30 gennaio 2009

Libera informazione... su Dylan Dog?

Ieri apro il n. 269 di Dylan Dog e mi soffermo a leggere le prime pagine. C'è un dialogo sulla informazione che vi riporto, ne vale la pena. Democrazia, pluralismo e obiettività. Se un fumetto ne parla, non so se pensare se siamo più in emergenza o più sulla giusta strada. Propendo per la seconda, visto che Dylan Dog è un fumetto letto da miglia e miglia di lettori. Claudio

A: "Tra gli invitati al Galà di beneficienza anche la bella e ricca Grace Endicot...sempre più bella, ma ancora ricca? Girano voci di un grave dissesto finanziario, che sarebbe alla base dell'improvvisa rottura del fidanzamento con Sir Edwin Carlton-Jones."

B: "Secondo il Daily Truth stanno ancora insieme. Li hanno visti in un night club, dopo il ricevimento, in atteggiamento molto intimo."

A: "Ecco cosa non mi piace dei giornali. Non sai mai chi dice la verità."

B: "Forse nessuno."

A: "Meglio non leggerli, allora."

B: "E rinunciare all'informazione?"

A: "Per me potrebbero anche chiuderli tutti. Se chi mi informa dice solo bugie, è meglio che stia zitto!"

B: "E chi stabilisce qual è la verità?"

A: "La verità è nei fatti, non nelle congetture. Ma per raccontare i fatti ci vuole obiettività. Senza obiettività non c'è buona informazione. E senza una buona informazione non c'è libertà di stampa e neppure democrazia!"

B: "Non è proprio così che stanno le cose, Mr. Coke."

A: "E questo è male secondo te, Mr. Firebrand?"

B: "Molto male."

A: "Che cosa è più importante dell'obiettività? Sentiamo."

B: "La pluralità. Che i giornali siano obiettivi o faziosi non conta. L'importante è che nessuno si erga a giudice o garante dell'obiettività dell'informazione e che ognuno possa dire ciò che ritiene giusto o opportuno."

A: "Anche se non è vero?"

B: "Deve essere chi legge a stabilirlo, magari dopo aver consultato più di una fonte. D'altra parte, è sempre possibile distinguere tra verità e mistificazione? Per esempio, che cosa diranno di Lord Endicot i giornali di domani?"

A: "Un mucchio di sciocchezze."

B: "E allora vedi che ho ragione? Il compito dei giornali non è quello di istillare certezze, ma di seminare dubbi!"

Italia-Altrove: sola andata

Essere giovani oggi in Italia non è affatto un’esperienza entusiasmante, nè formante nè costruttiva. Analisi ragionata di chi nel suo paese per venticinque anni aveva seminato molti sogni. Ed ora vuole portarli a sbocciare altrove

di Serena Maiorana
da girodivite.it

Sono una ragazza di venticinque anni, voglio fare la giornalista e da dieci anni scrivo e provo a scrivere su giornali e giornalini. Negli ultimi tempi però ho scritto un po’ meno, e sapete perché? Perché tutto quello che vedo intorno mi fa schifo. È tutto un voltafaccia, un colabrodo, un inciucio, un tutto torbido.

E in questo vomitare a destra e sinistra, increduli e ancora giovanissimi, può capitare di non trovare più tanto tempo per scrivere. Prima perché ti incazzi, poi perché ti deprimi, alla fine perché ti annoi. E la tua unica preoccupazione diventa solo quella di cambiare aria, di trasferirti chissà dove. Perché capisci che gli anni passano e l’ultima cosa che vorresti nella tua vita è vivere in un posto che ammazza il tuo entusiasmo: l’unica cosa saggia che puoi fare se sei giovane e italiana è portare al riparo i tuoi figli prima che nascano. L’Italia è un posto malato.

È questa la più grande colpa della generazione che ci ha messi al mondo e che ci governa, che ci ha educati, che ci ha cresciuti, che ha decostruito questo mondo così come lo vediamo: ci ha tolto la possibilità di mettere al mondo speranza. Ha invertito il vero e il falso per il suo tornaconto, ha perpetrato l’ingiustizia, ha cambiato le coordinate, ha smantellato ogni certezza, ogni morale, ogni possibilità di pulizia e costruzione.

Io adesso sono in Spagna, e anche se sono solo in Erasmus (progetto dell’Unione Europea per lo studio all’estero) mi sento un’emigrante, sensazione triste ma compensata dall’aria più salubre che si respira qui. La Spagna è piena di giovani italiani alla ricerca di lavoro e di serenità e serietà per costruire futuro e credo che stia avvenendo lo stesso in altri paesi d’Europa più moderni, democratici e lungimiranti del nostro. E nonostante l’Onda studentesca e molti chiacchiericci mediatici credo profondamente che la condizione e le prospettive delle giovani generazioni italiane siano argomenti inspiegabilmente sottovalutati nel mio paese. La situazione attuale è di assoluta emergenza ed è pronta a precipitare se non si interviene immediatamente e in maniera decisa. La mobilità sociale in Italia non esiste, la meritocrazia ancora meno.

Tra i miei coetanei questa è una realtà risaputa eppure difficilmente l’argomento è all’ordine del giorno nella società italiana per un motivo molto semplice: quali sono i luoghi dati ai giovani per discuterne? Il parlamento? I giornali? Impossibile: sono luoghi vuoti di giovani. L’unica roccaforte del pensiero e dell’agire giovanile è rimasta l’università. La protesta universitaria di questo caldo autunno italiano però è rimasta nell’immaginario collettivo solo una valvola di sfogo di un malcontento a lungo covato, le istanze della protesta non sono state raccolte e nemmeno analizzate dagli organi istituzionali competenti, che anzi sono andati avanti con lo smantellamento ragionato e colpevole di quell’ultima roccaforte.

Sono cresciuta leggendo i giornali e pensando di volerli scrivere. Oggi quando li leggo però non trovo traccia della realtà così come ogni italiano la vive ogni giorno. La domanda che mi pongo oggi non è più che lavoro voglio fare da grande, ma qual è la società in cui voglio fare crescere i miei figli, oltre che quella in cui voglio invecchiare. E ho capito che la soluzione non è la ricerca del paese perfetto, bensì la possibilità di partecipazione: la possibilità di costruzione e di scelta sociale oltre che individuale sono la chiave della svolta. Una società blindata è una società già morta. Questo è tutto quello che oggi ho ancora voglia di scrivere.

PUNKREAS: "Cuore Nero"

Parlammo tempo fa da questo blog de: "Il piano di rinascita democratica della P2". Oggi vi segnalo un ottimo video clip dei Punkreas, tra le immagini potrete leggere alcune parti del noto progetto. Buona visione.



29 gennaio 2009

Radio Mafiopoli puntata n. 18: "Cani boss e boss cani"

Tanto va il mafiuso al lardo che ci lascia lo zampino. A Mafiopoli ti giri un secondo e casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra. Settimana di boss che sparano ai cani, di onorevoli pizzi squartariati e soprattutto di boss cani. Ma andiamo con ordine


da radiomafiopoli.org

28 gennaio 2009

L'occhio indiscreto di Maroni su tutti i cortei

Il ministro con una circolare impartisce alla polizia l'ordine di filmare tutte le manifestazioni

da www.zeusnews.com

Tutti ricorderanno l'episodio dei giorni del G8 di Genova in cui il giovane figlio del noto giornalista GianPaolo Ormezzano fu pestato a sangue da agenti delle forze dell'ordine in strada (uno di parecchi episodi del genere). Il ragazzo aveva cercato di filmare, con una videocamerina digitale, gli scontri duri fra polizia e manifestanti, moltissimi dei quali innocenti, non violenti e indifesi, accomunati con pochi esponenti di frange violente.

In questi giorni invece l'assessore regionale ai Trasporti della Regione Lombardia (un esponente del centrodestra) è stato denunciato alla Polfer da personale di Trenitalia perché era salito su un treno di pendolari diretto a Milano insieme a un fotografo, per documentare con video e foto i gravi disagi che ogni giorno i lavoratori pendolari su quella linea devono sopportare.

A fronte di questi divieti vecchi e nuovi arriva la disposizione del ministro degli Interni Maroni che impartisce con una circolare amministrativa l'indicazione alle forze dell'ordine l'indicazione di filmare sempre i partecipanti alle manifestazioni sindacali e politiche.

La circolare dà anche la possibilità di vietare particolari luoghi per le manifestazioni, in modo ecccessivamente discrezionale, e di chiedere una "cauzione" di garanzia (quasi una "tassa sulle manifestazioni") per possibili danni arrecati dai manifestanti. Spesso invece accade che i disordini siano fomentati da persone estranee, distinte o addirittura opposte ai promotori della manifestazione.

Sembra che il governo, paventando una stagione ricca di conflitti sociali e di manifestazioni di piazza, come quelle di Atene, Reykjavík, Sofia e Riga, voglia intimidire e schedare anche i dissenzienti attraverso foto e video.

27 gennaio 2009

Prc addio: nasce il Movimento politico per la sinistra

Nichi Vendola concludendo la “ due giorni,” ne decreta ufficialmente la fine annunciando la nascita del “ Movimento politico per la sinistra”. E’ la separazione definitiva dal Partito della Rifondazione comunista. Tutti coloro che lo vorranno possono aderire

di Al. Car.
da http://www.dazebao.org/news/

CHIANCIANO - Conclusa l’assemblea di Chianciano. Vendola: “Un partito, un nodo, una rete? Il futuro si costruisce per approssimazione”. Evitata la discussione del documento finale: forse troppi gli emendamenti

“Rifondazione per la sinistra” non c’è più. Dal palco della del Palacongressi di Chianciano dove si è svolta l’assemblea di quella che era la “mozione due”, sconfitta all’assise del Prc, vengono staccati i manifesti con il nome e il simbolo.

Nichi Vendola concludendo la “ due giorni,” ne decreta ufficialmente la fine annunciando la nascita del “ Movimento politico per la sinistra”. E’ la separazione definitiva dal Partito della Rifondazione comunista. Tutti coloro che lo vorranno possono aderire . Come farlo? E’ semplice. Prima di lasciare l’assemblea i partecipanti, abbandonando anche il Prc, firmano una dichiarazione di adesione al nuovo movimento di approvazione della relazione di Nichi Vendola ed hanno il “diritto” a votare per eleggere un coordinamento provvisorio.

Il documento consegnato ai partecipanti ieri sera e che abbiamo pubblicato andrà direttamente alla discussione nei territori, insieme agli emendamenti che sono già stati presentati. Ufficialmente un modo per “snellire” i lavori e consentire una più vasta partecipazione al dibattito. In realtà pare che gli emendamenti fossero molti e avrebbero richiesto una lunga e, forse, non facile discussione, visti anche i dubbi e preoccupazioni avanzate nel corso del dibattimento. E non solo da parte di chi ha deciso di rimanere dentro Rifondazione ed ha lasciato ieri l’assemblea, ma anche da chi, in particolare gruppi di giovani, teme una operazione di ceto politico. L’assemblea si conclude così con la elezione di questo organismo provvisorio, molto macchinosa. Era infatti stata predisposta una scheda in bianco dove ognuno poteva scrivere i nomi di chi riteneva opportuno facesse parte del coordinamento.

Sono venuti fuori tanti nomi e in molti hanno rinunciato alla candidatura offerta dall’assemblea a partire proprio da Fausto Bertinotti che si è tenuto alla larga da Chianciano, quasi superpartes. Alla fine sono rimasti in lizza una ottantina di nomi e da questi sono usciti cinque uomini e cinque donne che saranno i coordinatori. Un’altra assemblea è prevista per la approvazione definitiva del documento. Le conclusioni di Nichi Vendola, nominato sul campo portavoce del movimento, sono state interrotte da numerosi applausi.

Alla fine del discorso durato più di un’ora, tutto a braccia, solo un foglietto con la scaletta delle cose da dire, si sono tutti alzati in piedi. Quasi a far da contraltare alla maggioranza che aveva vinto il congresso ed aveva intonato “ Bandiera rossa” questa volta sono stati i “ vendoliani”, parola che non piace a Nichi, a cantare l’inno dei comunisti. Sul futuro del nuovo movimento Vendola ha usato una formula abbastanza originale, evitando una scelta definitiva che avrebbe forse scontentato questa o quella parte. Intanto- ha detto- “ ora non facciamo un partito, ma ricominciamo a partire”. In che direzione? Un partito, una rete, i nodi nel territorio? Oggi diciamo – ha proseguito- “usiamo la parola approssimazione.

Ci muoviamo per approssimazioni., sperimentiamo.” “ Partiamo- ha più volte ripetuto- rianimiamo la discussione, sappiamo che è un’avventura difficile, ritroviamo il gusto di fare politica, di ritrovarci dentro una speranza collettiva”. In questo quadro le prossime elezioni sono una cartina di tornasole. Vanno affrontate con saggezza, con la condivisione degli obiettivi comuni, quelli che- in sintesi il pensiero di Vendola- ci tengono insieme. Le elezioni europee sono una tappa per la ricostruzione della sinistra e non la nascita del partito. Più tardi in una intervista rilasciata a Rai news è tornato sul significato della parola “ approssimazione,” precisando che le formule si scelgono operando criticamente, con la sperimentazione e la ricerca.

Ha parlato di un “ cantiere” che deve essere ricco di differenze, espressione di culture diverse, di tante storie, “un cantiere plurale” ed ha indicato come “interlocutori preziosi,” Sinistra democratica e Verdi., riproponendo il tema della “ sinistra federata” di cui aveva parlato nella relazione di apertura dell’assembea. Del resto prima di lui, nell’intervento che aveva caratterizzato il dibattito della mattina, era stato Gennaro Migliore, anche rispondendo a sollecitazioni delle nostre cronache, a parlare di “ricostruzione di una identità”con Sinistra democratica di Mussi e Fava e con i Verdi.

Il cammino è già stato avviato con la prima assemblea tenuta all’Ambra Jovinelli e che troverà concretizzazione in un rapporto più stretto fra queste tre forze all’inizio del mese di marzo quando si svolgerà la seconda assemblea. Il presidente della regione Puglia, nel suo lungo intervento conclusivo, ha cercato anche di delineare un quadro di valori, una identità ideale, di dare un ‘anima ad un’operazione che rischia di essere un nuovo patto fra ceto politico. Ha parlato a lungo della” solitudine” dei popoli di cui è emblematica la tragedia palestinese, degli individui, delle donne e degli uomini. Ha posto il problema del lavoro come il vero asse della battaglia politica da portare avanti, della ricostruzione della sinistra, attaccando a fondo il Pd perché si colloca in posizione neutra fra lavoratori e imprese, perché a fronte dell’attacco alla Cgil, alle lotte che il sindacato, da solo, porta avanti nuovamente, non da cenno di alcun riscontro. E su queste tematiche ha innestato la questione del rapporto fra diritti civili e diritti sociali, il tema della libertà e dell’uguaglianza.

Tema delle libertà sul quale era intervenuto anche Piero Sansonetti, usando parole pesanti nei confronti del Prc che ha definito la vicenda che ha portato al cambio di direzione di Liberazione , “il più grave attacco alla libertà di informazione e di pensiero portato avanti da un partito in questi ultimi anni”. Ha accusato la maggioranza del Prc di “ stalinismo apolitico.” Vendola, nell’intervista a Rai news, torna sull’argomento del rapporto con il Prc. Aveva augurato buon lavoro a Ferrero. Ora parla di una “ rottura radicale “ con Rifondazione, di una “ ritrovata libertà” e proprio dentro questo orizzonte ognuno può percorrere la propria strada, senza sentirci avversari. Possiamo riprendere a parlarci ma il Prc non sarà per noi l’interlocutore principale”. Si chiude così una storia durata molti anni .Il futuro? Ha un volto ignoto, come suol dirsi. O forse, purtroppo noto perché già sperimentato, visto che per la quinta o la sesta volta siamo in presenza di una scissione dentro Rifondazione.

26 gennaio 2009

Gioacchino Genchi: "Mai fatte intercettazioni"

"Non ho mai intercettato alcuna conversazione nell'ambito del processo Why Not ma ho lavorato sui tabulati, incrociando numeri di telefono, date e orari dei colloqui:i tabulati sono 792, le utenze controllate solo 641. (...) Assimilare le intercettazioni ai tabulati equivale a ipotizzare un reato di violenza sessuale per chi dà uno sguardo a una bella donna. Per rimanere a una materia di cui Berlusconi si intende". (Gioacchino Genchi, Repubblica.it , 25 gennaio 2009)
Ospite di SKY TG24, Gioacchino Genchi, ex consulente di Luigi De Magistris, racconta la sua verità: il mega archivio non esiste ed è una mistificazione creata ad arte per spostare l'attenzione sul nodo intercettazioni e per bloccare le inchieste della procura di Catanzaro. Insomma, un uomo onesto che ha fatto il suo dovere e che è finito per pestare i piedi a qualche potente.


da ladygroove71b

Il video:
Gioacchino Genchi a SKY TG24: Mai fatte intercettazioni

21 gennaio 2009

Radio Mafiopoli puntata n. 17: Il boss Semola, topo di fogna

da www.radiomafiopoli.org

C'era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un piccolo topolino di nome Semola. Semola era un topolino molto birichino e tutti i suoi compagni gli raccomandavano di imparare presto la buona educazione. -Io non voglio essere un topolino educato! Io voglio diventare un topo boss!

20 gennaio 2009

Il siciliano dell’anno, concorso “truccato”

Da qualche giorno sul sito della testata online “Siciliainformazioni” è partito un sondaggio per votare il “Siciliano dell’anno”. Anch' io, come Gianluca Ricupati , che ha scritto un articolo sul portale agoravox.it, resto stupito dal fatto che sia l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro a primeggiare questa singolare classifica

da www.fascioemartello.it

Nell’anno 2008 che lo ha visto dimettersi dalla poltrona di Presidente della regione, nell’anno della condanna , nell’anno della prima volta della Regione Siciliana senza Cuffaro, ecco che un sondaggio, che ha come scopo quello di premiare “uomini e donne, adulti e bambini, protagonisti di episodi di generosità, onestà, solidarietà, tolleranza” , che lo vede protagonista inconsapevole.

Ma perché Cuffaro risulta il leader indiscusso di questa speciale classifica? Semplice, perché truccare questo sondaggio è la cosa più semplice di questo mondo. Apparentemente infatti, dopo aver espresso il proprio voto, sembra impossibile poter rivotare per uno dei candidati, ma basta semplicemente cancellare la cache del browser ed aggiornare la pagina per essere di nuovo pronti a poter esprimere ancora una volta la preferenza al proprio “candidato”.

Siciliainformazioni di tutto ciò ovviamente non ha nessuna colpa, se non quella d’aver programmato un sondaggio facilmente truccabile e che per questo motivo non ha nessuna attendibilità. Mi risulta però assai più vergognoso sapere che la gente non è in grado di “concorrere lealmente” pure ad uno stupido concorso sul web. A questo punto tocca al portale siciliainformazioni rimediare, qualora voglia dare credibilità alla proprià iniziativa, bloccando il concorso e riproponendolo ripartendo da zero ed ovviamente sistemando il bug.

19 gennaio 2009

Alitaglia 2

Finalmente il debutto della rinnovata Alitalia.Featuring "I Bamboccioni alla Riscossa". Piena solidarietà ai lavoratori Alitalia.Un video che cerca di sdrammatizzare come sempre


da http://sarkastiko.splinder.com/





La puntata precedente: Alitaglia

18 gennaio 2009

Saviano, politica & malaffare: "è un meccanismo indipendente dalle scelte individuali di chi vi è dentro..."

Saviano ospite all'universita di Roma 2008-12-17

"è un meccanismo indipendente dalle scelte individuali di chi vi è dentro, rubare e prendersi le percentuali e qualcosa di normale e fisiologico, chi è coinvolto va a dormire in maniera serena non sente di stare rubando..."


da zanchetta77



17 gennaio 2009

Il paese immobile

Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna, paesi grandi e paesi piccoli. E ci sono tanti tipi di crisi: la crisi culturale, la crisi delle Istituzioni, politica e magistratura, la crisi dell’economia, la crisi della società che fa sempre il paio con la crisi della legalità

da Strill.it
di Claudio Cordova

Ci sono tanti tipi di paese e ci sono tanti tipi di crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese. Un paese in piena crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese di quasi cinquantamila abitanti: non è un paese piccolo, anzi. E’ il centro più popoloso dell’intera provincia di Messina.

PIEDI INCHIODATI

E’ un paese, però, immobile, fermo su se stesso, come se avesse in piedi inchiodati al terreno. Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.

Qualcuno dice che l’urbanistica di un luogo sia la cartina di tornasole per verificare il livello culturale (nel senso più ampio possibile) del luogo stesso. Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.

Gli eventi in ricordo di Beppe Alfano, assassinato l’8 gennaio del 1993, sono l’occasione per verificare, in maniera empirica, quanto sia rimasta immobile, nell’arco di sedici anni, Barcellona Pozzo di Gotto. I manifesti che “pubblicizzano” gli eventi in ricordo di Alfano sono pochi, alcuni anche strappati. Così com’è poca, pochissima, è la gente che partecipa ai dibattiti, agli incontri, della giornata: alcune decine, forse un centinaio, tra mattina e pomeriggio, in un paese che conta quasi cinquantamila abitanti.

SCELTE

Dal punto di vista culturale, il dato più sconfortante arriva, però, dal mondo giovanile: sono pochissime le scolaresche che aderiscono alla giornata del ricordo, mentre gran parte dei presidi di Barcellona negano il permesso di assistere agli incontri. Chi vorrà farlo autonomamente, da “disertore”, dovrà collezionare un’assenza sul registro: è una scelta che non fa quasi nessuno.

Una scelta coraggiosa la fa, invece, Chiara Siragusano, 17 anni. Decide di prendere le redini del primo movimento antimafia di Barcellona Pozzo di Gotto: raccoglie alcune adesioni. Non moltissime, ma è già qualcosa: i tempi difficili arriveranno, ma, per vedere l’alba bisogna, necessariamente, superare la notte buia.

LE VICENDE COMUNALI

Il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, il 4 gennaio, concede, sul proprio sito ufficiale, poche righe a Beppe Alfano. Lo stesso Comune dedica una piazza ad Alfano: prove tecniche di redenzione.

Quello stesso Comune che, per diverso tempo, ha rischiato di essere sciolto, come è capitato a quello di Terme Vigliatore, grazie alle denunce coraggiose del professor Adolfo Parmaliana. L’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha cincischiato troppo, però. A lungo, la relazione della commissione d’accesso, è rimasta sul tavolo del responsabile del Viminale dell’ultimo governo Prodi, prima che il prefetto di Messina, Stefano Scammacca, optasse per il “non scioglimento”.
E questo, nonostante il coinvolgimento di alcuni membri della Giunta in inchieste giudiziarie e le dichiarazioni rese dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che, il 13 febbraio del 2007, al cospetto della Commissione parlamentare antimafia, ebbe modo di affermare che era “stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina”.

PREFETTO PERFETTO

Niente da fare: il prefetto Scammacca suggerisce al ministro Amato di lasciare tutto com’è. Scammacca, commissario straordinario, a partire dal 1993, di S. Giovanni la Punta, cittadina a monte di Catania nella quale Scammacca a lungo aveva abitato e la cui amministrazione era stata sciolta per mafia. In quell’occasione il dottor Scammacca crea, per farsi collaborare nelle scelte amministrative, una “consulta cittadina”, all’interno della quale personalmente inserisce l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. Con quest’ultimo Scammacca instaura anche rapporti di frequentazione personale, allargata anche alle rispettive mogli.

Scuto, nel 2001, finisce in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma questa è un’altra storia.

PAESE VECCHIO

La nostra storia è quella di Barcellona Pozzo di Gotto e il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto si chiama Candeloro Nania ed è adesso al secondo mandato, avendo prevalso sugli avversari, con il 56,5% dei voti, nel 2007. Il vero capolavoro lo fece, però, nel 2001, quando fu eletto con l’81% dei consensi. In entrambi i casi, la sua candidatura è stata appoggiata da Domenico Nania, attuale vicepresidente del Senato e segretario regionale di Alleanza Nazionale.

Domenico Nania e Candeloro Nania sono cugini.

Il senatore Nania, anch’egli barcellonese, si spende continuamente per il proprio paese natio: Barcellona Pozzo di Gotto, che dista trentasette chilometri da Messina, ha due corsi distaccati dell’Università del capoluogo e circa 200 studenti. Una sede pagata dal Parlamento, che, nel 2003, approva una legge dal seguente titolo: «Interventi per l’espansione dell’università di Messina nelle città di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo». Ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario è il senatore del Popolo delle Libertà, Domenico Nania.

Un modo per far crescere il paese. Per ringiovanirlo.

Barcellona Pozzo di Gotto, tra le altre cose, è un paese destinato a invecchiare precocemente. Un paese nel quale per i giovani non c’è, non potrà esserci, futuro. E’ un paese dove non esiste nemmeno un pub per bere una birra in compagnia.

L’unico circolo ricreativo, non per giovani, è la Corda Fratres, un circolo fra i cui soci hanno militato insieme Domenico Nania, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca (anch’egli barcellonese), Rosario Cattafi, estremista di destra in gioventù, legato a Pietro Rampulla (l’artificiere della strage di Capaci) in età adulta, il giudice Cassata, promotore del circolo, attuale procuratore generale di Messina, il capomafia Giuseppe Gullotti, condannato in via definitiva, in qualità di mandante, per l’omicidio di Beppe Alfano.

La Corda Fratres: una congrega di vecchi amici.

GIUDICI & C.

Si diceva all’inizio che Barcellona Pozzo di Gotto esistono tutte le crisi possibili: oltre a quelle già brevemente raccontate la più preoccupante sembra essere quella della magistratura.

Partiamo dal giudice Cassata, promotore della Corda Fratres.

Dal maggio del 2008 è procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, dopo aver ricoperto, dal 1989 il ruolo di sostituto procuratore presso lo stesso ufficio. Le frequentazioni “particolari” del dottor Cassata cominciano nel 1974, quando è protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Pino Chiofalo. Oltre alla frequentazione con Gullotti presso la Corda Fratres, ma non solo, Cassata è avvistato, nel 1994, da due carabinieri, mentre conversa in strada con la moglie proprio del boss Gullotti. Il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario.

Cassata è sodale del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, che, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Santi Antonio Pino e all’appuntato dei carabinieri Antonino Granata, intrattiene rapporti con Salvatore Rugolo, medico, ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese, una “cerniera” tra gli ambienti criminali e gli ambienti istituzionali. Salvatore Rugolo è figlio di Francesco Rugolo, ucciso nel 1987 nel quadro della guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, allorquando era ritenuto il capo indiscusso della mafia barcellonese ed è il cognato del boss Giuseppe Gullotti.

Su queste strane amicizie, su questi inquietanti intrecci, indaga, qualche anno fa, un giovane sostituto procuratore, De Feis che, però, ben presto riceve delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, che nonostante gli elementi compromettenti emersi a suo carico, sarebbe stato informato più volte proprio da Sisci, affinché le indagini venissero bloccate, insabbiate.

De Feis si ribella, racconta tutto ai carabinieri che svolgono le indagini. Ma il suo destino è segnato: dell’indagine non si sa più nulla, mentre sia il sostituto procuratore De Feis, sia il capitano dei carabinieri, che indagavano sul caso, Cristaldi, sono trasferiti.

Se nel resto del mondo tutto scorre, a Barcellona Pozzo di Gotto tutto resta immobile, compresi gli uomini di potere.

E’ sull’immobilismo che poggia la corruzione e il malaffare.

Barcellona: un paese immobile. Immobile come i suoi palazzi disastrati, privi di facciata. Quella facciata di posto tranquillo, sano, che la città vorrebbe mantenere.

Ma, ormai, non ci crede più nessuno.

16 gennaio 2009

La CNN conferma: "Israele ha rotto la tregua"

I media occidentali ripetono incessantemente che «Hamas ha rotto la tregua» durata sei mesi lanciando i primi razzi su Israele. La quale giustifica il mostruoso attacco a Gaza con la necessità di difendersi. Questa versione è stata ripetuta, ovviamente, anche da CNN. Fino al 6 gennaio...

da http://www.youtube.com/user/fuocopuro

Quando il giornalista Rich Sanchez, dopo aver sentito il deputato palestinese Mustafa Barghouti che sosteneva che era stato Israele a infrangere la tregua, ha promesso agli ascoltatori che avrebbe fatto una ricerca con la redazione internazionale del network, per appurare i fatti.

Ed effettivamente, Rick Sanchez ha detto in trasmissione: Israele ha violato per prima i termini della tregua, e precisamente il 4 novembre, con un attacco dentro il territorio di Gaza che ha ucciso 6 palestinesi (6).

E ha mostrato i giornali di novembre che avevano riportato il fatto.Naturalmente questo conato di verità informativa non ha ancora contagiato i media italiani.

Il video: La CNN conferma che a rompere la tregua è stato Israele

Siracusa, sabato 17: Per la pace in medioriente

C’è una cosa buona, in questi giorni sempre più tragici. Tante persone e gruppi hanno sentito il dovere civile di dire: ora basta. Basta coi massacri, la guerra, le violazioni del diritto internazionale in Palestina. Non succedeva da tanto tempo

da http://emergencysiracusa.dotcoma.org/

Anche a Siracusa cittadini e cittadine, associazioni, partiti e movimenti hanno deciso di scendere in piazza per esprimere solidarietà al popolo palestinese per il massacro di questi giorni e per chiedere la PACE in Medioriente. Lo faremo SABATO 17 GENNAIO DALLE ORE 20,00 ALLE ORE 24,00 AL LARGO XXV LUGLIO (TEMPIO DI APOLLO).

Durante il presidio chiederemo di accendere una candela perle vittime dle massacro a Gaza.

In 20 days 1054 Palestinians killed by Israel including 335 children & 100 women, 5000 injured.

Per aggioronamenti :
www.peacereporter.com

Vi suggeriamo il sito dell’unico italiano rimasto a Gaza per testimoniare questo massacro :

http://guerrillaradio.iobloggo.com

“Il dentifricio, lo spazzolino, le lamette e la mia schiuma da barba. I vestiti che indosso, lo sciroppo per curarmi una brutta tosse che mi affligge da settimane, le sigarette comprate per Ahmed, il tabacco per il mio arghile. Il mio telefono cellulare, Il computer portatile su cui batto ebefrenico per tramandare una testimonianza dell’inferno circostante. Tutto il necessario per una vita umile e dignitosa a Gaza, proviene dall’Egitto, ed è arrivato sugli scaffali dei negozi del centro passando attraverso i tunnel. Gli stessi tunnel che caccia F16 israeliani hanno continuato a bombardare massicciamente nelle ultime 12 ore, coinvolgendo nelle distruzioni le migliaia di case di Rafah vicini al confine. Un paio di mesi fa mi sono fatto sistemare tre denti malconci, alla fine dell’intervento ricordo che ho chiesto al mio dentista palestinese dove si procurava tutto il materiale odontotecnico, anestetico, siringhe, corone in ceramica e ferri del mestiere, sornione, il dentista mi aveva fatto un cenno con le mani: da sotto terra. Non vi è alcun dubbio che attraverso i cunicoli sotto Rafah passavano anche esplosivo e armi, le stesse che la resistenza sta impiegando oggi per cercare di arginare le temibile avanzata dei mortiferi blindati israeliani, ma è poca cosa rispetto alle tonnellate di beni di consumo che confluivano in una Gaza ridotta alla fame da un criminale assedio.”

http://www.freegaza.org/

15 gennaio 2009

G8 Genova, Bolzaneto: pm depositano l´appello anche se la prescrizione è certa

Il mese prossimo sarà tutto prescritto. Le violenze, i soprusi. Un colpo di spugna, come se non fosse mai accaduto. Come se quei ragazzi non fossero mai stati costretti a mettersi carponi e abbaiare come cani


di Massimo Calandri
da La Repubblica
11.01.2009

E i loro compagni spogliati, derisi: il capo spinto dentro una turca, i colpi sui genitali. Tutto rimosso. Lo spettro della prescrizione si allunga su una delle pagine nere della recente storia italiana: caserma di Bolzaneto, per tre giorni e notti il carcere ‘temporaneo´ del G8. A febbraio i reati e le condanne penali saranno cancellati per sempre. Ma ieri a mezzogiorno i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno comunque detto di no. E per un´insopprimibile ansia di giustizia, di democrazia, di libertà - o più semplicemente, come spiegano loro, per "coerenza" - , hanno presentato appello.

Vogliono un nuovo processo, chiedono la condanna di tutti gli imputati e non solo di quei 15 appartenenti alle forze dell´ordine puniti nel luglio scorso. Lo pretendono, anche se sanno che è pura utopia. Perché nessuno rinuncerà alla prescrizione. Nessuno, tranne un vecchio ispettore di polizia che è già andato in pensione e di fatto non rischia nulla.Ieri anche Giuseppe Novaresi, Avvocato dello Stato, si è appellato alla decisione del 14 luglio scorso. I ministeri non hanno alcuna intenzione di pagare quei due milioni di euro di risarcimento a favore delle 252 vittime. Sostengono che nel 2001 si era interrotto il ‘nesso organico´: carabinieri, poliziotti e agenti di custodia non si comportarono da ‘servitori dello Stato´.

E all´inizio dell´anno avevano per primi chiesto un nuovo processo anche tre condannati ‘eccellenti´: Giacomo Toccafondi, ribattezzato ‘dottor Mengele´, il medico di Bolzaneto condannato a un anno e due mesi di reclusione; Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, che secondo i giudici fu l´unico ‘torturatore´ e sulla carta deve scontare cinque anni; Massimiliano Pigozzi, agente delle ‘volanti´ responsabile di aver strappato la mano ad un no-global divaricandogli le dita. Tre anni e due mesi di prigione.

Radio Mafiopoli puntata n. 16(video): Non c’è niente da ridere

Attenzione attenzione! Attenzionatevi! Radio Mafiopoli è inciampata per sbaglio in quel di Palermo. Sempre falsa, fastidiosa, strumentalizzante, strumentalizzabile, sciantosa, sciatta e menefreghista. È inciampata davanti alla Focacceria di San Francesco, anche se Radio Mafiopoli non è santa, ma nemmeno puttana. C’era gente, gentaglia, saccheggiatori di memoria e fastidiosi portatori unici di antimafia certificata. E dietro uomini, donne, ragazzi, contestatori, amatori, illusi e disillusi. Ma tanti. Lì per sbaglio, di sicuro, perchè l’altra strada era un senso unico. Senso unico convinto, creduto e voluto; come il nostro, alla Radio Mafiopolitana. Con Giulio Cavalli, Salvo Vitale, Pino Maniaci

da www.radiomafiopoli.org

13 gennaio 2009

Stadio intitolato al fratello del boss, i consiglieri: "È stato solo un grosso errore"

I consiglieri comunali del Pd: "Non conoscevamo la storia personale di Pasquale Alfano"

da 90011.it

BAGHERIA (PA) - Stadio intitolato al fratello del boss, i consiglieri: È stato solo un grosso errore Errore. Usano proprio questa parola i consiglieri comunali del Partito Democratico di Bagheria. Ammettono di aver commesso un grosso sbaglio nel votare quella mozione il 18 dicembre scorso, insieme agli altri consiglieri comunali presenti, sull’intitolazione dello stadio comunale a Pasquale Alfano, imprenditore fratello di Michelangelo Alfano, condannato per associazione mafiosa e morto suicida nel 2005.

La mozione è stata votata all’unanimità dei presenti, i consiglieri Castronovo (Sd) e Lima (Per risvegliare Bagheria) hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. “Quel voto favorevole – dichiarano in una nota ufficiale – è stato un errore”, dovuto dalla “non conoscenza della storia familiare dello stesso” e “dalla sola valutazione dell’atto nel quale il signor Alfano Pasquale, deceduto parecchi anni fa, è stato presentato come ex presidente della squadra Bagheria calcio, imprenditore che ha dato lavoro a più di 500 persone presso la propria azienda e cavaliere del lavoro su proposta dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri in data 02.06.1971”.

Nessun riferimento alle parentele del "cavaliere", nel testo della mozione. Tanto è bastato per rendere automatica l´unanimità, in quel che è stato - come si ripete da più parti - "un voto frettoloso e distratto" Continua a leggere

Reazioni

Inviata una richiesta, su iniziativa popolare, alla Procura e alla Prefettura per valutare l'opportunità di sciogliere il Consiglio comunale di Bagheria: http://francescocappello.splinder.com/post/19553499/Bagheria...

12 gennaio 2009

Il paese che schedava i poeti

Post liberamento ispirato da ilblogdilameduck


"Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento - viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP". (Questura di Genova, 1969)

11 gennaio 2009

A Palermo i preti vanno a lezione di mafia e antimafia

Don Stabile: "La mafia attacca la fede" Quaranta seminaristi a lezione di mafia e antimafia a Palermo. L'iniziativa, la prima del genere nella città dove nel 1993 è stato ucciso il prete don Pino Puglisi, è stata promossa dalla diocesi guidata dall'arcivescovo Paolo Romeo

da cittanuovecorleone1.blogspot.com

Agli aspiranti sacerdoti sociologi, esperti dei fenomeni criminali e parroci spiegano l'organizzazione di Cosa nostra, quale l'atteggiamento ha assunto la Chiesa negli anni, l'impatto della mafia nel territorio e sui giovani soprattutto nelle zone ritenute più a rischio. Gli incontri sulla mafia, come riporta il Giornale di Sicilia, sono organizzati dal rettore del seminario arcivescovile don Raffaele Mangano e don Francesco Michele Stabile, storico della Chiesa e parroco a Bagheria (Pa).

Il prossimo appuntamento è in programma il 6 dicembre con la lezione della sociologa Alessandra Dino sul ruolo della donna all'interno di Cosa nostra e sulla religiosità degli uomini d'onore. Grande successo hanno ottenuto i primi tre seminari, con le lezioni di don Stabile, Rosario Giué, ex parroco nella chiesa di San Gaetano nel quartiere Brancaccio dove fu ucciso padre Puglisi, e Umberto Santino, responsabile del centro di documentazione Peppino Impastato.
"Su molti aspetti della mafia non c'é una buona informazione e il giudizio di alcuni clericali si base su luoghi comuni o articoli di giornale. Inoltre, la riflessione nella Chiesa che si era aperta dopo l'uccisione di don Pino Puglisi si è un po' fermata, allora bisogna coinvolgere il clero sempre di più per evitare che si adagi solo perché per le strade di Palermo non ci sono morti ammazzati".

Lo dice don Francesco Michele Stabile, storico della Chiesa e parroco a Bagheria (Pa), tra gli organizzatori delle lezioni sulla mafia e l'antimafia che coinvolgono quaranta seminaristi a Palermo. Per padre Stabile "il clero ha un compito specifico nei riguardi della comunità e c'é il rischio che si chiuda in un intimismo pericoloso, come se ciò che riguarda la società, in questo caso l'influenza della mafia, non importasse: ma la mafia é contro il Vangelo e quindi contro la fede religiosa". Il sacerdote guarda oltre ai seminari per gli aspiranti preti e auspica l'istituzione "di un osservatorio ecclesiale presso la Conferenza episcopale che raccolga, suggerisca e rifletta sulle modalità con cui le comunità devono affrontare il fenomeno mafioso". "Come Chiesa - prosegue - dobbiamo prendere atto di come la mafia inficia il modo di vivere la religiosità e attacca la fede". Per padre Stabile "é il Consiglio presbiteriale che deve decidere cosa fare, insieme all'arcivescovo".

Contestazione Sgarbi Agrigento

Le squallide contorsioni di Sgarbi sui professionisti dell'antimafia




Il dopo contestazione
2 Gennaio 2009
da http://www.lamiaterraladifendo.it/

In molti hanno visto il video della contestazione al pregiudicato Vittorio Sgarbi, ma forse non tutti sanno cosa è successo dopo.

Allego il breve riassunto che è sato pubblicato anche da Piero Ricca.

Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre Giustificaqualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti.

Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino.

Chiedo di vedere un avvocato(ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”.

Facebook, mafia e censura

Si sta realizzando ciò che molti di noi sostengono da tempo: il social networking sta diventando il nuovo spazio pubblico

da rainews24

10 gennaio 2009

Palermo, 12 gennaio: “Disonorarli è una questione d’onore”

“1a Sagra di Radio Mafiopoli” – Lunedì 12 gennaio ore 19:00 Antica Focacceria San Francesco, Palermo

da radiomafiopoli.org

Lunedì 12 gennaio alle ore 19:00 l’Antica Focacceria San Francesco ospiterà la Prima Sagra di “RadioMafiopoli”, evento organizzato dal portale palermitano www.fascioemartello.it in collaborazione con Giulio Cavalli, attore lombardo impegnato dla anni nel teatro civile. Da oltre tre mesi ogni mercoledì alle 14 in punto Radio Mafiopoli approda sul web tramite un network di circa 20 portali, che ne curano la diffusione in tutta Italia.

RadioMafiopoli segue la scia di quella che fu la storica Radio Aut di Peppino Impastato, ne riprende i toni e i temi, attualizzando i contenuti e riagganciandosi agli eventi di cronaca contemporanei. Lo sfottò alla mafia, anzi alle mafie, diventa elemento fondamentale di questo progetto, proprio con lo scopo di dissacrare e deridere i carnefici che nel tempo hanno tolto energia e possibilità di sviluppo alla nostra terra. Per questo continuamo a ribaridre che “Disonorarli è una questione d’onore”.

Durante la serata si alterneranno gli interventi di Giulio Cavalli (voce di radiomafiopoli), Rosario Crocetta (Sindaco di Gela), Pino Maniaci (direttore di Telejato), Vincenzo Conticello (imprenditore), Luigi Lombardo (segretario nazionale Siap), Giovanni Impastato e altri ospiti a sorpresa...
Inoltre rivivremo il fascino e lo spirito di contestazione di Radio Aut, infatti è prevista una fusione istantanea ed imprevedibile live e presumibilmente irripetibile tra Salvo Vitale, collaboratore ed amico di Peppino Impastato ai tempi di Radio Aut e Giulio Cavalli autore e voce di Radio Mafiopoli.

Durante la manifestazione si potranno degustare i prodotti dell’Antica Focacceria San Francesco grazie all’evento “Mercato pizzo free” a prezzi eccezionali, con soli 8€ si potrà acquistare un ticket che darà la possibilità di mangiare ben quattro pietanze dell’antica focacceria. Sarà un modo per conoscerci o rivederci da persone libere e dare vita ad un momento d’incontro e di dibattito all’insegna della legalità.

Il Network:
Agoravox Italia, Annalena Di Giovanni, Ass. Cult. Adelante, Bispensiero, Carmelo Di Gesaro, Dazebao, Fascio e Martello, Francesca Scaglione, Giulio Cavalli, Invisible News, Lo Strillone, Partito del Sud, Pietro Orsatti, Teatro Nebiolo, Telejato

Le puntate precedenti di Radio Mafiopoli:
invisibil.blogspot.com/search/label/radio%20mafiopoli

08 gennaio 2009

Radio Mafiopoli n.15 in memoria di Pippo e Beppe: “A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?”

da radiomafiopoli.org

07 gennaio 2009

Cinque gennaio: domande sui mandanti

Chi ha voluto l’omicidio Fava? Le indagini giudiziarie, ultimate con molti anni di ritardo, hanno risposto solo in parte a questa domanda. In questo servizio di Rainews 24 si ricostruisce il contesto nel quale, nella città dei cavalieri, maturò la decisione di uccidere il giornalista

di Pino Finocchiaro
da http://www.step1.it/

- Parte 1/2 -


- Parte 2/2 -

Radio Mafiopoli n.15 in memoria di Pippo e Beppe

Radio Mafiopoli 15a puntata: “A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” In memoria di Beppe e Pippo

L’8 Gennaio ricorreranno i 15 anni dall’uccisione di Beppe Alfano (8 Gennaio 93), per l’occasione RadioMafiopoli ha deciso di spostare la puntata che sarebbe andata in onda il 7 , all’8 di Gennaio. Andremo in forma speciale , infatti all’interno ascolterete il contributo audio di Sonia Alfano, figlia di Beppe. Nella striscia di domani, interamente dedicata alla memoria, ricorderemo anche la figura di Pippo Fava, altro giornalista siciliano, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984.

06 gennaio 2009

Gaza, Tenere lontane telecamere e giornalisti non funziona assolutamente

Di che cosa ha paura Israele? L'utilizzo del vecchio pretesto della "zona militare chiusa" per impedire ai media di parlare della sua occupazione della terra palestinese va avanti da anni. Tuttavia, l'ultima volta che Israele ha fatto questo gioco – a Jenin, nel 2000 – è stato un disastro

di Robert Fisk
da www.osservatorioiraq.it

The Independent, 5 gennaio 2009

Essendo stato loro impedito di vedere la verità con i propri occhi, i giornalisti citarono i palestinesi, che sostenevano che i soldati israeliani avevano commesso un massacro – e Israele ha passato anni a negarlo. In effetti, c'era stato un massacro, ma non delle dimensioni di cui si era parlato inizialmente.

Adesso l'esercito israeliano sta tentando di usare di nuovo la stessa tattica destinata a fallire. Impedire la presenza della stampa. Tener fuori le telecamere. Ieri mattina, solo poche ore dopo che l'esercito israeliano era entrato fra il suono dei cingolati a Gaza, per uccidere altri membri di Hamas – e, naturalmente, altri civili – Hamas riferiva la cattura di due soldati israeliani. Se ci fossero stati giornalisti sul campo, avrebbero potuto chiarire la verità - oppure mentire. Ma senza un solo giornalista occidentale a Gaza, gli israeliani non hanno potuto fare altro che dire al mondo che non sapevano se la cosa era vera.

D'altra parte, gli israeliani sono talmente spietati che è abbastanza facile spiegare i motivi per cui vietano ai giornalisti di lavorare: tanti soldati israeliani uccideranno così tanti innocenti – oltre una sessantina a ieri sera, e sono solo quelli di cui siamo a conoscenza – che le immagini del massacro sarebbero troppo per essere tollerate. Non che i palestinesi abbiano fatto molto per essere di aiuto. Il sequestro da parte di una famiglia mafiosa palestinese del corrispondente della BBC a Gaza –alla fine liberato da Hamas, anche se questo adesso non viene ricordato – ha messo fine di colpo a qualsiasi presenza televisiva occidentale permanente nella Striscia da mesi. Tuttavia, i risultati non cambiano.

Nel 1980, l'Unione Sovietica cacciò via tutti i giornalisti occidentali dall'Afghanistan. A quelli di noi che avevano seguito l'invasione russa e il periodo brutale che ne era seguito non fu possibile rientrare nel Paese – se non al seguito dei guerriglieri mujahidin. Io ricevetti una lettera da Charles Douglas-Hume, il direttore del Times – per il quale io allora lavoravo – che sottolineava una cosa importante. "Adesso che non abbiamo una copertura regolare dall'Afghanistan", rimarcava il 26 marzo di quell'anno, "le sarei grato se potesse fare in modo di non perdere nessuna opportunità di rilferire i resoconti attendibili di quello che sta succedendo nel Paese. Non dobbiamo permettere che gli eventi in Afghanistan scompaiano dal giornale solo perché non abbiamo un corrispondente lì".

Che gli israeliani debbano far ricorso a una vecchia tattica sovietica per accecare la visione che il mondo ha della guerra può non lasciare sorpresi. Ma il risultato è che adesso a dominare le frequenze sono le voci palestinesi – invece di quelle dei giornalisti occidentali. Gli uomini e le donne che sono sotto gli attacchi degli aerei e dell'artiglieria israeliani ora stanno raccontando la loro storia alla televisione e alla radio e sui giornali, come non avevano mai potuto fare prima, senza l'"equilibrio" artificiale che tanto giornalismo televisivo impone alle dirette. Forse questa diventerà una nuova forma di copertura giornalistica: lasciare che i proagonisti raccontino la loro storia. Il rovescio della medaglia, naturalmente, è che a Gaza non c'è nessun occidentale a cercare di verificare il resoconto fuorviante degli eventi da parte di Hamas: un'altra vittoria per la milizia palestinese, che gli è stata consegnata su un piatto d'argento dagli israeliani.

Ma c'è anche un lato più oscuro. La versione israeliana degli eventi ha ricevuto talmente tanto credito dall'amministrazione Bush, giunta ai suoi ultimi giorni, che il divieto per i giornalisti di entrare a Gaza potrebbe semplicemente avere poca importanza per l'esercito israeliano. Fino a quando andremo a indagare, qualunque cosa stiano cercando di nascondere sarà stata superata da un'altra crisi, nella quale potranno sostenere di essere in "prima linea" nella "guerra al terrorismo".


(Traduzione di Ornella Sangiovanni)

05 gennaio 2009

In ricordo di Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia

Alcune delle risorse online utili per chi, come me, non ha avuto la possibilità di conoscerlo. Parte dei pensieri e dei testi di un intellettuale siciliano troppe volte colpevolmente dimenticato.

" 'Città Criminali' dedicata a Catania. Il format prende il via dalla parole di una vittima della mafia, il giornalista e scrittore Giuseppe Fava, ucciso in un agguato il 5 gennaio 1984, per raccontare la storia di una città che, dagli anni Settanta, è diventata territorio di scontro tra clan malavitosi rivali. Ma oltre la storia maledetta di guerre tra clan, finti pentimenti e vendette trasversali, “Città criminali” racconterà anche il coraggio di Giuseppe Fava, un intellettuale che ha pagato con la vita il suo impegno per la verità, denunciando a viso aperto, come si vedrà nella sequenza dell’intervista da lui rilasciata nel 1983 a Enzo Biagi nella trasmissione “Film dossier”, le connivenze tra il clan di Santapaola e gli imprenditori Mario Rendo, Carmelo Costanzo, Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci, da lui definiti i “quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa” ".

Catania-crimini-di-mafia

L'ultima intervista, da "Film dossier" 28 dicembre 1983, conduzione di Enzo Biagi

http://it.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU

LA MEMORIA - di Claudio Fava

http://itaca.netfirms.com/rubrica.shtml

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Giuseppe_Fava

Il primo numero de "I Siciliani", in PDF online, grazie ai ragazzi di "Megaronline"

Venticinque-anni-da-Siciliani

Pippo Fava nei ricordi di Ida Sconzo

Vent-anni-fa-Pippo-Fava

Universo Università - "I Siciliani" di Giuseppe Fava

http://it.youtube.com/watch?v=GP8c0F5ZkQk&feature=related


La fondazione

http://www.fondazionefava.it/HOMEPAGE.html

03 gennaio 2009

Chi ben comincia

da http://unpercento.blogspot.com/
di Ed

Anche quest’anno non facciamo eccezioni: puntuali, consegnamo il premio “L’uomo dell’anno”. Lo abbiamo assegnato a Walter Veltroni perché nessuno come lui è stato capace di demolire la sinistra. L’ha ridotta a tappetino sdrucito della politica italiana consentendo a Berlusconi - nonostante i guai del suo governo - di salire al massimo storico dei consensi. Veltroni si è rivelato un autentico fenomeno, una calamità naturale davanti alla quale i compagni hanno allargato le braccia rassegnati a scomparire; travolti dalla bufera, non reagiscono più, hanno accettato il loro destino. Non possiamo che congratularci con lui per l’opera svolta a favore del Paese, finalmente liberato dall’antico giogo marxista: egli, infatti, oltre ad aver esaltato le poche virtù dell’esecutivo di centrodestra, è riuscito a compiere un’impresa che alla luce dell’esperienza sembrava irrealizzabile, la eliminazione fisica dei comunisti. Già, per la prima volta da quando abbiamo facoltà di intendere e di volere, abbiamo assistito all’espulsione dal Parlamento di ogni marxista, da Rifondazione al Pdci. Un miracolo in cui non osavamo sperare. Con tutta evidenza avevamo sottovalutato la forza distruttiva di Walter, ideatore e fondatore del Buonismo. Con una mossa a sorpresa nel periodo preelettorale, ha spiazzato gli ex alleati costringendoli prima alle corde e poi al tappeto. Spettacolare. Come un novello Attila, egli ha spianato la strada alle truppe del Cavaliere verso [continua]

E' il fondo di Vittorio Feltri su Libero del 31 dicembre 2008. Il resto non l'ho potuto leggere perché bisognerebbe registrarsi, per leggerlo online; la rassegna stampa della Camera era già in festa e non avevo voglia di tornare in edicola a comprare il giornale.
Ma mi sono bastate queste righe che, apparentemente (dico apparentemente) potrebbero sembrare scritte da uno di sinistra deluso, giusto come me, per fare un esempio, che spesso mi prendo giuoco del rovina sinistra.
Solo che non si scappa: quando queste cose le scrive un triste destrorso te ne accorgi subito, senza arrivare al "giogo marxista", e ti girano le scatole.
Poi sono andato a dormire e, non so perché, ho sognato di Brigate Rosse.

Il nuovo sistema di affidamento degli appalti pubblici

Nessun bando e nessuna gara d’appalto: ecco la vittoria del sistema clientelare

di Gianluca Ricupati
da http://www.agoravox.it/

Mentre l’attenzione pubblica e mediatica si concentra su quello che è ormai definito “sistema Romeo”, il governo Berlusconi inserisce tra le righe di una delle ultime leggi-flash poche righe semi-nascoste che disintegrano la legalità, la trasparenza e la legittima concorrenza degli appalti assegnati da comuni, province, regioni o dallo Stato stesso. Al danno si aggiunge perciò la beffa: proprio quando vengono messe alla luce tecniche apposite per vincere appalti pubblici in apparenza regolari utilizzando conoscenze politiche e imprenditoriali, il capo d’accusa ai danni dell’imprenditore Romeo viene praticamente preso a far parte del sistema legislativo italiano.

La legge 201 del 22 dicembre 2008 dà infatti la possibilità alle stazioni appaltanti di affidare lavori con un importo compreso tra i 100.000 e i 500.000 euro senza ricorrere a gare, bandi e controlli formali. Il dibattito al Senato verteva sulla necessità, come sempre definita improrogabile, di rendere più veloci e facilmente avviabili i lavori pubblici d’Italia.

Nessuno tra i banchi della maggioranza ha pensato però quali potessero essere le controindicazioni del decreto-legge, approvato solo qualche giorno dopo dal Parlamento. Il sistema clientelare, che soprattutto nel Mezzogiorno decide di fatto da che parte debba schierarsi il bacino elettorale di gente, cui i politici nostrani offrono mazzette e promesse di lavoro, può ora definirsi sistema nazionale. Non sarà necessario neppure truccare appalti, cosa non insolita di questi tempi: da ora, gli amici degli amici avranno campo libero e guadagni assicurati. Basterà una piccola raccomandazione (a suon di soldi o di minacce) presso il politico locale di turno per ottenere l’affidamento di lavori, per i quali prima erano richieste, attraverso pubblico e regolare bando, una serie di documentazioni che attestassero la compatibilità della società partecipante, nonché una determinata percentuale di ribasso sull’originario importo di base d’asta.

Mafia, camorra, ‘ndrangheta, piccole e grandi associazioni a delinquere, sono state ad osservare il tutto e, dopo la firma del Guardasigilli Angelino Alfano, hanno esultato e brindato.

Unica, ma a questo punto banale, nota positiva è da considerarsi l’emendamento proposto dai senatori del PD, accettato (a malincuore) anche dalla maggioranza: il limite per una stessa società di superare nell’arco di un anno l’importo di 500.000 euro”. Ma il trucco è facilmente intuibile e diversamente applicabile: più lavori possono ottenerli varie ditte, precedentemente accordate o comunque facenti riferimento (naturalmente non direttamente) alla stessa persona; sono oppure facilmente costituibili associazioni d’impresa, candidabili ad esser scelte attraverso il meccanismo dei prestanome. La torta dei lavori in ogni caso sarà necessariamente divisa tra gli amici e in modo più facile rispetto al sistema dei bandi, dell’asta e dei controlli a cui prima dovevano sottoporsi tutte le aziende interessate a lavori superiori ai 100.000 euro.

01 gennaio 2009

SOLUZIONE FINALE

Cadaveri distesi per terra a mucchi, corpi dilaniati, volti esangui, le preghiere dei feriti in fin di vita. Bambini col cranio scoperchiato, grida di terrore, donne e uomini coperti di polvere, estratti dalle macerie degli edifici distrutti e tutto intorno quello che resta di vite umane spese nella sofferenza, nell’assedio, nella fame, nel sogno di vita e libertà che si trasforma in un fiume di sangue

di Patrizia Viglino
da http://www.informationguerrilla.net/

Ospedali al collasso, privi di medicinali e di mezzi, corsie piene di cadaveri che giacciono fianco a fianco con i feriti, con i bambini che chiamano le madri sotto il flash delle macchine fotografiche.
Sanguina la Striscia di Gaza, sanguina e geme da tre lunghi giorni di furia omicida, aggredita da un esercito di sanguinari, sottoposta ad una pioggia di bombe che dal cielo e dal mare si abbatte sulla comunità di palestinesi rinchiusi nel più grande campo di concentramento del Mondo.

Ai confini del Gaza-Campo, soldati israeliani che si preparano all’invasione di terra, truppe che cantano e ballano, che esultano per gli oltre 350 morti palestinesi. Quale orrore maggiore ci stiamo preparando a guardare attraverso lo schermo delle televisioni nelle prossime ore? Quale raziocinante retorica saremo pronti ancora a digerire?

E intanto sentiamo ripetere l’odioso mantra dei carnefici del popolo palestinese, dal ministro israeliano della difesa Barak a quello degli esteri Livni, che in clima di campagna elettorale dicono di non voler fermare questa macchina da guerra chiamata “Israele” fintanto che Gaza non sia riportata indietro di dieci anni, fintanto che non rimarrà in piedi un solo edificio di Hamas, fintanto che non verrà annientato l’eterno nemico che oggi si chiama Hamas, come ieri si chiamava al-Fatah, come in passato si è chiamato OLP e come da sempre si chiama Popolo Palestinese.

Un’ombra sta scendendo sul mondo intero, sui giornalisti che se pur impressionati per la carneficina in corso non possono fare a meno di ripetere che Israele è in guerra con Hamas e che “una pioggia di razzi Qassam” ha colpito il sud di Israele.

Un’ombra si è già allungata sui governi occidentali, deboli pedine dello scacchiere della guerra totale che la potenza statunitense ha coltivato e accudito dagli anni Novanta ad oggi. Non è difficile comprenderlo. Il neo-eletto Barak Obama non ha fatto altro che seguire la linea di Bush in materia di politica mediorientale. Se qualche illuso ha creduto che essere un afro-americano significasse essere sensibile ai temi della pace si è sbagliato di grosso. Le dichiarazioni di Obama su questa strage degli inermi sono perfettamente in linea con la condotta dell’amministrazione Bush che dopo due giorni di guerra totale a Gaza ha ribadito che con Hamas, con i “terroristi” non si tratta. Come sempre e prima di tutto vengono gli interessi di Israele e per questo Israele ha qualunque diritto sul popolo palestinese, anche il diritto di vita e di morte, di imporre prigionia, fame, freddo, oscurantismo, disperazione. Ogni opzione è aperta su Gaza, ogni soluzione è buona per annientare questo popolo che ha commesso il grande crimine di esistere.

3 miliardi di dollari americani all’anno in finanziamenti alla macchina da guerra israeliana che per dieci anni hanno attrezzato i criminali di guerra, stiamo certi continueranno anche nel 2009. La propaganda israeliana si è mobilitata parallelamente alla macchina bellica. Il ministro degli esteri Livni si è detta impegnata in una campagna mediatica senza precedenti. Uno staff scelto prende contatti in tutte le lingue e verifica che questa operazione di distruzione su Gaza venga interpretata nel giusto modo, si assicura che si parli di “difesa” e non di attacco, che si metta in luce come il nemico sia Hamas e non i palestinesi.

Controllano che il linguaggio e la disinformazione siano appropriati in modo da poter opportunamente sostenere la menzogna che ad essere bombardati siano solo le infrastrutture del terrore, la catena di comando di Hamas. Nemmeno una parola sulle vittime civili, sui bambini trucidati, sulle centinaia di famiglie distrutte dovrà essere spesa, mentre le immagini più crude è meglio censurarle. I mezzi di informazione continuano a ripetere e a trasmettere l’ordine di Tel Aviv: è un’operazione militare chirurgica contro Hamas, contro il terrorismo, contro il pericolo mortale per Israele.

Ma sulle pagine di Ha’aretz Amira Hass scrive il contrario, scrive che non è un attacco contro Hamas ma contro tutto il popolo palestinese. In queste ore di orrore e di terrore, nessun capo di stato dice che i palestinesi hanno il diritto di esistere, che questa sanguinaria occupazione militare deve finire. Il lungo embargo umanitario che hanno chiamato “tregua”, ha servito sul piatto d’argento il pretesto della carneficina a suon di bombe. Una volta cotto a puntino, il popolo di Gaza può affrontare inerme l’invasione dell’esercito israeliano che in modo codardo si prepara ad entrare e ad affrontare armi in pugno una popolazione ridotta allo stremo.

In tre giorni di ininterrotti bombardamenti la macchina da guerra israeliana ha colpito in mezzo alla popolazione civile, si è macchiata di crimini di guerra colpendo caserme, case, edifici pubblici, università, moschee, luoghi di culto, danneggiando ospedali e tutto questo lo chiamano “Hamas”.
Di fronte a questo orrore disgustoso anche il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, in linea con Bush, ha chiamato tutto questo “Hamas” e ha dichiarato che la colpa è di Hamas per aver rotto la tregua unilaterale, obbligatoria solo per i palestinesi.

Le divisioni interne palestinesi si sono ormai sedimentate, sono state costruite con abilità, a tavolino dalle diplomazie internazionali e tutto questo l’hanno chiamato “piano di pace”.
Quando tutto questo sarà finito la stampa non si prenderà cura di raccontarci fino in fondo questo Genocidio. Un milione e trecentomila palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza non hanno possibilità alcuna di scampare al massacro che colpirà nel mucchio, a caso.

Tutto il Mondo è in rivolta e sta urlando la sua rabbia ma questo non conta nulla quando il mondo è governato da una classe di inetti e corrotti che porta avanti la grande menzogna della civiltà, quando il nostro silenzio inattivo viene pagato con il controllo del benessere finanziario, quando siamo disposti a lasciare che altri paghino i disastri del capitalismo di guerra, i mancati proventi del petrolio iracheno, i licenziamenti alla General Motors, la crisi finanziaria mondiale.

Il modello diplomatico in corso è quello sperimentato durante l’attacco al Libano del 2006: diplomazie al lavoro per decidere nel modo più lento possibile e per lasciare aperta ad Israele quella finestra di tempo necessaria per scatenare il suo odio anti-palestinese, per dare fiato agli anti-arabi, ai razzisti (molti dei quali tuonano dalle pagine dei quotidiani nazionali), a tutti coloro che non spenderanno una sola lacrima per un bambino palestinese morto ammazzato. Eppure le immagini che arrivano da Gaza parlano chiaro, mostrano un crimine di guerra, uno sterminio di massa realizzato con i toni trionfalistici di chi sa, nel governo israeliano, che non esiste alcuna forza politica sufficientemente libera da interessi politici capace di dire basta, di rompere ogni relazione, politica, diplomatica, commerciale, con questo governo di assassini. Qual è la distanza che separa la guerra totale contro il popolo palestinese dalla soluzione finale palestinese?