17 ottobre 2009

Ciao Antonio

Capita nella vita di incontrare persone con le quali ti trovi a più agio che con altre. Capita perché scatta una specie di empatia istintiva che ti permette di riconoscere nell’altro alcuni tratti del tuo stesso essere. E’ come parlare la stessa lingua in una Torre di Babele senza confini.

di Laura Scafati

Possono nascere delle amicizie di lunga durata oppure solo incontri di poche ore, ma ne esci arricchita da quel “ qualcosa” in più che ti permette di andare avanti più agevolmente.
La mia amicizia con Antonio Russo è nata per caso ed è durata negli anni proprio per questa strana empatia a cui non so davvero dare una definizione più precisa.
Perché ne parlo? Per tanti motivi, ma soprattutto perché Antonio ancora mi manca.
Oggi, sono nove anni che non c'è più!

Nove anni nei quali la sua voce non si è più sentita, nove anni nei quali nulla è stato fatto per far luce sul suo assassinio, nove anni nei quali gli è stato impedito di continuare a combattere contro tutte le ingiustizie che lo facevano stare male.
Una persona scomoda senza dubbio, ma una delle più belle persone che abbia mai conosciuto.
Il nostro incontro è avvenuto in un momento difficile della nostra vita.
Io mi arrabattavo nel cercare di rendere meno difficile il presente ai miei due figli, lui si arrabattava nel cercare di sbarcare un lunario che era sempre in rosso.
Io gli dicevo che forse sarebbe stato il caso di scendere a qualche compromesso pur di mangiare e lui mi rispondeva che qualsiasi digiuno era preferibile alla vendita dei suoi pensieri.
Lui mi parlava della portiera del suo stabile, che lo aveva quasi adottato e gli preparava dei quantitativi industriali di minestrone così qualcosa per scaldarsi lo trovava sempre.
Io gli raccontavo di tanta pasta con il tonno e tanto pane e mortadella, che erano divenuti i pasti preferiti della mia famiglia.

Un bel giorno abbiamo deciso di fare una cena da me con il suo minestrone e con le mie ciriole riempite di mortadella e da quel momento abbiamo iniziato a parlare senza più smettere….
Tra noi c’era solo una grande amicizia; un affetto fraterno che lega a doppio nodo chi si trova bene o male a “ remare sulla stessa barca”
Lui mi parlava di guerre lontane, di bambini mutilati dalle mine anti- uomo, di civili torturati e dei crimini di guerra.
Io gli parlavo di bambini costretti a lavorare fin da piccoli in questa nostra società definita civile, di donne costrette ad abortire perché non avevano la possibilità di assicurare una vita decente ai propri figli, di tante persone emarginate perché considerate diverse e di tanto altro ancora.
E tra un discorso ed un altro ci ritrovavamo alle 5 della mattina senza aver sentito il peso delle ore che passavano.

Nei momenti “ migliori” la pizza con la nutella addolciva le nostre parole.
Ma si, la pizza con la nutella…..un lusso che potevamo concederci raramente e quando avveniva era proprio una gran festa!
Antonio voleva toccare con mano la realtà che conosceva solo attraverso notizie pervenute da fuori.
Voleva toccare con mano perché pensava che un giornalista dovesse prima vivere una realtà per poi descriverla……e ci è riuscito!
Ha girato quasi tutti i teatri di guerra: Algeria, Rwanda, Zaire, Bosnia e Kossovo e la Cecenia.
Lui, semplice free lance dal momento che ha sempre rifiutato la tessera di giornalista poiché odiava le caste, è riuscito a vivere in pieno quella realtà di orrori.
Ai suoi rientri in Italia, il suo viso era sempre più scavato ed i suoi occhi passavano una tristezza infinita…..ma lui voleva essere presente!
Poi è arrivato il 16 ottobre 2000 che ha segnato la fine dei suoi viaggi, delle sue cronache, delle sue parole e ha fatto smettere di battere quel cuore pieno di amore.
Antonio è morto in una maniera atroce con un sistema spesso usato dai Servizi Segreti russi.
Il suo corpo all’apparenza non presentava ferite perché un pesante oggetto gli era stato schiacciato sul petto fino alla rottura di quattro costole con conseguente emorragia interna che gli ha causato la morte.
A differenza di quanto inizialmente ipotizzato il suo corpo non fu trovato nella strada che portava da Tbilisi verso la gola di Pankisi, bensì sulla strada che dalla capitale georgiana porta al confine con l’Armenia.
Guarda caso su questa strada c’è la base russa di Vasiani!
E sempre - guarda caso - nel suo ultimo intervento pubblico, Antonio aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia e lo aveva fatto durante una conferenza sull’impatto ambientale della guerra in Cecenia che la Federazione Russa aveva fortemente contrastato, arrivando ad accusare il presidente Georgiano Shevarnadze di collaborare con il terrorismo.

Ne aveva del coraggio Antonio!
Malgrado sia morto a soli quaranta anni, posso dire con certezza che è vissuto come voleva vivere e non è da tutti!
Certo mi manca, come manca a chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo, ma sono certa che, prima o poi, ci ritroveremo a mangiare insieme quella pizza con la nutella che per noi rappresentava un lusso.
Tanta pizza con la nutella Antò condita dalla tua coerenza, dalla tua generosità e da quel grande amore che provavi per tutti coloro che subivano ingiustizie.
Un abbraccione ed un ciao

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