7 gennaio 2009

Cinque gennaio: domande sui mandantioo

Chi ha voluto l’omicidio Fava? Le indagini giudiziarie, ultimate con molti anni di ritardo, hanno risposto solo in parte a questa domanda. In questo servizio di Rainews 24 si ricostruisce il contesto nel quale, nella città dei cavalieri, maturò la decisione di uccidere il giornalista

di Pino Finocchiaro
da http://www.step1.it/

- Parte 1/2 -


- Parte 2/2 -

Radio Mafiopoli n.15 in memoria di Pippo e Beppe

Radio Mafiopoli 15a puntata: “A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” In memoria di Beppe e Pippo

L’8 Gennaio ricorreranno i 15 anni dall’uccisione di Beppe Alfano (8 Gennaio 93), per l’occasione RadioMafiopoli ha deciso di spostare la puntata che sarebbe andata in onda il 7 , all’8 di Gennaio. Andremo in forma speciale , infatti all’interno ascolterete il contributo audio di Sonia Alfano, figlia di Beppe. Nella striscia di domani, interamente dedicata alla memoria, ricorderemo anche la figura di Pippo Fava, altro giornalista siciliano, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984.

6 gennaio 2009

Gaza, Tenere lontane telecamere e giornalisti non funziona assolutamente

Di che cosa ha paura Israele? L'utilizzo del vecchio pretesto della "zona militare chiusa" per impedire ai media di parlare della sua occupazione della terra palestinese va avanti da anni. Tuttavia, l'ultima volta che Israele ha fatto questo gioco – a Jenin, nel 2000 – è stato un disastro

di Robert Fisk
da www.osservatorioiraq.it

The Independent, 5 gennaio 2009

Essendo stato loro impedito di vedere la verità con i propri occhi, i giornalisti citarono i palestinesi, che sostenevano che i soldati israeliani avevano commesso un massacro – e Israele ha passato anni a negarlo. In effetti, c'era stato un massacro, ma non delle dimensioni di cui si era parlato inizialmente.

Adesso l'esercito israeliano sta tentando di usare di nuovo la stessa tattica destinata a fallire. Impedire la presenza della stampa. Tener fuori le telecamere. Ieri mattina, solo poche ore dopo che l'esercito israeliano era entrato fra il suono dei cingolati a Gaza, per uccidere altri membri di Hamas – e, naturalmente, altri civili – Hamas riferiva la cattura di due soldati israeliani. Se ci fossero stati giornalisti sul campo, avrebbero potuto chiarire la verità - oppure mentire. Ma senza un solo giornalista occidentale a Gaza, gli israeliani non hanno potuto fare altro che dire al mondo che non sapevano se la cosa era vera.

D'altra parte, gli israeliani sono talmente spietati che è abbastanza facile spiegare i motivi per cui vietano ai giornalisti di lavorare: tanti soldati israeliani uccideranno così tanti innocenti – oltre una sessantina a ieri sera, e sono solo quelli di cui siamo a conoscenza – che le immagini del massacro sarebbero troppo per essere tollerate. Non che i palestinesi abbiano fatto molto per essere di aiuto. Il sequestro da parte di una famiglia mafiosa palestinese del corrispondente della BBC a Gaza –alla fine liberato da Hamas, anche se questo adesso non viene ricordato – ha messo fine di colpo a qualsiasi presenza televisiva occidentale permanente nella Striscia da mesi. Tuttavia, i risultati non cambiano.

Nel 1980, l'Unione Sovietica cacciò via tutti i giornalisti occidentali dall'Afghanistan. A quelli di noi che avevano seguito l'invasione russa e il periodo brutale che ne era seguito non fu possibile rientrare nel Paese – se non al seguito dei guerriglieri mujahidin. Io ricevetti una lettera da Charles Douglas-Hume, il direttore del Times – per il quale io allora lavoravo – che sottolineava una cosa importante. "Adesso che non abbiamo una copertura regolare dall'Afghanistan", rimarcava il 26 marzo di quell'anno, "le sarei grato se potesse fare in modo di non perdere nessuna opportunità di rilferire i resoconti attendibili di quello che sta succedendo nel Paese. Non dobbiamo permettere che gli eventi in Afghanistan scompaiano dal giornale solo perché non abbiamo un corrispondente lì".

Che gli israeliani debbano far ricorso a una vecchia tattica sovietica per accecare la visione che il mondo ha della guerra può non lasciare sorpresi. Ma il risultato è che adesso a dominare le frequenze sono le voci palestinesi – invece di quelle dei giornalisti occidentali. Gli uomini e le donne che sono sotto gli attacchi degli aerei e dell'artiglieria israeliani ora stanno raccontando la loro storia alla televisione e alla radio e sui giornali, come non avevano mai potuto fare prima, senza l'"equilibrio" artificiale che tanto giornalismo televisivo impone alle dirette. Forse questa diventerà una nuova forma di copertura giornalistica: lasciare che i proagonisti raccontino la loro storia. Il rovescio della medaglia, naturalmente, è che a Gaza non c'è nessun occidentale a cercare di verificare il resoconto fuorviante degli eventi da parte di Hamas: un'altra vittoria per la milizia palestinese, che gli è stata consegnata su un piatto d'argento dagli israeliani.

Ma c'è anche un lato più oscuro. La versione israeliana degli eventi ha ricevuto talmente tanto credito dall'amministrazione Bush, giunta ai suoi ultimi giorni, che il divieto per i giornalisti di entrare a Gaza potrebbe semplicemente avere poca importanza per l'esercito israeliano. Fino a quando andremo a indagare, qualunque cosa stiano cercando di nascondere sarà stata superata da un'altra crisi, nella quale potranno sostenere di essere in "prima linea" nella "guerra al terrorismo".


(Traduzione di Ornella Sangiovanni)

5 gennaio 2009

In ricordo di Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia

Alcune delle risorse online utili per chi, come me, non ha avuto la possibilità di conoscerlo. Parte dei pensieri e dei testi di un intellettuale siciliano troppe volte colpevolmente dimenticato.

" 'Città Criminali' dedicata a Catania. Il format prende il via dalla parole di una vittima della mafia, il giornalista e scrittore Giuseppe Fava, ucciso in un agguato il 5 gennaio 1984, per raccontare la storia di una città che, dagli anni Settanta, è diventata territorio di scontro tra clan malavitosi rivali. Ma oltre la storia maledetta di guerre tra clan, finti pentimenti e vendette trasversali, “Città criminali” racconterà anche il coraggio di Giuseppe Fava, un intellettuale che ha pagato con la vita il suo impegno per la verità, denunciando a viso aperto, come si vedrà nella sequenza dell’intervista da lui rilasciata nel 1983 a Enzo Biagi nella trasmissione “Film dossier”, le connivenze tra il clan di Santapaola e gli imprenditori Mario Rendo, Carmelo Costanzo, Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci, da lui definiti i “quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa” ".

Catania-crimini-di-mafia

L'ultima intervista, da "Film dossier" 28 dicembre 1983, conduzione di Enzo Biagi

http://it.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU

LA MEMORIA - di Claudio Fava

http://itaca.netfirms.com/rubrica.shtml

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Giuseppe_Fava

Il primo numero de "I Siciliani", in PDF online, grazie ai ragazzi di "Megaronline"

Venticinque-anni-da-Siciliani

Pippo Fava nei ricordi di Ida Sconzo

Vent-anni-fa-Pippo-Fava

Universo Università - "I Siciliani" di Giuseppe Fava

http://it.youtube.com/watch?v=GP8c0F5ZkQk&feature=related


La fondazione

http://www.fondazionefava.it/HOMEPAGE.html