18 settembre 2009

TAR del Lazio, aveva ragione papà Englaro

Il fine vita lo decide il malato. Chaira indicazione del tribunale amministrativo. Alla Camera il testo di Legge che viola i diritti di libertà dei cittadini

di Alessandro Bongarzone
da http://www.dazebao.org/news/index.php

ROMA - “I pazienti in stato vegetativo permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui la loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti”.

E ancora: il paziente “vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi”.

Sono questi i due passaggi salienti con cui il TAR del Lazio, con la sentenza 8560/09 emessa ieri sul ricorso presentato dal Movimento Difesa del Cittadino contro la direttiva del Ministro Sacconi, boccia di fatto le conclusioni a cui è giunto il testo di legge sul fine vita già approvato al Senato.

I giudici amministrativi, infatti, dopo aver evidenziato come si tratti di questioni che coinvolgono il “diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l’art. 13 qualifica come inviolabile” rafforzate - da ultimo - con l’entrata in vigore della convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità dove s’impone che anche alle queste venga garantito il consenso informato, hanno sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti, appunto, escluda che gli stessi possano essere compressi dall’esercizio del potere dell’autorità pubblica, con conseguente esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo spettando, in caso di violazione dei principi richiamati dal TAR, al giudice ordinario garantire il pieno rispetto dei diritti della dignità e della libertà della persona.

Si tratta, quindi, a leggere bene la sentenza, di una presa di posizione con cui il TAR, pur dichiarandosi incompetente nel merito e respingendo, perciò, il ricorso dell’MDC per “difetto di giurisdizione”, nel rilevare il profilo costituzionale delle questioni afferenti idratazione e alimentazione forzate indica nel giudice ordinario il sanzionamento delle violazioni e il ripristino del diritto individuale.

Una sentenza importante, oseremmo dire: importantissima che rimette in discussione - dalle fondamenta - il punto di approdo cui è giunto il testo del Senato che, pur prevedendo la possibilità di negare il consenso in sede di testamento biologico, sanciva l’indisponibilità di alimentazione e idratazione svincolando, quindi i trattamenti dal consenso perché considerati (dalla Legge in discussione) al di fuori delle cure mediche.
La sentenza del TAR LAzio, invece, dice che: no, la volontà del malato, anche se ricostituita (come nel caso di Eluana Englaro) secondo le norme vigenti del diritto ma, ancor di più se espressa palesemente su documenti ceri e verificabili, ha il diritto di essere riconosciuta come “inviolabile”.

Nessuno stupore, a questo punto, ci deriva dalle prese di posizione degli esponenti politici della destra italiana. Né possiamo rammaricarci più di tanto dell’atteggiamento de L’Avvenire che parla di “ambiguità” del TAR riferendosi al rigetto per “difetto di giurisdizione” del ricorso del Movimento Difesa del Cittadino. Siamo uomini di mondo e sappiamo perfettamente che ciascuno gioca il suo ruolo per accrescere lo spazio delle sue posizioni politico-ideologiche.

La cosa che, però, ci scandalizza è che le reazione degli uomini di questo governo siano - come sempre, del resto - anche in questo caso alla denigrazione della magistratura, al vilipendio dello stato di diritto e alla violazione sistematica dei dispositivi delle sentenze.

E’ scandaloso, infatti, che la prima reazione del ministro Sacconi sia stata: “Se corrisponde al vero quanto contenuto in una nota che fa riferimento a una sentenza del Tar del Lazio sul caso di Eluana Englaro, questo rende di fatto ancora più urgente l’approvazione della “norma Englaro” relativa all'inalienabile diritto all'alimentazione e all'idratazione”. Il ministro fa un riferimento esplicito, quindi, alla soluzione lampo rilanciata, peraltro, sempre ieri dalla sua sottosegretaria, Eugenia Roccella, “nel caso alla Camera si allungassero i tempi”. Quella “leggina”, varata in fretta e furia dal consiglio dei ministri a febbraio (per bloccare la scelta del padre di Eluana), che è ancora “ferma al Senato”, spiega Roccella.

E’ scandaloso, quindi, che proprio coloro che dovrebbero tenere in maggior conto lo stato di diritto, gli uomini di governo, attuino un indegno “pressing” sul parlamento che invece di essere lasciato libero di discutere per approdare ad un testo “equilibrato”, come vorrebbe Savino Pezzotta che, ieri, dopo un colloquio con Ignazio Marino (terzo incomodo nella corsa alla segreteria del PD), ha auspicato un “dialogo aperto nell’ambito di uno stato laico che oggi s’impone, ancor più, per la multireligiosità”, viene sottoposto - invece - ai richiami degli uomini e delle donne di governo in ossequio alla disciplina di partito e alla stretta osservanza, in questo caso vanno benissimo, ai richiami provenienti da oltre Tevere.

E’ questo comportamento privo di regole, da parte di chi le regole - oltre che farle - dovrebbe rispettarle che ci scandalizza. Altro che storie!

Come quella raccontata dalla Roccella che per minimizzare sostiene, ancora, che “con questa sentenza il Tar riconosce semplicemente di non avere le competenze per esprimersi sulla validità dell’atto d’indirizzo emanato dal ministro Sacconi, eppure non rinuncia a esprimere pareri e a imporre una linea interpretativa ideologica a cui alcuni magistrati ci hanno ormai abituato”.

La verità è che questo governo ha tedio per ogni cosa che non suoni come esaltazione del suo operato. Soprattutto se attuate da giudici e tribunali che si richiamano alla Costituzione e alla libertà dei cittadini.

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