11 ottobre 2009

Manette per il superlatitante Santo La Causa

Catania. Era in corso un “summit di mafia d'alto livello” quando i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale catanese sono intervenuti con un blitz

di Aaron Pettinari
da http://www.antimafiaduemila.com

L'incontro tra i boss si stava tenendo in una villetta nelle campagne di Belpasso e a finire agli arresti sono stati elementi di rilievo del Gotha mafioso di Catania. Tra questi spicca sicuramente il superlatitante Santo La Causa, ritenuto dagli inquirenti come il reggente del clan Santapaola-Ercolano, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d'Italia e già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa.

Ad accusare La Causa sono diversi pentiti che lo indicano come il «capo di tutti i gruppi di Cosa nostra a Catania». Secondo un collaboratore l'ex latitante era «uno in grado di fare tremare Catania, per carisma ed intelligenza». La sua nomina a «reggente» sarebbe stata decisa nel carcere. A lui, sostiene l'accusa, facevano riferimento tutti i capisquadra dei rioni di Catania e provincia. La Causa svolgeva la funzione di collettore delle estorsioni, assegnando stipendi e avvicinando parenti dei pentiti per convincerli ad interrompere la collaborazione. Presente al summit assieme a lui anche il latitante Carmelo Puglisi, inserito nella lista dei 100 più pericolosi, accusato di aver avuto un ruolo negli attentati nei cantieri dell'imprenditore Andrea Vecchio.

Altri “pezzi da novanta” arrestati nell'operazione sono Enzo Aiello, storico uomo di fiducia del boss Benedetto Santapaola, e Venerando Cristaldi, fratello di Salvatore, considerato uno dei capi del rione Picanello. Tra i fermati ci sono anche Sebastiano Laudani, ritenuto ai vertici del clan noto come "Mussu di ficurinia", Rosario Tripodo, Ignazio Barbagallo, il proprietario della villetta del residence “Le ginestre”, Antonina Botta e l'incensurato Francesco Platania. Gli inquirenti erano certi della riunione grazie ad una lunga attività investigativa, svolta con mezzi di intercettazione ambientale e microspie.

Secondo gli investigatori i boss si erano riuniti per prendere importanti decisioni su spartizioni di potere, appalti, assetti strategici ma anche scelte gravi. "Da tempo abbiamo registrato delle fibrillazioni all'interno della cosca Santapaola - spiega il procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata - per la crescita eccessiva della cosca rivale dei Cappello in città. Un summit di questa portata significa che si stavano studiando strategie di risposta di altissimo livello". Al momento dell'irruzione La Causa avrebbe abbozzato una fuga salvo poi arrendersi dopo un serie di colpi d'arma da fuoco sparati in aria per intimidiazione.

Sull'arresto è intervenuto anche il presidente di Confindustria Lo Bello che ha detto: “La brillante operazione antimafia a Catania che ieri ha portato alla cattura di nove mafiosi, fra cui due superlatitanti, conferma l'elevato valore professionale e la spiccata capacità investigativa del nucleo operativo dei carabinieri di Catania, che ha inflitto un duro colpo alle cosche della città etnea". “Ulteriore elemento di soddisfazione – ha aggiunto - è l'arresto di un soggetto rinviato a giudizio perché ritenuto uno dei responsabili degli attentati all'imprenditore Andrea Vecchio, segno anche questo della capacità dello Stato di dare risposte e certezze a chi decide con coraggio di denunciare il racket delle estorsioni. Questo brillante risultato deve stimolare ancora di più tutti gli imprenditori siciliani a scegliere di passare dalla parte della legalità, ribellandosi alla pretesa di sottomissione".

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