevato valore professionale e la spiccata capacità investigativa del nucleo operativo dei carabinieri di Catania, che ha inflitto un duro colpo alle cosche della città etnea". “Ulteriore elemento di soddisfazione – ha aggiunto - è l'arresto di un soggetto rinviato a giudizio perché ritenuto uno dei responsabili degli attentati all'imprenditore Andrea Vecchio, segno anche questo della capacità dello Stato di dare risposte e certezze a chi decide con coraggio di denunciare il racket delle estorsioni. Questo brillante risultato deve stimolare ancora di più tutti gli imprenditori siciliani a scegliere di passare dalla parte della legalità, ribellandosi alla pretesa di sottomissione".

Intervista a Salvatore Borsellino: ''Perche' parlano adesso?''

“Perché parlano soltanto adesso?”. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha visto la puntata di Annozero su via D’Amelio, sui misteri di quella terribile stagione

di Roberto Puglisi
da livesicilia.it

Dentro gli è rimasta appiccicata una domanda. La domanda di molti. Perchè soltanto adesso, per esempio, l’ex guardasigilli Claudio Martelli, rammenta certe circostanze che imboccano una strada senza uscita? Il senso delle sue dichiarazioni è unico e incontrovertibile: Paolo Borsellino sapeva. Fu messo al corrente della trattativa tra la mafia e lo Stato, o pezzi sparsi delle istituzioni.


Salvatore Borsellino, già, perché?

“C’è da capire il motivo di queste rivelazioni inattese dopo diciassette anni. Forse alcuni soggetti vuotano il sacco ora, perché ci sono giudici che sull’argomento stanno lavorando egregiamente. Allora parlano, sperando di non essere chiamati dal magistrato sotto altra veste”.

Suo fratello fu ucciso perchè era a conoscenza della trattativa?

“Sì, lo dico dal 2005. Prima mi hanno preso per pazzo. Poi, mi hanno oscurato”.

A suo fratello avrebbero potuto presentare il tutto non come un tentativo d’accordo, ma d’infiltrazione.

“Non lo so, non ho la sfera di cristallo. Paolo era un uomo integerrimo, difficilmente si sarebbe prestato ai giochi di palazzo, con gli occhi pieni delle scene atroci di Capaci. Era morto da poco Giovanni Falcone, il suo migliore amico. Non dimentichiamolo”.

Cosa altro non dobbiamo dimenticare?

“Che Marcello Dell’Utri ha chiesto una commissione d’inchiesta sulle stragi”.

E che c’entra?

“Mi chiedo: lancia un messaggio a qualcuno, o vuole sapere cosa hanno in mano i giudici?”.

Toriamo alla trattativa. Il giudice Borsellino si sarebbe messo di traverso?

“Paolo aveva un grande rispetto per le istituzioni. Però non si tirava indietro. Ricorda la sua denuncia sullo smantellamento del pool?”.

Come dimenticarla…

“Rischiò una sanzione pesantissima e conseguenze gravi, per il rispetto della verità”.

E non avrebbe accettato alcuna intesa.

“Mai. L’avrebbe contrastata con tutte le sue forze, fino all’ultimo respiro. Infatti…”.

Infatti?

“Lo hanno tolto di mezzo”.

26 settembre 2009

Vergogna di Stato

L’ennesima conferma è arrivata dal gip del tribunale di Perugia. Il provvedimento di archiviazione delle accuse mosse contro Luigi de Magistris, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella e altri quattro magistrati di Salerno ha segnato un’altra importante tappa nella storia di un Paese ormai in declino

da antimafiaduemila

Il provvedimento è chiaro: non ci fu alcun abuso d’ufficio, non ci fu alcuna interruzione di servizio, non ci fu nessuna “guerra tra procure”. Soltanto una procura - quella di Salerno - che legittimamente indagava su un’altra procura - quella di Catanzaro – e che nell’ambito di quell’indagine – come avviene in decine e decine di altri simili casi - aveva eseguito un decreto di perquisizione e sequestro assolutamente lecito al quale era seguito un controsequestro tanto inedito quanto illegale.

Nessuna novità. Nel silenzio complice del mainstream mediatico diverse autorità giudiziarie, prima del Gip perugino Massimo Ricciarelli, avevano già riconosciuto la correttezza dell’operato di quei giudici, la legittimità dei provvedimenti emessi, i fini di giustizia perseguiti. Ma questo non è bastato a fermare le umilianti e ingiuste sanzioni professionali e personali a cui sono stati sottoposti: il giudice de Magistris obbligato a lasciare la magistratura, i pm Nuzzi e Verasani trasferiti, il procuratore Apicella sospeso addirittura dalle funzioni e dallo stipendio.

Prosciolti da tutte le accuse, ma ugualmente puniti. Per cosa?
Perché in un Paese che partorisce il “lodo Alfano” sono rimasti fedeli al principio dell’art. 3 della Costituzione Repubblicana?
Nel chiedere al Csm le loro condanne, il 9 gennaio del 2009, proprio il ministro della giustizia Angelino Alfano, uomo chiave del governo Berlusconi, aveva parlato di “eccezionale mancanza di equilibrio”, “assoluta spregiudicatezza nell’esercizio delle funzioni”, “assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario” e “interpretazione distorta, da parte dei magistrati salernitani, della funzione e del ruolo del magistrato”. Lo stesso trattamento non era stato riservato ai magistrati di Catanzaro, sospettati – loro sì - di reati gravissimi, ai quali si è lasciato fare senza che la loro posizione fosse in alcun modo compromessa.

Il prossimo 5 ottobre, per i giudici di Salerno, si celebrerà il giudizio disciplinare dinanzi alla sezione del Csm. I soggetti chiamati a giudicare sono gli stessi politici e togati che già li hanno ingiustamente distrutti e il relatore sarà l’avvocato Michele Saponara, legale, guarda il caso, di Silvio Berlusconi.

La speranza, come si dice, è l’ultima a morire, ma l’epilogo sembra scontato. E intanto l’Anm continua a tacere.

Butera, denuncia carenze e viene licenziato

Licenziato perchè ha avuto il coraggio di dire che nella forestale siciliana non c'è sicurezza per i lavoratori. Si tratta dell'operaio di Butera che vide morire in un incidente sul lavoro un suo collega. I sindacati non avrebbero affrontato la questione in maniera giusta e l'operaio si è rivolto ad un avvocato che ora sta per presentare ricorso al Giudice del Lavoro. Video tratto dalla testata giornalistica Tg10

Il video: http://www.youtube.com/watch?v=R9sTtzG9yPQ

La lotta antimafia paga: estinti i debiti de ''I Siciliani''

Ci avviciniamo al 3 ottobre, una giornata consacrata al diritto di dire e di scrivere, mettendo intanto da parte una prima piccola, felice notizia...

di Claudio Fava
da L'unità

Il debito de I Siciliani, il giornale di Giuseppe Fava, è stato interamente coperto dalla sottoscrizione lanciata due mesi fa (e promossa, tra gli altri, anche dall’Unità).

Storia breve ed esemplare: la ricorderete. Si fa vivo il tribunale di Catania per pretendere, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, il pagamento di un vecchio debito rimasto insoluto con i fornitori della sua rivista. Debito miserabile, qualche milione di vecchie lire, cresciuto silenziosamente come un tumore – tra interessi, more e balzelli vari - fino a quasi centomila euro. Da saldare in moneta sonante entro il 30 settembre pena la vendita coattiva all’asta delle case dei vecchi redattori de I Siciliani, poco più che ragazzini all’epoca dei fatti. Colpevoli di aver voluto tenere aperto nonostante tutto quel giornale e di esserselo caricato sulle spalle senza un solo lamento per molti anni dopo la morte di Giuseppe Fava.

Per la giustizia della mia città, così liturgica e benevola verso molti briganti, i debiti de I Siciliani (rivalutati a distanza di 25 anni) meritavano solo atti formali di confisca, esecuzioni forzate, vendite all’asta. Così non sarà perché all’appello hanno risposto in centinaia. Donne e uomini, quasi sempre a noi sconosciuti e forse per questo ancor più preziosi nella semplicità del loro gesto, quei dieci, venti o cento euro mandati non per solidarietà o per amicizia ma per legittima difesa: un paese che difende la propria memoria dai tentativi di rapina, che pretende rispetto per la verità delle cose. E manda a dire ai pignoli legulei di Catania che la storia de I Siciliani non è un fatto privato di alcuni giornalisti orfani del loro direttore né una cronaca di mafia e d’antimafia ma un grande racconto civile e collettivo che appartiene al paese.

È questo il punto: il buon giornalismo, la buona informazione non sono mai un atto d’eroismo: sono il principio informatore di ogni democrazia. E dunque patrimonio di tutti. Lo sono stati I Siciliani, e non solo perché il loro direttore è stato ammazzato dalla mafia. Lo sono stati per aver interpretato con giudizioso disincanto l’unica regola che valga in questo mestiere: o scrivi, o taci. Sulla verità delle cose non sono ammessi sconti né reticenze. Solo menzogne. Ma quello non più giornalismo: è altro. E in Italia il giornalismo spesso è «altro». È un guardare svagato, cortesia di modi, prudenza nelle domande.

Il 3 ottobre, quando ci ritroveremo in piazza, varrà la pena dircele, queste cose. Senza avere in mente solo le miserie del governo, gli affanni di Berlusconi, la sua corte di odalische. Dovremo ragionare anche sul nostro giornalismo, su chi lo interpreta con la muta disciplina del soldatino di piombo, su chi ha imparato troppo presto a chiedere permesso prima di capire e di scrivere. Parleremo di questo anche mercoledì sera, 23 settembre, alla Casa del Jazz di Roma. Un bel posto, confiscato agli artigli della banda della Magliana, restituito al paese e trasformato in un luogo di libere e preziose discussioni. Ci saranno molti amici che ci hanno dato una mano in queste settimane nella sottoscrizione per I Siciliani. Ciascuno leggerà qualcosa, di sé o di altri. Sarà un modo per raccontarci tutto questo tempo vissuto, e per ricordare un uomo morto per il vizio di dire.