6 dicembre 2009

Le tante voci della democrazia che spera

Grande successo del No B-day. In piazza la voglia di un futuro e di una politica diversa lontano dalle mafie. Per Berlusconi l’urlo corale: «Fatti processare»

di Pietro Orsatti
da orsatti.info
Foto di Sebastiano Gulisano

Il simbolo di questa Italia che non si arrende al berlusconismo è questo piccolo e timido signore palermitano che esce di mattina presto dall’albergo e si mette a passeggiare per Roma. Un personaggio che difficilmente vedremo sugli schermi televisivi, ma che ogni pochi passi viene fermato per strada, salutato come un vecchio amico. Baci e strette di mani. Salvatore Borsellino è così, un uomo qualunque che si accende solo quando parla in pubblico. E uno con un obiettivo chiaro: la verità e la giustizia per le stragi del biennio terribile, quello del 1992/93. «Sono stato uno dei primi a non aver sottovalutato la capacità della Rete e di Facebook di coinvolgere e comunicare – spiega -, e non mi stupisco affatto che in pochi mesi, solo grazie al tam tam in Rete, si sia arrivati a una giornata come questa, con centinaia di migliaia di persone in piazza a chiedere le dimissioni di Berlusconi».

Salvatore è anche la persona giusta per chiedere qualcosa dell’altro evento di questo settimana, la deposizione in aula di Gaspare Spatuzza. «Certo che fa impressione sentire le parole di uno degli esecutori della la strage di via D’Amelio, di uno che ha ucciso mio fratello – prosegue -, ma sono anche consapevole della necessità di usare lo strumento dei pentiti per raggiungere la verità, per individuare mandanti e scenari di quella stagione. Quella strage è l’atto di nascita della Seconda Repubblica, questa manifestazione quel sistema di potere lo vuole mandare in pensione».

A fare da sponda a Borsellino è Angelo Bonelli, presidente dei Verdi e sostenitore del No B-day. «Questa manifestazione è una grande novità sul piano politico – spiega l’esponente verde -, perché è stata convocata sul web e dimostra che i partiti sono stati superati dalla società e non è etichettabile come di sinistra o di destra, ma porta una ventata di aria fresca. Noi protestiamo anche per quei settemila morti per smog ogni anno che il governo passa sotto silenzio mentre Berlusconi è unicamente impegnato a garantirsi l’immunità terremotando la Costituzione». Verdi, Rifondazione, Italia dei Valori hanno sostenuto la grande manifestazione “viola” (il colore scelto a simbolo del popolo dei No B), accettando però di non intervenire dal palco. Una scelta che paga, anche secondo il leader dell’Idv Di Pietro, secondo il quale quello affluito a Roma è «un popolo senza bandiere e con tante bandiere che oggi vuole sapere chi ha voluto le stragi, chi ha trattato con la mafia e vuole una giustizia uguale per tutti e non persone che in Parlamento si fanno le leggi per non farsi processare».

E poi conclude: «Oggi è la prima giornata della democrazia che verrà». C’è anche Gioacchino Genchi, il superpoliziotto consulente di Why not e di tante inchieste comprese quelle sulle stragi, arrivato a Roma con un pullman di manifestanti da Brescia e un viaggio di sette ore. «La dimostrazione che c’è ancora un’Italia che pensa con la sua testa. Sono stanco morto per il viaggio, ma ieri mi sono caricato un scatolone del mio libro che uscirà lunedì e sono venuto con i ragazzi con cui ho fatto un’iniziativa in serata. Non potevo mancare», e con una sciarpa viola al collo segue il corteo. Un corteo enorme, da grandi occasioni. «La rivoluzione viola sta arrivando, noi vogliamo solo finire questa manifestazione e farla metabolizzare agli italiani, non puntiamo ad altro». Cosi Gianfranco Mascia, uno dei principali organizzatori del No-B Day. Forte anche la presenza in libera uscita di militanti e dirigenti del Pd. «Quando le persone si incontrano – ha dichiarato il vicepresidente del Pd Rosy Bindi – c’è sempre un valore aggiunto, ed è molto positivo che qui ci siano molte persone, soprattutto giovani e donne che ancora hanno una capacità di indignazione e reazione rispetto alla vita del Paese».

Intanto, mentre il corteo ancora non ha raggiunto piazza S. Giovanni, gli organizzatori annunciano più 350mila manifestanti. «Meno male che Gianfranco c’è», recita uno slogan rivolto al presidente della Camera Fini. E poi molti inviti al premier a farsi «processare». E mentre sfila questo popolo che non crede all’estraneità di Berlusconi dalle accuse rivolte solo ieri a Berlusconi e Dell’Utri dal pentito Gaspare Spatuzza, giunge la notizia degli arresti di due latitanti di spicco di Cosa nostra, Gianni Nicchi a Palermo e Gaetano Fidanzati a Milano. Alla notizia il pubblico applaude, contento. Anche se si insinua il sospetto di una coincidenza fin troppo evidente.

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