30 marzo 2009

Non potevate non sapere


Il caso Catania non nasce oggi. Da decenni l’informazione della base catanese scrive mentre grandi editori nazionali e la stampa hanno scelto di ignorare la notizia

di Norma Ferrara
da liberainformazione.org

A Catania e sparso un po’ per lo stivale c’è un piccolo nucleo isolato di giornalisti che da decenni scrive, denuncia e riscrive, quello che in città sta accadendo. Conosciamo i nomi di questi giornalisti che non hanno mai smesso di parlare del “sistema catanese” li abbiamo letti per anni, ne abbiamo condiviso il rammarico per il black out mediatico nazionale. Sappiamo anche i nomi e cognomi dei tanti familiari di vittime di mafie che in questi anni hanno dovuto assistere allo scempio della memoria in una città che ha già rubato loro l’anima.

Attraverso Blog, siti d’informazione “sensibili” e numerose inchieste, i colleghi di Catania, hanno palesato lo strapotere dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, il suo consenso trasversale in politica e nel mercato imprenditoriale, il sovrapporsi di questi legami che hanno generato comitati d’affari capaci di indirizzare le politiche pubbliche a vantaggio di pochi fini privati. Ma mentre loro denunciavano il resto del Paese - dal servizio pubblico radiotelevisivo (nella sua sede regionale) alla grande stampa nazionale - non aveva orecchie per sentire, taccuini per scrivere o telecamere da inviare.

Sempre gli stessi giornalisti, da decenni, denunciano anche le responsabilità del quotidiano progressista di sinistra, La Repubblica, che secondo una strana logica di marketing editoriale, non distribuisce a Catania, cioè proprio li dove le stampa, le pagine siciliane del suo giornale.

Catania vive nel silenzio per molti anni. Poi lentamente qualcosa accade. Alcuni mesi fa il Comune di Catania, ex amministrazione Scapagnini - oggi Stancanelli - ha ricevuto dall’attuale Governo un saldo, chiamiamolo cosi, di circa 850milioni di euro per aver avuto il merito di saccheggiare le casse comunali, in anni in cui vicesindaco della città era proprio l’attuale presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. I primi media nazionali hanno fiutato la notizia ma consegnarla ai catanesi e al resto degli italiani sarebbe stato ancora troppo.

Poco dopo è stata la volta della “della mafia nella festa di Sant’Agata”, da Catania alcune associazioni denunciano la storica infiltrazione e una agenzia di stampa raggiunge tutte le testate nazionali. La notizia circola ma passa agli occhi dei più come il solito tentativo di poche associazioni “militanti” di infangare questa bella città che invece cresce a dispetto delle maldicenze, crea parcheggi sotterranei, regola il traffico quasi meglio del capoluogo palermitano, investe nella nascita di centri commerciali. Però da queste parti la festa di Sant’Agata è sacra, e la mafia anche e tutto rimane com’è.

Qualche giorno fa a mettere in fila questi ed altri fatti catanesi è arrivata la troupe di Milena Gabanelli – Report - che ha raccontato al Paese in lucido e incalzante lavoro di Sigfrido Ranucci - coadiuvato dai sopradescritti giornalisti che non hanno smesso mai di scrivere, riscrivere, ripubblicare - la verità sulla città ormai in ginocchio.

In questi anni a Catania ci sono state penne di “giornalisti- giornalisti” ma anche quelle di “giornalisti – impiegati” e mentre i primi denunciavano i secondi producevano omissis su omissis.

Report alza il lenzuolo del silenzio su alcune chiare distorsioni del sistema democratico. Dopo la puntata I Vicerè l quotidiano La Sicilia, chiamato in causa più volte nell’inchiesta, invita i suoi lettori a diffidare dalle falsità raccontate dai giornalisti di Report che Ciancio Sanfilippo dichiara di querelare. La disinformazione su Catania oggi quindi - secondo La Sicilia, - è finita in mano al Servizio pubblico radiotelevisivo perché per la prima volta ha scelto di parlare, facendo nomi e cognomi, palesando cifre, documenti e anche alcune delicate questioni che collegano il sistema alla famiglia Santapaola.

Il caso Catania sta assumendo dimensioni nazionali ma anche questa non è una notizia perché non potevate non sapere voi che avete scelto di non raccontarla.

In tutti questi anni l’informazione pubblica (e la politica nazionale) ha fatto una scelta chiara ha deciso da che parte stare. La sede regionale della Rai, i quotidiani nazionali e i “giornalisti – impiegati” sapevano e hanno sempre scelto da che parte stare esattamente come Mario Ciancio Sanfilippo ha fatto in questi lunghi anni con i suoi lettori.

Adesso - infranto il muro del silenzio nazionale - resta da capire - da che parte questi media, gli ordini professionali e di categoria, soprattutto in Sicilia, sceglieranno di stare.

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